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arte contemporanea, collettiva PALAZZO GRASSI ​ Salizzada San Samuele 3231 Venezia 30124

Venezia - dal 26 settembre 2008 al 22 marzo 2009

Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008
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Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008
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Le trombe del giudizio, 1968, Michelangelo Pistoletto
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PALAZZO GRASSI
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Salizzada San Samuele 3231 (30124)
+39 0415231680 , +39 0415286218 (fax)
www.palazzograssi.it
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La mostra è un viaggio attraverso 40 anni turbolenti, alla ricerca di una risposta nelle opere di grandi maestri, nuovi nomi, artisti dimenticati, sconosciuti o altri trascurati
vernissage: 26 settembre 2008. ore 17 su invito
editore: ELECTA
ufficio stampa: PAOLA MANFREDI
curatori: Francesco Bonami
autori: Carla Accardi, Valerio Adami, Getulio Alviani, Pietro Annigoni, Giovanni Anselmo, Alessandra Ariatti, Stefano Arienti, Micol Assaël, Giorgio Avigdor, Enrico Baj, Nanni Balestrini, Rosa Barba, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Simone Berti, Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Monica Bonvicini, Alberto Burri, Pierpaolo Campanini, Enrico Castellani, Alice Cattaneo, Mauruzio Cattelan, Mario Ceroli, Sandro Chia, Francesco Clemente, Fabrizio Clerici, Gianni Colombo, Cesare Colombo, Enzo Cucchi, Roberto Cuoghi, Dadamaino, Enrico David, Gino De Dominicis, Giorgio DeChirico, Rä Di Martino, Tano D’Amico, Salvatore Emblema, Bruna Esposito, Luciano Fabro, Flavio Favelli, Gianfranco Ferroni, Tano Festa, Lucio Fontana, Giuseppe Gabellone, Alberto Garutti, Francesco Gennari, Luigi Ghirri, Yervant Gianikian, Piero Gilardi, Domenico Gnoli, Massimo Grimaldi, Renato Guttuso, Vanessa Hudgens, Paolo Icaro, Mimmo Jodice, Ketty La Rocca, Maria Lai, Luisa Lambri, Leoncillo, Domenico Mangano, Salvatore Mangione, Margherita Manzelli, Gino Marotta, Fabio Mauri, Fernando Melani, Marisa Merz, Mario Merz, Maurizio Mochetti, Carlo Mollino, Liliana Moro, Ugo Mulas, Bruno Munari, Paolo Mussat Sartor, Ugo Nespolo, Gastone Novelli, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Giuseppe Penone, Diego Perrone, Alessandro Pessoli, Gianni Piacentino, Michelangelo Pisoletto, Paola Pivi, Emilio Prini, Olga Carol Rama, Angela Ricci Lucchi, Pietro Roccasalva, Mimmo Rotella, Andrea Salvino, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano, Marinella Senatore, Ettore Sottsass, Emilio Tadini, Patrick Tuttofuoco, Giuseppe Uncini, Emilio Vedova, Francesco Vezzoli, Franco Vimercati, Carlo Zinelli, Gilberto Zorio
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Perché una mostra come “Italics” oggi? L’idea alla base di “Italics” è scaturita da un lato dal bisogno di celebrare 40 anni di complessità e contraddizioni nel panorama artistico dell’arte italiana, dall’altro dalla necessità di riflettere sul perché una realtà così ricca sia stata spesso sommersa dalle maree del mondo dell’arte contemporanea internazionale. Quali sono le ragioni per cui l’arte italiana è rimasta circoscritta, tanto da essere avvolta dal mistero per i curatori dei musei e i critici che operano al di fuori del paese?
Recentemente il New York Times ha pubblicato un ampio articolo di Michael Kimmelman sulla scena artistica italiana in cui sono sottolineate chiaramente sia le opportunità mancate che l’inesauribile vitalità del mondo dell’arte italiana e del suo disomogeneo sistema di musei. Il fatto stesso che una mostra di questa entità, con più di 100 artisti e 180 opere non sia presentata da un’ istituzione pubblica italiana, ma da una nuova realtà privata come Palazzo Grassi a Venezia, e successivamente al Museum of Contemporary di Chicago, che ha sostenuto il progetto fin dagli inizi, la dice lunga sul malfunzionamento del contesto in cui gli artisti italiani hanno dovuto, negli ultimi 40 anni, lavorare, sviluppare e maturare i loro linguaggi creativi personali ed esclusivi.
Perché il 1968? Per diverse ragioni. Il 1968 è il primo anno della storia moderna ad assistere, sotto diverse forme e aspetti, a un fenomeno sociale e politico su scala globale. In tutto il mondo, dalla Francia all’Italia, alla Cina, al Messico e al Giappone, le società civili e le loro nuove generazioni di cittadini avvertono il bisogno di una trasformazione radicale delle istanze che regolano le loro vite, dalle università, alle fabbriche e alle strutture politiche. Il 1968 è l’anno con cui termina la sua indagine “Italian Metamorphosis”, altra mostra di riferimento allestita al Guggenheim Museum di New York nel 1995, curata da Germano Celant. “Italics” raccoglie simbolicamente il testimone da quella mostra per continuare la storia da un diverso punto di vista, meno lineare e organizzato, più come un rizoma da cui sono nate molte radici diverse, cresciute in molte direzioni diverse. Il 1968 è anche l’inizio di un nuovo capitolo della cultura e della storia italiana, la fine del boom economico e l’avvento di un periodo fatto di molte contraddizioni la più evidente quella fra tradizione e rivoluzione. L’arte italiana è sempre stata trainata da queste due forze, una incatenata al passato e l’altra ansiosa di proiettarsi nel futuro.
Da Ghiberti e Brunelleschi, al futurismo, a De Chirico, agli artisti dell’Arte Povera, a una figura come Guttuso, fino a Cattelan e Vezzoli questa tensione fra conservazione e trasformazione è sempre esistita.
Il 1968 ha evidenziato il peso della tradizione che stava frenando la trasformazione della cultura italiana, ma non è riuscito a trovare il modo di spogliarsi per sempre del passato.
“Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione, 1968-2008” è un viaggio attraverso 40 anni turbolenti, alla ricerca di una risposta nelle opere di grandi maestri, nuovi nomi, artisti dimenticati, sconosciuti o altri trascurati. “Italics” vuole essere un viaggio aperto, un’occasione non tanto di trovare una risposta, quanto forse di sollevare ancor più domande e dubbi. Non è una panoramica tesa a stabilire una netta divisione tra chi è compreso e chi è escluso, ma piuttosto un’esplorazione del perché l’Italia sia sempre stata, per molti anni, una realtà sospesa sulla soglia di un mondo più vasto. “Italics” è stata pensata come veicolo per trasportare lo spettatore in un territorio che sembra solo apparentemente familiare, ma che in realtà, in molte delle sue zone, rimane inesplorato. La domanda finale di “Italics” è perché gli artisti italiani si siano spesso smarriti senza ottenere quel doveroso riconoscimento mondiale che la mostra spera di poter finalmente offrire. Il successo di “Italics” dipenderà dalla sua capacità di aprire il campo a molte possibile risposte e molte altre possibili domande.
 
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(23/09/2008 15:08:35)
 
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