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arte contemporanea, collettiva PALAZZO ZENOBIO - COLLEGIO ARMENO ​ Dorsoduro 2596 Venezia 30123

Venezia - dal 5 giugno all'undici novembre 2009

53. Biennale - Padiglione arabo-siriano

53. Biennale - Padiglione arabo-siriano
Yasser Hammoud, Ishraqat (Illuminations)
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PALAZZO ZENOBIO - COLLEGIO ARMENO
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La Repubblica Araba Siriana partecipa alla 53. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con la mostra Stanza d’artista che sottolinea i fitti rapporti culturali che intercorrono tra i Paesi del Mediterraneo attraverso la presenza di artisti siriani e italiani.
vernissage: 5 giugno 2009. ore 18
catalogo: con testi di Marzia Spatafora, Enzo D’Allara e Christian Maretti.
editore: CHRISTIAN MARETTI
ufficio stampa: IRMA BIANCHI
curatori: Enzo D’Allara, Marzia Spatafora
autori: Gastone Biggi, Issam Darwish, Salvatore Emblema, Yasser Hammoud, Sergio Lombardo, Hannu Palosuo, Franca Pisani, Concetto Pozzati, Turi Simeti
telefono evento: +39 3272071964
note: Apertura al pubblico dal 7 giugno
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
La Repubblica Araba Siriana partecipa alla 53. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con la mostra Stanza d’artista che sottolinea i fitti rapporti culturali che intercorrono tra i Paesi del Mediterraneo attraverso la presenza di artisti siriani e italiani. A due grandi artisti siriani, infatti, il realista Issam Darwich e l’informale Yasser Hammoud, si affiancano sette protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale: Gastone Biggi, Salvatore Emblema, Sergio Lombardo, Hannu Palosuo, Franca Pisani, Concetto Pozzati, Turi Simeti.

In rappresentanza della repubblica medio-orientale, i curatori Marzia Spatafora e Enzo D’Allara, d’accordo con il commissario Christian Maretti, hanno scelto di esporre dipinti, sculture e installazioni in base al principio della storicità, dell'attualità e dell'internazionalità dei singoli artisti.


La Repubblica Araba Siriana, invitata per la seconda volta all’importante rassegna internazionale d’arte, è ospitata presso la prestigiosa Ca’ Zenobio dove l’esposizione, di grande rilievo, si snoda nelle sale interne e nel giardino.


Ad ogni artista, come si evince dal titolo della rassegna, è riservato uno spazio specifico, scandito da opere appartenenti ai personali percorsi espressivi, così da rendere il lavoro di ognuno unico e unitario al tempo stesso. Le creazioni rivelano uno scambio culturale che rispetta ed esalta ogni singola personalità artistica, evidenziandone le caratteristiche di forma e contenuto. Visitando la mostra si aprono, così, momenti di riflessione, di confronto e di dibattito, da cui possono scaturire interessanti convergenze e divergenze di tematica e di poetica.


Issam Darwich, raffinato realista, dà voce ad una poetica della “presenza dell’assenza”, da cui il titolo della sua “Stanza” Presence of Absence, dove l’assenza della persona è sostituita dalla presenza di abiti appesi, adagiati, spesso inseriti in vissuti interni del ricordo. Pittore la cui creatività è orientata a una netta figurazione estetica, propone, tramite stesure a olio su tela, la rappresentazione di vesti prive di reali presenze umane, ma capaci di rivelare la consistenza corporea di suggeriti tratti anatomici.


“La Luce genera la Forma, quando è connessa con la mia conoscenza e la mia individualità, fino a spegnere la vista e accendere l'intuizione per poter vedere nel buio”, così Yasser Hammoud descrive la sua opera Ishraqat (Illuminations). L’artista dipinge così l’anima della materia astratta, la dinamica dell’introspezione, il connubio di luce e colore nel sussulto dell’ombra. Il gesto operativo diviene sigla portante di un’astrazione informale che, con sviluppi curvilinei o rettilinei, paralleli o sovrapposti, intende seguire la pulsione interiore, conscia o inconscia, per una vibrante costruzione formale, capace di esprimere i contenuti reconditi dell’elaborazione artistica.


Gastone Biggi, presente nel Padiglione Arabo Siriano con l’opera Datemi un punto d’appoggio e vi dipingerò il mondo, è artista sempre coerente con un’azione carica di originalità, spesso incentrata sulla poetica attiva del “punto”, fonte di ogni esperienza creativa ed esplorativa. Marzia Spatafora nel testo in catalogo afferma: “la sua scelta è del tutto personale, il rigore sembra essere il suo assioma, il segno è deciso, direi quasi solenne, i colori sono i non colori della mente: il grigio, il nero, il bianco. I suoi punti “continui” riempiono ossessivamente le tele creando un effetto di ordine matematico, ma musicale allo stesso tempo. Ed è così che si esprime Gastone Biggi in questa Biennale, mettendo a confronto i suoi famosi Continui con le più recenti Puntocromie, che non sono altro che un'evoluzione dello stesso lavoro, visto con una chiave di lettura più aderente alla realtà odierna”.

