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arte contemporanea, collettiva PALAZZO DEL GOVERNATORE ​ Piazza Giuseppe Garibaldi Parma 43100

Parma - dal 23 ottobre 2010 al 27 marzo 2011

Claudio Parmiggiani - Naufragio con spettatore
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PALAZZO DEL GOVERNATORE
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Tra i maggiori protagonisti del panorama artistico internazionale, Claudio Parmiggiani è un artista raro. Il suo volontario "esilio" dalla scena artistica italiana, il suo ostinato silenzio da oltre quaranta anni, valgono, nel mondo artistico di oggi, come una presa di posizione di una radicalità pressoché unica.
orario: tutti i giorni tranne il lunedì
Orari: 10 -19. Sabato 10 -24 (ultimo ingresso ore 23).
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero 8 euro; ridotto 5 euro (minori di 18 anni, maggiori di 65, studenti universitari con tesserino, gruppi di adulti oltre le 15 persone, convenzionati). Ridotto Scuole 3 euro. Ridotto Ikea Family 5 euro, nucleo familiare in possesso di Ikea Family 8 euro. Ridotto soci Coop 5 euro.
vernissage: 23 ottobre 2010.
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Sylvain Amic
autori: Claudio Parmiggiani
note: nelle sale del Palazzo del Governatore e nella Chiesa di San Marcellino
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
LA GRANDE MOSTRA DI PARMIGGIANI -L’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma organizza un’importante mostra dedicata a uno tra i maggiori protagonisti del panorama artistico internazionale: Claudio Parmiggiani.

La mostra “Naufragio con spettatore”è ospitata a Palazzo del Governatore e nella Chiesa di San Marcellino, dal 23 ottobre al 16 gennaio 2011.

Dopo le grandi mostre dedicate a maestri antichi, Parmigianino (2005), Correggio (2008), Parma ha voluto accrescere maggiormente il suo sforzo in direzione della cultura e in particolare dell’arte del nostro tempo. Per sottolineare questo importante passaggio, la città di Parma ha scelto di invitare Claudio Parmiggiani per il rilievo, la qualità e la profondità del suo lavoro.

Tra i maggiori protagonisti del panorama artistico internazionale, Claudio Parmiggiani è un artista raro. Il suo volontario “esilio” dalla scena artistica italiana, il suo ostinato silenzio da oltre quaranta anni, valgono, nel mondo artistico di oggi, come una presa di posizione di una radicalità pressoché unica. In un contesto in cui la confusione dei valori è la regola, la sua è divenuta una presenza morale e il suo silenzio un’autorità critica. Volutamente lontano dall’“attualità” dell’arte contemporanea, lontano da gruppi o movimenti, Parmiggiani ha saputo sviluppare un linguaggio, innovativo, personale e allo stesso tempo profondamente universale.

I suoi materiali sono polvere e cenere, fuoco e aria, ombra e colore, luce e pietra, vetro e acciaio, sangue e marmo. Assemblando frammenti del mondo, campane, farfalle, libri, barche, stelle, statue, fa nascere immagini insolite che, nella loro tragica bellezza, ci sembrano stranamente familiari.

Per il pubblico, le occasioni di incontrare il suo lavoro non sono frequenti. Chi seguisse queste inattese apparizioni non vedrebbe comunque che un numero limitatissimo delle sue opere, a volte una soltanto. Attento a trovare luoghi in sintonia con il suo lavoro, l’artista preferisce ciò che è assente a ciò che è presente, rendendo sensibile l’invisibile.

L’invito che il Comune di Parma ha rivolto a Claudio Parmiggiani appare così come un appuntamento eccezionale. Nella città, una chiesa caduta nell’oblio, San Marcellino, esce dal letargo in cui era immersa. Qui, l’emozione, il sentimento del tragico sono i protagonisti di una teatrale realizzazione di questo “maestro del dialogo con lo spazio” come lo ha definito il giornale Le Monde. Il Palazzo del Governatore, recentemente restaurato e convertito in luogo d’esposizione, ospiterà in modo definitivo una delle sue famose “Delocazioni”. Attorno a questa camera di fumo e ombra, “scultura d’ombra”, come l’autore stesso la chiama, riunite sotto il titolo Naufragio con spettatore, sono presentate quindici opere, diverse delle quali realizzate dall’artista per questa occasione. Nella misura di un’opera per stanza, queste abitano il palazzo deserto, come presenze gravi e inquietanti.

