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arte contemporanea, collettiva UNIVERSITA' DI ROMA TRE ​ Via Ostiense 161 Roma 00154

Roma - dal 23 aprile al 7 maggio 2010

Vincenzo Pietropaolo / Maria Zorzon - Fotografia Migrante

Vincenzo Pietropaolo / Maria Zorzon - Fotografia Migrante
Pietropaolo - Fornaia del Crupi Brothers Bakery in Dundas Street, Toronto 1973.
 [Vedi la foto originale]
UNIVERSITA' DI ROMA TRE
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Fotografia Migrante offre, attraverso lo sguardo rivolto agli italiani nel mondo di Maria Zorzon italo-argentina di origine friulana e Vincenzo Pietropaolo italo-canadese di origine calabrese, inusuali opportunità di relazione tra spettatori, ‘medium’ fotografico e la memoria migrante.
orario: Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle ore 18
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 23 aprile 2010. ore 19
curatori: Manuela Fugenzi
autori: Vincenzo Pietropaolo, Maria Zorzon
genere: fotografia, doppia personale
email: marzano@uniroma3.it

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comunicato stampa
Venerdì 23 aprile, nell’ambito della giornata di studio e confronto Cittadinanza e Memoria Migrante - questioni e testimonianze, verrà inaugurata (ore 19) la mostra FOTOGRAFIA MIGRANTE: Nosotros los Gringos di Maria Zorzon e Not Paved with Gold di Vincenzo Pietropaolo, a cura di Manuela Fugenzi.



La giornata Cittadinanza e Memoria Migrante - questioni e testimonianze riunisce ricercatori, docenti, esperti delle istituzioni, fotografi, scrittori e musicisti che attraverso parole, fotografie e musica si interrogheranno sulla sfida contemporanea caratterizzata dall’intreccio di dimensioni interculturali, nuove cittadinanze, nuove frontiere formative, memoria identitaria. Sul tema della memoria migrante e la fotografia sono previsti gli interventi dei due autori della mostra Maria Zorzon e Vincenzo Pietropaolo, e della curatrice Manuela Fugenzi.



Fotografia Migrante offre, attraverso lo sguardo rivolto agli italiani nel mondo di Maria Zorzon italo-argentina di origine friulana e Vincenzo Pietropaolo italo-canadese di origine calabrese, inusuali opportunità di relazione tra spettatori, ‘medium’ fotografico e la memoria migrante. Dalla nascita della fotografia i migranti del mondo sono sempre stati tra i fruitori e produttori di fotografia più attivi. A maggior ragione oggi, dove la pratica del fotografare sostenuta dalla tecnologia digitale risponde in modo efficace al bisogno di comunicare, mantenere legami, condividere, come la presenza della fotocamera nei telefoni cellulari e il fenomeno Facebook confermano. Nel tempo la fotografia si è dimostrata il luogo privilegiato in cui permanenze e perdite dell’identità si manifestano o si rivelano. Oppure fonte di documentazione storica, che al nostro contemporaneo torna a rivolgersi, interrogandolo.



‘Not Paved with Gold’ di Vincenzo Pietropaolo testimonia con intensità ciò che è accaduto e oramai scomparso: le occasioni di vita della comunità italiana a Toronto in un tempo cruciale, gli anni Settanta del Novecento. Quella prima generazione di emigrati dal sud contadino del dopoguerra esigeva il sostegno della comunità e i gesti e riti quotidiani, la vita di relazione, la lingua parlata esprimevano sia la volontà di mantenere inviolato un confine identitario di fatto non ancora varcato -la propria provenienza-, sia le spinte e le lacerazioni del processo di adattamento. “Si diceva, ed era creduto dagli emigranti più ingenui, che le strade in America fossero asfaltate con l’oro. Quando però arrivavano scoprivano subito tre cose: primo, che non erano asfaltate con l’oro (not paved with gold); secondo, che le strade non erano asfaltate affatto; e terzo, che avrebbero dovuto asfaltarle loro…”. Il recupero di questa memoria propone -oggi e qui, in Italia-, la possibilità di trasformare la consapevolezza del nostro passato in empatia con i migranti del nostro presente, così che il tema della cittadinanza arriva, più direttamente, a riguardarci tutti.





Pietropaolo - Fornaia del Crupi Brothers Bakery in Dundas Street, Toronto 1973.



‘Nosotros los Gringos’ di Maria Zorzon legge nel contemporaneo, nei discendenti della prima emigrazione italiana -quella di fine Ottocento- le tracce di un'identità italiana forse perduta, ma insieme intimamente presente. Tra il 1879 e il 1880 si stabilirono nel Nord-Est di Santa Fé, Argentina, circa duecento famiglie emigrate da alcuni paesi contadini del Friuli e fondarono le colonie di Avellaneda e Reconquista, lavorando quella larga fascia di terre agricole tra il fiume Paraná ad est e la Cuña Boscosa ad ovest. L’isolamento dovuto alle grandi distanze e la mancanza di infrastrutture determinò nei gringos un’identità particolare, che Zorzon ha voluto esplorare. La sua è una prospettiva artistica e insieme un’indagine antropologica e una ricerca identitaria, che espande ulteriormente lo sguardo, proponendo allo spettatore di riflettere sulla realtà del cambiamento, dell'integrazione, del divenire "altro" da ciò da cui si proviene, della relazione con lo spazio, il tempo del proprio vivere, le radici della propria storia.



