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Antonio Arévalo
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Patrick Hamiltotn
il Cile nella 54° edizione della Biennale d’Arte di Venezia 2011

Fernando Prats è l’artista a rappresentare il Cile nella 54° edizione della Biennale d’Arte di Venezia 2011. Il critico spagnolo Fernando Castro è il curatore che accompagnarà l’artista. Commissario del Padiglione Nazionale il curatore indipendente Antonio Arévalo.
Fernando Prats (1967), artista cileno, residente in Spagna (Barcellona). Il suo lavoro è rigoroso e riflette, in particolare le sue azioni dal progetto Chaitén, lavoro svolto a partire dal terremoto che ha colpito il Cile, la situazione del paese in un approccio cartografico di estrema intensità.
E’ rappresentato dalla Galleria Joan Prats di Barcellona. Nel 2007 vince il Guggenheim Fellowship, John Simon Guggenheim Memorial Foundation, New York.


Formes & desformes
a cura di Antonio Arévalo

GALLERIA ZAK: Via San Martino – 25/27 – 53100 – Siena

Periodo: 26 novembre – 5 gennaio 2010, Siena, Galleria ZAK, Via San Martino 25/27.
Orari: mart/sab 11:00/14:00/ 15:00/19:30 dom/lun su appuntamento.
Infoline: (+39) 0577 1656902 – (+39) 3469437211
www.galleriazak.com infogalleriazak@gmail.com

Galleria ZAK, Via San Martino 25/27 Siena, è lieta di presentare “Formes & desformes”, a cura di Antonio Arévalo che coinvolge tre giovani artisti latino-americani già noti ai contesti museali e alle rassegne d’arte contemporanea internazionali: Alexander Apóstol (Venezuela, 1969), Ronald Morán (El Salvador, 1972) e Ishmael Randall Weeks (Perú, 1976).

Arévalo propone uno scorcio dell’arte latino americana oggi, arte che in vari modi si misura con la realtà di paesi segnati da storie di soprusi e povertà, trasformati profondamente dall’economia capitalista, territori di luce e oscurità (Apóstol) immobilizzati come sotto alla neve (Morán), rarefatti e consumati dal potere che ne disegna le geografie (Randall Weeks). Ospiti della serata il curatore e gli artisti.

Ishmael Randall Weeks nasce a Lima (Perù) nel 1976. Nel 2000 riceve la borsa di Studio a Bard College di sovvenzione al progetto. Nel 2003 ottiene un Full Fellowship al Vermont Art Studio Center, Vermont, USA e nel 2007 a Skowhegan Scuola di Pittura e Scultura, USA.
Mostre personali: nel 2008 Refugio Galería, Lucia de La Puente, Lima, Perú e Experimentos, Camuflajes y Bunkers, Kiosko Art Residency, Santa Cruz, Bolivia. Nel 2009 Ishmael Randall Weeks, Eleven Rivington Gallery, New York, NY, USA. Tra le personali del 2010 Maquette For Landscape, Galleria Federica Schiavo, Roma, Italia e Un muro de Tochos, Arróniz Arte Contemporaneo, Mexico City, Mexico. Tra le collettive del 2010, Greater New York, MOMAPS1, NYC.

Alexander Apóstol nasce a Barquisimeto, Venezuela, nel 1969. Apostól ha esposto al Tate Modern, al Museo Nazionale Reina Sofia, MUSAC, (Spagna); The Aldrich Contemporary Museum, Museo Rufino Tamayo, (Messico); NGBK, (Germania); Centro Galego de Arte Contemporáneo, (Spagna); Martin-Gropius-Bau, (Germania); MACSI, (Venezuela); Museo di Fotografia Contemporanea di Chicago, CIFO, (USA); Museo de Arte di Lima, (Perù); Los Angeles Contemporary Exhibitions, MADC, (Costa Rica); Harvard University, (USA); Apóstol ha partecipato alla Triennale di San Juan Poly / Graphic, alla prima edizione della Biennale delle Isole Canarie, alla II Biennale di Praga, alla VIII Biennale di Cuenca , alla VIII Biennale di Istanbul , alla XXV Biennale di San Paolo, a FotoFest e alla VI Biennale de La Habana. È stato pubblicato in 100 Artistas Latinoamericanos (EXIT 2008), Vitamin PH (Phaidon), Art & Photography Now (Thames&Hudson), Blink (Phaidon) e nel libro d'artista The Wild Revolutionary Primetime (2010). All’artista è dedicata la monografia: Alexander Apóstol / Modern Tropical (Actar / MUSAC 2010).

