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arte contemporanea, collettiva GALLERIA GRUPPO CREDITO VALTELLINESE / REFETTORIO DELLE STELLINE ​ Corso Magenta 59 Milano 20123

Milano - dal 13 maggio all'undici luglio 2010

Ives Bélorgey - Sezioni Verticali

Ives Bélorgey - Sezioni Verticali

 [Vedi la foto originale]
GALLERIA GRUPPO CREDITO VALTELLINESE / REFETTORIO DELLE STELLINE
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Corso Magenta 59 (20123)
+39 0248008015 , +39 024814269 (fax)
galleriearte@creval.it
www.creval.it
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Ives Bélorgey, protagonista della grande mostra italiana promossa dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, potrebbe essere l'erede, insieme, di Giovanni Panini e di Hubert Robert. Del grande vedutista settecentesco italiano ha colto la "scienza dello spazio", del francese la "fluidità della visione".
orario: da martedì a domenica 10 - 18 chiuso il lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: euro 6,00 intero
euro 5,00 ridotto over 65 e under 18 anni, gruppi di minimo 25 persone, titolari di convenzioni e coupon
euro 3,00 classi scolastiche
Gratuito per un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti e guide turistiche con tesserino, disabili e accompagnatore, correntisti del Gruppo Credito Valtellinese
vernissage: 13 maggio 2010. ore 18.30
catalogo: con un saggio critico del grande urbanista Pier Luigi Cervellati.
ufficio stampa: STUDIO ESSECI, CIVITA
autori: Yves Belorgey
note: Mostra prodotta e organizzata dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese
in collaborazione con Galerie Xippas, Parigi. Preview per la stampa giovedì 13 maggio 2010, ore 12.00
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Ives Bélorgey, protagonista della grande mostra italiana promossa dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, potrebbe essere l'erede, insieme, di Giovanni Panini e di Hubert Robert. Del grande vedutista settecentesco italiano ha colto la "scienza dello spazio", del francese la "fluidità della visione".
Con una originalità, che fa del giovane pittore parigino colui che oggi meglio sa interpretare l'architettura contemporanea nella sua apparenza ma ancor più nella sua vera essenza.

A raccontare questa sua ricerca le Gallerie del Credito Valtellinese propongono al Palazzo delle Stelline una quarantina di opere, acrilici su tela di grande formato. Saranno esposte a Milano dal 14 maggio all'11 luglio, per trasferirsi successivamente (23 luglio - 28 novembre) ad Acireale, nella sede espositiva del Credito Siciliano.
Negli intenti delle Gallerie questa mostra vuole essere la prima di una serie che indaga il tema della città sotto i suoi diversi aspetti.
Una ricerca che il Credito Valtellinese, in realtà, sta già portando avanti in altre sue sedi espositive, come avviene in questo stesso periodo ad Acireale dove la Galleria Credito Siciliano (altra realtà facente capo al Gruppo) propone una interpretazione poetica di Giovanni Chiaramonte sull'inserimento di comunità "straniere" nel cuore di Palermo e di Milano.

La mostra di Ives Belorgey è organizzata con la collaborazione della Galleria Xippas di Parigi.

La pittura di Yves Belorgey si impone per l'impatto immediato, quasi fotografico. Di lui si è parlato come di un iper-realista, al limite del foto-realismo. Alla base di queste istantanee vi è però la capacità di cogliere le grandi periferie urbane, i casermoni, i grandi agglomerati abitativi e industriali non solo per come appaino ma per come sono.

Ciò che Belorgey cerca di interpretare nelle sue grandi tele sono le modificazioni urbane come riflesso di quelle sociali e culturali. E come e quanto l'architettura di oggi condizioni la quotidianità di chi la vive o anche solo la vede, o la subisce.

Sono ormai più di vent'anni che Belorgey approfondisce la sua indagine sull'architettura moderna, partendo dagli apici del Bauhaus e di Le Corbusier per sfociare nelle realtà delle new town o nei grandi complessi delle periferie urbane o, ancora, nei sistemi residenziali o di terziario cresciuti al posto di ancor recenti fabbriche, realtà sino a ieri produttive e già precocemente assurte ad "archeologia industriale".

Belorgey non è un notaio dell'immagine. Non gli interessa l'essere l'Alinari dell'architettura contemporanea.
Che intervenga con riprese frontali o di sbieco, queste ultime di gran lunga le sue preferite, la composizione non offre mai una precisa visione d'insieme che consenta al visitatore di sentirsi dominatore dello spazio.
La sua non è nemmeno la visione dell'urbanista che descrive una realtà dal di fuori, quasi astraendosene, asetticamente.

Ciò che Belorgey stimola è l'esperienza della frammentazione, infinite sensazioni in una sola immagine. Le architetture dipinte non sono animate da persone. Della quotidianità e della presenza di una vita comune si può avere la sensazione solo grazie alle lenzuola stese o ad un tavolo apparecchiato in una terrazza. Ad "abitarle" è lo spettatore, in un esercizio che fa dell'illusione e del coinvolgimento una delle sue cifre.

Belorgey è un artista diverso: non è architetto, non è urbanista non ha nemmeno frequentato accademie d'arte. La sua preparazione è da esperto di diritto e questo approccio nella lettura degli spazi pubblici nelle sue opere si percepisce appieno.

La mostra è accompaganata da un catalogo con un saggio critico del grande urbanista Pier Luigi Cervellati.


 
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