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arte contemporanea, collettiva AUDITORIUM - PARCO DELLA MUSICA ​ Viale Pietro De Coubertin 34 Roma 00196

Roma - dal 17 aprile al 15 maggio 2008

Fabio Mauri - L’universo d’uso
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AUDITORIUM - PARCO DELLA MUSICA
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Viale Pietro De Coubertin 34 (00196)
+39 0680241436
info@musicaperroma.it
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In tutte le sue opere, Fabio Mauri, accanto alla potenza della presenza e allo strapotere dell’assenza, sembra ‘proteggere’ un senso di malinconia, quel senso che contrassegna la malinconia profonda di un artista che nell’oscurità delle cose trova il segreto dell’opera
orario: dal lunedì al sabato dalle 11 alle 20. Domenica dalle 10 alle 20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 17 aprile 2008. ore 18.30
editore: SKIRA
autori: Fabio Mauri
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
In occasione del Festival della Filosofia - Sessantotto. Tra pensiero e azione che si terrà all’Auditorium Parco della Musica di Roma dal 17 al 20 aprile 2008, la Fondazione Musica per Roma presenta la mostra L’universo d’uso di Fabio Mauri. L’esposizione fa parte di un ciclo già cominciato l’anno scorso con Gianfranco Baruchello, che ha come obiettivo quello di presentare il lavoro di un artista che abbia connessioni e riferimenti con il tema proposto e indagato dal Festival.



Nessun segno particolare di cultura è fuori da un testo generale storico, e nessun testo generale storico o interpretazione di mondo è fuori dall’enigma più generale dell’universo.


È uno degli elementi portanti dell’opera di Fabio Mauri la riflessione sia sulle caratteristiche fondamentali del mondo contemporaneo che sugli aspetti storici della realtà, realtà caratterizzata dal venire meno della pretesa propria dell'epoca moderna di fondare un unico senso del mondo partendo da principi metafisici, ideologici o religiosi. L'epoca moderna che precede la contemporaneità era caratterizzata dal progetto di spiegare il mondo attraverso l'applicazione di principi unitari, che possedevano la pretesa di racchiudere il senso dell'intera realtà entro un principio unitario. Il contemporaneo è caratterizzato invece dallo sfaldamento delle certezze stabili. La fine dell’illusione di dare un senso unitario alla realtà comporta dunque il manifestarsi della diversità dei sensi, una diversità che è irriducibile. Ogni ambito della realtà è dotato di un certo senso, ogni tentativo di edificare un senso unitario è solo apparenza. La realtà è differenza, molteplicità irriducibile, mutamento non ingabbiabile entro un unico schema. Ed è questo l’orizzonte dell’opera di Fabio Mauri, nell’intuizione che ogni tentativo di fondare stabilmente un'etica, legandola ad una qualsiasi legge fondante, è destinato a fallire, poiché la diversità irriducibile impedisce di trovare realmente quel senso stabile e assoluto del “tutto” che invece è stata la pretesa e il progetto primo delle filosofie del passato.



In tutte le sue opere, Fabio Mauri, accanto alla potenza della presenza e allo strapotere dell’assenza, sembra ‘proteggere’ un senso di malinconia, quel senso che contrassegna la malinconia profonda di un artista che nell’oscurità delle cose trova il segreto dell’opera.



L’arte per Mauri non è contemplazione, ma azione. Si tratta tuttavia di un’attività che fa parte del ‘nostro’ mondo, di ciò che il Mondo è ormai irrevocabilmente diventato: inestricabile labirinto di segni che si rimandano l’un l’altro in una tediosa argomentazione, lasciando intravedere – al di là della rete dei significanti – la traccia di un “indicibile”, di un’eccedenza simbolica intraducibile nel linguaggio e tuttavia ostensibile tramite la messinscena del nonsenso del Tutto.

L'attenzione che Mauri riserva ai media della comunicazione di massa, lo pone in stretto rapporto, sebbene in un'ottica completamente opposta, alla Pop Art: infatti, se la Pop Art non emana alcun giudizio sull'oggetto delle proprie rappresentazioni e non si interroga sulla comunicazione che scaturisce dai nuovi mezzi che lei stessa utilizza, né sul rapporto tra arte e comunicazione; Fabio Mauri, invece, è proprio quest'ultimo che pone al centro della propria ricerca, attraverso l'analisi dei nessi e delle contraddizioni tra comunicazione e ideologia, manifestando una volontà di decostruzione critica dei meccanismi di manipolazione del pensiero
 
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