Ronald Morán è nato in El Salvador nel 1972 e vanta più di 150 mostre in importanti location internazionali. Ha rappresentato il suo paese nel 2003 alla Biennale dei Carabi a Santo Domingo, nel 2004 alla Biennale di Cuenca, Ecuador, alla II Biennale di Praga nel 2005, alla VII Biennale di Venezia nel 2007. Nel 2001 riceve la menzione d’onore alla prima Biennale di Arte a la PAIZ nella categoria degli artisti invitati.

Antonio Arévalo è poeta, traduttore, ideatore di progetti, consulente e curatore d’arte indipendente. La sua formazione artistica e letteraria si compie tra Santiago del Cile e Roma e spazia dall’arte al teatro alla poesia. Arévalo si fa notare subito per la sua personalità creativa e per la sua sensibilità artistica. Negli anni ‘80 è noto per le sue attività poetiche, le collaborazioni giornalistiche, i progetti teatrali. Nel decennio successivo diventa protagonista della scena artistica italiana come curatore d’arte contemporanea, intensificando i rapporti con gli intellettuali e creando occasioni di scambio tra gli artisti latino-americani e italiani. Commissario del Cile alla 49° edizione della Biennale d’Arte di Venezia (Juan Downey, Menzione d’Onore da parte della Giuria Internazionale), della Biennale Adriatica, Nuove Arti, San Benedetto del Tronto, e del Padiglione del Cile alla 53° Edizione della Biennale di Venezia “Fare Mondi” (Iván Navarro).



Luca Padroni
Terra!

A cura di Antonio Arévalo

Inaugurazione Sabato 17 Aprile ore 18,30

La galleria 3)5 di Rieti presenta una mostra personale dell’artista romano Luca Padroni (classe 1973), confermandosi, con questa scelta, come una delle gallerie fra le più vivaci e interessanti del panorama del centro Italia.
I piani di colore nelle opere di Luca Padroni si accostano in prospettive infinite, legate sempre all’idea di una partenza o forse di un arrivo.
Il simbolismo del viaggio, particolarmente ricco, si riassume nella ricerca della verità, della pace, dell’immortalità, nella ricerca e nella scoperta di un centro spirituale.
Nella sala principale della galleria, una tela di grande dimensioni dal titolo Terra! (286x420cm. olio su tela 2010) ci appare come se ci trovassimo dinnanzi ad un’immensa voragine, un gigantesco cratere che
sembra stia per divorarci.
Ma - se di cratere si tratta – questo si lega al simbolismo intorno alla montagna, che è un punto di incontro tra cielo e terra.
Ed è la terra quella che sostiene, come femmina e madre, come sostanza universale, dà e riprende vita, è simbolo di fecondità e di rigenerazione.

Come scrive Antonio Arévalo, curatore della mostra, “ricerca e azione si trovano, in quest’opera, intrecciati in modo tale che presentazione e rappresentazione emergono come forme di conoscenza e superamento, che l'artista assimila come parte di un processo di azione e di ricerca intrinseco alle sue modalità operative. Strati di colore che mantengono in piedi l'artificio di questo luogo immaginario e sempre in fuga, dove trova spazio la pennellata, le impronte che lascia la pittura su una superficie che rappresenta l'artificio di una storia; che è finzione discorsiva, dove la materializzazione di un corpo si presenta sola e muta”.

3)5 ARTE CONTEMPORANEA
Via Cerroni 3)5
02100 Rieti
www.trecinque.it
tel 3396918072
trecinqueartecontemporanea@gmail.com
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"a pari passo"1 - LE CITTÀ
a cura di Antonio Arévalo
Primož Bizjak, Marlon De Azambuja, Patrick Hamilton

Novalis Contemporary Art - Torino
dal 6 novembre al 20 dicembre 2009

Gli Artisti

“A pari passo 1” è la prima di una serie di quattro mostre che vuole essere una ricognizione sugli artisti d’oggi, su coloro che stanno costruendo il loro momento a pari passo. Artisti che al di là della loro provenienza geografica si incontrano sulla scena internazionale e che hanno una uguale proposta energetica. Nati tutti negli anni ‘70, hanno maturato la loro personale ricerca intorno agli anni ‘90 partecipando da allora ad eventi internazionali, vincendo importanti premi, residenze, mostre in gallerie private e Musei, partecipando a Biennali internazionali.
Primož Bizjak, Sempeter (Slovenia 1976, vive fra Slovenia, Venezia e Madrid), Marlon De Azambuja (Sto. Antônio da Patrulha-RS, Brasile, nel 1978, vive a Madrid), Patrick Hamilton (Louvain, Belgio 1974. Vive e lavora a Santiago del Cile). La loro via virtuale comprende uno scorcio rapito da un flash, da un taglio che più tardi comporrà un collage, lo squarcio di un proiettore che con sapiente ironia ci racconta un’altra realtà più nascosta.

