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arte contemporanea, collettiva MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE ​ Viale Fiorello La Guardia 4 Roma 00197

Roma - dal 30 novembre 2010 al 27 febbraio 2011

Carla Accardi - Spazio ritmo e colore
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Carla Accardi - Spazio ritmo e colore
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Ombrellini, 1999
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MUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE
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Viale Fiorello La Guardia 4 (00197)
museo.bilotti@comune.roma.it
www.museocarlobilotti.it
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Un omaggio della città di Roma ad una sua illustre ospite - siciliana di nascita ma romana d’adozione fin dal secondo dopoguerra - per riflettere sull’esemplarità e la coerenza di sessant’anni di lavoro di Carla Accardi (Trapani, 1924). Non soltanto una mostra antologica ma soprattutto una lettura inedita dei lavori meno noti dell’artista: l’installazione e il confronto con l’ambiente.
orario: da martedì a domenica 9-19; la biglietteria chiude alle ore 18.30; lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Biglietto integrato Museo + Mostra: € 6 intero, € 4 ridotto. Riduzioni e gratuità per le categorie previste dalla tariffazione vigente.
Dal martedì al venerdì accesso con visita accompagnata ogni 30 minuti, dalle 9 alle 18. Durata della visita 45 minuti. Sabato e domenica: visita libera.
Sconto del 10% sulla consumazione presso la caffetteria della Casina del Lago presentando il biglietto del Museo, nel giorno di acquisto.
vernissage: 30 novembre 2010. ore 17.30
catalogo: in mostra
editore: GLI ORI
ufficio stampa: ZETEMA
curatori: Pier Paolo Pancotto
autori: Carla Accardi
telefono evento: +39 060608
note: promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - Sovraintendenza ai Beni Culturali in collaborazione con RAM radioartemobile e Studio Accardi. Organizzazione Zètema Progetto Cultura, catalogo edito da Gli Ori.
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Un omaggio della città di Roma ad una sua illustre ospite - siciliana di nascita ma romana d’adozione fin dal secondo dopoguerra - per riflettere sull’esemplarità e la coerenza di sessant’anni di lavoro di Carla Accardi (Trapani, 1924). Non soltanto una mostra antologica ma soprattutto una lettura inedita dei lavori meno noti dell’artista: l’installazione e il confronto con l’ambiente.

Questo è l’obiettivo della mostra “Carla Accardi. Spazio, ritmo e colore”, ideata e a cura di Pier Paolo Pancotto, ospitata dal Museo Carlo Bilotti all'Aranciera di Villa Borghese di Roma dal 1 dicembre 2010 al 27 febbraio 2011, promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - Sovraintendenza ai Beni Culturali in collaborazione con RAM radioartemobile e Studio Accardi. Organizzazione Zètema Progetto Cultura, catalogo edito da Gli Ori.

L’esposizione raccoglie una selezione di opere, molte delle quali provenienti dall’archivio personale dell’autrice ed in gran parte inedite, tra cui un nucleo di preziose carte, mostrate per la prima volta in pubblico ed una scelta di opere appartenenti a collezioni pubbliche e private, altrettanto rare e di difficile fruibilità. Lavori storici e recenti messi a confronto per far emergere la continuità e la coerenza che caratterizza la ricerca di Carla Accardi pur nella varietà linguistica e operativa che ne ha segnato lo sviluppo, dal 1947 (data della sua adesione al gruppo Forma, convenzionalmente presa come termine post quem avviare l’indagine) ad oggi.

Ma l’allestimento vuole soprattutto enfatizzare l’elemento ambientale che sarà sottolineato dalla presenza di un Pavimento in feltro creato per l’occasione e collocato al pian terreno del museo, da alcuni Lenzuoli e lavori luminosi e sonori mai presentati a Roma, da un gruppo di Ceramiche poste lungo la scala di accesso al piano superiore dell’Aranciera. Qui sarà esposta una selezione di lavori inediti su carta, diversi per date e tecnica, disposti secondo un andamento non tradizionale, volto a sottolineare temi ed elementi ricorrenti nel suo alfabeto pittorico ed in dialogo con la struttura architettonica che li ospita.

Come in un atelier d’artista, la disposizione delle opere tenderà ad invadere per intero gli spazi interni ed esterni del Museo Carlo Bilotti. Sarà una sorta di grande installazione, di immaginario “ambiente Accardi”, quello attraverso il quale il visitatore potrà individuare liberamente
associazioni e punti di contatto tra gli elementi proposti. Un viaggio alla scoperta di aspetti meno conosciuti del percorso creativo dell’autrice, svelati in forma insolita e naturale, quasi si trattasse di una visita privata al suo studio.


