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arte contemporanea, collettiva PINACOTECA COMUNALE - MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO - PALAZZO OTTONI ​ Via San Francesco Matelica 62024

Matelica (MC) - dall'undici al 26 settembre 2010

Sirio Bellucci - Sconfinamenti verso Orebla

Sirio Bellucci - Sconfinamenti verso Orebla

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PINACOTECA COMUNALE - MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO - PALAZZO OTTONI
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Mostra personale di Sirio Bellocci “Sconfinamenti verso Orebla”
orario: tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 11 settembre 2010. ore 18
autori: Sirio Bellucci
telefono evento: +39 3483890843
note: La Mostra è curata dall'Associazione culturale InArte
genere: arte contemporanea, personale
web: www.inartefabriano.it

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comunicato stampa
SCONFINAMENTI VERSO OREBLA

Orebla è un luogo dell’immaginario (immaginazione, immagine). Esiste soltanto se lo si cerca. Bisogna allora mettersi in viaggio - anche con carri piumati, dalle ruote filigranate -, oltrepassare il reale, sconfinare verso territori che per noi appartengono all’inconscio, ma che invece sono nella Natura. Il primo elemento che incontriamo è un albero, segnale-segno di questo luogo che Sirio Bellucci ha, da tempo, “fatto crescere” nella sua pittura.





TESTO DI PRESENTAZIONE



SCONFINAMENTI VERSO OREBLA

Il Bosco intenso (2002) di Sirio Bellucci si è allargato – non diradato – e fa scorgere ciò che un tempo potevamo solo immaginare: uno spazio segmentato da superfici compatte di colore, che lì per lì sembra attraversabile, percorribile. Diradare significa perdita, riduzione, qualcosa che c’era e che poi è stato tolto o non è più cresciuto. Allargare significa dilatare, ingrandire. E noi possiamo finalmente attraversare. Non c’è più barriera. Alla geometria dell’arrivo (il fondale) si contrappone, senza però esserne un contrario, l’euforia della partenza, con il colore gettato sulla tela, in una sorta di action painting spontanea, non meditata. L’atmosfera si fa colore (con Bellucci il colore è linguaggio), particelle di respiro, come fossero dei “gesti d’aria”. Gli alberi di Bellucci non hanno fronde naturali, sono elementi spaziali, però non sono spogli; ecco allora il gesto non troppo irrazionale dello spruzzo, delle macchie, degli scolamenti. Elementi, questi, che appartengono alla grammatica di Bellucci da sempre, dalle nature del sottobosco trasformate in spatolate di materia degli anni ‘60 alle gocce d’inchiostro dei concettuali anni ‘70. Gli alberi hanno rami che si intrecciano l’uno con l’altro, un reticolato – comunque non intricato – che serve per sorreggere tutta la composizione, per uniformarla allo spazio, occuparlo, certo, ma con un equilibrio rassicurante, perché altrimenti quel “colore gettato” potrebbe essere interpretato come una violazione, uno sconvolgimento. Il bosco non è più intenso, conosciamo ciò che raggiungeremo, lo intravediamo, però il percorso ci è ancora, in parte, ignoto.

Massimo De Nardo





UNA MOSTRA: ISTRUZIONI PER L’USO

L’albero è una potente icona nel percorso di Sirio Bellucci. Negli anni dell’avanguardia concettuale ci sono già sulla tela tronchi con foglie e funghi, una natura pulsante di colore e quasi scolpita a spatola. La pittura detta concettuale è stata una grande riflessione sulla funzione dell’arte nell’epoca del capitalismo trionfante: un tentativo di inventare oggetti assoluti che, con il loro valore, mantenessero l’intimità del dialogo tra artista e pubblico. Mentre il mercato appiattisce e converte in denaro qualsiasi oggetto, l’arte concettuale custodiva l’aura e il mistero dell’opera. Qualcuno dei compagni di Sirio – penso a Kounellis o a Burri - si è spinto poi verso forme sempre più astratte nella ricerca di uno spazio di libertà e di creazione. Bellucci invece ritorna (già con le sue vanghe colorate del 1996) al luogo originario del confronto con la natura, col colore, con la materia, in uno sguardo semplice e diretto sulla vita: non si dice forse a un bambino, disegna un albero?

Ma è proprio l’altra faccia della poetica concettuale, che è mistica più che razionale e arriva dove la ragione non porterebbe mai. Cercate dunque gli occhi limpidi di Sirio, stringetegli le mani sensibili e sapienti, scrutate le rughe profonde del suo bel volto e ascoltate le storie della vita e dell’arte sua, le tappe del carro in cammino. Con gioia vi avvicinerete alla verità: l’albero è lui.

Piero Feliciotti

 
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