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arte contemporanea, collettiva PALAZZO REALE ​ Piazza Del Duomo 12 Milano 20122

Milano - dal 30 ottobre al 14 dicembre 2008

Lorenzo Capellini - La mano del Palladio

Lorenzo Capellini - La mano del Palladio
PALAZZO REALE
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Piazza Del Duomo 12 (20122)
+39 02875672
www.comune.milano.it/palazzoreale/
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Le fotografie realizzate da Capellini e dedicate alle architetture palladiane si inseriscono in un suggestivo allestimento realizzato da Paolo Portoghesi, che richiama l’ eurythmia e la pulizia dell’estetica palladiana
orario: lunedì 14.30 – 19.30. da martedì a domenica 9.30-19.30. giovedì 9.30 – 22.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: euro 4,50, il servizio di biglietteria termina un'ora prima della chiusura della mostra
vernissage: 30 ottobre 2008. ore 18
editore: ALLEMANDI
curatori: Petra Bernitsa
autori: Lorenzo Capellini
genere: fotografia, personale

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comunicato stampa
Promossa dal Comune di Milano-Cultura e realizzata da Palazzo Reale in collaborazione con Allemandi&C, la mostraLA MANO DI PALLADIO, a cura di Petra Bernitsa, si inserisce all’interno delle celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di Andrea Palladio (pseudonimo di Andrea di Pietro dalla Gondola;Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580) sommo architetto e geniale scenografo italiano, autore del trattato I quattro libri dell'architettura (1570), che ha profondamente influenzato la storia dell'architettura europea e più tardi quella nord americana. Il progetto espositivo, ospitato nella sala delle Otto Colonne a Palazzo Reale, nasce dal fortunato incontro tra Paolo Portoghesi, architetto “veneto” per avere realizzato opere ispirate agli insegnamenti di Palladio, ma anche storico e critico innamorato dell’ordine classico e dell’architettura come linguaggio, con Lorenzo Capellini, fotografo che ha saputo mettere in luce con sensibilità e immaginazione il sottile cromatismo delle opere palladiane. Da questa inedita collaborazione - confluita in un prestigioso volume, edito da Allemandi -prende forma la folgorante narrazione che attraversa, con ragione e sentimento, il percorso della mostra e si fa testimonianza della linfa vitale della “Mano di Palladio”. Le fotografie realizzate da Capellini e dedicate alle architetture palladiane si inseriscono in un suggestivo allestimento realizzato dallo stesso Portoghesi, che richiama l’ eurythmia e la pulizia dell’estetica palladiana. La configurazione spaziale risulta da un tipo di pianta simmetrico che si avvicina alla forma del violino mentre il percorso espositivo si ispira all’immagine poetica e simbolica dell’organo, immagine dell’harmonia mundi e sovrascrittura della memoria architettonica. Portoghesi è anche l’autore dei testi che accompagnano le immagini di Capellini, le quali sottolineano l’originale impatto delle opere palladiane sul paesaggio e le modificazioni successive, dovute all’evoluzione ed agli interventi urbani e costruttivi. Il percorso della mostra si articola in sette aree tematiche: La gioia del cantiere; Ragione e senso; La loggia ; Intersezioni. Spazi dentro spazi; Il nudo e l’horror vacui; Il numero, la musica, l’assoluto; Il paesaggio palladiano. Palladio, architetto europeo di fama mondiale grazie alle meravigliose e imitatissime ville, 24 delle quali diventate Patrimonio Mondiale dell'Umanità, come Villa Almerico e Villa Foscari La Malcontenta, ma anche per i palazzi, per le chiese, per i conventi, per la Basilica di Vicenza e per il Teatro Olimpico, è per Portoghesi un architetto dal mestiere “alchemico” che abita il mondo e «…studia di sapere le ragioni delle cose» per raggiungere, sulla scia di Leon Battista Alberti, «l’armonia degli occhi nostri», aiutando i suoi committenti a vedere, a ornare, a contemplare, anche servendosi dell’analogia riconosciuta con le «proporzioni delle voci».
Promossa da una produzione in collaborazione con Gli edifici di Palladio rapiscono al primo colpo d’occhio ed è senza dubbio dai giusti rapporti delle parti che nasce questa immediata e piacevole sensazione. Palladio li ha determinati attraverso le regole dell’armonia ed è sulla base di queste regole che si stabilisce la bellezza principale delle opere di questo famosoarchitetto. «…Le fabbriche si stimano più per la forma che per la materia». In tutta la sua vita Palladio si attiene a questo suo principio insieme tecnico ed etico dove emerge come sosteneva Heidegger che il pensare, non è qualcosa di puramente teorico e disinteressato dalla pratica, ma è il modo originario di custodire la verità e di abitare il mondo. «L’architettura palladiana» – scrive Portoghesi - «ha sempre riscosso consenso su due fronti: da parte degli osservatori che apprezzano la sua fedeltà a un ideale di razionalità e di regolarità, e da parte degli “osservatori inquieti”, che ne hanno riconosciuto, come ha detto Piovene, “l’inaspettato, la fluidità, il mistero, la combustione fulminea delle visioni”». Il progetto esposto a Palazzo Reale è dunque una mostra che ha il merito di sensibilizzare il pubblico interessato all’architettura, ma anche alle tematiche dell’armonia tra gli edifici ed il paesaggio in cui vengono inseriti, e al contempo svelare al visitatore quanto c’è di più soggettivo, personale e segreto nell’arte del più imitato architetto della storia universale
 
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