BIOGRAFIA
CARLA ACCARDI

Trapani, 9 ottobre 1924
Condotti gli studi regolari a Palermo, nel 1946 si reca a Firenze per completare la propria formazione artistica. Segue senza regolarità i corsi dell’Accademia di Belle Arti. Con lei è Antonio Sanfilippo (Partanna, 1923-Roma, 1980) col quale, nell’autunno del 1946, si stabilisce a Roma e, allo scadere dell’anno, si reca a Parigi grazie ad uno scambio internazionale tra studenti. Il 15 marzo 1947 firma con Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato il manifesto “Forma”, pubblicato in aprile nel primo ed unico numero del periodico omonimo. Nel 1948 esordisce alla Biennale di Venezia; un anno dopo sposa Sanfilippo (dal quale si separerà nel 1965) e conosce Pablo Picasso a Roma. Nel 1950 partecipa ad Arte astratta e concreta all’Age d’Or di Roma e ad alcune personali (Galleria Numero, Firenze; Age d’Or, Roma). L’anno successivo compie un nuovo viaggio a Parigi dove incontra Alberto Magnelli ed Hans Hartung; inoltre, partecipa ad Arte astratta e concreta in Italia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nel 1952 prende parte ad Omaggio a Leonardo (Galleria Origine, Roma; poi a Firenze) e, in occasione di una mostra al Cavallino di Venezia, visita con Sanfilippo e Tancredi la collezione di Peggy Guggenheim. Il 1953, durante il quale partecipa ad Arte astratta italiana e francese alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, coincide con una pausa di riflessione creativa interrotta solo nel 1954 quando compie un radicale rinnovamento del proprio linguaggio, orientandosi verso un alfabeto segnico concentrato sulla bicromia bianco/nero. Alcuni di questi ultimi lavori, realizzati direttamente a terra e non più con l’ausilio del cavalletto, colpiscono l’attenzione di Michel Tapié che li vede esposti all’Asterisco di Roma (1954) e, da quel momento in poi, si fa sostenitore della sua ricerca pittorica; tra l’altro, egli introduce le sue opere a Caratteri della pittura d’oggi (1955, Galleria Spazio, Roma; poi Galerie Rive Droite, Parigi), ed in occasione della sua personale con Delahaye da Stadler a Parigi (1956) e da Notizie di Torino (1959), circostanza che segna anche l’avvio di un lungo e duraturo rapporto professionale di Accardi con Luciano Pistoi. Anche Pierre Restany (La Salita, Roma, 1958; 1959) e Michel Seuphor (50 ans de peinture abstraite, Galerie Creuze, Parigi, 1957) seguono la sua ricerca.
Nel febbraio 1960 Michel Tapié, Luigi Moretti, Carlo Mollino e Ada Minola fondano a Torino l’International Center of Aesthetic Research e Carla Accardi è invitata alla mostra inaugurale. Nel 1961 tiene la sua prima personale a New York (Parma Gallery, testo di Lionello Venturi); un anno dopo partecipa a Strutture e stile (Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna; Bochum, Stadtische Kunstgalerie) e nel ’63 a Schrift und Bildt allo Stedelijk Museum di Amsterdam e ad Aspetti della ricerca informale in Italia fino al 1957 (Livorno, Palazzo del Museo, a cura di Maurizio Calvesi e Dario Durbè). Nel 1964 la Biennale di Venezia le dedica una sala personale introdotta in catalogo da Carla Lonzi. Intorno alla metà del decennio amplia progressivamente la propria gamma cromatica abbandonando l’uso della tempera caseina a favore di colori acrilici fluorescenti applicati su materiale sintetico (il sicofoil) con i quali dà vita a composizioni plastico/pittoriche dal carattere fortemente ambientale. Tra queste i Rotoli (i primi vengono presentati nel ’65 da Notizie a Torino, alla IX Quadriennale e ad Opere del ’60 a La Salita di Roma) e delle Tende; prima della serie, quella del 1965 esposta alla Galleria Notizie di Torino nel 1966, seguita dalla Triplice tenda del 1969-71 (esposta nel 1971 da Editalia a Roma e nel 1976 alla Biennale di Venezia). Maurizio Fagiolo comprende il suo nome in Rapporto ’60 (1966) e Carla Lonzi le dedica alcune pagine in Autoritratto (1969). L’orientamento spaziale ed installativo dei suoi ultimi interventi è evidente anche nell’Ambiente arancio del 1966-68 (esposto nel 1968 alla Marlborough di Roma) e nella serie dei Lenzuoli concepiti nei primi anni Settanta. Tra il 1970 ed il ‘73 dirada parzialmente la propria attività artistica a favore di sempre maggiore impegno in ambito