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arte contemporanea, collettiva CASTELLO ARAGONESE ​ Via Castello Otranto 73028

Otranto (LE) - dal 23 aprile al 30 settembre 2008

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CASTELLO ARAGONESE
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Via Castello (73028)
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Esposizione d'arte contemporanea latinoamericana che segue il filo conduttore dell'idea del territorio, di un determinato spazio circoscritto che ci plasma come persone e che si riflette in tutte le nostre azioni e creazioni
biglietti: 5 euro
vernissage: 23 aprile 2008. ore 19
catalogo: in mostra
curatori: Irma Arestizábal
autori: Narda Alvarado, Patricia Bueno, Pablo Cardoso, Vladimir Cybil, René Francisco, Luis Gonzales Palma, Jonathan Harker, Andre Juste, María Verónica León, Xenía Mejía, Ronald Morán, Mario Opazo, William Paats, Paola Parcerisa, Jorge Pineda, Wilfredo Prieto, Manuela Ribadeneira, Ernesto Salmerón, Cinthya Soto, Moico Yaker
patrocini: Provincia di Lecce
telefono evento: +39 3382784990
genere: fotografia, arte contemporanea, collettiva, disegno e grafica
email: info@adcartdiffusion.com
web: www.salentonegroamaro.org

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comunicato stampa
Mercoledě 23 aprile dalle ore 19.00 le Sale del Castello Aragonese di Otranto ospitano l'Inaugurazione di TERRITORIOS, esposizione d'Arte Contemporanea Latinoamericana a cura di Irma Arestizábal, prodotta da IILA Istituto Italo-Latino Americano, che dŕ il titolo all'ottava edizione del Festival Salento Negroamaro, Rassegna delle Culture Migranti della Provincia di Lecce, che si svolge nel Salento sino al 30 settembre e che avrŕ un’unica ed indiscussa protagonista: l’America Latina. Sguardo antropologico, valore delle differenze, identitŕ e appartenenza, dialogo e ascolto, segmenti narrativi e poetici, rappresentazioni teatrali e coreutiche, allestimenti artistici ed esposizioni documentaristiche, storie e testimonianze, feste, celebrazioni e rituali, musica e audiovisivo, saranno i temi privilegiati dal festival.



All'inaugurazione parteciperanno Giovanni Pellegrino (Presidente della Provincia di Lecce), Luciano Cariddi (Sindaco di Otranto), Salvator Josč Roberto Andino Salazar (Presidente Istituto Italo-Latino Americano), Irma Arestizábal (curatrice della mostra Territorios), Antonio Cassiano (Direttore Museo Provinciale Sigismondo Castromediano), Gianna Licchetta (curatrice Salento Negroamaro 2008). Interverranno anche numerosi ambasciatori dei paesi Latino Americani coinvolti nella rassegna.



Il filo conduttore dell’esposizione (allestita a Otranto sino al 30 settembre - ingresso 5 euro), giŕ presentata nel Paglione “America Latina” alla 52esima edizione della Biennale d'Arte di Venezia, č l’idea del territorio, di un determinato spazio circoscritto che ci plasma come persone e che si riflette in tutte le nostre azioni e creazioni. Oltre al senso geografico, vengono esplorati i vari aspetti del termine, quali quelli legati al concetto di nazione, di storia, di natura, di politica, dello spazio domestico e dell’infanzia. Gli artisti che declinano la parola territorios sono: Narda Alvarado (Bolivia); Mario Opazo (Colombia); Cinthya Soto (Costa Rica); René Francisco (Cuba); Wilfredo Prieto (Cuba); Pablo Cardoso (Ecuador); Manuela Ribadeneira (Ecuador); María Verónica León (Ecuador); Ronald Morán (El Salvador); Luis Gonzales(Guatemala); Andre Juste e Vladimir Cybil (Haiti); Xenia Mejía (Honduras); Ernesto Salmerón (Nicaragua); Jonathan Harker (Panama); William Paats (Paraguay); Paola Parcerisa (Paraguay); Moico Yaker (Perů); Patricia Bueno (Perů); Jorge Pineda (Rep.Dominicana). “Territorios” č accompagnata da un bellissimo catalogo multilingue, stampato in occasione della partecipazione IILA alla Biennale.



Irma Arestizábal, curatrice della Mostra, č nata a Bahia Blanca (Argentina). Considerata una delle massime esperte di arte latinoamericana, lavora come critica d'arte, curatrice indipendente. Professoressa titolare di Arte Latinoamericana Contemporanea all'Universitŕ di Buenos Aires. Ha ricoperto la carica di Segretario Culturale dell'Istituto Italo-Latino Americano (IILA) di Roma.



