Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Doppio Shakespeare
otto personaggi per sedici interpreti
Comunicato stampa
Condividi l'evento
Ci siamo interrogati: quali elementi costituiscono l’immagine paradigmatica del teatro, quella che noi tutti ci portiamo dentro, come espressione artistica dal vivo in un luogo deputato? Ci siamo risposti: palcoscenico, sipario, platea, autore, attore.
Doppio Shakespeare parte proprio dalla scomposizione e ricomposizione concettuale di questi singoli elementi fondanti.
Di che si tratta? In due spazi attigui, comunicanti attraverso una porta, sono allestiti due piccoli teatri identici, ciascuno con pedana, sipario, tribunetta per il pubblico. Si chiude la porta di comunicazione e si aprono i due sipari dipinti da Pizzi Cannella. Due attori - tutti interpreti scelti, con una solida formazione teatrale - recitano simultaneamente lo stesso testo, sintesi di alcuni momenti salienti di uno stesso personaggio shakespiriano. Dopo circa quindici minuti, tale la durata del monologo, si chiudono i sipari e si apre la porta di comunicazione delle due stanze. A quel punto il pubblico, diviso in egual numero di qua e di là, si scambia di tribunetta e si dispone, dopo appena pochi minuti, a rivedere lo stesso pezzo recitato dall’altro attore. Omonimia nella diversità: una vertigine!
Ne consegue che spettatore e attore si ritrovano in posizione non più di routine ma di allerta. Il loro patto usurato, andato in letargo, come per un pizzicotto si risveglia. La dimensione del teatro da camera può aiutare in questo: il rapporto ravvicinato consente all’attore, avvantaggiato dal primo piano, di raggiungere gli spettatori uno a uno in profondità. Come se tale sensibilità, che fu della performance, ammorbidisse la rigidità della quarta parete, senza metterla in discussione.
Infine, in Doppio Shakespeare, il termine ‘doppio’ non sta per ‘specchiante’, poiché la scena duplicata non è frontale, ma à côté. E’ piuttosto un omaggio all’arte teatrale e al suo luogo magico, così come si tramandano nel tempo e nello spazio, con i loro rituali, sul nostro pianeta.
Sempre prossimo al naufragio, il Teatro è sempre lì, Arca di Noè che non affonda.
Elsa Agalbato Fabio Sargentini
Doppio Shakespeare parte proprio dalla scomposizione e ricomposizione concettuale di questi singoli elementi fondanti.
Di che si tratta? In due spazi attigui, comunicanti attraverso una porta, sono allestiti due piccoli teatri identici, ciascuno con pedana, sipario, tribunetta per il pubblico. Si chiude la porta di comunicazione e si aprono i due sipari dipinti da Pizzi Cannella. Due attori - tutti interpreti scelti, con una solida formazione teatrale - recitano simultaneamente lo stesso testo, sintesi di alcuni momenti salienti di uno stesso personaggio shakespiriano. Dopo circa quindici minuti, tale la durata del monologo, si chiudono i sipari e si apre la porta di comunicazione delle due stanze. A quel punto il pubblico, diviso in egual numero di qua e di là, si scambia di tribunetta e si dispone, dopo appena pochi minuti, a rivedere lo stesso pezzo recitato dall’altro attore. Omonimia nella diversità: una vertigine!
Ne consegue che spettatore e attore si ritrovano in posizione non più di routine ma di allerta. Il loro patto usurato, andato in letargo, come per un pizzicotto si risveglia. La dimensione del teatro da camera può aiutare in questo: il rapporto ravvicinato consente all’attore, avvantaggiato dal primo piano, di raggiungere gli spettatori uno a uno in profondità. Come se tale sensibilità, che fu della performance, ammorbidisse la rigidità della quarta parete, senza metterla in discussione.
Infine, in Doppio Shakespeare, il termine ‘doppio’ non sta per ‘specchiante’, poiché la scena duplicata non è frontale, ma à côté. E’ piuttosto un omaggio all’arte teatrale e al suo luogo magico, così come si tramandano nel tempo e nello spazio, con i loro rituali, sul nostro pianeta.
Sempre prossimo al naufragio, il Teatro è sempre lì, Arca di Noè che non affonda.
Elsa Agalbato Fabio Sargentini
23
marzo 2007
Doppio Shakespeare
Dal 23 al 30 marzo 2007
performance - happening
Location
GALLERIA L’ATTICO – FABIO SARGENTINI
Roma, Via Del Paradiso, 41, (Roma)
Roma, Via Del Paradiso, 41, (Roma)
Biglietti
fino ad esaurimento posti
Vernissage
23 Marzo 2007, ore 19