La mostra

Città che hanno visto popolarsi interi paesaggi per poi rimodellarsi ai tempi e con i tempi. Città che fanno esplodere le loro contraddizioni e vi si adagiano. Città in cui si vive attraverso l’uso e attraverso la percezione. Città che mostrano le loro qualità geometriche, compositive e materiche.
Perché vivere nelle città vuol dire convivere con i propri fantasmi.
Sono i fantasmi che sicuramente oggi si aggirano per quella Santiago del Cile che voleva rispecchiare il modello neoliberale imposto durante la dittatura di Pinochet con l’appoggio dei Chicago Boys, fenomeno iniziato alla fine del 1973, ossia prima delle esperienze neoliberiste o neoconservatrice delle moderne nazioni occidentali e che l’artista cileno Patrick Hamilton ci fa vedere in una sorta di vendetta cosmetica. Cosmetica e potere, pubblicità e violenza. I rivestimenti realizzati sui grattacieli specchianti della grande Santiago ironizzano sull’iconografia generalizzata della nostra epoca: Santiago diventa Sanhattan, appunto, dove è stata imposta una politica d’integrazione affine alla globalizzazione capeggiata dall’impero, o quella eretta città che si propone come l’apologia del maschile che Marlon De Azambuja ci sottolinea nei suoi video. Registrati nella Avenida Paolista, a São Paulo in Brasile, dove si stagliano degli edifici – anzi, le loro punte verso il cielo - e un movimento dell’obiettivo crea quasi un effetto “concreto” di penetrazione. Questo è stato anche un modo ironico per sfatare certe forme, in qualche maniera falliche, e certe teorie sulle costruzioni orizzontali. Marlon De Azambuja fa parte della memoria di una cultura costruttivista, che trova i suoi precedenti nel concretismo brasiliano e si intreccia con l’erotismo che deriva da una sensibilità tropicale. Ci indica inoltre che esistono degli interstizi carichi di mobilità attraverso cui fare transitare il linguaggio, per portarlo verso nuovi accessi espressivi.
Il mio libro s’apre e si chiude su immagini di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici, questo testo di Italo Calvino sembra adattarsi a pennello alla città ritratta da Primož Biziak. L’immagine fotografica coglie una sottile fase di mutazione, non sappiamo se lo scatto avvenne durante l’imbrunire o all’alba, sappiamo solo che non c’è nessuno, che nessuno mai disturberà questo attimo poetico che coglie questa città ideate dall’uomo e trasformate: Primož si è introdotto nei cantieri della Madrid che fu e di quella che sarà.
La città - così scrive Ricardo Caldura - assume così l’aspetto di una crisalide che sta per abbandonare il proprio involucro, e l’immagine fotografica coglie questa delicatissima fase di mutazione: fra il ‘non più’ dello stadio precedente e il ‘non ancora’ della condizione a venire.
Antonio Arévalo


Orari galleria: martedì - sabato 10,00 - 12,30 15,00 - 19,00


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Futura – Centre For Contemporary art, PRAGA

ARCHIVO SUR

/ art between identity and the mask



Archivo Sur (Arte fra identità e maschera)

Le varie facce dell'esistenza, le contraddizioni tra il bene ed il male, innocenza e corruzione, sacro e profano vengono esposte a Praga in una collettiva di artisti latinoamericani affermati a livello internazionale. La mostra, curata da Antonio Arévalo propone importanti interrogativi sui concetti d'identità, razza, classe, religione, genere e sessualità.

"Assemblando sperimentazione e ricerca di nuovi linguaggi, e rivisitazioni della memoria recente e ancestrale - ha detto Arévalo - mi interessava render conto di questa pluralità, dell'estrema vitalità di questa ricerca visiva, parte di un progetto più ampio, di una strategia articolata: un sorta di archivio, cadavere squisito su quello che rappresenta l'identità latinoamericana dell'oggi".

