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arte contemporanea, collettiva CASA MASACCIO ​ Corso Italia 83 San Giovanni Valdarno 52027

San Giovanni Valdarno (AR) - dal 2 ottobre al 7 novembre 2010

L'evento immobile. Annunciazioni
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Allora & Calzadilla
Deadline, 2007, video

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CASA MASACCIO
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Corso Italia 83 (52027)
+39 0559126283
casamasacciosgv@val.it
www.casamasaccio.it
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Le opere in mostra (video, fotografie, installazioni), la maggior parte inedite in Italia o site-specific, si misurano con il tema dell’Annunciazione non in maniera frontale e diretta ma tramite uno sguardo obliquo che nel luogo del confronto pare dissolversi, ritrarsi.
orario: Casa Masaccio 16:00-19:00 Festivi 10:00-12:00 16:00-19:00 lunedì chiuso
Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie 10:00-13:00 16:00-18:30 lunedì e martedi chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 2 ottobre 2010. ore 18 In occasione dell’inaugurazione, nella Pieve di San Giovanni Battista,
sarà visibile un’installazione video di Luca Rento
ufficio stampa: AMBRA NEPI
curatori: Saretto Cincinelli, Cristiana Collu, Alessadro Sarri
autori: Allora & Calzadilla, Massimo Bartolini, Elie Cristiani, Daniela De Lorenzo, Serge Domingie, Megan e Murray McMillan, EmanueleBecheri Grunewald, Yaron Lapid, Noëlle Pujol, Luca Rento, Carolina Saquel, Ruth Scott, Kim Sooja
note: anche presso Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Si apre al pubblico sabato 2 ottobre, a San Giovanni Valdarno, la mostra L’EVENTO IMMOBILE. ANNUNCIAZIONI, che per la prima volta coinvolge due luoghi espositivi, Casa Masaccio e il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, dove è conservata l’Annunciazione del Beato Angelico.
Promossa da CASA MASACCIO arte contemporanea e dal Museo MAN di Nuoro, l’esposizione, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli e Alessandro Sarri, si configura come la quarta edizione della rassegna L’evento Immobile che cerca di indagare attraverso molteplici modalità un evento ambiguo, sfuggente, inclassificabile, che sta tra il movimento e la stasi, tra il prima e il dopo, il già e il non-ancora.
Dopo le passate edizioni Contrattempi, Incantamenti, Lo sguardo ostinato: la mostra Annunciazioni (il plurale del termine non va sottovalutato) è il tentativo di declinare l’immobilità di un evento tramite il ricorso al topos pittorico dell’Annunciazione, tanto più tradizionale tanto più problematico e di difficile decriptazione in virtù della sua continua rielaborazione iconografica.

Nel corso dei secoli, la scena canonica dell’Annunciazione, è stata trattata pittoricamente, come una modalità di congiungimento fra la dimensione celeste e quella terrestre, un congiungimento che riposa su una invisibile sutura fra due mondi. Soprattutto durante il ‘400 e il ‘500 nella figurazione del tema gioca un ruolo essenziale la prospettiva. Contrariamente a quanto sostiene lo storico dell’arte Erwin Panofsky e secondo le interpretazioni di storici come Daniel Arasse e filosofi come Gerges Didi Hubermann, l’utilizzo della prospettiva sembra svolgere un ruolo decisamente diverso: la griglia prospettica è spesso utilizzata dai pittori del periodo per mostrare l’inadeguatezza di una visione razionale a manifestare l’incarnazione del divino nell’umano, dell’invisibile nel visibile, dell’immensità nella misura.

Le opere in mostra (video, fotografie, installazioni), la maggior parte inedite in Italia o site-specific, si misurano con il tema dell’Annunciazione non in maniera frontale e diretta ma tramite uno sguardo obliquo che nel luogo del confronto pare dissolversi, ritrarsi. Se infatti escludiamo il riferimento esplicito di Serge Domingie all’Annunciazione Martelli di Filippo Lippi, quello molto libero ma puntuale di Megan e Murray McMillan all’opera di Carlo Crivelli e l’implicito, duplice metaforico omaggio reso da Massimo Bartolini all’Annunciazione del Beato Angelico a San Giovanni Valdarno, nessuna delle opere in mostra appare geneticamente riconducibile a questo importante topos della storia dell’arte. Lo sguardo è quello selettivo di chi l’ha curata, offre un punto di vista che interroga un territorio anacronistico e inattuale che, al limite, sconfina, continuamente, in qualcos’altro e costringe costantemente a fare un passo indietro. A far da collante fra le opere resta la comune dimensione incoativa che collega indissolubilmente l’immobilità di un evento al suo annuncio.

