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arte contemporanea, collettiva PALAZZO REALE ​ Piazza Del Duomo 12 Milano 20122

Milano - dal 25 febbraio al 23 maggio 2010

Gillo Dorfles - L'avanguardia tradita
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PALAZZO REALE
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Piazza Del Duomo 12 (20122)
+39 02875672
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L’esposizione celebra la figura poliedrica di Gillo Dorfles (Trieste 1910) ponendo l’accento sulla sua identità di artista, oltre che critico d’arte ed estetologo con laurea in medicina e psichiatria, in rapporto alla città di Milano. Verranno infatti esposte circa 200 opere tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli e ceramiche dagli esordi metafisico-surreali all’adesione al Movimento Arte Concreta nel decennio 1948-1958, fino alle recenti, originalissime composizioni pervase da una sottile ironia.
orario: lunedì 14.30-19.30 | da martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30 | giovedì e sabato 9.30-22.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero € 8,00; ridotti € 6,00; ridotto speciale scuole e gruppi € 4,50 Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura della mostra
vernissage: 25 febbraio 2010. ore 18.30
catalogo: in mostra
editore: MAZZOTTA
ufficio stampa: MAZZOTTA
curatori: Luigi Sansone
autori: Gillo Dorfles
patrocini: Sotto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica e con i Patrocinii dei Ministeri della Cultura e degli Affari Esteri
note: Mostra promossa dal Comune di Milano – Cultura

Una produzione di Palazzo Reale e della Fondazione Antonio Mazzotta
genere: documentaria, arte contemporanea, personale
web: www.mostradorfles.it

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comunicato stampa
L’esposizione celebra la figura poliedrica di Gillo Dorfles (Trieste 1910) ponendo l’accento sulla sua identità di artista, oltre che critico d’arte ed estetologo con laurea in medicina e psichiatria, in rapporto alla città di Milano. Verranno infatti esposte circa 200 opere tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli e ceramiche dagli esordi metafisico-surreali all’adesione al Movimento Arte Concreta nel decennio 1948-1958, fino alle recenti, originalissime composizioni pervase da una sottile ironia.



Fin dagli anni giovanili – i primi lavori risalgono agli anni ’30 - Dorfles si è dedicato con passione alla pittura, seguendo una vena metafisica surreale. Si tratta di composizioni fantastiche dipinte a tempera grassa all’uovo, una tecnica usata dai maestri del ‘400 e adottata in tempi moderni da pochi, raffinati pittori.

Nel 1948, con Munari, Soldati e Monnet, è tra i fondatori del Movimento Arte Concreta, movimento d’avanguardia che reagisce polemicamente tanto ai dogmi della figurazione quanto a quelli dell’astrazione postcubista. In quest’ambito, centrale diviene il ruolo di Dorfles quale critico e teorico. I “concretisti italiani” si battono per l’assoluta libertà e indipendenza dell’arte da qualunque ideologia, ponendosi in polemica diretta contro ogni condizionamento esteriore all’arte e soprattutto contro la pittura neorealista, vittima di strumentalizzazioni politiche. Gli aderenti al MAC aspirano a consolidare legami con il mondo della produzione, il loro desiderio di crescita industriale li rende attenti alle nuove tecniche e ai nuovi materiali in una città, come Milano, attraversata da un forte desiderio di ricostruzione e di sviluppo dopo i drammatici eventi bellici. Altro tema centrale per il MAC è rappresentato dalla sintesi delle arti, un effettivo rinnovamento del gusto alla luce della interdisciplinarientà in tutti i settori della vita moderna, fondendo in un unico corpo pittura, scultura, design, architettura, grafica. Questa auspicata collaborazione tra gli artisti del MAC e il mondo dell’industria italiana porterà alla realizzazione di alcune mostre in cui l’arte viene posta al servizio della tecnica; ricordiamo le due tenutesi alla Saletta dell’Elicottero a Milano, nel 1952, che vedono la partecipazione anche di Dorfles: Materie plastiche in forme concrete e 2° Mostra di Esperienze e di Sintesi tra le Arti: Studi per forme concrete nell’Industria Motociclistica.

Segue un periodo di inattività artistica, in cui Dorfles pubblica numerosi libri, tra i quali “Le oscillazioni del gusto”, “Il Kitsch”, nonché numerosi volumi dedicati all’architettura e al design. Insegna nel frattempo Estetica presso l’Università degli Studi di Milano e l’Università di Cagliari.

Agli inizi degli anni ‘80 riprende a disegnare e a dipingere, creando inediti personaggi, organismi anomali, indefinibili, nati da contaminazioni tra mondo umano, animale e vegetale, fluttuanti e dinamici in un perenne processo di evoluzione: una pittura libera, carica di immagini fantastiche, dove l’immagine torna nell’opera, non più dalla natura esteriore, ma piuttosto da quella interiore dell’artista, assumendo gli infiniti aspetti e la poesia che le relazioni delle forme suggerite dalla fantasia possono determinare.
Le opere

In mostra saranno esposte circa 200 opere, in prevalenza dipinti, disegni e opere grafiche, ma anche una selezione di ceramiche e gioielli.

