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arte contemporanea, collettiva ARIANNA SARTORI ARTE & OBJECT DESIGN ​ Via Ippolito Nievo 10 Mantova 46100

Mantova - dal 9 al 21 ottobre 2010

Vito Vaccaro - Sculture e dipinti

Vito Vaccaro - Sculture e dipinti

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ARIANNA SARTORI ARTE & OBJECT DESIGN
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Via Ippolito Nievo 10 (46100)
+39 0376324260
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Una mostra omaggio dedicata all’artista Vito Vaccaro (Palermo 1887 - Milano 1960), nel cinquantenario della scomparsa.
Trattasi dell’autentico recupero di questo eclettico maestro della prima metà del secolo scorso.
orario: Orario: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 9 ottobre 2010. ore 18.00
editore: MAZZOTTA
ufficio stampa: MAZZOTTA
curatori: Arianna Sartori
autori: Vito Vaccaro
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Sabato 9 ottobre, la Galleria “Arianna Sartori Arte & object design” di Mantova, in via Ippolito Nievo 10, inau-gura una mostra omaggio dedicata all’artista Vito Vaccaro (Palermo 1887 - Milano 1960), nel cinquantenario della scomparsa.
Trattasi dell’autentico recupero di questo eclettico maestro della prima metà del secolo scorso. In galleria sono esposte alcune sculture in bronzo, dipinti ad olio e acquerelli rimasti a lungo devotamente custoditi presso l'ar-chivio di famiglia a Milano e riproposta, dopo la mostra milanese del 2009 curata da Domenico Montalto.
La mostra è supportata da un importante volume biografico, stampato da Mazzotta edizioni con testi critici di Domenico Montalto e una testimonianza di Marcello Cesa-Bianchi, che, come prima pubblicazione dedicata all’artista, rappresenta un primo palinsesto attendibile, attraverso la documentazione di un congruo numero di opere, sia plastiche sia grafiche sia pittoriche.
L’esposizione è perta al pubblico fino al 21 ottobre con i seguenti orari: 10.00-12.30 / 16.00-19.30, chiuso festivi.

Fra verismo e classicismo. Accademia e modernità nell’opera di Vito Vaccaro
…L'opera di Vaccaro va interpretata in relazione all'esperienza e alla lezione di artisti del Sud Italia come Filippo Palizzi, Giuseppe De Nittis, Francesco Paolo Michetti, Michele Cammarano, Vincenzo Gemito, che seppero intercettare le epocali novità del moderno tramite una poetica fi-gurativa caratterizzata da un attento studio della realtà e da una ricerca del vero sentita come suggerimento di genere ma anche e soprattutto come scelta etica.
La personalità di Vaccaro risulta decisamente orientata verso quella che Luigi Capuana, uno dei padri della letteratura verista, chiamò "poetica del vero". Anche l'ambiente in cui egli si forma come giovane artista - la natia Palermo dei primi due decenni del Novecento - era allora immersa nel clima culturale del verismo meridionale, quello della Sicilia descritta nelle pagine dello stesso Luigi Capuana, di Giovanni Verga, di Federico De Roberto; della Napoli di Salvatore di Giacomo e di Matilde Serao; della Sardegna di Grazia Deledda; in analogia a quanto avveniva in campo mu-sicale col melodramma di Leoncavallo. Ritroviamo costante nell'opera matura di Vaccaro l'interesse non a soggetti "aulici" ma piuttosto alla realtà ordinaria della vita, al mondo del popolo, dell'infanzia, degli animali, guardato senza atteggiamenti pietistici ma con partecipazione e compassione autentica. Tale coinvolgimento d'animo e di sentimento, sempre apprezzabile all'esame dei suoi lavori, dalle memorabili sculture alla prolungata stagione della pittura, discosta e distingue Vaccaro rispetto a quel "principio dell'impersonalità"teorizzato dal verismo, assegnandogli una nicchia particolare nell'ambito di un filone culturale che, dall'unità d'Italia fino alla metà del XX secolo, interessò varie generazioni di artisti.
Scuola napoletana e scuola palermitana sono perciò l'ambito ideale in cui Vito, ragazzo irrequieto dal talento chiarissimo (era nato il 15 aprile 1887), comincia la propria formazione intraprendendo quell'avventura artistica che, dopo la parentesi della prima guerra mondiale, lo porterà ad affermarsi a Milano, esattamente com'era accaduto alcuni anni prima a un suo illustre conterraneo, lo scrittore Giovanni Verga. Ciò premesso, constatiamo che gli esordi giovanili di Vaccaro lo vedono operare nell'ambito pressoché (anche se non del tutto) esclusivo della scultura: è princi-palmente l'arte plastica che lo fa subito apprezzare nel milieu artistico palermitano, come attestano fonti, cronache e documenti dell'epoca. Dopo aver frequentato - vincitore di una borsa di studio - l'Accademia di Belle Arti, dov'è allievo dello scultore accademico Mario Rutelli (1859-1941), autore in città di numerosi monumenti pubblici improntati alla retorica post risorgimentale e unitaria, Vaccaro riceve nell'ottobre 1913 al Teatro Massimo un primo significativo riconoscimento: risulta infatti primo classificato al concorso dell'Istituto di Belle Arti. Nell'occasione, una recen-sione del "Giornale di Sicilia" così scrive: "Grazioso un gesso del Vaccaro, Bimbo che ride". L'anno seguente, il 28 febbraio, sempre al Teatro Massimo, gli viene conferita da parte dell'Associazione nazionale insegnanti di disegno, la medaglia d'argento "per le sue opere di scultura", come recita la motivazione ufficiale redatta dalla commissione, formata dal fior fiore dei docenti di allora. A questa data, le opere dell'artista, che può fregiarsi del titolo di "professore", denotano le virtù peculiari dello scultore di razza: disegno fermo e consapevole, modellato sorvegliato e deli-zioso, in piena consonanza di soggetti col sentire verista…
Domenico Montalto

