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Roma - dal 12 al 26 febbraio 2010
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CARMA - AIASP
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Viale Irpinia 50 (00177)
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InsideOut costruisce e offre al pubblico un ponte ideale tra Cina e Italia, passato e presente, culture tradizionali e tensioni contemporanee, in un incontro fondato sulla molteplicità delle visioni, sul rispetto, sul riconoscimento e sul dialogo tra percezioni differenti.
orario: venerdì, sabato, domenica ore 16:30-18:30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
prenota il tuo albergo a Roma:
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biglietti: free admittance
vernissage: 12 febbraio 2010. ore 18
ufficio stampa: Veronica D'Auria Tel. 349 2304021 veronica.dauria@gmail.com Frine Beba Favaloro: 349 1753657, frinebeba@gmail.com
curatori: Frine Beba Favaloro, Mariagrazia Costantino, Veronica D’Auria
autori: Zhang Peili, Stereocilia Project, Lino Strangis
patrocini: L'evento è stato realizzato con il sostegno dell'Istituto Confucio Sapienza Università di Roma e dell'Associazione Generale Comunità Cinese di Wencheng in Italia del Sud, e con il patrocinio della Fondazione Italia Cina e del MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell'Università di Roma Sapienza.
telefono evento: +39 3492304021
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
In occasione del Chunjie, il Capodanno cinese, festeggiato quest'anno il 14 febbraio, C.A.R.M.A. (Centro d'Arti e Ricerche Multimediali Applicate) e Istituto Confucio Sapienza Università di Roma presentano InsideOut, mostra-evento di Arti Multimediali sino-italiane.

Ospitato nello spazio intraculturale della Casa dei Popoli, InsideOut costruisce e offre al pubblico romano un ponte ideale tra Cina e Italia, passato e presente, culture tradizionali e tensioni contemporanee, in un incontro fondato sulla molteplicità delle visioni, sul rispetto, sul riconoscimento e sul dialogo tra percezioni differenti.

Il nucleo dell'evento sarà costituito dall'esposizione delle opere di due videoartisti: il cinese Zhang Peili, maestro e pioniere della videoarte cinese, già Direttore del New Media Department della China Academy of Fine Arts di Hangzhou, e l'italiano Lino Strangis, giovane e promettente artista, già apprezzato dalla critica di settore e autore di diverse opere riguardanti la Cina.

Un accostamento generatore di notevoli stratificazioni di senso, che non si limita a una mera raccolta di opere a tema Cina: al di là del dialogo diretto con questa immensa realtà, per entrambi gli artisti l'incontro diviene un punto di partenza per ulteriori e importanti riflessioni riguardo alcuni degli aspetti fondamentali della nostra epoca.

Le due visioni, altrettanto profonde, sono altresì complementari. Lo sguardo di Strangis si sviluppa “da lontano”: l'autore, mai stato in Cina, lavora infatti a partire da materiale preesistente, mediatico e mediato, costruendo e proponendo così un viaggio/sogno; Zhang ci mostra invece una Cina osservata “da vicino” e vissuta. Due punti di vista diversi, dunque, ma idealmente accomunati da un fondamentale interrogativo: “Di cosa parliamo quando parliamo di Cina, oggi?”

Da un lato, Strangis affronta il quesito confrontandosi con un reale contingente e, se vogliamo, sovranazionale, quello degli organi e delle modalità di informazione odierni; dall'altro si dichiara “estremamente affascinato dalle filosofie e dalle estetiche cinesi” e finisce per andare a dialogare con concetti più assoluti come “l'essenza della verità ed i limiti della conoscenza umana.”

Similmente, Zhang opera osservazioni di realtà contingenti (come l’industria nel tardo capitalismo, ovvero in una nuova fase corporativistica e transnazionale dell’economia) e riflessioni più ampie e atemporali, che partendo da scene apparentemente “tipiche” o “tipicamente cinesi” finiscono per suggerirci spazi e tempi dai confini impalpabili e dai contenuti universalmente validi, pur rimanendo “intrinsecamente cinesi”: dinanzi ad essi lo spettatore occupa una posizione di metafisico distacco, in una condizione contemplativa che oltrepassa le categorie e conduce alla comprensione che l’essere umano è un evento come la pioggia, il vento e il lampo, ma non può che occupare una sfera diversa e parallela.

Le opere esposte quindi “sono, al di là di soggetti, spunti, argomenti, interessi ed esistenze specifiche, il frutto di una preponderante esigenza di confronto e verità, in un'epoca in cui se vedere significa credere è davvero troppo facile credere di conoscere”. [Strangis, n.d.r.]

A completamento ideale delle videoinstallazioni, il progetto propone diverse performance musicali durante vernissage e finissage: un concerto di musica classica cinese per pipa eseguito da Xu Liping, un'esecuzione di Opera di Pechino da parte di Ji Chaolin e una performance di genere sperimentale realizzata dal gruppo Stereocilia Project in collaborazione con Ji Chaolin.

Inoltre, presso l'Istituto Confucio si terrà in data 16 febbraio alle h.18:00 una conferenza dibattito sui due videoartisti. Per l'occasione saranno presenti l'artista Lino Strangis e le curatrici della mostra, Frine Beba Favaloro, Veronica D'auria, Mariagrazia Costantino.

L'evento è stato realizzato con il sostegno dell'Istituto Confucio Sapienza Università di Roma e dell'Associazione Generale Comunità Cinese di Wencheng in Italia del Sud, e con il patrocinio della Fondazione Italia Cina e del MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell'Università di Roma Sapienza.

 
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