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arte contemporanea, collettiva PINACOTECA CIVICA - CIVICA GALLERIA D'ARTE MODERNA ARNOLDO BONZAGNI - PALAZZO DEL GOVERNATORE ​ Piazza Del Guercino 39 Cento 44042

Cento (FE) - dal 12 al 27 maggio 2007

Stanislao Farri - Il Respiro delle Nuvole

Stanislao Farri - Il Respiro delle Nuvole

 [Vedi la foto originale]
PINACOTECA CIVICA - CIVICA GALLERIA D'ARTE MODERNA ARNOLDO BONZAGNI - PALAZZO DEL GOVERNATORE
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Piazza Del Guercino 39 (44042)
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Il grande fotografo d’origini bibbianesi gioca con il tempo: 75 immagini di nuvole scattate nelle varie ore del giorno, dal 1955 al 2005
orario: lunedì - venerdì dalle 16.00 alle 19.00
sabato e domenica: 9.30-12.30 e 16.00-19.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 12 maggio 2007. ore 17.30
editore: SKIRA
autori: Stanislao Farri
patrocini: FIAF - Federazione Italiana Associazioni Fotografiche
Regione Emilia Romagna
Provincia di Ferrara
Comune di Cento - Assessorato alla Cultura
genere: fotografia, personale
email: fotoclubguercino@libero.it

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comunicato stampa


Un’ aura condivisa.

Il richiamo del cielo, Stanislao Farri l’ha sempre sentito.

Da bambino nei prati dietro la casa paterna a Bibbiano, suo paese natale sito sulle prime colline a una ventina di chilometri da Reggio Emilia, quando insieme ai suoi compagni di gioco si cimentava ad immaginare a cosa assomigliavano le strane forme delle nuvole che il vento modellava nello spingerle giù nella sottostante pianura, verso il Po ed il monte Baldo che con le Alpi erano allora ben visibili.

Da giovane ventiduenne, nella prima primavera del dopo guerra, è il cielo animato dal vento che agita i pioppi visibili dalla finestra della propria camera che lo fa alzare da letto e convalescente lo spinge ad andare nei prati a scattare fotografie, quando ancora non sapeva che nella vita sarebbe stato fotografo.

Da uomo maturo, in una carriera operosa di fotografo professionista, Stanislao Farri trova nel cielo il luogo adatto in cui liberare la mente e trovare la giusta dimensione della propria idea di libertà. La sua percezione vede il cielo come lo spazio immenso in cui la natura sprigiona la sue forze meteorologiche: i venti, le nuvole che da bianche, gonfie, leggere, possono diventare lugubri, minacciose, gravide di pioggia. Il cielo elemento di contrasto alla terra nel generare la linea dell’orizzonte, quella linea dai rilievi più diversi in cui insieme muoiono e risorgono il cielo e la terra; l’orizzonte muove in lui sentimenti contrapposti di malinconia e speranza, nel vedere in quell’immagine una forte metafora del mistero della vita.

Da fotografo inizialmente vede il cielo come una provvidenziale sorgente di luce naturale e scenario sorprendentemente dinamico, nel generare i grafismi con le nubi, o quando terso diventare uno spazio infinito col degradare delle sue luminanze. Il cielo visto come sfondo astratto sul quale porre le forme materiche del reale da lui genialmente composte negli scatti fotografici. Sfondo quindi, elemento di mediazione nella rappresentazione della realtà che negli anni è entrato talmente dentro al suo sentito da trasformarsi da elemento secondario a soggetto.

