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arte contemporanea, collettiva COLLEGIATA DI SAN MEDARDO ​ Via San Medardo Arcevia 60011

Arcevia (AN) - dal 14 marzo al 28 settembre 2008

1508-2008 Luca Signorelli. La Pala di Arcevia e i Capolavori di San Medardo
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1508-2008 Luca Signorelli. La Pala di Arcevia e i Capolavori di San Medardo
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Luca Signorelli (Cortona, Arezzo, 1445/1450 - 1523)

Madonna in trono col Bambino e i santi Giacomo Maggiore, Simone, Francesco e Bonaventura, 1508
olio su tavola (con cornice lignea dorata),
cm 250 x 185 cm

Milano, Pinacoteca di Brera

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COLLEGIATA DI SAN MEDARDO
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Per la prima volta dopo 197 anni, la Pala di Arcevia ritorna nella propria città
orario: dal 14 marzo al 30 giugno, dal 1 settembre al 28 settembre: da martedì a domenica 11-13 / 15-19; lunedì chiuso, dal 1 luglio al 31 agosto: da martedì a venerdì 11- 13 / 16-20; sabato, domenica, festivi e prefestivi 11- 13 / 16-22; lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 14 marzo 2008.
catalogo: presentazione di Vittorio Sgarbi
editore: SKIRA
ufficio stampa: ARTHEMISIA
autori: Luca Signorelli
patrocini: Comune di Arcevia, Associazione Pro Loco Arcevia, Regione Marche, Provincia di Ancona, Comunità Montana dell’Esino - Frasassi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per il Patrimonio Storico e Artistico delle Marche, Soprintendenza per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico per le province di Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio, Varese
genere: arte antica, personale

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comunicato stampa
Al fine di riportare alla fruibilità dei cittadini e dei turisti un capolavoro assoluto del Rinascimento, voluto e commissionato nella città, il Comune di Arcevia e l’Associazione Pro Loco Arcevia promuovono un’importante mostra dedicata alla Pala di Arcevia di Luca Signorelli (Cortona 1445 – 16 ottobre 1523), nel cinquecentenario della sua creazione. Presentata da Vittorio Sgarbi, la mostra: “1508-2008. Luca Signorelli. La Pala di Arcevia e i Capolavori di San Medardo” è esposta dal 14 marzo al 28 settembre del 2008 all’interno della Collegiata di San Medardo dove si trovano permanentemente conservate altre mirabili opere d’arte.


In linea con le più attuali tendenze alla valorizzazione culturale del territorio, la mostra è realizzata con il sostegno della Regione Marche, della Provincia di Ancona e della Comunità Montana dell’Esino – Frasassi e con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Soprintendenza per il Patrimonio Storico e Artistico delle Marche; Soprintendenza per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico per le province di Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio, Varese, la Diocesi di Senigallia e la Parrocchia di San Medardo. Fondamentale inoltre il contributo della UBI-Banca Popolare di Ancona all’iniziativa.


La mostra è organizzata e prodotta da Arthemisia che opera in tutta Italia e che nel territorio delle Marche ha ormai al suo attivo numerose mostre tra cui: “I Della Rovere” nel 2004, in più sedi, e, a Palazzo Ducale di Urbino, “Fra Carnevale ed il Rinascimento ad Urbino” nel 2005 ed “Ori ed Argenti” da poco conclusasi. Nella Collegiata di San Medardo, La Pala di Arcevia viene accolta e contornata da altre opere del Signorelli. Meravigliosi per esempio il Polittico di San Medardo, eseguito nel 1507, e il Battesimo di Gesù, firmato e datato 1508, altro suo capolavoro Arceviese. Non mancano poi altre opere magistrali come la Vergine dei miracoli, altare in maiolica invetriata di Andrea e Giovanni Della Robbia (1510–1513).
La Pala di Arcevia si trova esposta in una speciale teca a clima controllato, per motivi conservativi e di sicurezza, mentre le altre opere presenti nella Collegiata sono allestite e illuminate con moderne tecniche, dopo essere state sottoposte ad un processo di pulitura e riconsolidamento.



Protagonista naturalmente è il capolavoro di Signorelli che torna nella città natale dopo 197 anni. Raffigurante la Madonna in Trono con i Santi detta Pala di Arcevia, l’opera venne commissionata al Signorelli da Giacomo di Simone Filippini, un maggiorente della allora Roccacontrada, per la cappella gentilizia della famiglia nella chiesa di San Francesco. Nel gradino del trono si legge chiaramente a lettere dorate il dettaglio della committenza arceviese: “JACOBI SIMONIS DE PHILIPPINIS AERE DEO ET DIVAE MARIAE DICATUM FRATRE BERNARDINO VIGNATO GUARDIANO PROCURANTE M°D°VIII”.



L’opera cambiò proprietari e luoghi nel corso dei secoli. Dopo il rifacimento in stile barocchetto della chiesa di San Francesco, nella prima metà del 1700, la Pala venne smembrata. La tavola centrale, spogliata della cornice originaria, della cimasa, della predella e dei piastrini laterali - che vennero restituiti alla famiglia Filippini - fu collocata sull’altare di San Bonaventura e dimensionato alla nuova decorazione a stucco.

Passati dagli eredi Filippini ad un antiquario romano verso il 1880, la cimasa, i quadretti della predella e i pilastri laterali emigrarono in modo diverso: la cimasa si trova ora al Museo di San Diego, la predella è al museo di Altenburg in Germania, un piastrino è in collezione privata inglese e l’altro disperso.

La tavola centrale fu invece requisita durante il periodo napoleonico (1811) per arricchire la Pinacoteca imperiale di Milano e a nulla valsero i tentativi di ricorso da parte di Pier Sante Filippini contro la requisizione del quadro.

Solo le accurate ricerche dello studioso arceviese Anselmo Anselmi consentirono, nel 1891, di rintracciare il quadro, in deposito presso la chiesa parrocchiale di Figino con erronea attribuzione alla scuola bolognese, e di restituirlo al suo legittimo autore. Con lettera del 15 dicembre 1891 il Ministero respinse la richiesta della cittadinanza arceviese con i suoi amministratori per riavere l’opera. Dal 1892, si provvide quindi a che la Pinacoteca di Brera potesse ritirare il quadro ed esporlo.



Annoverato ed apprezzato tra i maggiori capolavori di Brera, la Pala di Arcevia, che è fra le opere più schiette del pittore, per l’attenuarsi dei contrasti luminosi e cromatici in una tenue luce diffusa e addolcente il plasticismo delle forme, potrà essere dunque ammirata eccezionalmente per più di sei mesi nella città che l’ha vista nascere
 
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