Territorios č realizzata con il contributo di: Centro Culturale del BID (Washington, USA), Illy caffč (Trieste, Italia), Museo di Arte Contemporanea Italiana in America, San José di Costa Rica, Centro Ricerche e Documentazione Amedeo Modigliani (Massa Marittima, Italia). Si ringrazia: Fondazione Volume! (Roma), Martha Canfield, Galleria Brancolini Grimaldi-Arte Contemporanea (Roma) per avere concesso alcune delle opere inserite nell’allestimento Territorios.



La sezione Arte e allestimenti di Salento Negroamaro, a cura di Gianna Licchetta con la produzione ADCartdiffusion.com, ospiterŕ anche La guerra in corpo del fotografo Francesco Zizola, e tre mostre monografico-letterarie su Bruce Chatwin, Jorge Luis Borges e Pablo Neruda.



Da sabato 17 maggio a sabato 10 settembre Palazzo Legari, splendido Palazzo Rinascimentale che si trova nel centro storico di Alessano verrŕ denominato in occasione di questa VIII edizione del Festival Salento Negroamaro, “Casa de las Palabras”, per identificarne la funzione di contenitore di dibattiti, interviste, recital previsti dalla programmazione artistica della Sezione Incontri. Un contesto raffinato e curato ad hoc, impreziosito dall'allestimento di tre mostre monografico-letterarie che proporranno immagini inedite attorno alle straordinarie figure di Bruce Chatwin, Jorge Luis Borges e Pablo Neruda, vere e proprie icone della storia della letteratura Latinoamericana, da sempre amate dai lettori di tutto il mondo. Saranno allestite infatti le mostre La Patagonia di Bruce Chatwin (Argentina), scatti fotografici di Chatwin che documentano il suo viaggio nella terra eccentrica per eccellenza; “J. L. Borges attraverso le immagini” circa 100 fotogrammi, un collage illuminante sulla vita del massimo scrittore argentino. Un viaggio verso l’uomo Borges e il suo tempo, i suoi affetti, i suoi ricordi; Pablo Neruda, passi in Italia a cura di Patricia Rivadeneira e Federica La Paglia. In Italia la figura di Pablo Neruda č sempre stata amata, sia per la forza e la profonditŕ dei suoi versi, sia per il suo fondamentale legame col Paese, dove giunse esule nei primi anni Cinquanta. E proprio la storia di questo legame č l’elemento centrale e la ragion d’essere della mostra ideata per festeggiare il centenario della nascita del poeta e cresciuta intorno alle testimonianze dei suoi molti amici italiani.



Infine dal 12 giugno al 18 agosto nelle Sale del Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce sarŕ allestita La guerra in corpo, esposizione fotografica di Francesco Zizola (20 stampe a colori 50 x 70 e 5 stampe a colori 80 x 110), che č stata recentemente premiata al World Press Photo nella categoria “People in the News”. Il progetto, a cura di Deanna Richardson (produzione stampa 10b Photography, Roma), č realizzato con la collaborazione di MSF (Medici senza frontiere). L'Esposizione si compone di scatti fotografici che ritraggono il terribile ed attualissimo tema della violenza sulle donne in Colombia. “Nel mondo ogni 8 minuti viene uccisa una donna. La Colombia č il secondo paese per violenza sessuale ed č il terzo paese al mondo per numero di sfollati. Gli stupri e gli altri crimini sessuali, come le mutilazioni genitali, vengono commessi di frequente dalle forze di sicurezza e dai paramilitari nel contesto della tattica del terrore contro le comunitŕ accusate di collaborare con la guerriglia. Particolarmente a rischio sono le donne di origine africana, le indigene, le contadine, le abitanti delle bindonville.” Unico fotografo italiano ad aver mai vinto il World Press Photo (l'Oscar della Fotografia), Francesco Zizola č uno dei piů affermati fotoreporter internazionali.




