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arte contemporanea, collettiva CESAC - CENTRO SPERIMENTALE PER LE ARTI CONTEMPORANEE - IL FILATOIO ​ Via Giacomo Matteotti 40 Caraglio 12023

Caraglio (CN) - dal 20 marzo al 16 maggio 2010

Jean Gaumy - Piemonte. La tentazione del paesaggio
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CESAC - CENTRO SPERIMENTALE PER LE ARTI CONTEMPORANEE - IL FILATOIO
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Il Piemonte, o meglio alcune vallate di frontiera, raccontate dall'obiettivo di un fotografo anch'egli "di frontiera", il francese Jean Gaumy, autore di celebri reportages dai luoghi estremi della nostra società, come carceri e ospedali, o del lavoro, come quello degli equipaggi dei pescherecci d'altura o dei contadini nelle magre aree di montagna.
orario: giovedì - sabato: 14.30 - 19,00, domenica: 10,00 - 19,00.
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero 4 euro; ridotto 2 euro (dai 6 ai 14 anni e oltre i 65); gratuito meno di 6 anni, Abbonamento Musei Torino Piemonte, residenti in Caraglio (la domenica mattina).
vernissage: 20 marzo 2010. ore 16
catalogo: D'aprés Nature Editore : Xavier Barral Testi di: Gilles Tiberghien
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
autori: Jean Gaumy
note: Mostra promossa da: Associazione Culturale Marcovaldo, Caraglio, Regione Piemonte, Comune di Caraglio; con il sostegno della Compagnia di San Paolo; in collaborazione con Fondazione Filatoio Rosso e Magnum Photos, Paris.
genere: fotografia, personale
email: marcovaldo@autorivari.com
web: www.autorivari.com

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comunicato stampa
Il Piemonte, o meglio alcune vallate di frontiera, raccontate dall'obiettivo di un fotografo anch'egli "di frontiera", il francese Jean Gaumy, autore di celebri reportages dai luoghi estremi della nostra società, come carceri e ospedali, o del lavoro, come quello degli equipaggi dei pescherecci d'altura o dei contadini nelle magre aree di montagna.

L'esposizione che si tiene dal 20 marzo al 16 maggio al Filatoio di Caraglio non è certo una parata di cartoline turistiche. È il frutto di settimane trascorse in solitudine tra questa alte vallate a scavalco tra Italia e Francia, in compagnia di un obiettivo che penetra paesaggio, rendendolo così estremo da sembrare rarefatto, astratto, eppure tanto reale da trasmettere la gamma di emozioni che l'artista ha provato mentre cercava di succhiarne l'essenza di una terra, e dei suoi abitanti, con la macchina fotografica. Sono ghiacciai che brillano come fiumi di lava, striature di rocce che forano la neve, facce scavate e forti di persine aduse da millenni a strappare pane e companatico in situazioni limite per tutti ma non per loro.

A proporre una mostra che è, allo stesso tempo, densa e rarefatta, è l'Associazione Culturale Marcovaldo, attenta fin dalla sua nascita alla valorizzazione del territorio cuneese, in collaborazione con l'Agenzia Magnum, la Regione Piemonte e il Comune di Caraglio.
La mostra ora allestita a Caraglio presenta una selezione di scatti tratti del reportage realizzato da Jean Gaumy nelle valli cuneesi affiancati ad altri realizzati nella regione francese dell'Ariège, zona d'origine dei cavalli di Mérens.
Il paesaggio montano, e le scene di vita quotidiana descrivono due regioni diverse in cui è tuttavia possibile trovare numerosi paralleli: una percezione costante dell'essere territorio "di frontiera", uno stretto legame delle persone con la natura, un'economia agricola legata a fondi di piccole dimensioni, uno scorrere del tempo ancora permeato di ritmi arcaici. Il visitatore è condotto attraverso una ricostruzione fatta di dettagli, di movimenti, e di espressioni che presentano una riflessione sulle nostalgie personali e collettive, sui fantasmi di una natura che lentamente l'uomo modifica, sulla bellezza di un paesaggio non fatto di grandi spazi ma di equilibri delicati.
Le fotografie sono affiancate dal una serie di riflessioni dell'artista, brevi testi che commentano il momento dello scatto ed esprimono un'originale visione su ciò che costituisce oggi il paesaggio.


Jean Gaumy (1948, Pontaillac)
Cresciuto nel sud-ovest della Francia, Jean Gaumy comincia a scrivere e a scattare fotografie a servizio di un giornale di Rouen, continuando nel frattempogli studi in letteratura dal 1969 al 1972.
Nel 1973 entra nell'agenzia fotografica Gamma e, quattro anni più tardi, in Magnum Photos.
Nel 1975 ottiene il permesso, molto raro per l'epoca, di fotografare la vita quotidiana dei medici e dei pazienti ricoverati in ospedale. Nel 1976 è il primo fotogiornalista autorizzato per diversi anni a scattare fotografie nel sistema penitenziario francese. Da questa inchiesta nascerà un libro, Les Incarcérés, pubblicato nel 1983.
Jean Gaumy esegue diversi lavori in Europa, in Africa, in America centrale e in Medioriente. Dal 1986 al 1994 si reca frequentemente in Iran. La sua fotografia di donne iraniane che si esercitano a sparare durante la guerra Iran-Iraq è l'immagine che lo renderà noto a livello internazionale.
Durante questi anni ritorna regolarmente ad attività legate alle sue origini marittime. A più riprese tra il 1894 e 1998 viaggia a bordo di navi da pesca. Nel 2001 pubblica Le Livre des tempêtes à bord de l'abeille Flandre. Nello stesso anno pubblica Pleine Mer, cronaca della vita degli equipaggi seguiti per quasi quattordici anni, corredati da estratti del suo diario personale. L'opera riceve il premio Nadar dell'anno.
A partire dagli anni Ottanta, Gaumy scrive e realizza diversi documentari che ottengono numerosi premi e un vasto riconoscimento. Per la realizzazione del suo ultimo film, è il solo cineasta ammesso all'interno di un sottomarino nucleare francese a seguire per quattro mesi un'operazione denominata "Difesa segreta" nell'oceano Artico. Ha riportato questa sua esperienza nel film Sous-Marin (5 episodi di 26 minuti) uscito nel 2006 e trasmesso numerose volte dalle televisioni europee.
Nel 2008, Jean Gaumy viene nominato Pittore Ufficiale della Marina Francese. Questo corpo, molto conosciuto in Francia, esiste dalla metà del XVI secolo anche se è stato istituito ufficialmente solo nel 1830: Jean Gaumy è il quinto fotografo invitato nel gruppo dalla data di fondazione (su circa quaranta membri).
Le immagini presentate in mostra sono state scattate a partire dal 2003. Costituiscono il prologo a un progetto di ricognizione fotografica che ha portato l'artista a viaggiare dal circolo artico alle terre contaminate di Cernobyl, con frequenti ritorni nelle alte valli del Piemonte. Sono per l'autore i punti di riferimento di un desiderio di genesi in cui la specie umana è volutamente assente.


 
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