Vito Vaccaio, un artista che ha saputo assimilare ed esprimere i valori della cultura meridionale e di quella milanese
Prima ancora di conoscere le opere di Vito Vaccaro ho potuto intuirne le qualità artistiche attraverso le testimonianze riconoscibili negli acquerel-li, nei dipinti e nelle ceramiche di sua figlia Gioiella, che sappiamo essere stata, da bimba, sua modella, poi sua allieva. Una allieva che ha ripro-dotto e riconosciuto l'impatto del padre maestro, ispirato dalle immagini e dalle persone delle due città fra le quali ha suddiviso la sua vita.
Vito Vaccaro ha iniziato come allievo di Mario Rutelli, ai primi anni del secolo XX, illustrando con disegni, gessi, bronzi il mondo popolare della Sicilia, con atteggiamenti emotivamente carichi ma contenuti, mai debordanti. Come ha sottolineato Domenico Montalto, l'ambiente in cui si è formato come giovane artista era allora immerso nel clima culturale meridionale secondo l'orientamento delle Scuole napoletana e palermitana: egli era attratto dal mondo del popolo, dall'infanzia osservati non con pietismo, ma con intensa partecipazione.
Le sue prime opere sono quasi esclusivamente sculture, con le quali ottiene importanti riconoscimenti ufficiali, mentre inizia la sua attività di in-segnante.
Dopo il periodo della grande guerra, che combatte come tenente, si trasferisce nel 1920 a Milano, dove si immerge nel mondo artistico lombardo, prosegue la sua produzione, partecipa a importanti mostre, ottiene prestigiosi riconoscimenti anche a livello internazionale, continua l'attività di-dattica, dapprima come docente di disegno, poi come preside.
Viene apprezzato come scultore ma anche come disegnatore; ai bronzi scolpiti con decisione e solidità, aggiunge ritratti e paesaggi sempre riferiti alla gente e al-la vita di tutti i giorni (lo ispirano il Naviglio che scorre alle spalle del suo studio di Largo Treves e volti e situazioni connesse alla scuola in cui insegna).
Dal 1924 compone targhe o lapidi e produce sculture che riflettono l'esaltazione dell'amor di patria stimolato dal momento politico vissuto dalla nazione. Si trova bene a Milano e vive il mondo di Brera che lo accoglie nelle sue molteplici espres-sioni, ma, di carattere indipendente, non si lega ad associazioni artistiche o politiche pur stringendo amicizie con artisti dell'epoca.
Successivamente, Vaccaro si rivela anche maestro della fisiognomica e dell'espressione dei sentimenti, manifestando una notevole duttilità nell'a-dattare le proprie procedure alle caratteristiche dei soggetti trattati. Realizza opere anche per il Cimitero Monumentale di Milano, una delle strut-ture emblematiche della città.
Negli anni Trenta, con il matrimonio realizza quadri che riflettono sentimenti famigliari, le linee dei paesaggi si stemperano in mille sfumature, le nature morte riproducono aspetti della casa.
Dopo la seconda guerra mondiale si rivolge alla città dove abita e ai luoghi delle vacanze famigliari (Liguria e Prealpi lombarde).
Le sue eccezionali capacità di disegnatore si esprimono in tutta la gamma della sua produzione, così come si rivela la sua abilità nel cogliere, nelle sculture come nelle pitture, nei volti come nei paesaggi, gli aspetti essenziali del soggetto ritratto, evidenziando nelle figure comuni le caratteristi-che che danno l'impronta di una popolazione, evitando ogni compiacimento retorico e cogliendo, quando necessario, l'aspetto emotivo di una im-magine. Il disegno definisce i confini di un'opera ma anche delimita le sue qualità espressive, realizza una continuità sempre rilevabile nelle varie forme articolate di un artista che non prescinde dalla sua storia: se da un lato ha assimilato il clima culturale del Mezzogiorno, poi di Milano, dal-l'altro ha saputo realizzare opere che esaltano aspetti essenziali di questi climi.
Vito Vaccaro ci appare come un artista solido nelle proprie concezioni culturali, rigoroso nelle sue esecuzioni, versatile nell'adattamento alle real-tà dei contenuti. Un quadro o una scultura ci procura emozioni e nel contempo ci orienta a comprendere aspetti significativi della storia dell'uma-nità.
Marcello Cesa-Bianchi

