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Ferrara - dal 30 gennaio al 28 febbraio 2009
Andrea Amaducci - Alieni

Anarchitettura
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GALLERIA D'ARTE MARCHESI
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Nell'immaginario di Andrea Amaducci ci vengono incontro colori veloci e finto disordine, sovrapposizioni di figure che si scambiano i ruoli tra i disegni del bambino e quelli del pittore, come se il pittore fosse sempre rimasto quel bambino.
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vernissage: 30 gennaio 2009. ore 18.30
autori: Andrea Amaducci
genere: arte contemporanea, performance - happening, personale

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comunicato stampa
A cura di Adele Ricciotti

I disegni dei bambini. Quanti artisti li hanno ricordati? L'arte mostra per sua stessa natura istantaneamente il sacro legame che la conduce all'infanzia e che si dispiega in quella certa cosa che molti hanno perduto: la capacità di vedere. Nell'immaginario di Andrea Amaducci ci vengono incontro colori veloci e finto disordine, sovrapposizioni di figure che si scambiano i ruoli tra i disegni del bambino e quelli del pittore, come se il pittore fosse sempre rimasto quel bambino. E' questo il segreto? La genialità che nasce dall'umiltà, dall'amore per la realtà, che si vuole riprodurre, conservare. Gli occhi innamorati sono solo dei bambini e dei veri artisti.

Ed ecco che il bambino, o chi dietro di lui, il burattinaio che ne decide le gesta, diviene cattivo: si volgarizza e si mostra politicamente scorretto. Eppure, lascia un dubbio, che galleggia tra noi e le immagini mentre le osserviamo, come se ci chiedessimo “è davvero lui ad essere scorretto?”. Perchè le pose o i gesti inconsueti del personaggio di Amaducci appaiono improvvisamente giusti se collocati sullo sfondo di un mondo che non ci piace, un mondo che ci aveva promesso incanti quando ancora credevamo alle favole e che ora ci getta nella meschina quotidianità della violenza gratuita. Così, quella stessa identica espressione, minacciosamente indifferente, ora spara al palloncino di una bambina, ora si abbandona al godimento di un'offerta sessuale, ora si prende gioco della Croce imitando l'atleta. Ma, è la grave presenza dell'indifferente a lasciare perplessi. Il gesto diviene esso stesso indifferente, e ciò che invece esce allo scoperto è l'indifferenza con cui il gesto si attua. Il mondo dei bambini è finito perchè non ne siamo più incantati. Il mondo è divenuto qualcosa che non potrebbe incantare, ma solo rapire all'interno della sua immonda quotidianità, l'eterno gesto che, pur sempre diverso, sempre si ripete perchè noi non modifichiamo. E se l'esperienza di questo mondo, - o di questa società, sarebbe più giusto dire, ma è una parola, anch'essa, che ormai vede svanire il suo significato - non modifica, allora l'elemento estetico viene a mancare; poiché l'arte è ciò che dovrebbe cambiare la vita di chi ne fa esperienza. Se il mondo ha perso, ha voluto perdere, l'essenzialità dell'atto estetico, Andrea Amaducci si prende gioco del mondo attraverso lo stesso derisorio atto, portando i suoi personaggi a dissacrare ciò di cui fanno parte dall'interno. Il bambino è cresciuto e, disilluso, divora il bozzolo che lo ha nutrito, avvelenandosi dello stesso veleno. La madre è malata, e così i suoi figli. Eppure, i disegni di infanzia dell'artista possono ancora ricordare da dove deriva il motivo dell'arte oggi. Anche quando essa diviene profanatoria per necessità fisiologica, appare inevitabilmente la scintilla fatale che la porta a presentarsi al mondo. E i colori scoppiano, le linee s'incrociano in variopinti geroglifici, l'entusiasmo prende corpo sulla tela. E questa non sarebbe già una denuncia ma un semplice ricordare quanto è importante, e bello agli occhi di tutti, colorare questo mondo per quanto esso puzzi.
 
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