INGRESSO: gratuito

ORARI:
Casa Masaccio 16:00-19:00 Festivi 10:00-12:00 16:00-19:00 lunedì chiuso
Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie 10:00-13:00 16:00-18:30 lunedì e martedi chiuso

Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea
Corso Italia, 83 52027 San Giovanni Valdarno
Tel. 055 91.26.283 www.casamasaccio.it

Ufficio Stampa: Ambra Nepi Comunicazione
Tel. 055/244217 - 348-6543173
e.mail: info@ambranepicomunicazione.it
www.ambranepicomunicazione.it


OPERE IN MOSTRA

MUSEO DELLA BASILICA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Senza titolo (1993) di Serge Domingie, un’opera fotografica che seleziona e porta in primo piano un dettaglio dell’Annunciazione Martelli di Filippo Lippi. Attraverso la sineddoche di un’ampolla trasparente, questo prelievo fotografico non fa che tautologizzare una delle figure principali dell’ annunciazione stessa, la parte di un tutto a cui è impossibile accostarsi.

Surplace (2007) di Daniela De Lorenzo è sostanzialmente una scultura che mostra l’intercessione di un gesto che si rivela giusto nell’attimo a posteriori della propria s-comparsa.Le posture di due mani in ceramica tentano infatti di bloccare il ritardo consustanziale della loro venuta, ritardando il loro atto sempre già avvenuto nell’anticipo di ciò che non potrà mai accadere.

Reconstruction du jardin delectable (2008) di Carolina Saquel, un’opera video che raffigura l’instancabile moto di una macchina da presa, interpretabile come una sorta di soggettiva dell’angelo annunciante, che perlustra una figura topica di molte annunciazione: il giardino, luogo che l’ inesausto moto ‘a perdere’ tende a trasformare in un labirinto senza via di uscita.

Untitled, (2007) di Massimo Bartolini, una scultura in pietra forte che raffigura, in maniera eminentemente pittorica, e in dimensioni fortemente ridotte una delle tipiche ‘montagne’ che appaiono negli sfondi dei dipinti di Giotto o dell’ Angelico, e che si configura come un implicito omaggio all’iconografia dell’Annunciazione, un’operazione che si chiarisce quando l’opera entra in comunicazione con una ‘porta di luce’ che lo stesso l’artista installerà in fondo allo stretto corridoio d’accesso a Casa Masaccio.

Uncentimetrocentoanni,12 gennaio 2010 14.20.00 (2010) di Luca Rento è un video costituito da un’unica inquadratura dove sembra non accadere nulla, ma in cui la solitaria figura dell’artista immobile all’interno di una grotta, che pare uscita da una pittura seicentesca, sembra cedere il ruolo di protagonista al cadere di una goccia, la cui azione, in tempi incomparabili con quelli della vita umana, è responsabile del formarsi delle straordinarie architetture naturali che attorniano la figura. Nella sapiente costruzione dell’immagine che, come una sorta di laica Annunciazione separa e mette in relazione due temporalità divergenti, la presenze della goccia e quella dell’uomo paiono elidersi a vicenda.

CASA MASACCIO

Album havana (2007) di Kim Sooja, un video realizzato in un’area lungo la costa dell’Havana, dove molti cubani sono soliti sostare, in cui però non si mostrano persone, ma sagome intenzionalmente sfumate che progressivamente diventano sempre più astratte fino al punto di svanire e non lasciare altro che il passaggio della luce e del tempo.

Arcadia Downtown (2009) di Yaron Lapid, un video, che oscillando indecidibilmente tra reportage e finzione, mostra le vicissitudini di un corpo senza nome e senza storia, letteralmente catapultato nel bel mezzo della notte di Tel Aviv. La narrazione si dipana e si incaglia nel tentativo di trovare una soluzione, una spiegazione atta a disinnescare la performatività eversiva di questo ‘Ecce homo’.

