Lentissimamente fino allo zero 3072 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
15/06/2019
Libri, film, interviste. A Milano, Gucci punta tutto su Harmony Korine
15/06/2019
David LaChapelle firma il calendario Lavazza 2020
14/06/2019
Tutti i segreti per un ritratto postmoderno. Mostra e talk alla RUFA
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche

arte contemporanea, collettiva NELLIMYA: LIGHT ART EXHIBITION ​ Via Ur Strdón 11 Cademario 6936

Cademario () - dal 15 gennaio al 21 febbraio 2009

Lentissimamente fino allo zero

Lentissimamente fino allo zero
Amore a tempo indeterminato
Eloisa Gobbi
 [Vedi la foto originale]
NELLIMYA: LIGHT ART EXHIBITION
vai alla scheda di questa sede
Exibart.alert - tieni d'occhio questa sede
Via Ur Strdón 11 (6936)
+41 0919118809
info@nellimya-exhibition.ch
www.nellimya-exhibition.ch
individua sulla mappa Exisat
individua sullo stradario MapQuest
Stampa questa scheda
Eventi in corso nei dintorni

...C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio...il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio.” Milan Kundera - La Lentezza - Adelphi 1994
orario: lu, me, ve 10:00-12:30 / 15:00-19:00
ma, gio 15:00-19:00
sa 10:00-13:00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 15 gennaio 2009. ore 18:30
catalogo: in galleria. a cura di Mya_Lurgo_Gallery, Chf. 20.-
autori: Carlo Cane, Eloisa Gobbo, Mya Lurgo, Marco Martelli, Massimo Pulini, Cecilia Viganò
note: Ogni giovedì sera alle 20:30 evento culturale in galleria a cura dell'Ass. OlosNOProfit improntato sul tema della mostra in corso
genere: arte contemporanea, collettiva

segnala l'evento ad un amico

mittente:
e-mail mittente:
e-mail destinatario:
messaggio:

individua sulla mappa

comunicato stampa
Mirabilia della lentezza
Anna Caterina Bellati

Una mostra per dire un’arte che
non emette onde d’impazienza. “La
velocità è la forma di estasi che la
forma tecnologica ha regalato
all’uomo”, scrive Milan Kundera nel suo
romanzo La lentezza, pubblicato da
Adelphi nel 1994. Il nostro è diventato
un corpo fuori gioco e la rapidità,
incorporea e immateriale, ci porta
all’irresponsabilità, quasi macchine
senza manovratore. Eppure c’è un
altro battere del cuore che vuole
recuperare il corpo come essere nel
mondo qui e ora. Abbiamo da riconquistare
una calma tangibile e consistente,
vicina alla realtà. Nella nostra
società l’ozio è diventato inattività,
ma se si guarda alla lentezza come a
una dimensione della vita, si coglie il
suo ritmo uguale e contrario a quello
della velocità. Viviamo all’interno di
una grande conchiglia la cui eco ci
impedisce di distinguere i rumori dai
suoni. Questa mostra invita al silenzio,
quello di cui abbiamo perso l’odore.
Ci sono le costruzioni di Carlo Cane
che bucano un cielo bianco latte
senza nuvole o volo d’uccelli. Parlano
di un mondo in cui gli uomini
hanno perso la propria scommessa
con il tempo. A furia di correre e annientare il presente hanno azzerato
anche il futuro che, schiacciato tra
questi monoliti di acciaio e cristallo,
si è ridotto a un oggi infinito. Ci sono
i personaggi addormentati di Massimo
Pulini, assopiti nell’ora sospesa
di un pomeriggio qualunque. Una
qualità del sonno che cerca di indovinare cosa ci sia dietro le palpebre abbassate, quali storie, quali umori,quali speranze, quali sconfitte. Mya Lurgo invece propone un’analisi del
presente in cui il grande orologio londinese,diventato simbolo di tutte le
mezzanotti, batte i minuti e le ore e
i giorni delle nostre singole vite in attesache ognuno sopra qual è il suo
destino. Un destino tuttavia che non
cade addosso, va piuttosto conquistato.
Ed ecco i dipinti immobili di
Marco Martelli. Sono pieni di vento,
ma l’artista coglie l’attimo e dunque
la pittura immortala una frazione di
esistenza senza movimento. La lentezza
è già qualcosa, l’immobilità è
uno spazio contratto dove anche un
respiro farebbe rumore; mentre i nodi
al fazzoletto di Cecilia Viganò innescano
ancora un altro meccanismo del
pensiero, quello della memoria. Che è
ricordo, appunto, post-it del quotidiano, ma anche del passato profondo di ciascuno. Infine Eloisa Gobbo nella sua maniera soft-pop ricorda che tutto gira intorno all’amore o forse che l’amore gira intorno a tutto. Purché sia
a tempo indeterminato.
 
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram