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William Xerra – Amori
Gli Amori compongono una serie di piccole icone da viaggio, rappresentative della complessità di raggiungere un assetto conclusivo.
Comunicato stampa
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Dal testo di Elisabetta Longari
L’assenza è la chiave di volta del lavoro di Xerra, come hanno sottolineato i suoi più acuti interpreti, come era già chiaro nel clamoroso caso della Verifica del miracolo (26 ottobre 1973) e confermato dalla presenza insistente del frammento. Tutto si organizza palesemente intorno alla mancanza, o meglio, alla manque di matrice lacaniana, che designa l’oggetto perduto da ritrovare, e cui si riallaccia direttamente l’uso della metafora dell’amore come energico slancio fuori di sé, utopia in fondo irrealizzabile.
Negli Amori la funzione mancante è esplicitamente svolta dalle silhouettes che, bianche lacune o frammenti di zone scritte con grafie antiche, inserite a interrompere il tessuto coeso delle scene, ritagliano l’alterità attuando una profonda cesura, dando luogo a un vero e proprio scarto tra presenza e assenza.
Le cartoline d’epoca, romantici cimeli da mercatino delle pulci che funzionano da matrici di partenza, rappresentano corpi vicini, uniti, allacciati, ma attraverso le manipolazioni e le variazioni di Xerra uno dei due personaggi è sempre indicato con una diversa texture, come un territorio straniero in una carta geografica; spesso la sua figura, asportata, cancellata o coperta, si riduce a una sagoma bianca, come una sorta di fantasma o di simulacro.
Gli Amori compongono una serie di piccole icone da viaggio, rappresentative della complessità, dell’ambivalenza, dello scacco, della ricerca e dell’impossibilità di raggiungere un qualunque assetto conclusivo.
Tutta l’opera di Xerra risente della continua pressione dell’ignoto: egli sembra concentrato a rilevarne l’irruzione attraverso la messa in cornice che funziona come un evidenziatore. Immagini, frammenti, lacune o parole svolgono lo stesso ruolo d’indicatori dell’assenza.
La sua opera, che funziona come lo specchio della matrigna nella favola di Biancaneve, svelando inequivocabilmente il vorticoso nulla che è il vero volto della società dello spettacolo e dei simulacri, rappresenta forse anche un implacabile atto d’accusa, implicito in quella lapidaria autodenuncia: “IO MENTO”.
L’assenza è la chiave di volta del lavoro di Xerra, come hanno sottolineato i suoi più acuti interpreti, come era già chiaro nel clamoroso caso della Verifica del miracolo (26 ottobre 1973) e confermato dalla presenza insistente del frammento. Tutto si organizza palesemente intorno alla mancanza, o meglio, alla manque di matrice lacaniana, che designa l’oggetto perduto da ritrovare, e cui si riallaccia direttamente l’uso della metafora dell’amore come energico slancio fuori di sé, utopia in fondo irrealizzabile.
Negli Amori la funzione mancante è esplicitamente svolta dalle silhouettes che, bianche lacune o frammenti di zone scritte con grafie antiche, inserite a interrompere il tessuto coeso delle scene, ritagliano l’alterità attuando una profonda cesura, dando luogo a un vero e proprio scarto tra presenza e assenza.
Le cartoline d’epoca, romantici cimeli da mercatino delle pulci che funzionano da matrici di partenza, rappresentano corpi vicini, uniti, allacciati, ma attraverso le manipolazioni e le variazioni di Xerra uno dei due personaggi è sempre indicato con una diversa texture, come un territorio straniero in una carta geografica; spesso la sua figura, asportata, cancellata o coperta, si riduce a una sagoma bianca, come una sorta di fantasma o di simulacro.
Gli Amori compongono una serie di piccole icone da viaggio, rappresentative della complessità, dell’ambivalenza, dello scacco, della ricerca e dell’impossibilità di raggiungere un qualunque assetto conclusivo.
Tutta l’opera di Xerra risente della continua pressione dell’ignoto: egli sembra concentrato a rilevarne l’irruzione attraverso la messa in cornice che funziona come un evidenziatore. Immagini, frammenti, lacune o parole svolgono lo stesso ruolo d’indicatori dell’assenza.
La sua opera, che funziona come lo specchio della matrigna nella favola di Biancaneve, svelando inequivocabilmente il vorticoso nulla che è il vero volto della società dello spettacolo e dei simulacri, rappresenta forse anche un implacabile atto d’accusa, implicito in quella lapidaria autodenuncia: “IO MENTO”.
04
giugno 2009
William Xerra – Amori
Dal 04 giugno al 23 luglio 2009
arte contemporanea
Location
MARIA CILENA ARTE CONTEMPORANEA
Milano, Via Carlo Farini, 6, (Milano)
Milano, Via Carlo Farini, 6, (Milano)
Biglietti
libero
Orario di apertura
da martedì a venerdì- ore 15-19 e/o su appuntamento
Vernissage
4 Giugno 2009, ore 18,30
Autore
Curatore




