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arte contemporanea, collettiva MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DELLA SIBARITIDE ​ Strada Statale Jonica km 24 Cassano Allo Ionio 87011

Cassano Allo Ionio (CS) - dal 18 aprile al 30 agosto 2009

Kleombrotos - Vigliaturo, una lettera dal passato

Kleombrotos - Vigliaturo, una lettera dal passato
Il Generale, scultura in vetro
 [Vedi la foto originale]
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DELLA SIBARITIDE
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Strada Statale Jonica Km 24 (87011)
Sibari - Casa Bianca
+39 0981794869 , +39 098179166
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Silvio Vigliaturo, con questa mostra, crea, attreverso le sue ultime espressioni artistiche -opere in terraccotta, sculture in vetro e installazioni- un dialogo con il passatto e il mito, rappresentati dagli importanti reperti custoditi nel Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide.
orario: da martedì a domenica ore 9-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 18 aprile 2009. ore 11.00
curatori: Anna Lucia Casolaro, Domenico Marino, Vittorio Amedeo Sacco
autori: Silvio Vigliaturo
patrocini: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, UNICAL Università della Calabria.
telefono evento: +39 0119422568
genere: archeologia, arte contemporanea, personale
email: maca@museovigliaturo.it
web: www.museovigliaturo.it

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comunicato stampa
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con tutti i suoi Istituti, promuove la Settimana della Cultura, quest’anno giunta all’XI edizione, con lo scopo di promuovere il patrimonio culturale e l’amore per l’arte. In questo contesto Silvio Vigliaturo espone una collezione di sculture in terracotta e una serie di installazioni e opere in vetro presso il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, che raccoglie tutte le testimonianze materiali della Sibaritide dall’era preistorica all’età romana, ed in particolare il ricco e glorioso passato di quella che fu la più importante polis della Magna Grecia: Sybaris.

“Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s'annichila”, così scriveva il filosofo Giordano Bruno in L’arte della memoria. Questa breve frase è la perfetta sintesi delle riflessioni che stanno alla base di questa mostra di Silvio Vigliaturo. Si tratta infatti di una meditazione sul tempo e le sue stratificazioni, i suoi intrecci che sembrano essere guidati dal Fato degli antichi greci – civiltà con cui l’artista si è misurato costantemente lungo tutto il suo percorso creativo. È un’analisi volta a smascherare e reinterpretare la parvenza caotica del succedersi delle epoche storiche, quella confusione che solo apparentemente è in grado di cancellare le tracce anche d’intere città – come successe all’antica Sybaris nel 510 a.C., rasa al suolo dall’esercito crotoniate. Nella visione di Vigliaturo quelle tracce non si perdono mai del tutto, ma, anzi, danno l’impressione di riaffiorare esse stesse spontaneamente dalle nebbie dell’oblio, per arricchire il nostro presente con il loro inestimabile valore documentario. In questo modo viene interpretata la dedica votiva alla dea Athena dell’atleta olimpionico dell’antica Sibari, Kleombrotos: una lettera, un documento, i cui destinatari siamo noi uomini d’oggi che, nel ritrovarci nel cuore di un’installazione, tra l’epigrafe e l’immagine del condottiero Milone, distruttore di Sybaris – anch’esso atleta olimpico, forse il più grande di tutti i Giochi antichi –, siamo testimoni, stimolati dalla traccia lasciataci da Kleombrotos, di come l’antica città sia tuttavia riuscita a sopravvivere alla sua devastazione.
Questa dialettica tra passato e presente, mito e contemporaneità, in cui entrambi i poli in comunicazione sono in grado di agire stimolandosi a vicenda, è alla base della riflessione che Vigliaturo ha sviluppato per questa mostra. Le grandi sculture in vetro, le installazioni a pavimento e la serie di venticinque opere in ceramica intitolata La Guerra di Troia, si avvicendano agli importanti reperti archeologici custoditi nelle sale del museo. Ne traggono ispirazione, come nel caso del vaso del Personaggio alato, con il quale l’artista intende dialogare, collocandogli di fianco una scultura in vetro che rappresenta uno delle metafore a lui più care, la Caduta dell’Angelo, al fine di mostrare come certi temi siano delle costanti, degli archetipi della rappresentazione artistica e che, se anche in certe epoche possono subire delle modificazioni, o addirittura scomparire come la città di Sibari dopo l’attacco di Milone, riappariranno, anche solo in una traccia mitica estrapolata dall’inconscio collettivo, di cui l’artista vuole essere il portavoce e l’interprete.
 
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