Territorios - Salento Negroamaro 2008 č promosso dalla Provincia di Lecce, con il sostegno di: IILA Istituto Italo-Latino Americano, Regione Puglia, Ministero dei Beni Culturali e Ministero dello Sviluppo Economico, Ambasciate di Colombia, Cile, Messico, Teatro Pubblico Pugliese, Monte dei Paschi di Siena, Gruppo Italgest; il patrocinio delle Rappresentanze diplomatiche latinoamericane in Italia; a cura di Gianna Licchetta e ADCartdiffusion.com, con la collaborazione di: CCTC UNESCO, CO.PE.A.M., Cantieri Koreja, Big Sur, Blutango, Movimento Turismo del Vino, Manifatture Knos; i Comuni di Alessano, Cannole, Cursi, Galatina, Leverano, Melendugno, Martano, Otranto, San Cesario di Lecce, Vernole.



Patricia Bueno (Perù) opta per una rappresentazione simbolica della ricerca di identità. Il suo video si apre con immagini intermittenti e danneggiate del Presidente de facto Manuel A. Odria, nominato Presidente della Giunta Militare con il decreto No. 11434 del 31 marzo 1950, che, allo scopo di istituire una indiscutibile uniformità dei simboli della Nazione, detta le regole per l’utilizzo e realizzazione dello Stemma Nazionale, del Gran Sigillo dello Stato, della Bandiera Nazionale, del Vessillo e della Coccarda. Quest’opera vuole essere il riflesso di una società divisa e “senza volti”, rappresentata da maschere andine e manichini. Il riflesso di una società auto/censurata e senza memoria, una società in cui la maschera della maschera allude a un’identità fittizia carica di recriminazioni, colpe e problemi irrisolti.


Paola Parcerisa (Paraguay) lavora con la bandiera e lo stemma del suo Paese. Emblemi delle nazioni, decretate per legge, espressione suprema dell’identità nazionale, patrimonio simbolico grazie al quale buona parte della soggettività trova sostegno, sentimento di appartenenza ad una collettività nazionale. Privata dei suoi contenuti simbolici, senza stoffa, senza colori Bandera Vacía lascia solo intravedere le cuciture o le giunture dei colori. Lo svuotamento agisce stimolando la memoria sensibile, dal momento che rende visibile ciò che non c’è: l’esodo migratorio provocato dalla ricerca di lavoro, la circolazione globalizzata, l’ ibridazione dei Paesi, la deterritorializzazione, l’assenza di ideologie.


Ridefinendo in modo singolare le relazioni fra arte e storia, Ernesto Salmerón (Nicaragua) parla di immigrazione e dei danni causati o da governi instabili o da quelli che "aiutano" senza insegnare come reagire alle sconfitte. Con un lavoro iniziato nel 1997, fotografando una Managua distrutta dai terremoti e dalla Rivoluzione, Salmerón fornisce un’interpretazione materialista della storia che consente una comprensione al di là delle differenze, a favore della società e della pace, rendendo possibile l’utopia portandola sul piano dell’azione individuale.


Con un’opera forte ed espressiva Xenia Mejía (Honduras) denuncia i fatti criminali della comunità. Mejía allude alla storia degli emarginati, dei subordinati, degli invisibili, alla storia di donne maltrattate, degradate, prostituite, alla storia di minori abbandonati, di minoranze razziali, in poche parole, delle persone ai margini della vita politica e sociale. Le immagini che Mejía elabora rivelano la presenza di questi esseri umani rifiutati e schiacciati al margine delle correnti principali della storia ufficiale e che la gente già considera come qualcosa di quotidiano, come parte della nostra normalità degradata. Sono corpi che nessuno reclama, che si confondono nella terra di nessuno, nelle fosse comuni, nelle tombe segrete, nei cimiteri clandestini.


Con i suoi disegni e il suo film Narda Alvarado (Bolivia) attira la nostra attenzione sulla Costruzione delle idee, facendoci riflettere sul nostro bisogno di pensare di più, meglio e con maggior fantasia. Con grande inventiva, humor e controllo del mezzo tecnico Alvarado parla dei simboli non ufficiali del suo Paese, come i coyas, i tessuti, l’altitudine dei suoi spazi dove tutto "vola" e si trasforma. Compara la sua città con le città asiatiche dove e stata invitata.


Moico Yaker (Perù) da movimento alle sue pitture facendo ciò che alcuni autori definiscono animazione povera, una forma di espressione che vanta una lunga storia legata all’avanguardia artistica e visive. L’animazione abbassa il grado di realtà senza eliminarla del tutto, e questo apre le porte alla finzione in tutte le sue varianti. Yaker rivisita i momenti di fondazione dell’identità nazionale di un particolare territorio che divide conquistatori e conquistati, immigrati e nativi in una riflessione sul territorio vitale in una regione demarcata.