Un itinerario, da un’opera all’altra, da un incontro all’altro, la mostra si propone come un unico, poliedrico oggetto mentale, una meditazione etica e formale articolata attraverso quindici opere, come quindici stazioni di un intenso percorso spirituale.

Il catalogo della mostra, a cura di Sylvain Amic, pubblicato da Silvana Editoriale, arricchito dei contributi di Pietro Citati, di Éric de Chassey e di Andrea Cortellessa, con un ampio apparato iconografico e accanto alle fotografie delle opere in mostra, permette di comprendere nella sua totalità questa opera dispersa.

Con Claudio Parmiggiani, la città di Parma apre una pagina nuova nella sua storia culturale con una scelta esigente, quella di un artista alla ricerca dell’assoluto, ma anche di un creatore in ascolto di ciò che l’uomo ha di umile, di violento e di meraviglioso. L’opera di questo artista ci invita ad un viaggio nel profondo di noi stessi, per scoprire ciò che ci fonda e ci anima.

Claudio Parmiggiani, nato a Luzzara, si forma all’Istituto di Belle Arti di Modena (1958-1960). Giovanissimo frequenta Giorgio Morandi (il cui influsso sarà più etico che stilistico). La sua prima mostra si tiene nel 1965 alla libreria Feltrinelli di Bologna, dove espone calchi in gesso dipinti che l’artista definisce ‘pitture scolpite’ e che segnano quella che viene considerata la prima apparizione di un calco in gesso nella vicenda artistica delle neoavanguardie. E’ il tempo del Gruppo ’63 e dei poeti riuniti attorno a “il verri” di Luciano Anceschi ai quali Parmiggiani sarà molto vicino, contribuendo a dar vita a quel clima, proprio del periodo, di intensa collaborazione tra arti visive e poesia. Ma il rapporto fondamentale è con Emilio Villa, con il quale stabilirà un profondo e lunghissimo sodalizio. È del 1970 Atlante, con testi di Balestrini e Villa, opera che si inserisce tra i lavori di misurazione eseguiti tra il 1967 e il 1970: carte geografiche e mappamondi accartocciati, vere antitesi delle certezze del mondo fisico. Sono degli stessi anni opere che coinvolgono totalmente lo spazio, come Luce, luce, luce (1968), dove il pavimento di una galleria è cosparso di pigmento giallo che irradia una luce abbacinante, oppure i labirinti di cristalli infranti (1970), simili a città devastate da una violenta esplosione. Molte sono state le intuizioni che fin dalla metà degli anni Sessanta hanno connotato in modo del tutto originale e precursore la sua ricerca. Uno spirito radicalmente iconoclasta sottende tutto il suo lavoro. Del 1970 sono le prime Delocazioni, opere di ombre e impronte realizzate con fuoco, polvere e fumo, una radicale riflessione sul tema dell'assenza, sviluppato ancora successivamente fino a divenire linea portante di tutto il suo lavoro.

