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Gianni Venturino – Il sole sul gozzo
Dai primissimi “ Caroselli” televisivi, all’ Italia di Navigazione, ai manifesti di Roberta Gianni Venturino ha realizzato molte campagne di successo che hanno iscritto durevolmente il suo nome tra i grandi della pubblicità italiana. Ma definirlo un pubblicitario tout court non renderebbe giustizia alla sua figura di artista polivalente e alla sua non comune, o forse oggi non più praticata, abilità tecnica che trova la vena più alta nella pittura. E’ una passione, questa, che lo accompagna da sempre, nutre la sua attività professionale e la precede, perchè affonda le radici proprio qui ad Albisola, dove giovanissimo Venturino si accosta alla ceramica nella “Corea” del Bianco.
Comunicato stampa
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Dai primissimi “ Caroselli” televisivi, all’ Italia di Navigazione, ai manifesti di Roberta Gianni Venturino ha realizzato molte campagne di
successo che hanno iscritto durevolmente il suo nome tra i grandi della pubblicità italiana. Ma definirlo un pubblicitario tout court non renderebbe
giustizia alla sua figura di artista polivalente e alla sua non comune, o forse oggi non più praticata, abilità tecnica che trova la vena
più alta nella pittura. E’ una passione, questa, che lo accompagna da sempre, nutre la sua attività professionale e la precede, perchè affonda
le radici proprio qui ad Albisola, dove giovanissimo Venturino si accosta alla ceramica nella “Corea” del Bianco.
Conosce Lucio Fontana, ma riserva la lezione dell’avanguardia al suo lavoro di pubblicitario passando dall’informale all’astratto all’optical
art.
Per comprendere i segreti della pittura, elegge invece a “maestro” un artista che di Fontana è l’opposto per sensibilità e orientamento,
il più umile e candido esponente del paesaggismo regionale del Novecento che, almeno in Liguria, io credo, attende ancora di essere giustamente
rivalutato : quel Lino Berzoini che ad Albisola giunge via Torino, dove ha lavorato alla Lenci, da un paese poverissimo del rovigiano.
E povero è ancora ad Albisola in quel primo esaltante dopoguerra pieno di sogni e di speranze. Porta con sé la poesia del colore e la
esprime in piccoli gruppi statuari, popolareschi e sublimati insieme: fraticelli cantori, aggraziati nudi femminili, angeli musicanti, chierichetti
vestiti di rosso fiamma. La creta costa pochissimo e poco costano anche le terre che usa in pittura. Sono i colori impiegati in edilizia che
si comprano ad etti. Per renderli inalterabili ( è una sua piccola scoperta) Berzoini li mescola al vinavil e Venturino lo segue su questa strada.
I suoi primi quadri sono nature morte che gli servono per mettere a punto la tecnica. Lavora a larghi colpi di spatola e matura presto.
Usa l’olio come solvente e si stacca dal maestro, pur conservando la passione accesa per il colore e il gusto per la sperimentazione dei
materiali.
Prende il volo quando si confronta con il paesaggio, al quale è rimasto fedele fino ad oggi pur non essendo mai diventato un pittore da
cavalletto, en plein air. Usa l'acquerello per fissare rapidamente sul posto i tratti rilevanti di un luogo, i particolari di un oggetto, un'atmosfera
che insegue anche nei suoi viaggi per il mondo. Ne sono esempio i due paesaggi egiziani, i cammelli vicino alle Piramidi e le feluche
riprese dal battello sul Nilo con il verdissimo riflesso delle acque, il bosco di palme, le colline bruciate e l’aridità del deserto sullo sfondo:
un trionfo abbagliante di colori come dimostrazione di mestiere all’antica.
Ma l’atmosfera che più gli appartiene è quello dei luoghi familiari, della Liguria che ama: gli angoli di Celle, di Albisola e Savona eletti
a paradigma della sorprendente bellezza del mondo tante volte osservati ma in realtà non veduti mai. La sua pittura ne pone in primo piano
i particolari, li svela allo sguardo nella loro verginità. Il quadro come microscopio o cannocchiale del mondo, gli estremi si toccano: l’immensità
del mare e la barca tratta in riva, i suoi temi costanti e centrali.