VITO VACCARO - Nato a Palermo nel 1887, muore a Milano nel 1960.
Fu pittore e scultore. Studiò all'Accademia di Belle Arti di Palermo e fu allievo di Marco Rutelli.
Le sue prime opere figurano nel 1913 alla Mostra del Circolo Artistico della sua città. Nel 1914 prende il diploma di medaglia d'argento alla "E-sposizione di Belle Arti-Mostra Didattica" al teatro Massimo, recensita da un articolo sul Giornale di Sicilia.
In seguito merita riconoscimenti e premi nelle verie mostre regionali siciliane.
Un periodo di silenzio si motiva con la sua partecipazione alla guerra del 1915-18.
Poi si stabilisce a Milano dove rivela in pieno le sue capacità e dove entra a far parte della cerchia degli artisti milanesi.
Partecipa alla Esposizione Nazionale della Reale Accademia di Brera 1923 a Milano; alla Seconda Biennale Romana del 1924; alla Prima Mostra Marinara del 1925 a Roma; alla XV Mostra Internazionale di Venezia del 1926; alla Seconda Mostra del Sindacato Lombardo Fascista del 1929 a Milano, alla II Biennale Romana nel 1928.
Molteplici le personali a Milano alle Galleria Vinciana, Galleria Geri, Galleria Bolzani e alle varie gallerie delle province lombarde.
Le sue opere vengono menzionate da giornali italiani quali Il Messaggero, l’Ora, il Corriere della Sera, e a Parigi "La revue Moderne" esalta la forza disegnativa e la ricerca di contenuti umani trovata tra gli esseri semplici e umili.
I temi pittorici da lui affrontati sono molteplici, nature morte, paesaggi, composizioni con figure. Vaccar riesce a spaziare dalla pittura ad olio al-l'acquerello e al pastello: ogni lavoro evidenzia l’accuratezza del disegno e la forza del colore che fanno vibrare ora la dolcezza di un bambino, ora l'intensità di un vecchio, ora le luci e le ombre di una natura morta.
Tra le opere pittoriche ricordiamo Balilla, Sosta al porto di Genova, Piroscafo rosso.
Tra i pastelli: Ricordi, Mendicante, Vecchia contadina.
Tra le sculture: Maternità, Bimbo che ride, La portatrice di uva, Montanaro.
Varie le lapidi in onore dei Caduti (Scuola Cesare Correnti - Scuola Via Solforino, Milano).
Molteplici i monumenti realizzati al cimitero Monumentale di Milano tra cui spicca una stupenda Pietà. Fra le mostre postume sono da ricordare a Bergamo, Salone della Consulta, "I Mostra Artisti Scomparsi", 1963; a Milano, 1974, Palazzo del Turismo.
Vito Vaccaro è stato inserito tra i Benemeriti della Città di Milano.
 
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