Queste opere assumeranno un carattere di fortissimo impatto visivo ed emozionale; ricordiamo le teatrali Delocazioni realizzate al Musée d'Art Moderne et Contemporain di Ginevra (1995), al Centre Pompidou di Parigi (1997), alla Promotrice delle Belle Arti di Torino (1998), al Musée Fabre di Montpellier (2002). Al Tel Aviv Museum of Art (2003). Nel 1975 l'artista progetta un'opera, impossibile da vedere nella sua totalità: Una scultura, le cui quattro parti sono collocate in altrettanti ipotetici punti cardinali sulla Terra (Italia, Egitto, Francia e Cecoslovacchia), lavoro che viene terminato nel 1991. La sua lunga storia espositiva è in piena attività con mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Negli anni Ottanta è sulla scena dei grandi musei e delle committenze internazionali; nel 1992 è la personale al Pac di Milano, cui segue la lunga serie di personali all’estero - dal Museum Moderner Kunst di Vienna (1987), al Museo d’Arte Moderna di Strasburgo (1987), alla Albert Totah Gallery di New York (1986), a Villa Arson di Nizza, al Palacio de Cristal di Madrid (1990). Al 1989 risale la famosa Iconostasi di statue velate di bianco e tele velate di nero, presentata per la prima volta alla Galleria Christian Stein di Milano; e l’altrettanto celebre Terra (1988), una sfera con impresse le impronte delle mani dell’artista, sepolta nel chiostro del Musée des Beaux-Arts di Lione, come un piccolo pianeta, espressione della natura spirituale dell’opera, tale anche quando è invisibile e luogo di dialogo con la sua essenza. Tra le sue numerose opere permanenti nel paesaggio ricordiamo Il bosco guarda e ascolta nel parco di Pourtalés a Strasburgo (1990). Negli anni Novanta l’attività espositiva è intensissima. Tra gli innumerevoli interventi citiamo le mostre all’Institut Mathildenhöhe di Darmstadt (1992), alla Galleria d’Arte Moderna di Praga (1993), al Centre Georges Pompidou di Parigi (1997). Nel 1995 una grande retrospettiva è presentata al MAMCO di Ginevra mentre nel 1998 Gianni Vattimo cura una delle sue più importanti mostre realizzate in Italia alla Promotrice delle Belle Arti di Torino. Invitato più volte alla Biennale di Venezia (1972, 1982, 1984, 1986, 1995), ha presentato le sue opere presso numerose altre prestigiose istituzioni internazionali, pubbliche e private. Tra i più spettacolari e spirituali dei suoi interventi, Il faro d’Islanda, (2000), opera permanente solitaria e luminosa nel territorio più desertico dell’Islanda, innalzato in mezzo ai ghiacci. Jean Clair lo invita, unico artista italiano, alla grande mostra Mélancolie: Génie et folie en Occident, al Grand Palais di Parigi e alla Neue Nationalgalerie di Berlino (2005). Nel 2006 nel Teatro Farnese di Parma, l’artista realizza Teatro dell’arte e della guerra, impressionante labirinto di cristalli infranti, immagine di grandiosa bellezza e tragedia. Dopo la potente installazione Ex-voto al Museo del Louvre (2007), opera in aperto dialogo con i rilievi funerari e le sculture gotiche conservati nelle sale del museo parigino, Parmiggiani accoglie l’invito della Città di Pistoia, inaugurando la riapertura di Palazzo Fabroni con una grande mostra, Apocalypsis cum figuris, affidata alla cura di Jean Clair.

L’organico inserimento delle sue realizzazioni nello spazio di un luogo di cui l’artista legge e interpreta il senso profondo e la specifica spiritualità, trovano espressione straordinaria nell’opera inaugurale del Collège des Bernardins di Parigi (2008). Del 2009 è la importante mostra Scultura d’ombra alla la Simon Lee Gallery di Londra. Del 2010 è il grande intervento in San Giorgio in Poggiale a Bologna. L’“affresco” dipinto a fuoco nelle tre specchiature dell’abside e l’imponente Campo dei Fiori al posto dell’altare maggiore propongono, declinata attraverso modalità antitetiche un’analoga, ricorrente riflessione sul tempo, sull’assenza e sulla «persistenza della memoria». Ogni volta una sfida diversa raccolta con coerenza di intenti e i cui esiti si impongono per la loro eccezionalità. Una profondità di pensiero che non si esaurisce e che, sorretta da una chiara consapevolezza sul significato civile del fare arte oggi, si pone in continuità e in rapporto vivo con la grande tradizione della pittura italiana ed europea.

Prezzo del biglietto ridotto per i possessori della Parma Cultura Card.
 
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