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arte contemporanea, collettiva GALLERIA DANIELE UGOLINI CONTEMPORARY ​ Via Montebello 22r Firenze 50123

Firenze - dal 28 ottobre 2007 al 12 gennaio 2008

Alessandro Piangiamore / Marco Mazzi
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Alessandro Piangiamore / Marco Mazzi
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Alessandro Piangiamore, Anche se sottosopra e` una questione di gravita`, 2007

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GALLERIA DANIELE UGOLINI CONTEMPORARY
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Via Montebello 22r (50123)
+39 0552654183 , +39 0552654183 (fax)
ugoliniarte@fol.it
www.ugoliniart.com
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doppia personale
orario: 16:00/20:00. chiuso lun e festivi
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 28 ottobre 2007. ore 18
editore: GLI ORI
curatori: Gaia Pasi
autori: Marco Mazzi, Alessandro Piangiamore
genere: giovane arte, doppia personale

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comunicato stampa
Dopo la mostra Nonplusultra, ricognitiva della giovane arte contemporanea italiana che aveva manifestato una particolare attenzione nei confronti delle creatività residenti nel territorio toscano, la galleria Daniele Ugolini Contemporary, è lieta di presentare la doppia personale degli artisti Alessandro Piangiamore e Marco Mazzi a cura di Gaia Pasi.
Alessandro Piangiamore (Enna,1976), vive e lavora a Roma. Il suo lavoro si snoda sul concetto di apparenza e sui fraintendimenti che si creano a livello oggettuale e spaziale "tra quello che è e quello che a noi sembra che sia"; nel mezzo di questa riflessione, si frappone in maniera naturale l'idea di verità come concetto relativo e mai assoluto. Il lavoro di Piangiamore non ricerca soluzioni, non esprime certezze ma scatena dubbi muovendosi tra zone liminari intese come confini fisici, nozionistici e mentali.Uno dei punti fondamentali della poetica dell'artista, è il fenomeno fisico di gravità, d'attrazione di una massa rispetto ad un centro, ampliato alla sfera emotiva ed intellettuale. Ogni lavoro di Piangiamore ricerca attraverso l'ironia, la tensione e il disagio, una sorta di cortocircuito tra la realtà e la dimensione immaginifica. Attraverso un estetica che potremmo definire "del pensiero", Piangiamore si impossessa di elementi quotidiani trasformandoli o semplicemente spostandone l'utilizzo e la finalità, con la volontà di eludere la visione diretta delle cose che restano sempre in bilico tra l'apparente certezza di queste e ciò che queste potrebbero essere.
Marco Mazzi (Firenze,1980) vive e lavora a Firenze. Questa è la seconda presenza di Mazzi alla galleria Ugolini; in questa occasione l'artista presenta in anteprima al pubblico la propria monografia curata da Gaia Pasi e Lorenzo Carlucci ed edita da Gli Ori che sarà ripresentata il 18 gennaio 2008 in occasione della personale di Mazzi al Watari UM Museum di Tokyo.Il mezzo operativo privilegiato da Mazzi è la fotocamera, con la quale l'artista registra frammenti di realtà quotidiana o immagini naturali, come superfici acquatiche semoventi, riflessi di nuvole, aloni lunari: quiete e movimento, luce e ombra, interno ed esterno, natura e cultura. Attraverso percorsi fatti di icone elementari, di oggetti della visione che dilagano nello spazio come nella retina, la fotografia diventa progetto istallativo, espediente per una indagine spaziale e concettuale degli ambienti che la ospitano. A questo percorso si aggiunge una intensa ricerca su pellicola cinematografica che tocca ambiti diversi. L'immagine di Mazzi non è presa diretta della realtà, non è sperimentazione tecnica o ricerca dell'effetto speciale né denuncia retorica dell'imminenza oggettuale, ma è un'astrazione assolutamente reale che intende "mettere a fuoco" la vibratilità propria dell'oggetto/soggetto fotografato; è testimone assoluto di un dato di contra-fatto che implica un'interazione calibrata ed esclusiva con il luogo; è registrazione traslata di azioni che dialogano, spostano e modificano le preesistenze spaziali, complicandone i concetti.


DAL 18 GENNAIO 2008, MARCO MAZZI “VOYAGER - A JOURNEY THROUGH TIME AND WATER”.
The Watari Museum of Contemporary Art, 3-7-6 Jingumae, Shibuya-Ku, Tokyo, Japan.

Progettato nel 1990 dall’architetto Mario Botta, il Watari Museum of Contemporary Art di Tokyo e’ da considerarsi insieme al Mori Arts Center di Tokyo e al 21st Century Museum di Kanazawa fra le principali istituzioni giapponesi che si occupano di arte contemporanea e fra le piu’ significative in Asia. Oltre ad ospitare grandi retrospettive di Joseph Beuys, Larry Clark, Henry Darger, Jean Fabre, Federico Herrero, Mike Kelly, Barry Mc Gee, Nam June Paik, Gerda Steiner& Jorg Lenzlinger, il museo ha dato vita a un intensa attivia’ di conferenze, workshop, laboratori per bambini, project room, prestando pari attenzione sia ad artisti gia’ affermati che alla scena emergente.
Il primo artista italiano invitato a presentare un lavoro per la project room del museo e’ Marco Mazzi con la proiezione del mediometraggio Voyager, a Journey through Time and Water (2005-2008). Il film sara’ presentato in anteprima mondiale dal curatore Koichi Watari (assistente curatore a Documenta IX e curatore del padiglione giapponese della Johannesburg Biennale del 1995) e dal poeta e performer Gozo Yoshimasu. Quella di Mazzi e’ anche la prima mostra personale che il Watari Museum organizza di un artista italiano contemporaneo.



Voyager e’ un percorso sensoriale per immagini che narra due storie parallele e diverse, ma intrecciate fra loro su vari livelli. In questo film Mazzi affronta stati d’animo senza nome, situazioni astratte e indefinibili, per le quali non esiste enunciazione, ma alle quali e’ possibile soltanto alludere con una tipologia di vocabolario differente, quello delle immagini.
Un uomo evoca con la memoria un viaggio in auto lungo una strada deserta. Il ricordo di questo viaggio si trasforma (nel sogno o nei pensieri dell’uomo) in una ambigua prefigurazione della morte, o nel presentimento della terminazione di qualcosa, forse soltanto la fine di un’estate. La seconda situazione riprende una giovane donna che guarda il vuoto dal tetto di un grattacielo. Nel film il problema che angustia i due personaggi non viene mai nominato apertamente. L’uomo e la donna, immersi tra i loro ricordi e le loro visioni, vagheggiano con i pensieri, ma senza mai verbalizzare i loro sentimenti o indicare precisamente i loro desideri. Pertanto, la drammaticita’ della narrazione esplode nel non detto. La particolarita’ del film e’ proprio questa: Mazzi per tutta la durata della pellicola evita di esplicare le problematiche che attivano il pensiero dei personaggi, suggerendocene le percezioni con l’ausilio di rapide sequenze (girate in super 8) che si susseguono in una atmosfera temporale sospesa e onirica.

In occasione della mostra di Mazzi al Watari Museum, l’artista sara’ invitato alla Tokyo University of Foreign Studies (TUFS) per incontrare gli studenti e discutere il suo lavoro.
Il catalogo della mostra e’ a cura di Gaia Pasi e pubblicato dalle edizioni “Gli Ori”, Prato.
 
immagini
Marco Mazzi, Voyager, 2007
Marco Mazzi, Oculist, witnesses, 2007
 
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