Oltre alla collezione personale dell’artista e di altre collezioni private italiane, verranno presentate opere provenienti da musei italiani, tra cui il CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma.

Completano l’allestimento una sezione fotografica dove verranno presentati i ritratti dell’artista insieme ad amici intellettuali ed artisti; una sezione documentaria con i volumi più celebri di Dorfles e un video con interviste a Dorfles a cura di critici e artisti.
La storia del progetto

Mazzotta - Dorfles è un binomio che nasce con la pubblicazione del “Kitsch”, nel 1968. Giunto alla sua settima edizione, il volume di Gillo Dorfles esamina il fenomeno dilagante, subdolo e corrosivo del kitsch, sempre più insinuato nelle strutture della società dei consumi di cui è diretta emanazione.

Successivamente, nel 1979, Mazzotta pubblica “Mode & Modi”, altra bibbia del costume contemporaneo. L’attività del pittore è parallelamente seguita dal mecenate e collezionista Mazzotta, che acquista una serie di sue opere. In seguito, nel 2001, Mazzotta pubblica il catalogo della mostra su Dorfles e gli artisti del MAC, tenutasi al PAC.

Presso le Edizioni Mazzotta sta per essere ultimato il catalogo ragionato dell’opera di Dorfles, a cura di Luigi Sansone, quale indispensabile strumento per conoscere l’intera produzione dell’artista.

Il nuovo progetto di Palazzo Reale nasce dall’esigenza di rendere pienamente conto dell’imponente vena artistica di Gillo Dorfles, in assoluta autonomia rispetto alla dimensione del critico e saggista.
Cataloghi

Oltre al Catalogo ragionato delle opere di Gillo Dorfles, di prossima pubblicazione presso le Edizioni Mazzotta (a cura di Luigi Sansone con testi del curatore e di Claudio Cerritelli e una ricca antologia critica), in mostra sarà in vendita un volume dal formato più ridotto, Gillo Dorfles pittore, con le opere in mostra e un saggio di Luigi Sansone.
Eventi collaterali e attività educative

L’esposizione dovrà essere vissuta dalla città di Milano come un omaggio ad una figura a tutto campo di artista e intellettuale, che ha partecipato da protagonista a un serie di movimenti artistici del XX secolo, ma ha anche espresso una poetica personale molto variegata e sempre interessante.

Una sezione didattica verrà allestita all’interno della mostra, per rendere meglio fruibile l’operato dell’artista alle scuole di ogni ordine e grado.

Biografia

a cura di Anna Comino

Gillo Dorfles nasce a Trieste nel 1910 da padre goriziano (la cui famiglia è residente in Friuli dal Settecento) e da madre genovese.

In seguito allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferisce con la famiglia a Genova, dove trascorre l’infanzia. Al termine del conflitto rientra a Trieste e si iscrive al Liceo Classico. La tradizione mitteleuropea e l’italianità appena acquisita fanno di Trieste una città vivace e stimolante, dove il giovane Gillo ha modo di frequentare la casa di Umberto Saba, quella di Italo Svevo e il salotto borghese di Elsa Dobra.

Nel 1928 si trasferisce a Milano, per seguire i corsi universitari di medicina. Qui riallaccia i rapporti con gli amici triestini Ernesto Rogers e Bobi Bazlen, che lo introducono negli ambienti letterari e artistici del capoluogo lombardo, e inizia una collaborazione al “L’Italia Letteraria”. Le prime realizzazioni pittoriche sono di questo periodo, anche se di carattere strettamente privato (la passione per forme e colori gli viene forse dalla madre, pittrice dilettante, mentre la tecnica la impara frequentando lo studio di Leonardo Borgese). Suo modello è il concittadino Arturo Nathan, da cui gli derivano certi impasti cromatici e un’atmosfera visionaria e fiabesca.

Dopo i primi tre anni di studi a Milano decide di completare il percorso universitario a Roma come allievo interno nella clinica Cesare Frugoni, con l’intenzione di specializzarsi in neuropsichiatria.

La laurea arriva nel 1934 con una tesi che lo stesso Dorfles definirà “dignitosa, ma non brillante”. Nello stesso anno si reca a Dornach per seguire le lezioni degli allievi di Rudolf Steiner al Goetheanum. L’anno seguente compie il servizio militare nei dragoni del Reggimento Nizza Cavalleria, il che gli consente di frequentare Torino e gli intellettuali della cerchia di Felice Casorati.

La sua pittura è ormai completamente libera da tratti naturalistici: le forme organiche si confondo in uno spazio in cui le densità corporee perdono le loro caratteristiche, possedute da forze spirituali che fluttuano in un tempo sospeso.

Dopo il matrimonio con Lalla Gallignani, celebrato nel 1936, nel ’37 è di nuovo a Milano.

Gli anni del secondo conflitto li trascorre a Lajatico, cittadina toscana dove si dedica alla poesia, alla pittura e alla terracotta invetriata.