Di questo concetto di bellezza fa parte anche la memoria, confine labilissimo tra il passato e il presente che spesso un attimo basta a
distruggere. Ecco, allora, la storica locomotiva del porto scomparsa insieme alla “ Costa del Sol”, ai rimorchiatori di cui pullulava la darsena
di Savona; ecco il vecchio ponte di Albisola Superiore che nessuno guarda eppure è bellissimo, o il retro di san Domenico, esemplare
anche come documento storico, ritratto prima che sparisse completamente, capace di trasmetterci ancora , pur vuoto, l’eco dell’uomo e
della vita. Esemplare perchè tutto è fermo e tutto si muove verso un senso: mura semicrollate, fondamenta, archi, passagggi, resistenze
e cedimenti recano con sé l’eco secolare di leggende, storie, preghiere. In questo “ sentimento del tempo”, per dirla con Ungaretti, agiscono
e interreagiscono insieme passioni, ragionamenti,tecniche.
Quadri che sembrano semplici sono in realtà opere complesse e trascendono nella loro essenza il naturalismo di supeficie. Ne sono esempio
il mercato sgargiante di colori e di piani prodondi, le rugosità dello stupendo ulivo ottenute con carte e colle speciali o le finezze stilistiche
alle quali Venturino si abbandona quando dipinge il groviglio dei cordami, le ancore rugginose, i cavetti in rilievo delle barche, quasi
volesse dirci che i suoi sono quadri da toccare oltre che da guardare.
Ancora una finezza, sempre sul tema della barca: bianca, su fondo bianco, con cornice bainca. Il bianco è la chiave di volta di molte opere,
perché col bianco spesso Venturino copre altri colori; il non finito come segno che il quadro ha detto tutto ciò che deve, è inutile continuare
oltre. Ma il bianco anche come sciabolata di luce.
Ecco, dovessi sintetizzare in una frase il mondo poetico di Venturino, direi l’incanto, il potere del bianco e della luce, del sole, del mare,
simboli della felicità e della bellezza riscoperta del mondo.
“Il sole sul gozzo”, appunto,come il titolo di questa mostra che segna il suo felice ritorno ad Albisola.
SILVIO RIOLFO MARENGO
il sosluel gozzo
successo che hanno iscritto durevolmente il suo nome tra i grandi della pubblicità italiana. Ma definirlo un pubblicitario tout court non renderebbe
giustizia alla sua figura di artista polivalente e alla sua non comune, o forse oggi non più praticata, abilità tecnica che trova la vena
più alta nella pittura. E’ una passione, questa, che lo accompagna da sempre, nutre la sua attività professionale e la precede, perchè affonda
le radici proprio qui ad Albisola, dove giovanissimo Venturino si accosta alla ceramica nella “Corea” del Bianco.
Conosce Lucio Fontana, ma riserva la lezione dell’avanguardia al suo lavoro di pubblicitario passando dall’informale all’astratto all’optical
art.
Per comprendere i segreti della pittura, elegge invece a “maestro” un artista che di Fontana è l’opposto per sensibilità e orientamento,
il più umile e candido esponente del paesaggismo regionale del Novecento che, almeno in Liguria, io credo, attende ancora di essere giustamente
rivalutato : quel Lino Berzoini che ad Albisola giunge via Torino, dove ha lavorato alla Lenci, da un paese poverissimo del rovigiano.
E povero è ancora ad Albisola in quel primo esaltante dopoguerra pieno di sogni e di speranze. Porta con sé la poesia del colore e la
esprime in piccoli gruppi statuari, popolareschi e sublimati insieme: fraticelli cantori, aggraziati nudi femminili, angeli musicanti, chierichetti
vestiti di rosso fiamma. La creta costa pochissimo e poco costano anche le terre che usa in pittura. Sono i colori impiegati in edilizia che
si comprano ad etti. Per renderli inalterabili ( è una sua piccola scoperta) Berzoini li mescola al vinavil e Venturino lo segue su questa strada.
I suoi primi quadri sono nature morte che gli servono per mettere a punto la tecnica. Lavora a larghi colpi di spatola e matura presto.