Nella serie Buy the yard Andre Juste e Vladimir Cybil riescono a proporre con estro una nuova interpretazione della tradizione vudu. Riflettendo sulla loro isola, sui territori (isole) dei Caraibi, sulla storia di Haiti, sulla sua natura esuberante, dalla loro doppia condizione, haitiana e americana. I due artisti toccano inoltre il territorio della commercializzazione, lo stereotipo di un’arte "primitiva", ed il disinteresse del loro Paese per la propria arte. Nella loro opera, enfatizzando gli elementi poetici, affermano che ciò che porta ad un’arte contemporanea è la ricerca di una continuità sociale, politica e culturale, nonché la messa in atto di una dialettica fra passato, presente e futuro.


Mario Opazo (Colombia) parte da un’idea di territorio mobile, fluttuante ed effímero, segnato dall’esigenza di spostamento che la nostra epoca ed i suoi conflitti impongono all’uomo contemporaneo. Coniugando video e performance, Opazo compie gesti nel paesaggio, in luoghi remoti, lontano dalle persone. Sono gesti che possono essere allo stesso tempo politici e privati e che l’artista realizza per poi trasformarli in video, dandogli una dimensione completamente diversa. In Olvido de Arena, ispirato ad alcune usanze e festività della regione del Magdalena Medio, l’artista scava una fossa nella sabbia e successivamente sotterra una piccola cassetta con la terra predentemente tolta. In Scarabeus Sacer sale su una montagna per poi lanciarsi a rotolare, come certi scarafaggi – dice – che fanno rotolare le proprie sfere di escrementi.


William Paats (Paraguay) lancia un grido per salvare le selve e le foreste del suo acquifero Guaraní. Di fronte all’abbattimento indiscriminato dei boschi, Paats interpella le nostre coscienze con la sua opera di carbone e sabbia. Con la sua presenza quasi filosofica, questa installazione suggerisce l’immobilità della morte. Carbone e sabbia. Il gesto, silenzioso e solenne, è in assonanza con i registri del dispiacere e del cordoglio, ma è anche un campanello di allarme di fronte ad un futuro arido, sterile.


Jonathan Harker riflette sulla speculazione edilizia che sta cambiando il suo Paese di adozione (Harker è nato in Ecuador). Con la sua solita propensione per l’assurdo, la sua acutezza sarcastica e la sua conoscenza di struttura, ritmo e composizione, propria della sua educazione da cineasta1, Harker costruisce la sua opera. Con le sue riprese di simmetrie impossibili di “casette felici” che si specchiano in sè stesse, il video Destablishing Shots, che prende il nome dal termine establishing shot2, traccia un ritratto destabilizzante di una città alterata, di una città che sta perdendo il suo profilo, la sua architettura creata per il Tropico, per rispondere ad un’estetica globale e alle pressioni di questo mondo così accelerato del XXI secolo.


Lo spazio circoscritto della casa o della visione che Nin (Marcelina Ochoa) ha del suo patio prima e dopo la trasformazione di questo in un “quasi paradiso”, viene rappresentato in Patio de Nin di René Francisco (Cuba) un artista la cui opera, una specie di “Archeologia del desiderio” “è costituita dalle azioni fatte, dal coinvolgimento delle persone, dal luogo stesso nel quale l’azione viene nel tempo videoregistrata e, infine, dalla videoregistrazone stessa… È un’opera/ processo, nella quale il processo materiale (restaurare, comprare accessori, imbiancare, ricostruire i prodotti, le case, il patio, i video) e i processi immateriali (il pensiero, le parole, le interviste, le interrelazioni, ecc.) fanno un tutt’uno, ed ancora una volta istituiscono un protocollo dell’arte, non globalistica ma peculiare di un intero versante della ricerca artistica contemporanea non “alienata”.


Il territorio dell’infanzia lo sperimentiamo nella inquietante, quasi scenografica "camera dei bambini" di Ronald Morán (El Salvador). In quest’opera Morán, che allude alla violenza che regna fra le pareti domestiche, crea una stanza di bambini che trasforma ricoprendo ogni oggetto (aerei caccia, mitragliette, carri armati da guerra) e le pareti con cotone o peluche bianco. L’eccellente fattura, la disposizione degli oggetti e dei giocattoli, la “scenografia” rendono acuta la rappresentazione della violenza domestica che spesso viene vissuta nella società e che si può introdurre nella nostra casa sotto differenti forme. Morán denuncia attraverso l’arte la violenza e la negazione della sue esistenza.


