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arte contemporanea, collettiva MOLE VANVITELLIANA ​ Banchina Giovanni Da Chio 28 Ancona 60121

Ancona - dal 3 marzo al 9 maggio 2010

L’epoca d’Oro delle Icone Ucraine. XVI – XVIII sec.

L’epoca d’Oro delle Icone Ucraine. XVI – XVIII sec.

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MOLE VANVITELLIANA
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Banchina Giovanni Da Chio 28 (60121)
Mole Vanvitelliana
+39 0712225038 , +39 0712225038 (fax)
info@lamoleancona.it
www.lamoleancona.it
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Oltre quaranta icone provenienti dalla Riserva Nazionale storico-culturale di Kyiv-Pechersk e Museo Nazionale “Andriy Sheptytskyi” di Lviv e una raffinata selezione di oggetti e paramenti liturgici, realizzati con preziose sete e decorate con ricami in oro e argento, regaleranno al pubblico un interessante panorama sulla produzione artistica nel territorio ucraino dal XVI al XVIII sec.
orario: Dal martedì al venerdì 15.30 – 19.30 (mattina su prenotazione). Sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 15.30 – 19.30 Giorno di chiusura: Lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 3 marzo 2010. ore 18
catalogo: in mostra
editore: ALLEMANDI
ufficio stampa: ROSI FONTANA
curatori: Serhiy Krolevets, Giovanni Morello
note: Conferenza stampa: 2 marzo ore 12.00 Sala Leopardi. Mole Vanvitelliana, Ancona. La rassegna è sostenuta dall’Ambasciata di Ucraina presso la Santa Sede, dalla Regione Marche, dal Comune di Ancona, con il contributo del Rotary Club Ancona - Conero e dell’Api – raffineria di Ancona, e organizzata da “Artifex - comunicare con l’Arte” e si inserisce all’interno delle iniziative culturali in preparazione del Congresso Eucaristico Nazionale, che si terrà in Ancona dal 3 all’11 settembre 2011.
genere: arte antica, collettiva
email: info@artifexarte.it

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comunicato stampa
Per la prima volta in Italia una straordinaria raccolta di icone ucraine datate tra il XVI al XVIII secolo. A partire dal 3 marzo la Mole Vanvitalliana di Ancona ospita “L’Epoca d’Oro delle Icone Ucraine”.



Oltre quaranta icone provenienti dalla Riserva Nazionale storico-culturale di Kyiv-Pechersk e Museo Nazionale “Andriy Sheptytskyi” di Lviv e una raffinata selezione di oggetti e paramenti liturgici, realizzati con preziose sete e decorate con ricami in oro e argento, regaleranno al pubblico un interessante panorama sulla produzione artistica nel territorio ucraino dal XVI al XVIII sec.



La rassegna, curata da Serhiy Krolevets, Direttore Generale della Riserva Nazionale storico-culturale di Kyiv-Pechersk e da Giovanni Morello, Presidente della Fondazione per i Beni e le Attività Artistiche della Chiesa, è sostenuta dall’Ambasciata di Ucraina presso la Santa Sede, dalla Regione Marche, dal Comune di Ancona, con il contributo del Rotary Club Ancona - Conero e dell’Api – raffineria di Ancona, e organizzata da “Artifex - comunicare con l’Arte” e si inserisce all’interno delle iniziative culturali in preparazione del Congresso Eucaristico Nazionale, che si terrà in Ancona dal 3 all’11 settembre 2011.



In mostra sarà possibile ammirare alcune delle icone più belle consacrate a Maria, come la Vergine Odigitria, che indica il cammino, cioè Gesù, oppure la Madonna della Chiesa della Trinità di S. Illya o la Madonna di Pochayiv: fra le immagini mariane più venerate in Ucraina, dove la devozione alla Santa Vergine è testimoniata sin dai primi tempi della sua cristianizzazione.



Le icone ucraine, a differenza di quelle bizantine e slave ricche d’oro ma povere di colore, presentano una cromia più accentuata, determinata dall’uso della luce che riempie i dipinti, seguendo le indicazioni dei teologi che insegnavano come il cielo benedicesse la terra con la sua luce. Anche lo stile, nelle icone ucraine, sembra abbandonare la più statica influenza bizantina per rivolgersi con più interesse verso l’arte occidentale, seppur coniugata in un linguaggio più vivacemente popolare.



