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Dario Ballantini – Visioni sommerse
La mostra di un poliedrico artista, giunto alla notorietà grazie alla carriera di attore e trasformista, ma che coltiva da oltre vent’anni una forte passione per le arti figurative.
Comunicato stampa
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La Galleria del Palazzo è lieta di segnalare e invitare alla mostra di questo poliedrico artista, giunto alla notorietà grazie alla carriera di attore e trasformista, ma che coltiva da oltre vent’anni una forte passione per le arti figurative.
Per comprendere il peso di questa passione basta ascoltare le parole che lo stesso Ballantini risponde a chi gli chiede cosa sceglierebbe tra l’impegno di pittore e quello di attore:
“Rinunciare a pennello e tele sarebbe difficile; ho cominciato ragazzo e non ho mai smesso”
Tale risposta rivela l’intenso legame tra l’artista e la sua arte dal disegno deciso, fatta di figure umane schiacciate, triturate, confuse, ma mai prive di forza.
Il rapporto tra i due impegni di attore e pittore inizia a partire dalla famiglia: il padre dipingeva, il nonno recitava ed in questo contesto, nel 1980 inizia il percorso artistico di Ballantini, che parte da un ritratto di Pier Paolo Pasolini in chiave neorealista, quindi si orienta all’espressionismo, approda al cubismo e di recente, elabora uno stile più libero con tracce d’avanguardia.
Stende acrilici e pastelli su grandi tavole, scompone, ricompone, avviluppa linee, forme e colori. La figura umana risulta destrutturata, con qualche elemento isolato che fluttua nella composizione: un occhio, una mano, un piede, un orecchio, una bocca. Ballantini interpreta i nostri tempi: un mondo febbrile ad alta velocità dove l’angoscia si fa metropolitana e investe la città; ne deforma i simboli più amati e odiati: ciminiere, corsie autostradali, case, involucri senz’anima che sopravvivono al mutare della vita. È la città del disincanto, frenetica, allucinata, ipertecnologica su cui incombe un occhio spettrale. Ognuno, se vorrà, potrà trovarvi una via di fuga: nel fiore, nel fumo che sembra un raggio di sole, nella ciminiera da cui escono le note di un sax, ma sarà sempre solo una faccia della medaglia.
L’ispirazione di Ballantini affonda le sue radici nei ritratti intensi di Modiglioni, nell’inquietudine di Sironi, nel gesto violento di Basquiat e nei volumi di Picasso, trovando un’efficace ed originale sintesi sulle tele dell’artista.
Ha scritto di lui Luciano Caprile:
[…]“Le opere di Dario Ballantini si propongono ai nostri occhi quale lucida allegoria di un comportamento che compete e ci identifica in maniera anche crudele e impetuosa, dove l’ ironia e l' auto ironia temperano solo in parte un diffuso, palpabile malessere esistenziale. L’ uomo è schiacciato, spezzato, travolto dalle cose che si fanno pensieri, ossessioni, impulsi. E solo l’ alimento, il veleno necessario per riavviare ogni giorno il desiderio di ricominciare, di rimettersi in pista, di correre verso l’ immediato futuro dei minuti e delle ore che incombono” […]
Per comprendere il peso di questa passione basta ascoltare le parole che lo stesso Ballantini risponde a chi gli chiede cosa sceglierebbe tra l’impegno di pittore e quello di attore:
“Rinunciare a pennello e tele sarebbe difficile; ho cominciato ragazzo e non ho mai smesso”
Tale risposta rivela l’intenso legame tra l’artista e la sua arte dal disegno deciso, fatta di figure umane schiacciate, triturate, confuse, ma mai prive di forza.
Il rapporto tra i due impegni di attore e pittore inizia a partire dalla famiglia: il padre dipingeva, il nonno recitava ed in questo contesto, nel 1980 inizia il percorso artistico di Ballantini, che parte da un ritratto di Pier Paolo Pasolini in chiave neorealista, quindi si orienta all’espressionismo, approda al cubismo e di recente, elabora uno stile più libero con tracce d’avanguardia.
Stende acrilici e pastelli su grandi tavole, scompone, ricompone, avviluppa linee, forme e colori. La figura umana risulta destrutturata, con qualche elemento isolato che fluttua nella composizione: un occhio, una mano, un piede, un orecchio, una bocca. Ballantini interpreta i nostri tempi: un mondo febbrile ad alta velocità dove l’angoscia si fa metropolitana e investe la città; ne deforma i simboli più amati e odiati: ciminiere, corsie autostradali, case, involucri senz’anima che sopravvivono al mutare della vita. È la città del disincanto, frenetica, allucinata, ipertecnologica su cui incombe un occhio spettrale. Ognuno, se vorrà, potrà trovarvi una via di fuga: nel fiore, nel fumo che sembra un raggio di sole, nella ciminiera da cui escono le note di un sax, ma sarà sempre solo una faccia della medaglia.
L’ispirazione di Ballantini affonda le sue radici nei ritratti intensi di Modiglioni, nell’inquietudine di Sironi, nel gesto violento di Basquiat e nei volumi di Picasso, trovando un’efficace ed originale sintesi sulle tele dell’artista.
Ha scritto di lui Luciano Caprile:
[…]“Le opere di Dario Ballantini si propongono ai nostri occhi quale lucida allegoria di un comportamento che compete e ci identifica in maniera anche crudele e impetuosa, dove l’ ironia e l' auto ironia temperano solo in parte un diffuso, palpabile malessere esistenziale. L’ uomo è schiacciato, spezzato, travolto dalle cose che si fanno pensieri, ossessioni, impulsi. E solo l’ alimento, il veleno necessario per riavviare ogni giorno il desiderio di ricominciare, di rimettersi in pista, di correre verso l’ immediato futuro dei minuti e delle ore che incombono” […]
21
febbraio 2008
Dario Ballantini – Visioni sommerse
Dal 21 febbraio al 19 aprile 2008
arte contemporanea
Location
GALLERIA DEL PALAZZO – ENRICO COVERI
Firenze, Lungarno Guicciardini, 19, (Firenze)
Firenze, Lungarno Guicciardini, 19, (Firenze)
Orario di apertura
11.00/13.00 - 15.30/19.30 da martedì a sabato
Vernissage
21 Febbraio 2008, ore 18.30
Sito web
www.darioballantini.it
Editore
EDIFIR
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