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arte contemporanea, collettiva OPIFICIO DELLE PIETRE DURE ​ Via Degli Alfani 78 Firenze 50121

Firenze - mar 16 novembre 2010

Premio Invito a Palazzo

Premio Invito a Palazzo
PRIMA DEL RESTAURO: Perseo della Fontana dell’Isola, Giovan Battista Pieratti (1622-23).
 [Vedi la foto originale]
OPIFICIO DELLE PIETRE DURE
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+39 055210102 , +39 055264406 (fax)
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Quarta edizione del Premio Invito a Palazzo assegnato dall’ABI Associazione Bancaria Italiana al miglior diplomato restauratore dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
vernissage: 16 novembre 2010. ore 11.30
ufficio stampa: AMBRA NEPI
genere: presentazione, incontro - conferenza, serata - evento

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comunicato stampa
Quarta edizione del Premio Invito a Palazzo assegnato dall’ABI Associazione Bancaria Italiana al miglior diplomato restauratore dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Il Premio consentirà il restauro di due sculture seicentesche del Giardino di Boboli: Il Perseo della Vasca dell’Isola e Amore che colpisce un cuore con il martello. Su quest’ultima opera sarà sperimentato un nuovo metodo biologico di restauro che utilizza dei batteri per rimuovere le incrostazioni che si formano sui materiali lapidei esposti all’esterno.
Dalle indagini diagnostiche sul Perseo emersa la scoperta che fu realizzato a partire da un antico blocco di marmo, rappresentante un cavallo marino, a cui furono collegati ben quaranta frammenti per la maggior parte di statuaria romana.

Il 16 novembre 2010, alle ore 11.30, nel Salone della Biblioteca dell’Opificio delle Pietre Dure, si terrà la cerimonia di consegna del Premio Invito a Palazzo assegnato dall’ABI, Associazione Bancaria Italiana, al miglior diplomato restauratore della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Giunto alla quarta edizione, Il Premio sarà conferito ex aequo agli allievi Eleonora Gioventù e Stefano Pasolini, che hanno ottenuto la medesima votazione per la tesi di laurea nel Settore di restauro dei Materiali lapidei, e consentirà di restaurare due sculture seicentesche del Giardino di Boboli a Firenze: il Perseo della Fontana dell’Isola e Amore che colpisce un cuore con il martello, entrambe attribuite a Giovan Battista Pieratti (1622-23).
Su quest’ultima opera, Eleonora Gioventù sperimenterà un nuovo metodo biologico che utilizza dei batteri (Desulfovibrio vulgaris subsp. vulgaris) in grado di rimuovere le incrostazioni che si formano sui materiali lapidei esposti all’esterno. La sperimentazione sarà condotta dall’Opificio delle Pietre Dure in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche dell’Università di Milano, che da vari anni si occupa dello sviluppo di queste nuove tecnologie.
Il restauro del Perseo facente parte della “Vasca dell’Isola” (1614-1619), oggetto della tesi di laurea di Stefano Pasolini, ha, invece, permesso di scoprire che l’opera fu realizzata dal Pieratti a partire da un antico blocco di marmo, rappresentante un cavallo marino, un ippocampo, a cui furono collegati ben quaranta frammenti per la maggior parte di statuaria romana. Il cavallo marino proveniva, probabilmente, da un gruppo scultoreo dedicato a Venere al bagno, sostituito attorno al 1635 con l’Oceano del Giambologna, durante i lavori di ampliamento del Giardino di Boboli verso Porta Romana, a cui il Pieratti partecipò in maniera determinante.

Dopo la cerimonia di consegna del Premio, sarà possibile ammirare le due statue oggetto delle tesi dei vincitori di quest’anno e lo stipo mediceo in ebano del XVII secolo di Leonard Van der Vinne, restaurato grazie alla scorsa edizione del Premio Invito a Palazzo.

