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arte contemporanea, collettiva SPAZIO GUICCIARDINI ​ Via Francesco Guicciardini 6 Milano 20129

Milano - lun 19 gennaio 2009

Paola Mattioli - Dalmine

Paola Mattioli - Dalmine

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SPAZIO GUICCIARDINI
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Via Francesco Guicciardini 6 (20129)
+39 0277406315
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Diverse generazioni (che, dal Dopoguerra a oggi, vivono nella stessa città e lavorano nella stessa fabbrica) rappresentano e raccontano, attraverso l’esperienza in una città nata intorno a una grande impresa e le sue trasformazioni, un frammento importante della storia sociale, economica, culturale, politica del nostro Paese. Le bellissime fotografie di Paola Mattioli ci conducono nel cuore pulsante della fabbrica e ce ne mostrano la fisicità, ci fanno intuire la fatica ancora oggi così necessaria alla produzione, nonostante la grande rimozione collettiva che ne teorizza la scomparsa: gli stessi operai hanno in buona parte dimenticato la loro appartenenza di classe e, abbracciati valori di puro mercato, fanno di tutto per omologarsi alle altre classi sociali.
biglietti: L’ingresso è libero, fino ad esaurimento posti
vernissage: 19 gennaio 2009. ore 18
editore: SKIRA
ufficio stampa: LUCIA CRESPI
autori: Paola Mattioli
telefono evento: +39 0277406325
note: La serata è promossa da Provincia di Milano/Settore cultura in collaborazione con Skira Editore
genere: presentazione
email: p.diandrea@provincia.milano.it
web: www.provincia.milano.it/cultura

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comunicato stampa
Lunedì 19 gennaio, presso la Sala Spazio Guicciardini: presentazione del volume “Dalmine” di Paola Mattioli, edito da Skira.


Lunedì 19 gennaio, alle ore 18, presso la Sala Spazio Guicciardini, Via Macedonio Melloni 3: presentazione del volume “Dalmine” di Paola Mattioli, edito da Skira.

La serata è promossa da Provincia di Milano/Settore cultura in collaborazione con Skira Editore.

Oltre all’autrice, intervengono: Francesca Pasini, direttrice della fondazione Remotti di Camogli; Roberta Valtorta, direttrice scientifica del museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo; Luigi Tomassini, professore di storia contemporanea all’università di Bologna, presidente della Società italiana per lo studio della fotografia; Carolina Lussana, responsabile della Fondazione Dalmine. Conclude la discussione Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil.
Coordina Eugenia Valtulina, responsabile della biblioteca "Di Vittorio" della Cgil di Bergamo.

L’ingresso è libero, fino ad esaurimento posti.

Diverse generazioni (che, dal Dopoguerra a oggi, vivono nella stessa città e lavorano nella stessa fabbrica) rappresentano e raccontano, attraverso l’esperienza in una città nata intorno a una grande impresa e le sue trasformazioni, un frammento importante della storia sociale, economica, culturale, politica del nostro Paese.
Le bellissime fotografie di Paola Mattioli ci conducono nel cuore pulsante della fabbrica e ce ne mostrano la fisicità, ci fanno intuire la fatica ancora oggi così necessaria alla produzione, nonostante la grande rimozione collettiva che ne teorizza la scomparsa: gli stessi operai hanno in buona parte dimenticato la loro appartenenza di classe e, abbracciati valori di puro mercato, fanno di tutto per omologarsi alle altre classi sociali.
Le lavoratrici e i lavoratori della Dalmine (dalle ipotesi di ricerca di Francesco Garibaldo e Emilio Rebecchi che ne hanno raccolto le testimonianze) liberamente danno corpo e intelligenza agli effetti dei cambiamenti di questi ultimi cinquant’anni sulle condizioni materiali, sul sentire individuale e collettivo, sul lavoro produttivo che si intrecciano con la vita personale e di comunità. Il microcosmo della città-fabbrica è un punto di osservazione specifico e privilegiato che dà all’indagine uno spessore particolare di grande interesse politico e sindacale. Emerge così con chiarezza la funzione propulsiva dell’incontro-scontro fra l’affermarsi di un forte movimento delle lavoratrici e dei lavoratori e la proprietà, che attraversa la prima industrializzazione, il percorso delle partecipazioni statali, per approdare alla grande azienda multinazionale. I ritmi della fabbrica seguono i tempi della vita e modificano le relazioni familiari, mentre l’impegno e la partecipazione sociale scoprono terreni e motivazioni, rappresentando anche i cambiamenti culturali del nostro Paese.

Paola Mattioli è nata a Milano nel 1948. Ha studiato filosofia e si è laureata con una tesi sul linguaggio fotografico. I temi principali del suo lavoro sono il ritratto, l’interrogazione sul vedere, il linguaggio, la






differenza femminile, le grandi e le piccole storie (dall’Africa alla fonderia). Ha esposto sue fotografie in numerose mostre personali e collettive. Tra le principali: “Immagini del no” (1974); “Donne allo specchio” (1977); “Cellophane” (1979); “Ritratti” (1985); “Statuine” (1987); “Ce n’est qu’un début” (1998); “Trieste dei manicomi” (1998); “Un lavoro a regola d’arte” (2003); “Regine d’Africa” (2004); “Perturbamenti” (2005); “Consiglio di Amministrazione” (2006); “Oltre Lilith” (2006); “Arte dell’altro mondo” (2006); “Alfabeti” (2007). Tra le sue pubblicazioni: Ungaretti (1972); Ci vediamo mercoledì (1978); Cattivi sentimenti (1991); Donne irritanti (1995); Tre storie (2003); Regine d’Africa (2004); Omaggio a Paci (2006); Fabbrico (2006). Dice del suo lavoro: “Ho scelto di stare su due piani. Uno narrativo e uno concettuale, in cui tengo conto del mezzo che uso, che a sua volta non può prescindere dal tema del vedere”.


 
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