La terra di mezzo fra infanzia e adolescenza viene invece messa a fuoco da Jorge Pineda (Repubblica Dominicana), che la rappresenta attraverso figure seminascoste. Bambini o adolescenti che si dibattono fra l’idea di essere o apparire, emarginati e confinati in spazi di passività che annullano la loro capacità di riflessione. Le loro figure, intagliate in legno di cedro e policromate, recuperando la tradizione dominicana dei “santos de palo”, parlano della condizione sociale dell’individuo, agendo come una metafora grazie alla quale è possibile mettere a fuoco la realtà.


María Verónica León (Ecuador) realizza un video sulla città che si guarda e si riflette, che è sempre riflesso in movimento, distribuzione di chiaroscuro. Un video in cui i riflessi sono il principale attore, in cui l’acqua mette in discussione il principio di orizzontalità, in cui tutto ciò che era sopra si rispecchia in basso. Come afferma Joseph Brodsky, (Acqua alta, Parigi, Editions Gallimard, 1992) l’acqua si riflette e rifrange tutto, inclusa sè stessa, reinventa forme e sostanze, a volte in modo gradevole, altre in forma mostruosa.


Il linguaggio di Pablo Cardoso (Ecuador) – radicato in diversi tentativi di traduzione letterale dalla fotografia alla pittura- dialoga con l’esperienza della visione, con la memoria, con la percezione del paesaggio e degli spazi.

Con Allende Cardoso riflette su Venezia, con la sua sensibilità estranea e distante, che si trova “al di là” – nel suo caso dall’altro lato del mare – della sua città natale, Cuenca, e ci regala un emozionante studio sui cambiamenti che la città subisce con il passare delle ore. Magia del paesaggio e della riflessione sul passare inesorabile del tempo.


Nella serie che Luis González Palma realizza con Graciela De Oliveira gli artisti iniziano la loro riflessione a partire dall’osservazione e decontestualizzazione delle mani di diverse Annunciazione. Le mani, una delle parti più espressive e funzionali del corpo, l’una di fronte all’altra – Vergine ed Arcangelo – stabiliscono fra loro un dialogo vitale. Le espressioni di ordine, allegria, stupore, paura, amore, vengono trasposte, attraverso le mani di diversi opere d’arte, al mondo contemporaneo attraverso l’opera di questi due artisti.


Luis González Palma realizza con Graciela De Oliveira

Annunciazione (da Guido Reni)

Lamina de oro, película ortocromática, resina, diam o,70 - 0,70 e 100

Gentilezza Fondazione Volume, Roma

Per “territorio” si intende un determinato spazio circoscritto (dalla natura, dalla politica, dalle credenze, dal paesaggio) o una storia che ci determina come persone e che si riflette in tutte le nostre azioni e creazioni. “Territorio” può essere per esempio un ricordo, come nella serie Paisaje infinito de la costa del Perú (1958-63), che Jorge Eielson 3 realizzò con la sabbia che aveva portato dalle spiagge del suo Paese. La sabbia e l’uso del materiale grezzo – la iuta, la lana, il cotone - assieme ai nodi rappresentavano per Eielson il ritorno a una fonte primordiale che incorporava nella struttura essenziale del suo territorio.


Manuela Ribadeneira riflette sulla realtà del suo paese, periferico eppure centro del mondo per definizione, al di fuori del quale porta in giro per il globo metri della linea immaginaria (il che crea un complicato intreccio di significati sociali, culturali, scientifici e turistici).

Lungi dal riaffermare un centro, la linea determina uno stato intermedio, neutro o transitorio. Nord/Sud, destra/sinistra, qui/lì e i loro corrispettivi entrano in conflitto.


Nelle sue fotografie Cinthya Soto plasma delle relazioni spaziali che devono molto alla sua formazione di architetto. Con occhio “rinascimentale” coglie speciali articolazioni spazio-temporali dove troviamo la veduta, gli spazi cubici, il confronto interno-paesaggio, la simultaneità dei tempi. Le sue opere sono pezzi della realtà ritagliati dalla fotografia in un abbraccio verso una realtà eccessiva, quasi impossibile d’abbracciare.


Wilfredo Prieto

Il tappeto rosso e un simbolo visuale di potere, relazionato con il trattamento a dignitari, celebrità e personalità di alto rango. Di grande qualità estetica, l’opera di Prieto combina la seduzione della illusione e il fascino con le strutture del potere. Nella sua intenzione metaforica, Prieto ci offre queste piccole perversioni come specchio della propria essistenza.
 
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