“Le banche – ha detto il Presidente della Commissione Regionale Abi Toscana, Ferdinando Quattrucci - investono milioni di euro l’anno per salvaguardare e valorizzare il patrimonio artistico italiano. In questa direzione, il Premio all'Opificio delle Pietre Dure è un’ulteriore testimonianza dell’attenzione e della sensibilità del settore per l’arte e la cultura, in continuità con la tradizione del mecenatismo bancario che vide i Medici, potenti banchieri e mecenati, fondare il prestigioso istituto fiorentino”.
Il Premio Invito a Palazzo, testimonianza dell’attenzione e della sensibilità delle banche per l’arte e la cultura, consiste in una borsa di studio e una medaglia in argento con l’Arco degli Argentari, simbolo dei banchieri dell’antica Roma. Istituito nel 2007, il Premio prende il nome dall’omonima manifestazione dell’ABI, la giornata nazionale di apertura al pubblico dei Palazzi delle banche italiane, che si tiene ogni anno dal 2002.
La cerimonia di consegna del Premio, aperta al pubblico, si svolgerà alla presenza di Anna Maria Buzzi, Direttore Generale Organismo indipendente di Valutazione della performance del Ministero; Cristina Acidini, soprintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze; Ferdinando Quattrucci, Presidente della Commissione Regionale Abi Toscana; Guido Palamenghi Crispi, responsabile Relazioni Culturali ABI; Isabella Lapi, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure; Alessandro Cecchi, Direttore del Museo del Giardino di Boboli, Soprintendenza Speciale P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Firenze; Letizia Montalbano, direttore della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio delle Pietre Dure; Alessandra Griffo, Direttore del Settore Lapidei dell’Opificio delle Pietre Dure.

Le precedenti edizioni del Premio sono state assegnate nel 2009, a Sara Guarducci, diplomata nel settore di restauro del Mosaico e commesso in pietre dure, per il restauro di uno stipo mediceo in ebano del XVII secolo, opera dell’ebanista fiammingo Leonard Van der Vinne, detto il «Tarsia». Nel 2008, a Filippo Tattini, diplomato nel settore dei Materiali Ceramici e Plastici, per il restauro di un’inedita terracotta policroma del XV secolo raffigurante Santa Caterina da Siena; nel 2007, a Maria Stragapede, diplomata nel settore di restauro dei Tessili, con una tesi sulla famosa “coperta di Usella”, un antico tessuto del XIV secolo, conservato al Museo Nazionale del Bargello.

Eleonora Gioventù nella sua tesi ha affrontato il restauro di una scultura del Cimitero degli Inglesi di Firenze, L’Allegoria della Morte di Giuseppe Lazzerini, sperimentando, per la prima volta in ambito dell’Opificio un nuovo metodo biologico di pulitura che utilizza dei batteri solfato riduttori (Desulfovibrio vulgaris subsp. vulgaris). L’applicazione di questi microrganismi sulle superfici dell’opera, permette l’indebolimento e in seguito la completa rimozione delle incrostazioni a base di solfati (materiale gessoso), quali in particolare le croste nere, elemento di degrado che deturpa la maggior parte dei monumenti marmorei presenti nelle aree urbane.
Stefano Pasolini si è occupato del Perseo in marmo della Vasca dell’Isola nel Giardino di Boboli, opera del Seicento fiorentino, che, oltre a presentare problemi conservativi dovuti alla parziale immersione nell’acqua, manifestava una complessa criticità strutturale. Il lavoro di restauro, in collaborazione con istituti di ricerca universitari di ambito architettonico e ingegneristico (Università di Firenze e di Perugia), oltre a portare alla pulitura dell’intero manufatto, si è concentrato sulla necessità di riconsiderare tutto il sistema di raccordo dei vari elementi costitutivi, avviando una ricerca ancora da completare. Interessanti, inoltre, le novità emerse dalla ricerca storica condotta sull’autore dell’opera, Pieratti, architetto e restauratore, figura di rilievo nella Firenze del tempo, contrariamente a quanto ritenuto fino ad ora.


 
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