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arte contemporanea, collettiva MUSEO D'ARTE ​ Piazzetta dei Serviti 1 Mendrisio 6850

Mendrisio - dal 21 settembre al 9 dicembre 2007

Attraverso il tempo. Opere dal Fondo Macconi. Da Corot oltre Morlotti

Attraverso il tempo. Opere dal Fondo Macconi. Da Corot oltre Morlotti
Camille-Jean-Baptiste Corot
Paysage d'Italie o Les Appenins, s.d.
olio su tela, cm 13.2 x 32.2
 [Vedi la foto originale]
MUSEO D'ARTE
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Piazzetta Dei Serviti 1 (6850)
+41 0586883350 , +41 0586883359 (fax)
museo@mendrisio.ch
www.mendrisio.ch/Museo
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120 capolavori che spaziano da Corot a Morlotti fino ai maestri degli anni settanta
orario: Ma-Ve 14.00 – 18.00
Sa-Do 10.00 – 12.00 / 14.00 – 18.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 21 settembre 2007. ore 18
curatori: Chiara Gatti, Simone Soldini
genere: arte antica, arte moderna e contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La mostra che aprirà la stagione espositiva d’autunno del Museo d’arte Mendrisio intende proporre al pubblico un argomento legato alla storia del Ticino, al suo rapporto con le gallerie milanesi e alla sua partecipazione alle vicende dell’arte internazionale del secondo Novecento. Si tratterà, infatti, di un’esposizione dedicata a un’importante collezione di opere raccolte da Gino Macconi nel cosro di tre decenni in qualità di gallerista. La Galleria Mosaico, sorta sulle ceneri della luganese Nord Sud e posta sulla linea del confine, a Chiasso, esercitò – soprattutto a cavallo fra gli anni sessanta e settanta – un ruolo importante nel dialogo fra gli autori operanti nel panorama lombardo, con vertice a Milano, e quelli provenienti da nord. Una galleria che fu, insomma, centro culturale di riferimento, crocevia di incontri e scambi e rappresentò, in un certo senso, una cartina tornasole delle ricerche estetiche dell’epoca.

L’occasione della mostra nasce da un deposito di oltre duemila opere – fra dipinti, disegni, grafica e scultura – che la Fondazione Macconi ha deciso, nell’agosto del 2005, di affidare al Museo d’arte di Mendrisio per un’adeguata conservazione e valorizzazione.

Il Fondo, riunito nel corso di decenni da un dinamico e sensibile “operatore culturale” quale fu Gino Macconi, ha un carattere eterogeneo ma con alcune precise linee di tendenza.

E’ valorizzato dalle belle opere di alcune figure internazionali come Corot, Hodler, Marquet, Werefkin, Helbig, Sironi, Carrà, Martini, Richter, Morlotti, Tavernari, Chighine, così come alcuni veri e propri capolavori del Novecento locale firmati da Franzoni, Foglia, Gonzato, Corty, Filippini, Genucchi, Dobrzanski, Boldini.

Selezionate, dunque, all’interno del Fondo Gino e Gianna Macconi le opere presentate in mostra (un centinaio), firmate dai maggiori protagonisti del panorama espositivo della Galleria Mosaico di Chiasso, potranno raccontare così, per tappe, la storia di uno spazio espositivo che registrò, da una posizione privilegiata, il clima effervescente del suo tempo, facendosi specchio di un’epoca, dei gusti collezionistici del pubblico, delle inclinazioni della critica e anche delle passioni dello stesso Macconi, figura significativa del Mendrisiotto della seconda metà del ‘900.

La selezione del Fondo Macconi è preceduta da una lunga inchiesta incentrata sugli anni Sessanta, periodo in cui avvenne una radicale trasformazione della società e, di conseguenza del mondo artistico.







La Galleria Mosaico di Chiasso aprì i battenti nel 1966, fondata da Gino Macconi, già direttore artistico, negli anni precedenti, di un altro importante spazio espositivo, quale fu la Galleria Nord Sud di Lugano. Nasceva e operava sull’onda del grande sviluppo dell’arte e del suo mercato che rifletteva quello industriale, economico e sociale degli anni ’60. A Chiasso, la nascita di una nuova galleria corrispose alla nascita di un luogo polivalente: di un centro espositivo, con tanto di libreria, destinato a incontri, presentazioni di libri, conferenze a tema. Si trattava del primo episodio di centro culturale della zona, aperto a un panorama di respiro internazionale.