Nel 1948 fonda, insieme a Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet, il MAC - Movimento Arte Concreta. L’ intenzione è di proporre un nuovo linguaggio espressivo alla luce delle ricerche astratte condotte oltralpe negli ultimi vent’anni. Dopo la prima mostra alla Libreria Salto il gruppo inizia una regolare attività espositiva in Italia (Gallarate, Aosta, Torino, Milano, Modena) e all’estero (Austria, Jugoslavia, Argentina, Cile, Francia). Il MAC offre a Dorfles la possibilità di proporre riflessioni teoriche molto avanzate e nello stesso tempo di rendere visibile un lavoro creativo dal linguaggio espressivo ormai maturo e ben definito.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta il lavoro critico di Dorfles ha una portata rivoluzionaria, che va a intaccare l’allora dominante modello crociano. Il suo interesse nasce dall’osservazione critica di fatti concreti, di tendenze germinanti: Dorfles non si focalizza sulla teorizzazione di principi generali, ma si dedica allo studio di aspetti periferici, di confine, legati al presente e soggetti a continue mutazioni e stratificazioni. Ciò che lo affascina sono i gusti, le tendenze legate alla moda, i consumi, le tecniche, i mezzi di comunicazione di massa (tra cui la televisione e la pubblicità giocano

un ruolo determinante), le relazioni sociali, i tic visti attraverso livelli diversi di complessità e assimilazione. Il tutto soggetto all’influenza del tempo, cioè ai cambiamenti, anche minimi, alle trasformazioni, ai movimenti. Nelle sue riflessioni teoriche vi sono argomenti ricorrenti, sui quali torna con costanza negli scritti, ma affrontandoli di volta in volta da un punto di vista differente e con esiti spesso destabilizzanti.

I numerosi impegni critici e la docenza universitaria all’inizio degli anni Sessanta (libero docente e poi ordinario di estetica presso le Università di Milano, Trieste, Cagliari) fanno sì che Dorfles abbandoni l’attività pittorica, ma non grafica, fino al 1985.

Frequenti i viaggi all’estero (Inghilterra, Parigi, Jugoslavia, USA, Argentina, Brasile, Messico, URSS, Giappone), quasi sempre in occasione di congressi, convegni o altre attività culturali (visiting professor nelle Università di Cleveland, Buenos Aires, Città del Messico, New York).

Notevole il corpo delle opere, tra saggi e monografie, di cui si ricordano le principali: Discorso tecnico delle arti (1952), A r c h i t e ttura moderna (1954), Le oscillazioni del gusto (1958), Il divenire delle arti (1959), Ultime tendenze dell’arte oggi (1961), Simbolo, comunicazione, consumo (1962), Il disegno industriale e la sua estetica (1963), Nuovi riti, nuovi miti (1965), Estetica del mito (1967), Artificio e natura (1968), Il Kitsch (1968), Introduzione al disegno industriale (1972), Dal significato alle scelte (1973), Il div e n i re della critica (1976), Mode & Modi (1979), L’intervallo perduto (1980), La moda della moda (1984), Materiali minimi (1985), Elogio della disarmonia (1986), Il feticcio quotidiano (1989), P ref e renze critiche (1993), Fatti e fattoidi (1997), Conformisti (1997), Irritazioni (2000), La (nuova) moda della moda (2008).

A partire dagli anni Trenta ha svolto un’intensa attività di critica d’arte e saggistica collaborando a “La Rassegna d’Italia”, “Le Arti Plastiche”, “La Fiera Letteraria”, “Il Mondo”, “Domus” (di cui è stato vicedirettore), “Aut Aut” (di cui è stato redattore capo), “The Studio”, “The Journal of Aesthetics”.

Per le sue attività ha vinto numerosi premi: Compasso d’oro e Medaglia d’oro alla Triennale di Milano, Premio della critica internazionale di Girona, Matchette Award for Aesthetics, Travel Grant for Leaders and Specialists, Ambrogino d’oro, Genoino d’oro, Sangiusto d’oro, Premio Marconi 2002 per la pittura.

È Accademico onorario di Brera, Membro della Academia del Diseño di Città del Messico, Fellow della World Academy of Arts and Sciences, Dottore honoris causa del Politecnico di Milano e della Universidad Autonoma di Città del Messico, Cittadino onorario di Paestum.

Di pari passo, anche se in modo completamente autonomo, si è dedicato all’attività pittorica che lo ha impegnato in numerose mostre personali, tra cui: Galleria Wittenborn di New York (1954), Studio Marconi di Milano (1986), Spaziotemporaneo di Milano (1989, 2007), Galleria Editalia di Roma (1990), Galleria Il Vicolo di Genova (1991), Circolo Artistico di Bologna (1992), Galleria Vismara di Milano (1992), Galleria Orti Sauli di Genova (1994), Galleria Arcadia Nuova di Milano (1996), MMMAC di Paestum (1997), Studio Dabbeni di Lugano (1999), PAC di Milano (2001), Galleria Martano di Torino (2006), Galleria Transarte di Rovereto (2006), Santa Cita a Palermo (2006), Museo Revoltella a Trieste (2007).


 
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