sociale che la conduce verso la militanza femminista a causa della quale viene, tra l’altro, sospesa dall’insegnamento alla scuola media Giovanni Papini di Roma (1971); segue attivamente, inoltre, le iniziative della cooperativa Beato Angelico presso la quale, nel 1976, espone l’Ambiente Origine. Nel 1976 Lea Vergine la inserisce nel volume Dall’Informale alla body art e Simona Weller in Il complesso di Michelangelo; partecipa ad Ambiente/Arte a cura di Germano Celant, promossa nell’ambito della Biennale di Venezia. Nel 1978 è nuovamente alla Biennale di Venezia invitata alla rassegna Artenatura curata da Jean Christophe Amman, Achille Bonito Oliva, Antonio De Guercio, Filiberto Menna. Trascorre alcuni periodi in Marocco, a Casablanca e Tangeri e Rabat, dove avvia una collaborazione con la galleria l’Atelier.
Negli anni Ottanta, nel corso dei quali recupera gradatamente la struttura pittorica tradizionale e l’uso di una gamma cromatica più ampia ed articolata, istituzioni pubbliche e private le dedicano ampie mostre personali. Tra queste, ad esempio, quella del 1983 a Ravenna (Pinacoteca Comunale, Loggetta Lombardesca, a cura di Vanni Bramati), a Milano (con Alighiero Boetti, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, a cura di Corrado Levi) e ad Erice (La Salerniana, a cura di Palma Bucarelli); nel 1985 a Madrid (Istituto Italiano di Cultura); nel 1988 a Venezia (XLIII Biennale, sala personale) e a Toronto (Art Gallery of Ontario - Istituto Italiano di Cultura - University of Toronto, testo di Bruno Corà); nel 1989 a Modena (Galleria Civica, a cura di Marianne Brouwer e Flaminio Gualdoni); accanto a loro una fitta serie di rassegne collettive tra le quali Chambres d’Amis a Gent (1986, a cura di Jean Hoet) e Italian Art in the 20th Century alla Royal Academy di Londra (1989, a cura di Germano Celant e Norman Rosenthal).
Nel 1982 avvia un’intensa collaborazione con la Galleria Pieroni di Roma che poi, attraverso le strutture di Zerynthia e di RAM create da Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier, prosegue fino ad oggi.
Nel decennio successivo tale orientamento trova conferma. Tra le numerose esposizioni personali quelle al Museo Civico di Gibellina nel 1990 (a cura di Giuseppe Appella); al Castello di Rivoli a Torino nel 1994 (a cura di Ida Giannelli e Giorgio Verzotti); al Kunstewerein di Ludwigshafen am Rhein nel 1995 (poi alla Stadtische Galerie e l’Istituto Italiano di Cutura a Wolfsburg, a cura di Susanne Pfleger); all’Atelier del Bosco di Villa Medici, a cura di Zerynthia, a Roma nel 1997; al Kunstmuseum di Bonn nel 1999 (a cura di S. Lehmann); è inoltre presente a Imprevisto al Castello di Volpaia di Radda in Chianti (1991) a cura di ; The Italian Metamorphosis al Guggenheim Museum di New York (1994) a cura di Germano Celant il quale, nel 1999, firma il suo catalogo generale.
Fitto di appuntamenti si apre pure il nuovo Millennio. Tra le rassegne individuali: Palazzo Crepadona, Belluno e Galleria Civica, Cortina (2001, a cura di Renato Barilli e L. Durante); P.S.1 Contemporary Art Center, New York (2001, a cura di Carolin Christiv-Bakargiev); Musée d’Art Moderne de la Ville, a Parigi (2002, a cura di Laurence Bossé e Hans-Ulrich Obrist); Biennale di Venezia (2003, sala personale); Macro-Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2004, a cura di Danilo Eccher); Martha Herford Museum a cura di Jan Hoet, Herford (2007, affiancata dai lavori di Lucio Fontana); Haunch of Venison, New York (2010, a cura di Adachiara Zevi); tra le collettive Verso Sud (2000), Valmontone, Palazzo Doria Pamphilj, a cura di Zerynthia; Italics (2008, a cura di Francesco Bonami), Venezia, Palazzo Grassi poi al Museum of Contemporary Art di Chicago.
A partire dal 2008 il suo Pavimento in Ceramica, affiancato da un lavoro sonoro composto per l’occasione da Gianna Nannini e creato per Bunkerart di Milano, a cura di RAM radioartemobile, viene esposto nel 2008 al Moscow Museum of Modern Art di Mosca e all’Auditorium di Roma (con testo critico di Achille Bonito Oliva), nel 2009 nella Sala Luis Quesada Garland di Lima, nel 2010 al Centro Cultural Recoleta a Buenos Aires ed al Museo Emilio Caraffa di Cordoba.


 
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