L’artista commenta così l'essenza del suo segno: “io non trovo, cerco: cercare il proprio segno è cercare se stessi. Una ricerca qualche volta affannosa, quasi disordinata, altre volte più lucida e razionale, ma essenzialmente ricerca”.


L’opera di Salvatore Emblema Detessere la tela evidenzia la scoperta di una dimensione “altra”. Le trame del tessuto messe in evidenza e i costruttivi connubi di luce, ombra e colore sollecitano lo spirito a posarsi e riflettere sui mutevoli risultati ottici. Ne scaturisce un lavoro di alto profilo tanto che Giulio Carlo Argan, in merito, si espresse dicendo: “Ce l'abbiamo fatta! Sei riuscito a rendere partecipe di vita lo spazio dietro il quadro!”. Le tele detessute, attestate in mostra da creazioni risalenti agli anni Sessanta e ai periodi successivi, testimoniano la conquista interiore raggiunta dall’artista.


Mappe stocastiche è il titolo che Sergio Lombardo ha dato alla sua “Stanza”. A tale proposito l’artista spiega: “si tratta di mappe toroidali: forme complesse senza senso, create da esclusive procedure matematiche”. Psicologo, artista e matematico, Sergio Lombardo svolge una profonda e meditata indagine sulla struttura architettonica della superficie pittorica e su impianti compositivi che armonizzano la scansione geometrica e cromatica di tarsie apparentemente astratte. In realtà, l’alea dell’evento artistico poggia su saldi algoritmi matematici, permeati della sapienza poetica dell’equilibrio tonale e definiti dalla sigla dinamica e formale della “pittura stocastica”, parametro fondante dell’azione creativa, psicologica e percettiva dell’artista. Al significativo corpus di opere esposte è affidata l’eloquenza di un originale linguaggio espressivo notevolmente incisivo.


Hannu Palosuo, finlandese di origine ma di cultura e formazione italiana, in occasione della Biennale di Venezia, ha creato None of them is the truth, un’installazione pittorica che ricopre l’intero spazio a lui dedicato nell’intento di “inghiottire” lo spettatore all’interno del lavoro stesso. Diventa dunque artefice di una moderna figurazione che rivela come una tematica ricorrente quale la composizione floreale, possa risultare di assoluta attualità. Sull’evocazione della memoria e del ricordo, l’artista erge a protagonista dei dipinti il fiore, elaborato su due toni cromatici contrapposti ma concordanti, per evidenziare il positivo e il negativo dell’immagine, la sua presenza e il suo vuoto. Nasce, così, un’istallazione modulare, in cui la sequenza delle tele amplifica il significato dell’implicita proiezione artistica.


Il Giardino delle Forme di Franca Pisani è un intervento composto da una scultura in bronzo, Anima primitiva, e da un’installazione polimaterica, La macchina del tempo. Le opere trovano la loro collocazione ideale nell’affascinante giardino di Ca’ Zenobio, integrandosi perfettamente nella lussureggiante natura del luogo. Artista versatile e poeticamente rigorosa, Franca Pisani utilizza sapientemente differenti materiali coniugandoli al respiro dell’interiorità e della natura, nonché all’indagine dell’essenza individuale e sociale. Una sensibilità volta all’analisi degli archetipi primitivi e preistorici si afferma in sculture monumentali, in cui cultura, istinto e razionalità si compenetrano in un processo temporale dell’azione che scaturisce da profonda conoscenza e che esalta l’universale senso della vita.

Il 2008 l’ha vista protagonista di prestigiose esposizioni, determinanti per il suo riconoscimento artistico: il Museo del Mare a Genova, la Casa del Pane a Milano, il Palazzo Cerretani e il Museo Marino Marini a Firenze.


Concetto Pozzati, artista dalla personalità poliedrica che partecipa per la quinta volta alla Biennale di Venezia, stabilisce un profondo contatto fisico e mentale con il parametro Tempo e con l’interiore ascolto del Tempo sospeso, titolo del ciclo pittorico esposto nel Padiglione Arabo Siriano. Qui l’artista azzera la consueta scansione cronologica, proiettandosi in una dimensione atemporale del presente. Soffermandosi sul “qui”, lo spirito creante vibra sul ritmo della memoria, sull’anima del tempo, sulla percezione della voce di un orologio fermo. Un intrinseco concetto di “natura morta” pervade, quindi, il tempo della pittura, imprimendosi nei dipinti esposti, coniugati con una meditata sequenza di piccoli collage, dichiarati come indicativi studi.