Accanto alle immagini del Salvatore e della Vergine Maria, e degli episodi principali delle storie evangeliche, sono presenti alcune immagini tipiche dei santi della tradizione iconografica slavo-bizantina, come santa Paraskeva, i santi Antonio e Fedossio di Pecersk, fondatori del monastero della Lavra di Kiev, o San Nicola, egualmente venerato in Occidente come in Oriente.



L’esposizione delle icone è accompagnata da una raccolta prestigiosa di paramenti liturgici ed oggetti per il culto eucaristico, secondo la liturgia orientale, risalenti ai secoli XVII-XVIII, fortunosamente scampati alle distruzioni e ai saccheggi che hanno accompagnato le vicende politiche e belliche di quella nazione nel secolo appena trascorso. La preziosità delle sete, dei broccati, lo splendore dell’oro e dell’argento con cui sono tessuti e la ricchezza iconografica sono una splendida espressione della magnificenza del culto orientale, centrato tutto nel rendere gloria a Dio.



Questa fortunata occasione, presentare in maniera unitaria il prodotto culturale e religioso delle due differenti sensibilità e storie spirituali della nazione ucraina, può aiutare anche a capire quanto ampie e profonde sono quelle comuni radici cristiane della nostra Europa che, anche se taciute e nascoste, vengono prepotentemente alla luce, ogni volta che si volge lo sguardo senza preconcetti o pregiudizi ideologici.



Le icone ucraine

Il cristianesimo in Ucraina ha una storia ormai millenaria. Secondo una antica tradizione sarebbe stato l’apostolo Andrea, il fratello di Pietro, a predicare per primo il Vangelo nelle regioni attorno al Mar Nero. Ma bisogna giungere a prima dell’anno Mille, sotto il regno del principe Igor (914-945), per trovare delle comunità cristiane fiorenti nei territori della Rus’ di Kyiv. La moglie di Igor, Olga, reggente alla morte del marito (945-957), ricevette ufficialmente il battesimo e mantenne relazioni amichevoli sia con Bisanzio che con l’imperatore Ottone I, a cui chiese l’invio di un vescovo per proseguire l’opera di evangelizzazione. Furono però essenzialmente i monaci bizantini a diffondere la Buona Novella in tutto il territorio ucraino. Nel 988 è il Gran Duca Volodymyr (Vladimiro) il Grande, artefice dell’unificazione politica e religiosa della Rus’ che allora si estendeva dal Mar Baltico al Mar Nero, ad abbracciare ufficialmente la fede cristiana a nome di tutta la sua Nazione, ricevendo il battesimo sulle rive del Dniepr insieme a tutti i nobili ed al popolo di Kiev. Da Kiev la fede cristiana si sarebbe ben presto diffusa in tutte le terre dell’Ucraina, della Russia e della Bielorussia.



Con il cristianesimo entrava in quelle terre anche lo splendore della liturgia bizantina, espresso nel sontuoso decoro dei suoi parati liturgici e, soprattutto, nella maestosa ieraticità delle sante icone. Nella tradizione cristiana orientale l’icona costituisce infatti la forma principale dell’arte liturgica, ma è anche il mezzo privilegiato di contatto con il sacro. In una prima fase la produzione delle icone nelle terre dell’antica Ucraina si riallacciò direttamente alla produzione costantinopolitana, da cui trasse stile ed ispirazione. Successivamente le icone ucraine acquistarono una loro precisa identità, che rispecchiava anche le peculiarità delle diverse tradizioni locali.



Nel corso del XVI secolo sono soprattutto gli artisti delle regioni della Galychyna e della Volynia a produrre opere significative, che pur conservando i temi ed i canoni di Bisanzio, come quello del Pantocrator o “Salvatore Onnipotente”; una icona del quale ci accoglie all’ingresso della mostra, non ne riproduceva più pienamente lo stile. Infatti lo stile delle icone ucraine, posteriori al secolo XV, è ormai sottolineato dalla solennità delle forme, da una lineare plasticità e dall’intensa colorazione che costituiscono i caratteri peculiari dello stile classico dell’icona ucraina.



Nei due secoli seguenti sono soprattutto le regioni di Kiev e di Cernighiv ad assumere un ruolo determinante nella produzione delle icone, mentre presso la Lavra di Kiev-Pecersk (Monastero delle Grotte di Kiev), il principale centro religioso della Chiesa Ortodossa in Ucraina, prende vita la scuola di pittura, aperta alle influenze dell’arte occidentale, sia per l’iconografia che per lo stile, come si può osservare in diverse delle opere esposte, che rivelano la stessa identità cristiana ed europea della contemporanea arte dell’Occidente.

 
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