Michele Cascella - La Gioia di vivere (MUMI - MUSEO MICHETTI - Francavilla Al Mare)  -  attualmente sono in linea 2805 utenti di cui 22 registrati
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Francavilla Al Mare (CH) - dal 12 luglio al 30 settembre 2008
Michele Cascella - La Gioia di vivere


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MUMI - MUSEO MICHETTI
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Piazza San Domenico 1 (66023)
+39 0854912347 , +39 0854912347 (fax)
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In mostra oltre ottanta opere che attraversano tutte le principali fasi espressive dell’artista, dagli esordi più remoti all’attività estrema, seguendo un arco cronologico compreso fra il 1905 al 1987
orario: tutti i giorni dalle 12 alle 13 e dalle 18 alle 24
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Interi € 6, ridotti ragazzi fino a 18 anni, studenti e ultrasessantenni € 4
vernissage: 12 luglio 2008. ore 18
editore: SKIRA
ufficio stampa: KU.RA ROSI FONTANA
curatori: Vittorio Sgarbi
autori: Michele Cascella
telefono evento: +39 085815164
genere: arte contemporanea, personale
email: cultura@comunedifrancavilla.ch.it
web: www.comune.francavilla.ch.it

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comunicato stampa
Si inaugura il 12 luglio 2008 alle ore 18 al Museo Michetti la mostra di Michele Cascella: La Gioia di vivere, curata da Vittorio Sgarbi, che si compone di oltre ottanta opere che attraversano tutte le principali fasi espressive dell’artista, dagli esordi più remoti all’attività estrema, seguendo un arco cronologico compreso fra il 1905 al 1987. Si comincia con le opere giovanili, fra Abruzzo, Milano e Parigi, nelle quali Cascella rivela immediatamente il talento che lo contraddistinguerà per il resto della carriera, quello di colorista, segnato certamente dall’imprinting di Michetti, ma rinnovato alla luce degli sviluppi del Post-Impressionismo più coerenti con la lezione di Monet e Rénoir, oltre che con quelli del Divisionismo, l’esito nazionale in questo senso più rappresentativo. Opere come Paesaggio con figure, Trabocco di San Vito, Primavera presso Ortona, e Figure sulla Pescara, tutte precedenti il 1908, possono dirsi fra le più moderne del panorama nazionale del momento, ricche di svaporamenti cromatici, talvolta con accenti alla Turner, che stilizzano la natura per introdurla in una dimensione simbolista, estranea alla caducità delle cose terrene. La sperimentazione della sensorialità impressionista, caratteristica delle esperienze di Cascella fino al 1913, denota una visione della natura come oggetto di contemplazione che deve suscitare, in primo luogo, coinvolgimento emotivo, tenendo le debite distanze, quindi, dagli approcci mentali alla Cézanne. Con tutto ciò, specie dopo il 1916, in precoce percezione del rappel à l’ordre, Cascella non disdegna di associare il colore vibrante a un uso equilibratore del disegno, cosa che lo induce a prospettare una particolare variante del Primitivismo italiano, fra tradizione nazionale e francesismo, come si denota in opere come Giallo e verde e La giacca rossa, entrambe del 1918. La specializzazione nel paesaggio e nella veduta, in un momento di crisi dei generi, assicura a Cascella un successo di portata internazionale, con i consueti soggetti abruzzesi che vengono alternati a quelli di Portofino e delle maggiori metropoli, come un carnet di viaggio, e il ventaglio di opzioni espressive che varia di volta in volta, dal sentimentalismo tardo-simbolista, improntato su tonalità fredde, al bozzettismo da Ecole de Paris, pittoricistico, che lo faceva definire l’“Utrillo italiano”, con incursioni in terreni comuni che gli fanno sfiorare ora Strapaese, ora il Chiarismo, ora l’Espressionismo di Sassu (Solennità in San Pietro, 1939) o dei Sei di Torino (Rachele, 1943). Dopo il 1945, condizionato in Italia dal Neo-Cusbismo e dal recupero di Cézanne, quando non dall’abiura della figurazione, la pittura di Michele Cascella si connota come precisa reazione agli eccessi di intellettualismo che stavano trasformando l’arte in fenomeno fortemente elitario, rivolto a cerchie specializzate, stabilizzandosi sui soggetti e i caratteri di massima individuati negli anni precedenti, ma secondo accenti sempre più solari e diretti che limitano al minimo le mediazioni nella comunicazione fra l’artista e il suo pubblico.

