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arte contemporanea, collettiva GALLERIA OPEN ART ​ Viale Della Repubblica 24 Prato 59100

Prato - dal 17 novembre 2007 al 4 febbraio 2008

Toti Scialoja - Tempo come Gesto Assoluto

Toti Scialoja - Tempo come Gesto Assoluto
GALLERIA OPEN ART
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Viale Della Repubblica 24 (59100)
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Con la mostra Toti Scialoja. Tempo come Gesto Assoluto, la Galleria Open Art presenta al pubblico una significativa ed importante selezione di opere dell’artista, che nella loro emblematicità permettono di seguire il percorso della sua creatività dalla metà degli anni Cinquanta, momento fondamentale per l’elaborazione della sua caratteristica interpretazione della poetica informale, agli anni Novanta
orario: 17.00-20.00 dal lunedì al venerdi 10.30-13.00 – 16.30-20.00 sabato chiuso domenica e festivi
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 17 novembre 2007. ore 18
editore: GLI ORI
curatori: Francesca Pola
autori: Toti Scialoja
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Con la mostra Toti Scialoja. Tempo come Gesto Assoluto, la Galleria Open Art presenta al pubblico una significativa ed importante selezione di opere dell’artista, che nella loro emblematicità permettono di seguire il percorso della sua creatività dalla metà degli anni Cinquanta, momento fondamentale per l’elaborazione della sua caratteristica interpretazione della poetica informale, agli anni Novanta.

Nel mettere a confronto differenti stagioni della sua multiforme attività, la mostra intende esemplificare la compresenza, nell’opera di Scialoja, da un lato, di una eterogeneità espressiva e di una inesausta urgenza di sperimentare continuamente nuove soluzioni (nella variazione di materiali, tecniche, formati, ecc.); dall’altro, di una continuità di poetica che attraversa e sottende, rinnovandosi nei modi, tutto il suo lavoro: una volontà e intenzione costante di riferirsi alla pittura come Gesto di realtà, come emersione del Tempo presente.

La pittura di Scialoja, uno dei protagonisti indiscussi del panorama artistico italiano e internazionale a partire dal secondo dopoguerra, si è infatti caratterizzata, sin dagli anni Cinquanta, per una individuata declinazione della poetica dell’action painting, che all’opposto degli artisti americani, suoi interlocutori primi di un dialogo continuo e fecondo, rifuta il gesto inteso quale momento di espressione soggettiva, assumendolo invece come possibilità, attraverso il fare, di partecipare all’infinito del singolo momento storico, come frammento di esistenza collettiva, mai individuale: un Gesto Assoluto che diviene traccia del proprio Tempo. Proprio questo elemento intenzionato di registrazione temporale è asse di continuità del suo lavoro, come testimoniato anche dal Giornale di pittura, diario che accompagna da vicino, in particolare nei primi decenni, l’elaborazione della sua linea di indagine.

Nel ripresentarsi di questo gusto della materia agita, che nel suo lavoro ricorre e si approfondisce, che non è mai preziosismo epidermico ma si pone come elemento costitutivo del significato dell’opera in quanto realtà e presenza, sarà possibile ripercorrere in mostra differenti momenti della creatività di Scialoja, attraverso nuclei di opere nei quali questa tensione espressiva appare maggiormente controllata e altre serie in cui le espansioni cromatiche e le diramazioni accese emergono con più intensità.

Una prima sezione della mostra è dedicata agli anni Cinquanta, durante i quali, per Scialoja, il gesto si pone via via sempre più quale distillato mentale, sino al 1957, quando le sue “impronte” giungono a compiuta elaborazione, quali modalità di uscire dall’esasperazione del soggettivismo esistenziale, attraverso un procedimento mediato, in cui la pittura di Scialoja si distende prima sulla carta e poi da questa, secondo drammatici e laceranti contatti, viene impressa sulla tela. Viene poi messo in evidenza il momento di riduzione espressiva e cromatica (ai bianchi, neri, grigi) che, in sintonia con le ricerche internazionali di azzeramento della superficie, dalla fine del decennio arriva ai primi anni Sessanta: qui il tempo si fa accumulazione e ripetizione, presenza di ritmo attraverso l’iterazione del gesto, come esemplificato dall’eccezionale Ripetizione - Thanksgiving del novembre 1959.

Sono poi presentate opere dei successivi anni Sessanta, caratterizzate da accostamenti di forme a prevalenza verticale, con cromie dalle campiture compatte e sintetiche. Queste composizioni richiamano una sorta di geometrismo sospeso, che si pone quale via alernativa ma non esente da suggestioni rispetto al neo-costruttivismo dell’arte tecnologicamente orientata da un lato e della figurazione iconica e pop dall’altro. Sino a risolversi, negli anni Settanta, in ipotesi paraconcettuali, gouaches e studi, quasi tavole cromatiche, intense e magiche meditazioni che nella liquidità delle campiture e nella levità di toni denunciano un momento di riflessione, studio e incubazione di una nuova stagione.

Svolta che matura nei primi anni Ottanta, nell’incontro folgorante con la pittura del Goya della Quinta del Sordo, in un rinnovato rapporto con il passato, comune al citazionismo coevo, da cui la pittura di Scialoja tuttavia ancora una volta si distanzia per una relazione attiva e in rapporto al reale, a partire dalle tecniche (le terre) e dai colori. Una nuova stagione di libertà del gesto, rarefatto in tele di grandi dimensioni, con un particolare gusto per cromie classiche che si articolano, sino agli anni Novanta, secondo libere e solenni esplosioni luminose.

In occasione della mostra verrà pubblicata una monografia bilingue (italiano e inglese) che attraverso un saggio di Francesca Pola, una selezione di scritti e documentazione d’epoca e una serie di riproduzioni che includono anche le opere esposte, intende proporre un percorso per testi e immagini attraverso la multiforme creatività dell’artista. Secondo una lettura che privilegia l’indagine delle sue numerose ed eterogenee relazioni con esperienze coeve in ambito internazionale, sarà messo in luce il dialogo con altri protagonisti dell’arte italiana (come Afro, Birolli, Burri, Leoncillo, Melotti, Vedova), ma anche il rapporto privilegiato con il contesto americano (come Calder, de Kooning, Guston, Marca-Relli, Motherwell, Rothko, Twombly) e con altre situazioni europee di riferimento.
 
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