“Il respiro delle nuvole“ raccoglie questo percorso in progress della visione di Stanislao Farri, nel libro sono presenti scatti fotografici dal 1954 fino al 2005. In essi si può seguire come sia mutato il suo rapporto estetico con il cielo nel corso di oltre cinquant’anni. Nell’opera egli lega le diverse immagini nello scorre delle ore di una giornata dalle ore 05,00 alle 21,00. Anche se dai rilievi terreni avvertiamo i mutamenti epocali avvenuti nel mondo in questo lungo lasso di tempo, con questo suo ricondurci allo spazio temporale di una giornata ci orienta nel capire che siamo di fronte a un’opera intima dove il tempo assume un diverso scandire: quello dell’umana crescita interiore. Non è un caso che il numero di fotografie si addensi negli anni ’90 e fino al corrente 2005. Sono questi gli anni in cui terminata l’attività professionale egli inizia a fotografare solo per se stesso, come spesso ama affermare. Approfondisce le ricerche iniziate nei decenni precedenti impiegando nuove tecniche di ripresa. Un lavoro che affronta con la sua attrezzatura professionale e quindi compiuta a livello tecnico a tutto campo con l’uso del grande o medio formato; poi la sua scoperta della pellicola all’infrarosso in bianco e nero lo porta sempre più a preferire la Leica a telemetro, dove nel mirino galileiano l’immagine fotografica la si può al massimo previsualizzare con la mente. La pellicola all’infrarosso penetra nelle foschie rendendo il cielo di un profondo nero nel quale le nuvole veleggiano linde in tutte le loro variazioni tonali dai grigi al bianco splendente; solo nell’immagine fotografica troviamo l’esatta rappresentazione dell’idea mentale da lui sentita al momento dello scatto. Le fotografie in bianco e nero di Stanislao Farri sono opere che nascono lentamente. Dopo il momento dello scatto, l’elaborazione continua in camera oscura nel riuscire ad ottenere l’immagine previsualizzata al momento dello scatto. Questo è il lento processo creativo della Slow Photo1 che si contrappone alla Fast Photo2 che è quella che può esser agevolmente esercitata con la tecnologia digitale.

Certo Stanislao Farri, attento osservatore di libri e mostre fotografiche, ha assimilato la rappresentazione dei cieli nelle opere precedenti e coeve come “Equivalent” (1927) di Alfred Stieglitz e “Infinito” (1974) dell’amico Luigi Ghirri. Ma ciò che più ha formato la sua poetica è stato il grande evento fotografico “The Family of Man” (1955) che Edward Steichen realizzò per il MOMA (Museo d’arte Moderna) di New York. Infatti l’esposizione della mostra fu realizzata anche in Italia negli anni ‘60 dall’Unione Fotografica su iniziativa di Pietro Donzelli e influenzò un’intera generazione di fotografi italiani. In questa occasione egli conobbe tra i tanti autori anche la fotografia di Ansel Adams trovando una conferma al suo modo di vedere il paesaggio. Però già in lui si era fatta strada la forza stilistica della Subjektive Fotografie di Otto Steinert che ebbe modo di conoscere nelle mostre salonistiche dei nostrani Concorsi Fotografici Internazionali. Quindi nel suo stile fotografico troviamo amalgamate in modo originale le due poetiche più importanti che dominavano all’epoca della sua giovinezza: quella della visione solenne del mondo promosso dalla “The Family of Man” che guida il suo modo di comporre l’immagine, e quella della Subjektive Fotografie tedesca che con l’energica scelta tonale caratterizza la connotazione dell’immagine fotografica.

Le fotografie de “Il respiro delle nuvole“ non hanno i cieli americani ma quelli della nostra penisola con la particolare presenza della sua terra reggiana e dei luoghi frequentati durante le vacanze estive. Le immagini presentano un significante, in cui il cielo è nettamente prevalente rispetto al paesaggio terrestre, che resta in basso in una stretta fascia nella quale è raccolta la linea dell’orizzonte o oggetti che stimolano la nostra immaginazione. In tutte avvertiamo lo stupore della rivelazione di un aspetto inatteso di ambienti conosciuti. Vediamo un mondo trasformato dall’uso dei filtri e dall’infrarosso che danno grande importanza al cielo e cambiano l’aspetto degli oggetti terreni.

Siamo di fronte a visioni soggettive della realtà, con il raggiungimento di un alto stato d’“aura” . Cos’è l’aura? “E’ l’apparizione unica di una lontananza, per quanto questa possa essere vicina.”3, così Walter Benjamin definisce questo stato estatico dell’uomo. Nelle fotografie di Stanislao Farri noi troviamo rappresentata, cioè resa presente, l’”aura“ che egli ha sentito in quel luogo e nel preciso momento dello scatto fotografico. Non è quindi l’aura una qualità dell’oggetto fotografato ma una conquista interiore dell’uomo che lo guarda, una conquista della visione del fotografo. E’ una sublimazione percettiva della realtà che avviene dentro di noi indipendentemente dal soggetto. E’ un momento di eccellenza culturale per l’artista che trova nell’opera estetica il modo di renderla concreta. Stanislao Farri in ogni sua fotografia condivide con noi il proprio stato d’aura raggiunto in quell’incontro col mondo.

Silvano Bicocchi
 
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