Zorzon - Josè Petrlli quiere ser musico 2000(100): José Maria Petrolli vuole diventare musicista. Colonia Reconquista, Santa Fé, 2000.





La mostra resterà aperta fino al 7 maggio.

Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle ore 18. Ingresso libero



La giornata ‘Cittadinanza e memoria migrante’ e la mostra ‘Fotografia Migrante’ sono promosse da: Dipartimento di Studi Storici Geografici Antropologici; CLIC-Corsi e Laboratori Interculturali per la Cittadinanza; Università Roma Tre; Associazione Proteo fare/sapere, con il patrocinio delle Ambasciate di Argentina, Canada e Senegal.



Il programma della giornata propone tre occasioni di confronto con il tema della fotografia migrante. Alle ore 16 Manuela Fugenzi (giornalista photo editor e curatrice della mostra) introdurrà una proiezione di 120 fotografie storiche e contemporanee sull’emigrazione italiana -fenomeno che nel tempo ha interessato 26 milioni di italiani-, frutto di una sua ricerca in 53 archivi di riconosciuti autori della fotografia italiana o di origine italiana e di collezioni e istituzioni italiane e straniere: musei locali e regionali, fondazioni create dagli stessi emigranti, istituzioni di riferimento internazionale come l'Archivo General de la Naciòn di Buenos Aires, la Library of Congress di Washington D.C., la New York Public Library, l'Université Libre de Bruxelles. Dalle 17.00 Maria Zorzon (fotografa, Buenos Aires) e Vincenzo Pietropaolo (fotografo, Toronto), gli autori proposti nella mostra FOTOGRAFIA MIGRANTE: Nosotros los Gringos e Not Paved with Gold, interverranno sull’approccio e l’esito dei loro progetti fotografici dedicati all’identità migrante.



María Zorzon è nata in una famiglia contadina di origini friulane a Reconquista, provincia di Santa Fé (Argentina). Nel 1984 è a Buenos Aires dove studia arti visuali e nel 1992 si trasferisce in Louisiana (USA), specializzandosi in fotografia e storia dell’arte. Nel 1996 grazie a una borsa di studio approfondisce a Praga la fotografia documentario-antropologica, il ritratto e il nudo fotografico con Connie Imboden, fotografa statunitense. Qui matura la decisione di ritornare nella terra natale per documentare la vita quotidiana della sua gente. Questo lavoro la metterà per la prima volta in contatto con l’Italia, dove stabilirà una solida collaborazione con la Regione Friuli Venezia-Giulia. Dal 1997 lavora sul rapporto tra l’Argentina e l’Italia attraverso storie di migranti. Ha partecipato alla retrospettiva sulla fotografia argentina Visiones de un Mito, Un siglo de fotografía en Argentina organizzata dell'Unión Latina a Parigi nel 2004 ed ha esposto più volte in Europa, negli Stati Uniti e in America Latina.



Vincenzo Pietropaolo è nato a Maierato (Calabria) nel 1951 ed è emigrato con la famiglia in Canada all’età di dodici anni. Da autodidatta ha sviluppato l’interesse per la fotografia sociale attorno alle tematiche della comunità italiana di Toronto, testimoniando questa realtà storica sin dall’inizio degli anni Settanta. Dopo aver svolto la professione di urbanista per il municipio di Toronto per quindici anni, nel 1992 si dedica totalmente alla fotografia. I suoi reportages sull’immigrazione in Canada (dalla comunità italiana alle realtà del lavoro migrante agricolo delle comunità centro e sudamericane, ai rifugiati), sul lavoro e sulle problematiche urbane di città come Toronto, New York, L’Avana e Città del Messico hanno ottenuto premi e riconoscimenti internazionali e oggi viene indicato tra i maggiori fotografi documentari canadesi. Accanto all’attività espositiva si dedica alla divulgazione della fotografia. Ha pubblicato finora sei monografie fotografiche, collabora stabilmente con istituzioni pubbliche e private e le sue immagini sono presenti in numerose collezioni.



Manuela Fugenzi è giornalista photo editor e ricercatrice iconografica nell’editoria libraria e periodica dalla metà degli anni Ottanta. Collabora alla progettazione d’iniziative editoriali ed espositive sulla fotografia. Si è occupata nel tempo di fotografia e memoria, fotografia di paesaggio, fotogiornalismo storico e contemporaneo, approfondendo tematiche come l’emigrazione italiana, l’immigrazione nel Mediterraneo, il mondo femminile, l’identità di genere. Si è dedicata sin dall’inizio della sua attività alla divulgazione, con particolare attenzione al legame tra iconografia e società contemporanea. Tra le sue pubblicazioni: Il mito del benessere, 1981-1990 nella collana Storia fotografica della società italiana, 1999; Il secolo delle donne. L’Italia del Novecento al femminile (coautrice con Elena Doni), 2001; Testimonianze dal mondo in conflitto: fotogiornalismo e fotografia documentaria nel XXI secolo, in Il Terzo Millennio dell’Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.

 
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