Gli artisti rappresentati sin dagli esordi venivano, infatti, selezionati nel doppio scenario ticinese e lombardo ed erano, ora, interpreti già affermati delle ultime tendenze, ora nuove leve; ovvero giovani esordienti, usciti dalle accademie e il cui lavoro poteva risultare fervido e inedito.

È proprio questo dialogo fra artisti attivi sul confine che la mostra vuole indagare, passando in rassegna tutte le personalità, dai maestri agli allievi, che s’incrociarono alla Galleria Mosaico e anche in altri spazi ticinesi ugualmente impegnati sul fronte del contemporaneo. Sottili linee di congiunzione legavano, infatti, l’attività della maggiori gallerie milanesi – dal Milione alla Galleria delle Ore, dalla Bergamini all’Annunciata – con i luoghi espositivi storici nel Cantone, come lo spazio Boni-Schubert di Lugano, la Marino e la Flaviana di Locarno e in seguito la Tonino di Campione e la Matasci di Tenero. Qui si diedero il cambio, negli anni, molti artisti protagonisti di determinate scuole e tendenze. Nomi la cui presenza in questi luoghi è diventata una costante. La Galleria Mosaico rappresentò, in quest’ottica, un punto di transito per gli autori pendolari fra Milano e il Ticino, dove approdarono, da entrambi i fronti, Ennio Morlotti e Alfredo Chighine, Piero Giunni e Dobrzanski, Vittorio Tavernari e Franco Francese, Renato Guttuso e Aldo Bergolli. Ma anche figure più giovani, alcune appena uscite dall’Accademia di Brera e che, a Milano, si davano appuntamento fra i tavoli del bar Giamaica, circolo di cultura anticonvenzionale. Fra loro Giancarlo Ossola e Giancarlo Cazzaniga, Tino Vaglieri e Valentino Vago, e poi Cesare Lucchini e Renzo Ferrari, Alberto Ghinzani e Paolo Bellini.

Da Chiasso, la Galleria Mosaico teneva l’obiettivo puntato, da un lato, su Milano, dall’altro, sull’Europa. Molte esposizioni furono infatti dedicate a personaggi di livello internazionale e a maestri storici che costituivano un’eredità ideale per gli autori contemporanei.

La mostra metterà, per questo motivo, in evidenza il legame (analizzato anche dalla critica dell’epoca) fra gli artisti attivi nel secondo dopoguerra e i loro padri putativi del passato. Un esempio fra tutti valga il rapporto fra la frangia degli “ultimi naturalisti” – secondo la definizione data da Francesco Arcangeli – e il naturalismo ottocentesco siglato da mostri sacri come Courbet, Monet o Cézanne. Ennio Morlotti, uno fra gli interpreti più significativi del momento, particolarmente rappresentato nel panorama espositivo diviso fra Lombardia e Ticino, dichiarerà più volte il proprio debito nei confronti di questo retroterra. Dalla stessa indagine, concentrata sulle esposizioni storiche emergeranno anche nuove riflessioni sui reflussi espressionisti, figli dell’esperienza di Ferdinand Hodler e, più tardi, di W.K. Wiemken o del clima della Nuova Oggettività riletta, per esempio, da Robert Schürch. Altri capitoli della mostra riguarderanno il valore attuale del portato classicista di Mario Sironi, Arturo Martini o di Carlo Carrà, la cui presenza in Ticino fu determinante. Dalle ricerche astratte, legate alle personalità di Sergio Emery o Imre Reiner si passerà, infine, a quelle informali di Pompilio Mandelli, Alfredo Ghighine o Piero Giunni, ugualmente attratti dal verbo naturalista teorizzato da Arcangeli. Interessante sarà, a questo proposito, verificare la congiuntura fra le rassegne proposte dalla Galleria Mosaico e quelle, di analogo contenuto, programmate presso altre sedi, a dimostrazione dello sforzo compiuto da Gino Macconi nell’accostarsi agli orientamenti di quegli anni.
 
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