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arte contemporanea, collettiva DOCVA - DOCUMENTATION CENTER FOR VISUAL ARTS ​ Via Giulio Cesare Procaccini 4 Milano 20154

Milano - ven 26 novembre 2010

La pittura è oro #3

La pittura è oro #3

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DOCVA - DOCUMENTATION CENTER FOR VISUAL ARTS
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Agli incontri partecipano alcuni protagonisti del sistema dell'arte italiano, scelti tra artisti, curatori, critici e galleristi, ma anche scrittori e filosofi, che negli anni hanno espresso posizioni differenti nei confronti di questo medium.
biglietti: free admittance
vernissage: 26 novembre 2010. ore 16-19
ufficio stampa: g.brivio@viafarini.org
curatori: Luca Bertolo, Davide Ferri, Antonio Grulli, Maria Morganti
autori: Corrado Beldì, Edoardo Bonaspetti, Paola Capata, Helena Kontova, Marco Neri, Paolo Parisi, Roberta Tenconi, Fabio Tiboni, Giorgio Verzotti, Angela Vettese
genere: incontro - conferenza
email: pittura.oro@gmail.com

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comunicato stampa
La pittura è oro
Il gap italiano

a cura di Luca Bertolo, Davide Ferri, Antonio Grulli, Maria Morganti



domani, venerdì 26 novembre, dalle ore 16.00 alle ore 19.00
DOCVA, Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, Milano

partecipano alla tavola rotonda: Corrado Beldì, Edoardo Bonaspetti, Paola Capata, Helena Kontova, Marco Neri, Paolo Parisi, Roberta Tenconi, Fabio Tiboni, Giorgio Verzotti

per contributi e approfondimenti: www.lapitturaeoro.it | pittura.oro@gmail.com

Ultimo appuntamento di La pittura è oro, la tavola rotonda dal titolo Il gap italiano prevede una riflessione sul contesto italiano e sulla situazione e i problemi - se esistono - della pittura nel nostro Paese. Il titolo invita a un confronto su ipotetici limiti e preclusioni del sistema italiano rispetto alla pittura (come spesso lamentano i pittori stessi), e vuole porre l'attenzione sulla discontinuità di un dibattito critico che in Italia negli ultimi anni è andato affievolendosi e appiattendosi su sbrigativi e periodici annunci di ritorni, morte e rinascite del medium. Perché nel nostro paese non è stata raccontata una storia della pittura degli ultimi vent'anni e non è stato possibile instaurare un discorso critico capace di misurarsi col dibattito internazionale?


Il gap italiano è da leggersi in relazione a quello che avviene in altri paesi: sembra che in Germania, Gran Bretagna, Belgio, Stati Uniti, etc, l'approccio alla pittura sia improntato a una maggiore naturalezza, sembra che si tratti la pittura - dal punto di visto critico e curatoriale - come uno tra i vari media e non come il medium che fa eccezione (quando accade, i risultati sono cose di altissimo profilo come la rivista inglese Turps Banana), con meno pregiudizi o falsi timori reverenziali.
Se è vero che la pittura ha avuto spesso un ruolo di secondo piano nelle grandi rassegne internazionali degli ultimi decenni, è altrettanto vero che all'estero le pratiche pittoriche non hanno mai smesso di essere parte integrante della programmazione dei migliori musei e gallerie.



È giusto ricordare che in Italia, a cavallo tra anni Novanta e Duemila, alcune mostre di un certo rilievo sono state fatte (per ricordarne solo alcune: Europa: differenti prospettive della pittura, il Premio Michetti del 2000; Intervista con la pittura alla fondazione Bevilacqua La Masa; la sezione Pittura/Painting alla Biennale di Venezia del 2003 e la recentissima Impresa Pittura a Gennazzano) ma è altrettanto vero che, soprattutto quando si è trattato di mostre dedicate al panorama italiano, i risultati sono stati inefficaci e in alcuni casi forse persino nocivi alla pittura stessa.
Poi, se si escludono le rare eccezioni (la fondazione Bevilacqua La Masa ad esempio ha dedicato in anni recenti una serie di personali a grandi pittori, non italiani – come Marlene Dumas, Karen Kilimnik, Nick Hess e Federico Herrero, Alex Katz), è impossibile non rilevare come a differenza dei grandi musei europei, quelli italiani tendano a escludere la pittura che non sia di artisti storicizzati. Perchè non si sono mai viste in Italia mostre personali di Peter Doig, Luc Tuymans, Tomma Abts o John Currin? E perché anche le gallerie e i critici italiani faticano ad accorgersi a tempo debito di ciò che avviene nel nostro paese e nel mondo in fatto di pittura?
Dunque esiste davvero questo gap tra l’italia e gli altri paesi? E in quali altre forme si manifesta?

 
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