Il titolo della stanza “Ritmi, accordi e sequenze per una ‘pittura’ dello spazio” di Turi Simeti coglie perfettamente il senso dell’opera esposta: parole semplici ed estremamente esplicative di una realtà concettuale fatta di accordi di luci e ombre e di rapporti spazio-temporali.

A un’opera storica risalente agli anni Sessanta, dove la luce del bianco esalta il concetto della purezza, si affiancano dipinti recenti, elaborati su cromie rosse, da cui scaturisce la percezione dell’esistenza. La superficie dipinta di Turi Simeti sussulta al minimo tocco di luce su cromatismi omogenei, sovente vividi nei risultati monotonali. Meditate “estroflessioni” sagomate donano vibrazioni tattili e ottiche che interagiscono sapientemente con la direzione della sorgente luminosa.


Accompagna la mostra un esaustivo catalogo in arabo e italiano edito da Christian Maretti Editore con testi di Marzia Spatafora, Enzo D’Allara e Christian Maretti.


Lo storico Palazzo Ca’ Zenobio, ubicato nel sestriere Dorsoduro in un luogo permeato di poetiche atmosfere, è un edificio monumentale gentilizio eretto tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo per la nobile famiglia veneziana Zenobio. Alla struttura originaria, in stile barocco, fu aggiunta, nel corso dell’Ottocento, la Loggia, costruita nel giardino secondo regole neoclassiche. L’interno settecentesco della costruzione principale presenta ambienti ricchi di decorazioni a stucchi e ad affreschi, fra cui la Sala degli Specchi, con interventi pittorici di Giambattista Tiepolo.

The Syrian Arab Republic is taking part in the “53rd International Art Exhibition – Venice Biennial” with the show Artist’s Chamber underlying the close cultural ties among Mediterranean countries, with the presence of Syrian and Italian artists. Two great Syrian artists, the realist Issam Darwich and the informal Yasser Hammoud, are showing their works together with seven leading figures of contemporary Italian and international art: Gastone Biggi, Salvatore Emblema, Sergio Lombardo, Hannu Palosuo, Franca Pisani, Concetto Pozzati, Turi Simeti.

To represent the Near Eastern republic, the coordinators Marzia Spatafora and Enzo Dall’Ara, together with the commissioner Christian Maretti, chose to exhibit paintings, sculptures and installations on the principle of the historic background and the contemporary and international nature of each artist.


The Syrian Arab Republic, invited for the second time to this important international artistic event, is hosted at the prestigious location of Ca’ Zenobio where the exhibition, of great importance, is spread out through the inside halls and the garden.


As the title of the event shows, each artist has a specific space reserved to himself, with works which belong to his personal expressive experience, so as to make the work of each both unique and unified at the same time. The creations reveals a cultural exchange which respects and highlights each artistic personality, bringing out its features of form and content. A visit to the show thus opens up moments of discussion, of sharing and debate, from which interesting convergences and divergences of themes and poetics can arise.


Issam Darwich, a refined realist, gives voice to the poetics of “presence of absence”, which gives the title - Presence of Absence – to his room, where the absence of the person has been replaced by clothes which hang or are laid down, often fitted into the memory of experience. This painter, whose creativity focuses on clear aesthetic figures, uses oil on canvas to represent clothing devoid of any real human presence, yet able to reveal the corporeal substance of suggested anatomic traits.


“Light generates Form, when it is connected to my knowledge and my individuality, until sight is turned off and intuition lights up to see in the dark” is how Yasser Hammoud describes his work Ishraqat (Illuminations). The artist thus paints the soul of abstract material, the dynamics of introspection, the marriage of light and colour in trembling shadow. The working gesture thus becomes the bearing strain of an informal abstraction which, as it develops in curved or straight lines, parallel or overlapping, intends to follow the inner impulse – conscious or unconscious – towards a vibrating formal construction, able to express the hidden contents of artistic processing.


Gastone Biggi, present at the Syrian Arab Pavilion with his work, Give me a place to stand and I will paint the world, is an artist who is always consistent with a work which is full of originality, often centred on the active poetics of the “point”, the source of every creative and exploratory experience. His choice is entirely personal, rigour seems to be his axiom, his mark is determined, I would say almost solemn, the colours are the non colours of the mind: grey, black, white. His “continuous” points obsessively fill up the canvas, creating an effect which is of a mathematical, yet at the same time musical, order. This is how Gastone Biggi expresses himself in this Biennial, setting a comparison between his famous Continui and his more recent Puntocromie, which are simply an evolution of the same work, read in a way which is more consistent with the reality of today.

The artist comments the essence of his sign: “I do not find, I seek: seeking one’s sign is seeking oneself. A quest which at times is strenuous, almost disorderly, at other times is more lucid and rational, but is essentially a quest”.