“Vituperato in vita perché troppo indulgente nei confronti della popolarità, perché troppo ‘commerciale’, come si diceva allora, Cascella si prende ora le sue rivincite. Diciannove anni dalla morte sarebbero bastati a spazzarlo via non solo dalla memoria dei critici, ma anche del grande pubblico. E invece, eccolo ancora fra noi, eccoci ancora ad occuparci di lui. Della sua arte intenzionalmente semplice, votata a individuare un’idea istintiva del bello, di quanto più larga condivisione possibile, quasi francescana nel concepire il senso della natura, un sermo communis per il quale una marina è sempre una marina e un fiore un fiore.” Vittorio Sgarbi

“Quando Michele Cascella decise di diventare artista, il padre Basilio, mostrandogli colori e pennelli, gli disse che avrebbe imparato cos’èla pittura il giorno in cui sarebbe stato capace di dipingere l’aria. Michele non se lo dimenticò mai, cercò sempre di raggiungere quell’obbiettivo. Quando ci riuscì, da buon individualista, non lo disse a nessuno. Gli bastava la sua soddisfazione, intima, mai esibita. Io continuo a occuparmi di Michele Cascella perché se ne possano accorgere tutti, finalmente.”
Pier Paolo Cimatti, gallerista ed editore grafico di Michele Cascella

Michele Cascella. Cenni biografici.
Nasce il 7 settembre 1892 ad Ortona a Mare (Ch). Viene introdotto all’arte dal padre Basilio, capostipite di una famiglia che conterà, nel corso del Novecento, numerosi esponenti artistici. Col fratello Tommaso, esordisce in una mostra alla “Famiglia Artistica” di Milano, nel 1907, dimostrando subito uno spiccato talento di colorista. Nel 1909, sempre con Tommaso, espone per la prima volta a Parigi, aggiornandosi agli sviluppi del Post-Impressionismo. Nel 1910 è tornato a Milano, dove frequenta Marinetti, Boccioni e Margherita Sarfatti, seguendo con interesse gli sviluppi del Divisionismo. Fra il 1915 e il 1918 partecipa alla Prima Guerra Mondiale. Dopo il ritorno dal fronte, mostra una maggiore attenzione per la regolarità della composizione e per l’incidenza del disegno, fra rétour à l’ordre e Primitivismo in chiave di modernismo nazionale, senza comunque smentire la preponderante vocazione colorista. Nel 1924 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove sarebbe tornato in tutte le successive edizioni fino al 1942, quando avrebbe avuto in dedica una sala personale. Nel 1925, presentato da Carlo Carrà, espone con successo alla Galleria Pesaro di Milano, affermandosi come uno dei maggiori paesaggisti italiani del momento. Fra il 1931 e il 1933 espone a Parigi, Londra, Bruxelles, aggiungendo il soggetto cittadino al repertorio più tradizionale, ispirato alla natura abruzzese. Dal 1933 è illustratore paesaggista de “Il Corriere della Sera”. Nel 1937 partecipa alla Quadriennale di Roma e ottiene una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi. E’ da questo periodo che Portofino diventa il suo luogo prediletto, del quale riproduce gli scorci più suggestivi in un numero sterminato di varianti. Nel 1938 esordisce come scenografo alla Scala. Dopo il 1945, le mutate condizioni del dibattito critico in Italia, ostile a un certo tipo di figurazione, lo invogliano a incrementare i rapporti con l’estero, in particolare col Sud America, con la California (espone a Los Angeles nel 1948) e con Parigi. Nel 1954 la sua opera viene celebrata, a Lugano, dalla prima retrospettiva a lui dedicata. Fra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta si muove fra gli Stati Uniti, Parigi, Portofino e l’Abruzzo, conseguendo rinnovati successi con le frequenti mostre che segue in ogni parte del mondo. L’ultima stagione artistica di Cascella é caratterizzata da un numero considerevole di riconoscimenti ufficiali e di esposizioni antologiche (Milano, 1981; Ferrara, 1982-83; Roma, 1985), a cui corrisponde una recuperata freschezza espressiva del maestro, neo-impressionista, di vigore quasi giovanile.
Michela Cascella muore a Milano il 29 agosto 1989
 
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