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arte contemporanea, collettiva GALLERIA L'ELEFANTE ​ Via Roggia 52 Treviso 31100

Treviso - dal 15 novembre al 20 dicembre 2008

Maria Lai

Maria Lai
"Telaio di Fuoco 2"
1968-2008
Tecnica mista
Cm. 200 x 150
 [Vedi la foto originale]
GALLERIA L'ELEFANTE
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Via Roggia 52 (31100)
+39 0422419550 , +39 0422419550 (fax)
galleria.elefante@libero.it
www.galleriaelefante.com
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In mostra telai libri cuciti e geografie.
orario: Dal Martedì al Sabato dalle 15.30 alle 19.30 o su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 15 novembre 2008. Ore 18.00
catalogo: in galleria.
autori: Maria Lai
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Raccontare l'arte di Maria Lai cercando scorciatoie è come raccontare di gesti quotidiani in cui la tradizione, riflessa in se stessa, muore. Mentre nelle opere di Maria Lai qualcosa cambia sempre e la forma inevitabilmente evolve verso nuove interpretazioni.
Nata a Ulassai (OG) nel 1919 Maria viene separata dalla famiglia a causa di una salute cagionevole. Salvatore Cambosu, studioso delle tradizioni sarde e suo insegnante alla scuola media la incoraggia a partire per Roma. Sono poi gli anni della Seconda Guerra Mondiale che la portano a Venezia e all'incontro con Arturo Martini di cui è allieva all'Accademia. Di questo incontro Martini ebbe a dire: "Aspettavo da tempo un allievo che provenisse da una terra 'vergine', dove i bronzetti nuragici sono delle opere eccezionali in confronto con la scultura attuale diventata cimiteriale". Ci vorrà tempo prima che le parole, subìte, quasi come un aratro nella terra, penetrino a fondo nella sua coscienza, portandola ad una nuova consapevolezza. Dopo l'importante mostra del '57 presso la galleria L'Obelisco a Roma, Maria sente il bisogno di cercare nuovi metodi di espressione. Questo la porta ad isolarsi dal mondo. La sua opera lentamente si avvia verso nuove esperienze. Dal semplice disegno all'utilizzo di tecniche diverse, passando per temi ripresi dalla tradizione della sua terra. L'abbandono della resa grafica, non più sufficiente a contenere i nuovi orizzonti, cede il posto all'uso di nuovi materiali che superano i limiti fisici della tela. Così arrivano i telai e poi i lavori con i fili.
Il filo diventa l'ordito della sua arte (a darle retta dei suoi giochi e delle sue meraviglie) dando forma ai suoi libri. Fili che poi generano le geografie e le astronomie, quasi a ricordarci la nostra dimensione dell'universo.
Maria Lai vive a modo suo la stagione dell'arte Povera e Concettuale cui riconosce una convergenza con la sua ricerca nel legame profondo tra arte e vita. Ella infatti ritrova nella dimensione antropologica delle nuove tecniche la memoria storica del luogo d'origine , ma anche la possibilità di andare oltre. I pani, che nella tradizione popolare durante le feste prendono le forme più svariate, cessando di essere per una volta solo cibo per lo stomaco, trovano in Maria Pietra la metafora che si riappropria dei suoi contenuti, così come i Presepi, che nel corso degli anni continuano a stuzzicare la sua curiosità.
A conferma che la sua opera è un perenne oscillare tra passato e futuro, nei suoi lavori c'è un continuo ritorno di forme e materie, di volta in volta riesplorate, alla ricerca di nuove meraviglie. E non è un caso che i fili si facciano fiaba, o le fiabe interventi ambientali. Il primo fu quello nel suo paese d'origine. Con Legarsi alla Montagna l'artista riprende infatti la favola della bambina che porta il cibo ai pastori. Ma a differenza di interventi ambientali realizzati da altri artisti, Maria non si limita ad usare la comunità ulassese come scenografia passiva dell'operazione, ella coinvolge i suoi concittadini nell'esecuzione dell'opera; e superando i pregiudizi e la loro idea del tempo, li porta ad annodare il 'filo' che legherà il paese alla montagna. Di questa operazione Filiberto Menna scrisse: "...è stato l'intero paese a ricostruire una rete di relazioni legando casa a casa, porta a porta, finestra a finestra e soprattutto persona a persona superando nell'evento estetico del Legarsi alla Montagna rancori e inimicizie e diffidenze remotissime. Forse che il grande sogno ad occhi aperti dell'arte moderna di cambiare la vita si sia realizzato, sia pure una volta soltanto, proprio qui, in questo luogo lontano dove i nomi dell'avanguardia artistica non sono altro che nomi? Credo di si: qui, l'arte è riuscita là dove religione e politica non erano riuscite a fare altrettanto..."
Questo suo straordinario talento nel coinvolgere tutto quello che la circonda trova esiti sempre diversi: nel teatro, con le scenografie, nella musica, nelle animazioni. Materiali e tecniche vengono continuamente sollecitati a misurarsi con nuove situazioni. Antonello Gasole
 
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