Usa l’olio come solvente e si stacca dal maestro, pur conservando la passione accesa per il colore e il gusto per la sperimentazione dei
materiali.
Prende il volo quando si confronta con il paesaggio, al quale è rimasto fedele fino ad oggi pur non essendo mai diventato un pittore da
cavalletto, en plein air. Usa l'acquerello per fissare rapidamente sul posto i tratti rilevanti di un luogo, i particolari di un oggetto, un'atmosfera
che insegue anche nei suoi viaggi per il mondo. Ne sono esempio i due paesaggi egiziani, i cammelli vicino alle Piramidi e le feluche
riprese dal battello sul Nilo con il verdissimo riflesso delle acque, il bosco di palme, le colline bruciate e l’aridità del deserto sullo sfondo:
un trionfo abbagliante di colori come dimostrazione di mestiere all’antica.
Ma l’atmosfera che più gli appartiene è quello dei luoghi familiari, della Liguria che ama: gli angoli di Celle, di Albisola e Savona eletti
a paradigma della sorprendente bellezza del mondo tante volte osservati ma in realtà non veduti mai. La sua pittura ne pone in primo piano
i particolari, li svela allo sguardo nella loro verginità. Il quadro come microscopio o cannocchiale del mondo, gli estremi si toccano: l’immensità
del mare e la barca tratta in riva, i suoi temi costanti e centrali.
Di questo concetto di bellezza fa parte anche la memoria, confine labilissimo tra il passato e il presente che spesso un attimo basta a
distruggere. Ecco, allora, la storica locomotiva del porto scomparsa insieme alla “ Costa del Sol”, ai rimorchiatori di cui pullulava la darsena
di Savona; ecco il vecchio ponte di Albisola Superiore che nessuno guarda eppure è bellissimo, o il retro di san Domenico, esemplare
anche come documento storico, ritratto prima che sparisse completamente, capace di trasmetterci ancora , pur vuoto, l’eco dell’uomo e
della vita. Esemplare perchè tutto è fermo e tutto si muove verso un senso: mura semicrollate, fondamenta, archi, passagggi, resistenze
e cedimenti recano con sé l’eco secolare di leggende, storie, preghiere. In questo “ sentimento del tempo”, per dirla con Ungaretti, agiscono
e interreagiscono insieme passioni, ragionamenti,tecniche.
Quadri che sembrano semplici sono in realtà opere complesse e trascendono nella loro essenza il naturalismo di supeficie. Ne sono esempio
il mercato sgargiante di colori e di piani prodondi, le rugosità dello stupendo ulivo ottenute con carte e colle speciali o le finezze stilistiche
alle quali Venturino si abbandona quando dipinge il groviglio dei cordami, le ancore rugginose, i cavetti in rilievo delle barche, quasi
volesse dirci che i suoi sono quadri da toccare oltre che da guardare.
Ancora una finezza, sempre sul tema della barca: bianca, su fondo bianco, con cornice bainca. Il bianco è la chiave di volta di molte opere,
perché col bianco spesso Venturino copre altri colori; il non finito come segno che il quadro ha detto tutto ciò che deve, è inutile continuare
oltre. Ma il bianco anche come sciabolata di luce.
Ecco, dovessi sintetizzare in una frase il mondo poetico di Venturino, direi l’incanto, il potere del bianco e della luce, del sole, del mare,
simboli della felicità e della bellezza riscoperta del mondo.
“Il sole sul gozzo”, appunto,come il titolo di questa mostra che segna il suo felice ritorno ad Albisola.
SILVIO RIOLFO MARENGO
il sosluel gozzo
04
luglio 2009
Gianni Venturino – Il sole sul gozzo
Dal 04 al 19 luglio 2009
arte contemporanea
Location
CIRCOLO DEGLI ARTISTI
Albissola Marina, Piazza Pozzo Garitta, 32, (Savona)
Albissola Marina, Piazza Pozzo Garitta, 32, (Savona)
Orario di apertura
tutti i giorni dalle 18,30 alle 22,30
Vernissage
4 Luglio 2009, ore 18
Autore



