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arte contemporanea, collettiva FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA ​ Campo Santa Maria Formosa 5252 Venezia 30122

Venezia - dall'otto marzo all'undici maggio 2008

Stefano Arienti - Disegni dismessi

Stefano Arienti - Disegni dismessi

 [Vedi la foto originale]
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA
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Campo Santa Maria Formosa 5252 (30122)
+39 0412711411 , +39 0412711445 (fax)
fondazione@querinistampalia.org
www.querinistampalia.it
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L'esposizione veneziana presenta una varietà di disegni e di immagini che si nascondono, trasmigrano o sconfinano dai materiali che solitamente li ospitano per ricomparire su altre materie e oggetti
orario: dalle 10 alle 18. Il venerdì e sabato dalle 10 alle 22. Chiuso il lunedì. Dal 18 marzo: da martedì a sabato 10-20; domenica 10-19. Chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: La visita all’esposizione è compresa nel biglietto di ingresso alla Fondazione Querini Stampalia: intero 8 euro, ridotto 6 euro
vernissage: 8 marzo 2008. ore 18
editore: GLI ORI
ufficio stampa: Sara Bossi ufficiostampa@querinistampalia.org
curatori: Chiara Bertola
autori: Stefano Arienti
telefono evento: +39 3398046499
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Stefano Arienti (1961) è un artista poliedrico che da più di vent’anni indaga con coerenza metodologica e formale ogni possibile potenzialità dei materiali, sperimentando su di essi numerose elaborazioni tecniche e utilizzando procedure apparentemente fuori da ogni sistema stilistico riconosciuto. Il suo modo di operare predilige il lavoro manuale che richiede un incedere lento, meticoloso, meccanico.

Disegni dismessi, pensata per gli spazi della Fondazione Querini Stampalia, è a cura di Chiara Bertola e rientra nel progetto Conservare il futuro, promosso dalla Fondazione e dalla Regione del Veneto e incentrato sul rapporto fra arte antica e arte contemporanea, tra un passato da tutelare e un futuro da progettare.

Nella convinzione che lo sguardo degli artisti più interessanti e sensibili a livello nazionale e internazionale possa aiutare non solo a capire il tempo in cui viviamo, ma anche a vedere in modo diverso il nostro passato, il lavoro chiesto a loro è, ogni volta, intessuto di questa condizione di relatività e di confronto che altrimenti rischiamo di perdere: l’antico non solo come memoria, ma come azione, trasformazione, come materia viva.

Ecco che il passato, ripensato e rinnovato, si riflette nel presente, nello spazio in cui l’artista vive e lavora. Il suo ripensare è come un aratro che rimescola le zolle riportando alla luce ciò che prima era sepolto, addormentato nel tempo, e fornisce nuove categorie interpretative.

Dopo Giulio Paolini, Remo Salvadori, Elisabetta Di Maggio, Kiki Smith, Giuseppe Caccavale, Georges Adéagbo è Stefano Arienti a confrontarsi con la memoria e la storia della Fondazione, e lo fa mettendo al centro il disegno, tema spesso presente nell’opera di questo artista, e ne indaga la vitalità quasi fosse un organismo.



L'esposizione veneziana presenta una varietà di disegni e di immagini che si nascondono, trasmigrano o sconfinano dai materiali che solitamente li ospitano per ricomparire su altre materie e oggetti.

Tutte le opere in mostra sono legate al nucleo concettuale della parola “dismesso”, evocativa di ciò che appartiene al passato, che è superato, ma che si ha la necessità di recuperare.

Disegni dismessi è anche il titolo di un’opera realizzata da Arienti per questa esposizione, un vecchio mappamondo strappato, dove la parte stampata rimane in qualche lembo residuo incollato su un globo di vetro, minimamente inciso nei meridiani e paralleli.


Così Stefano Arienti: “Un progetto sulla adattabilità del disegno che svanisce dai tappeti annegati nella tintura nera o rossa per ricomparire su lastre di marmo simmetricamente venato.

Di tappeti da toccare o da usare come tendaggio. Di pelli bovine per allestire una piccola cella. Di lana abbondante che conforta volumi di enciclopedie da sfogliare comodamente. Di figure che dalle copertine di vecchi dischi penetrano a traforare il vinile contenuto. Di tovaglie che incidono lamiere di automobile e disegnano tavoli di marmo”.


Il libro della mostra, con le fotografie delle opere allestite in Museo della Fondazione Querini Stampalia è pubblicato grazie al contributo delle edizioni Gli Ori di Firenze.


 
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