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arte contemporanea, collettiva MAM - MUSEO D'ARTE MODERNA DELL'ALTO MANTOVANO ​ Via Guglielmo Marconi 126 Gazoldo Degli Ippoliti 46040

Gazoldo Degli Ippoliti (MN) - dal 20 ottobre al 25 novembre 2007

Piero Boni

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MAM - MUSEO D'ARTE MODERNA DELL'ALTO MANTOVANO
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Piero Boni (Senigallia, 1936) che torna ad esporre a dieci anni dalla personale allestita a Villa Foscarini-Rossi di Stra
orario: dal martedì alla domenica 10-12.30 / 15.30-18.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 20 ottobre 2007. ore 18.30
editore: SKIRA
ufficio stampa: CLP
curatori: Paola Artoni
autori: Piero Boni
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Al Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Gazoldo degli Ippoliti (Mantova), dal 21 ottobre al 25 novembre 2007, è in programma la mostra di Piero Boni (Senigallia, 1936) che torna ad esporre a dieci anni dalla personale allestita a Villa Foscarini-Rossi di Stra.



L’esposizione, organizzata in collaborazione con la Galleria Ceribelli di Bergamo, e curata da Paola Artoni, presenta un ciclo di venti dipinti dedicato al cosmo ideato dall’artista, contrapposto tra il Pianeta Giò e il Pianeta Artù, con un’umanità in bilico tra la dimensione terrestre e l’orizzonte spirituale. La sua pittura delicatissima e ironica diventa una parafrasi della condizione errante dell’essere umano e delle sue incertezze esistenziali.



“La pittura di Boni – sottolinea nel suo testo in catalogo la curatrice - si muove in un’intercapedine che rifiuta definizioni precostituite, scuole di appartenenza e maglie strette per sgusciare da queste e proporre un linguaggio libero”. Una libertà di espressione e di intelletto che si esprime pienamente nella cosmogonia ideata da Boni. Ecco allora che il pianeta Giò assume la dimensione di un itinerario fantastico tra boschi magici e foreste pluviali, isole selvagge e montagne maestose, popolato da personaggi spesso tormentati e in affanno. D’altro canto il pianeta Artù, delimitato da una siepe che è un omaggio ai dripping di Pollock, è il regno della meditazione, della trasparenza e dell’intelligenza dello spirito simboleggiata dalla purezza del “Quadrato bianco su fondo bianco” di Malevich.



Con le parole della curatrice: “Il merito di Boni è di avere saputo creare una vera e propria oasi pittorica, una sublimazione che attinge la sua linfa dalla letteratura e dalle filosofie orientali (solamente per fare un esempio, emblematica è la serie “Colpo di bellezza”, ispirata alla vita del santo indiano Ramakrishna: da bambino egli era stato rapito in estasi mentre camminava tra due risaie e il cielo scuro e tempestoso era stato squarciato dal volo di grandi uccelli bianchi). […] Da Kandinsky arriva la sintonia di una cromia musicale, da Mondrian l’equilibrio astratto mutato in una funzione naturalistica (la costruzione diventa una sorta di natura aliena), da Pollock l’idea per una separazione dei due mondi, da Leger l’ambientazione per il rally della cascata sul lago, da Malevich l’integrità assoluta dei concetti… non è freddo citazionismo, piuttosto si tratta di metalinguaggio, di una pittura nella pittura che diventa omaggio ai Maestri. Il lavoro di Boni è allora quello di riportare alla luce una Atlantide sommersa servendosi di un processo alchemico: il suo crogiolo è come un grande albero dove si distillano le energie, passando dall’opus niger per raggiungere la pietra filosofale”.



Accompagna la mostra un catalogo Skira, con testi di Paola Artoni e Flavio Caroli, e un’intervista a Piero Boni di Domenico Montalto.



Piero Boni è nato a Senigallia (AN) nel 1936 e vive a Bergamo dove esercita la professione di notaio. Da sempre appassionato di pittura (ha frequentato lo studio di Domenichini), dal 1984 ha iniziato un percorso artistico che lo ha portato a elaborare un personalissimo linguaggio figurativo.

 
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