The work of Salvatore Emblema Detessere la tela reveals the discovery of an “other” dimension. The warp of the fabric, made evident, and the constructive blinding of light, shade and colour, call the spirit to settle and reflect on the changing optic results. The outcome is a work with such a high profile that Giulio Carlo Argan, talking about it, said: “We have managed! You have succeeded in making the space behind the painting throb with life!” The dewoven canvases, represented here in creations dating back to the 60s and later, are evidence of the inner conquest achieved by the artist.


Mappe stocastiche is the title Sergio Lombardo has given to his “Chamber”. The artist explains: “these are thoroid maps: complex and meaningless forms, created using exclusive mathematical procedures”. Psychologist, artist and mathematician, Sergio Lombardo carries out a profound and meditated investigation into the architectural structure of the pictorial surface and on composing elements which harmonize the geometrical and chromatic scanning of apparently abstract intarsios. Actually, the chance nature of the artistic event rests on firm mathematical algorithms, permeated by the poetic wisdom of equilibrium of tone and defined by the dynamic and formal sign of “stochastic painting”, the founding parameter of the creative, psychological and formal action of the painter. The significant corpus of works exhibited here are entrusted with the eloquence of an original and noticeably sharp expressive language.


Hannu Palosuo, of Finnish origin but of Italian culture and education, has created None of them is the truth for the Venice Biennial - a pictorial installation which fills the whole space dedicated to him, with the intention of swallowing the onlooker up into the work itself. He thus becomes the craftsman of a modern figure which reveals how such as recurring theme as a floral composition may turn out to be absolutely up to date. By evoking memory and remembrance, the artist makes the flower into the main actor of his paintings – a flower which is developed on two contrasting yet mutually agreeing shades, in order to highlight the positive and the negative of the image, its presence and its emptiness. In this way, a modular installation is born, where the sequence of the canvases amplifies the meaning of implicit artistic projection.


Il Giardino delle Forme by Franca Pisani is an intervention consisting of a bronze sculpture, Anima primitiva, and a many-matter installation, La macchina del tempo. The works find their ideal setting in the fascinating garden of Ca’ Zenobio, where they fit perfectly into the rich nature of the place. A versatile and poetically strict artist, Franca Pisani makes wise use of different materials, blending them to the breath of innerness and nature, as well as to the investigation of the individual and social essence. A kind of sensitivity which tends to analyze the primitive and prehistoric archetypes which arise in monumental sculptures, where culture, instinct and rationality penetrate into each other in a temporal process of action which emerges from deep knowledge and exalts the universal sense of life.

In 2008, she played a leading role in prestigious exhibitions, which were decisive for her artistic recognition: the Museo del Mare in Genoa, the Casa del Pane in Milan, Palazzo Cerretani and the Museo Marino Marini in Florence.


Concetto Pozzati, artist with a many-faceted personality who is taking part for the fifth time in the Venice Biennial, establishes a deep physical and mental contact with the Time parameter and with inner listening to Tempo sospeso, the title of the cycle of paintings on exhibit in the Syrian Arab Pavilion. Here the artist resets the usual chronological scanning, projecting himself into a timeless dimension of the present. Pausing over the “here”, the creating spirit vibrates on the rhythm of memory, on the soul of time, on the perception of the voice of a still clock. An intrinsic notion of “still life” thus pervades the time of the painting, impressing itself onto the exhibited paintings, blended with a meditated sequence of little collages, declared to be indicative studies.


The title of the room “Ritmi, accordi e sequenze per una ‘pittura’ dello spazio” by Turi Simeti perfectly grasps the meaning of the works which are exhibited: simple words which are extremely explanatory of a conceptual reality made of notes of light and shad and of space and time relations.

A historic work, dating back to the 60s, where the light of white highlights the concept of purity, appears along side recent paintings, made on red hues, from which the perception of existence springs out. The surface painted by Turi Simeti trembles at the slightest touch of light on homogeneous chromaticisms, often with vivid monotonal results. Meditated shaped “protrusions” give tactile and optic vibrations which interact wisely with the direction of the light source.


The show is accompanied by a detailed catalogue in Arabic and Italian published by Christian Maretti Editore with texts by Marzia Spatafora, Enzo Dall’Ara and Christian Maretti.


The historic Palazzo Ca’ Zenobio, located in the Dorsoduro area, in a place steeped in poetic atmospheres, is a monumental patrician family building, put up between the end of the 17th and the early 18th century for the noble Venetian Zenobio family. During the 19th century, the Loggia – built in the garden according to neo-classic rules – was added on to the original Baroque structure. The 18th century interior of the main construction has rooms rich with stucco and fresco decoation, including the Hall of Mirrors, with painting by Giambattista Tiepolo.
 
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