JLN. (2003-2005) di Elie Cristiani, opera video in cui intercettiamo lo sguardo interrogante del filosofo francese Jean Luc Nancy. Il soliloquio visivo dello sguardo si installa problematicamente in un’attesa sempre posticipata di reversibilità scopica che tarda sempre di nuovo ad arrivare. In questo lavoro sembra che l’annunciazione attenda la propria “annunciazione”.

Untitled 1998 (2010) di Massimo Bartolini, è una porta di luce autoilluminante che sbarrando lo stretto corridoio a piano terra di Casa Masaccio, sembra inscenare l’apparire della propria epifania.

Pentimenti di Carolina Saquel (2004) è un video che si accosta al fenomeno dell’annunciazione dal punto di vista della ‘messa in posa’. Assistiamo a una sorta di rito equestre nella quale cavallo e addestratore mettono in scena diversi tableaux mentre una voce acusmatica ne detta le incongrue istruzioni.

While She Waits for the Light (2009) di Megan e Murray McMillan, è un video che prendendo dichiaratamente le mosse dall’Annunciazione con Sant’Emidio, 1486, di Carlo Crivelli, mostra attraverso un modulo prospettico appositamente costruito la successione delle varie tappe della devoluzione spazio-temporale, anche e soprattutto in riferimento alla questione cruciale della luce.

Lashing (2008) di Ruth Scott è un video che mostra il tentativo da parte dell’artista di segnare, mediante il battito delle propri ciglia, precedentemente intrise di grafite, dei segni su un foglio ‘vergine’. Il parossismo prossemico che si instaura tra l’occhio e la superficie, tra visivo e tattile, manda in cortocircuito ogni aspettativa spettatoriale prescrivendo e proscrivendo simultaneamente il divieto rappresentativo che si annida in ogni resa iconografica dell’annunciazione.

Animaux entre eux (2009) di Noëlle Pujol, girato a Tirana nel Museo di Storia naturale si compone di una serie di inquadrature mute a camera fissa raffiguranti primi piani di animali imbalsamati che ‘guardano’ in macchina. Il lavoro si gioca tutto sullo scarto infinitesimale che si instaura tra la stasi e il movimento. I primi piani non sono né fotografie né fermo-immagini ma sembrano possedere una durata interna che fa vacillare pericolosamente sia il concetto di durata che quello di arresto, cosa questa ravvisabile parimenti nell’evento criptato di ogni annunciazione.

Glas (2009) di Emanuele Becheri, consiste in una ripresa effettuata con camera fissa, deposta a terra, che rivolta verso il cielo capta l’irruzione appena percepibile nell’inquadratura di uno sporadico passaggio di rondini. L’occhio si fa diapason visivo che vibra per mezzo di una ritmicità subliminale scandita dai passaggi a vuoto delle rondini.

A man screaming is not a dancing bear (2008) e Deadline (2007) di Allora & Calzadilla, nel primo video, ambientato in una New Orleans disastrata dalla furia degli eventi atmosferici, un abitante suona le veneziane del proprio alloggio con un ritmo percussivo, lasciando filtrare brandelli di realtà, che si manifestano attraverso squarci di luce. Nel secondo, girato a San Juan dopo il disastro provocato dall’uragano George, un’unica inquadratura pone in primo piano due palme e una fronda imprigionata a mezz’aria da una lenza. L’ondeggiare cadenzato di quest’ultima è l’unica traccia di vita nella stagnazione del tempo.

Lei (2002) di Daniela De Lorenzo: un dittico fotografico dove due figure che nascono originariamente come autoritratti, acquistano tramite l’incongruo accostamento una sorta di vettorialità ignota che letteralmente le proietta in una agone plastico, facendole retrocedere verso una zona di indistinzione che da figure le trasforma in supporti, ricettacoli, inscrizioni o palinsesti. Si assiste in questo modo a ciò che Warburg chiana sopravvivenza delle immagini. L’immagine torna là dove non è mai stata acquisendo la memoria involontaria di una malattia della matrice che la infesta dall’interno.





 
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