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arte contemporanea, collettiva BIBLIOTECA CIVICA G. TARTAROTTI ​ Corso Angelo Bettini 41 Rovereto 38068

Rovereto (TN) - dal 20 settembre al 18 ottobre 2008

Diego Laurocci - Mostra di scultura

Diego Laurocci - Mostra di scultura
BIBLIOTECA CIVICA G. TARTAROTTI
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Corso Angelo Bettini 41 (38068)
+39 0464452193 , +39 0464452344 (fax)
www.bibliotecacivica.rovereto.tn.it
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La casa editrice Mazzotta ha pubblicato nel mese di settembre la monografica di Diego Laurocci, artista poliedrico recentemente scomparso che ha inventato a partire dai primi anni Novanta un universo di creature ibride, giocose e poetiche. Molte di queste opere saranno in esposizione.
orario: da lunedì a sabato ore 9-22
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 20 settembre 2008. ore 18
editore: MAZZOTTA
curatori: Mario Cossali, Franca Maffei
autori: Diego Laurocci
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Comunicato stampa

DIEGO LAUROCCI. Metamorfosi
Testi in italiano e inglese di Alberto Veca, Massimo Mariani, Carmine Tedeschi, Matteo Galbiati, Mario Cossali
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta, Milano 2008 (pagine 120, illustrazioni 110, euro 28,00)



Mostra di scultura di Diego Laurocci
a cura di Franca Maffei e Mario Cossali
Rovereto, Biblioteca “G. Tartarotti”, Polo Culturale del MART
Orario: da lunedì a sabato ore 9-22 Per informazioni: www.bibliotecacivica.rovereto.tn.it/
Inaugurazione: sabato 20 settembre 2008 ore 18
Fino al 18 ottobre 2008


La casa editrice Mazzotta ha pubblicato nel mese di settembre la monografica di Diego Laurocci, artista poliedrico recentemente scomparso che ha inventato a partire dai primi anni Novanta un universo di creature ibride, giocose e poetiche.
Il volume ricco di testimonianze importanti di Alberto Veca, Massimo Mariani, Carmine Tedeschi, Matteo Galbiati, Mario Cossali documenta il lavoro multiforme dello scultore attraverso un centinaio di opere scelte, raggruppate in sette diverse sezioni: Misteri del tempo, Maschere e Totem, Skyline, Bestiario, Maschile Femminile, Movimento, Parole e figure.
Molte di queste opere saranno esposte dal 20 settembre alla mostra retrospettiva di Diego Laurocci, presso la Biblioteca del MART di Rovereto.

Diego Laurocci (Piacenza 1946 – Marano d’Isera, Trento 2004) nel corso della sua vita, insieme al lavoro di insegnante, si è dedicato costantemente all’attività artistica, individuando e raccogliendo con l’occhio di chi non ha mai dimenticato il proprio destino estetico, centinaia di oggetti in-utili per lo più abbandonati. Su di essi è intervenuto con modifiche ridotte al minimo indispensabile, con accostamenti ironici o poetici sempre calcolati nei dettagli. Ha rinnovato in tal modo la pratica dadaista-surrealista del ready-made, restituendo nuova vita a “cose” altrimenti perdute.

Scrive Mario Cossali nel volume «D.L. è una sorta di archeologo della contemporaneità per il suo atteggiamento mentale non contemporaneo, […] abita i luoghi della sua mente con una specie di spirito neocontemplativo e osserva con disincanto i tremori, le pulsazioni violente, spesso orripilanti del suo tempo, il nostro tempo; cerca di stare in mezzo ad esse con la saggezza, mai riconosciuta come tale dal senso comune, dell’infanzia, questa sì ritrovata, come atto di stupore continuo […] Egli scava nelle discariche del consumo contemporaneo, negli anfratti delle memorie individuali e collettive, dell’autobiografia di mille storie e scopre segnali, barlumi, accenni. Poi li ricompone in altre storie, ma sarebbe meglio dire in altre figure che raccontano e rappresentano simbolicamente stadi della mente, stagioni del cuore, fessure significative della società. L’assemblaggio non manca di divertita ironia…».
Nell’approfondire l’analisi del lavoro di D. L., Alberto Veca osserva: «… così come l’artista ha colto nell’oggetto (“trovato”ndr) una sua figura nascosta, altrettanto limitato è il suo compito di aiutare la lettura dell’osservatore disattento. Dismessi i panni del narratore di arredi, di stati d’animo, l’artista raccoglie prevalentemente quanto scartato, quanto considerato marginale e lo ripropone nella sua essenzialità. Ecco il passaggio dall’umiltà, dalla dismissione del ruolo di narratore, a raccoglitore di tracce altrimenti invisibili: e siamo nel secondo aspetto del problema, quello di una particolare “pupilla squisita” per usare una singolare espressione dell’esteta J.K.Huysmans, di una sensibilità tale da percepire sfumature e assonanze particolari, perché ciò che è marginale, nascosto nel disordine del magazzino o nella confusione del paesaggio naturale, da “scarto” diventa “pietra d’angolo”, elemento insostituibile per la creazione dell’opera: una sorta di “seconda vita”che ne può prevedere ulteriori.»
 
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