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Milano - dal 24 ottobre al primo dicembre 2007
Dipinti Zen
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comunicato stampa  |
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Verso la metà degli anni ’60 acquistai casualmente un libriccino di haiku, brevissimi componimenti poetici giapponesi, che avevano illuminato i miei annoiati studi liceali e fatto intravvedere panorami che probabilmente avrebbero segnato la mia vita. La folgorante semplicità degli haiku del poeta Basho mi avvicinò allo Zen e al mondo Orientale: mi sembra pertanto un segno del destino che io abbia l’opportunità, dopo quarant’anni, di fare una mostra proprio sulla pittura Zen.
Lo Zen è una forma particolare del buddhismo, introdotta in Cina nel VI secolo da Bodhidarma, un monaco indiano che dava particolare importanza alla pratica della meditazione come metodo per attuare l’insegnamento del Buddha. Nel XIII secolo ha una grande diffusione in Giappone, dove sviluppa i caratteri di una scuola buddhista originale e autonoma e diventa la religione ufficiale di samurai e notabili. La dottrina Zen (“meditazione” in giapponese, dal cinese “chan” e dal sanscrito “dhyana”) privilegia il rapporto diretto tra maestro e allievo rispetto allo studio dei testi canonici e utilizza la meditazione (zazen) come metodo per raggiungere l’Illuminazione (satori). Il satori può essere ottenuto anche attraverso l’uso di koan, domande paradossali che intendono rompere la logica razionale per ottenere un diverso e più profondo stato di consapevolezza. Uno dei più famosi koan, inventato dal maestro Hakuin Ekaku, recita: “ se il battito di due mani produce un suono, qual è il suono di una mano?”. L’influenza dello Zen supera quindi l’ambito strettamente religioso e diviene uno stile di vita che segna tutta la cultura giapponese. Le arti marziali, il teatro “No”, la cerimonia del Tè, l’architettura del paesaggio e dei giardini, la musica, la calligrafia, la poesia e la pittura riflettono allora la ricerca dell’essenzialità come consapevolezza dell’essere e dell’agire, qualità che caratterizzano la visione zen dell’uomo e della vita.
Nel XVII, secolo a seguito di profondi cambiamenti politici e sociali, lo Zen perde la veste di dottrina ufficiale e recupera la sua più genuina visione spirituale. La Zenga (pittura zen) acquista nuovo slancio anche grazie all’inventiva di grandi maestri e diventa una scuola stilisticamente inconfondibile. Ai soggetti tradizionali si aggiungono temi popolari, spesso con un gusto che non disdegna il comico e l’impertinente; tecnicamente la pennellata diviene forte e immediata, perché la spontaneità del segno riflette la coerenza tra consapevolezza interiore e gesto formale. È una pittura libera da convenzioni accademiche, che sollecita nell’osservatore un approccio intuitivo piuttosto che la semplice ricerca del bello; talvolta gli artisti esplorano il campo dell’astratto, creando dipinti che diventano veri e propri koan grafici.
La mostra presenta 27 dipinti dal XVIII agli inizi del XX secolo; sono rotoli dipinti con inchiostro su carta di autori famosi e anonimi che presentano i soggetti più caratteristici della pittura e della dottrina Zen. Il catalogo di 12 pagine presenta 16 opere e una introduzione alla pittura Zen di Lennart Utterström, studioso svedese che ha vissuto a lungo in Giappone.
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Responsabile commerciale Cristiana Margiacchi
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