Nelle opere esposte, sono pregnanti i contrasti tra sacro e profano, innocenza e corruzione, bene e male. Esse non mostrano registri esatti, ma cercano di stabilire un gioco sarcastico e ambiguo d'idee, dove tutto diventa complice. Codici e linguaggi video, fotografia, film, ed installazioni, producono un segno visuale realista, talvolta visionario se non allucinante. Dialogando a distanza gli artisti condividono il loro disagio esistenziale, si scambiano domande circa la loro identità, la propria nudità in quanto forma possibile d'espressione della confusione, o il suo esatto contrario.

"Tali domande possono anche essere evidenziate e segnate, come le pagine di un romanzo che non vogliamo dimenticare, come un verso che vogliamo conservare nella nostra memoria, quando avremo chiuso il libro dove l'abbiamo letto. Così queste opere rappresentano stralci di quella memoria latente che diventa coscienza collettiva dell' essere, messaggio capace di sublimare un' idioma etico, nella ricerca costante del voler sapere".

In mostra: Alexander Apóstol (Venezuela), Patricia Bueno (Peru), Tania Bruguera (Cuba), Jota Castro (Peru), Donna Colon (Usa-Panama), Juan Downey (Cile), Regina José Galindo (Guatemala), Alejandro Gomez De Tuddo (Messico), Diango Hernández (Cuba), Antonio Manuel (Brasil), Ronald Moran (San Salvador), Carlos Motta (Colombia), Iván Navarro e Giancarlo Pazzanese (Cile), il progetto "Aequator lab", Maria Rosa Jijon (Ecuador), Juan Esteban Sandoval (Colombia) in coolaborazione con Fabiano Kueva (Ecuador).

opening: tuesday, may 23rd 2008 at 6pm / tHe exHibition will last until 30. 11. 2008




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Futura / Centre For Contemporary art: Holeckova 49, praHa – smíCHov,

150 00 praHa 5,

tel. +420 251 511 804,

inFo@FuturaprojeCt.Cz, www.FuturaprojeCt.Cz

fino al 30 novembre 2008.



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Titolo Mostra – Evento : “I SOVVERSIVI!!” .
Artisti: Davide Bramante Turi Rapisarda
A cura di antonio arévalo
Inaugurazione e performance 30 agosto 2008 – ore 19.30
Date: dal 30 agosto al 30 settembre 2008
Luogo: Art up – Via delle Piagge, 23 – 01100 - Viterbo
Tel. 0761.091142

Orari: dal martedì al sabato dalle ore 17.00 alle ore 20.00 e per appuntamento.
Ingresso libero

Alberto Franceschini, Renato Curcio, Moana Pozzi, Francesca Alfano Miglietti (FAM), Stelarc, Franko B, Jannis Kounellis, Joseph Beuys i Mutoidi, Marcello Levi, Peppe Morra, Keith Haring.
Dai fondatori delle BR a chi ha sdoganato il porno, dalla teorica delle mutazioni legate ai linguaggi visivi ai rappresentanti di spicco della prima e della seconda corrente di Body Art, dall'esponente di punta dell'Arte Povera al genio tedesco fino alla comunità cyberpunk che vive a Sant'Arcangelo di Romagna, passando per un collezionista ed un gallerista, per arrivare all'icona di tutti i graffitari del mondo. 
Sono questi alcuni de I Sovversivi che Turi Rapisarda e Davide Bramante, a cura di Antonio Arévalo, propongono a Viterbo .
Personaggi scomodi che spingono ad una riflessione sul loro ruolo e sul campo della loro azione, che hanno lasciato un'impronta «nel bene o nel male non importa - non cerchiamo e non diamo giudizi di merito, anche perchè, per alcuni di loro, non si può davvero dare un giudizio a senso unico. Alcuni sono personaggi inquietanti, altri...dei pionieri e quindi di rottura. Sono tutti poco rassicuranti»
Una mostra dunque, ma con un germe "sovversivo": le foto infatti - stampe di 30x40 cm in bianco e nero ai sali d'argento tirate a mano su carta scaduta – sono vendute al prezzo di un cd. 
«Vendere l'arte a prezzi politici è una continuazione dei sogni utopistici delle avanguardie storiche e di molti degli artisti che abbiamo ritratto - spiega Turi Rapisarda - artisti che cercavano, nei loro progetti di arte totale, di superare l'emarginazione dell'arte dai ruoli decisionali e la includevano nelle discipline economiche, sociali, politiche. Artisti che cercavano anche un superamento del mercato artistico d'elite proponendo, alla stessa comunità artistica, di prendersi in carico i disastri che la nostra società dei consumi produce tutto attorno a noi creando bisogni virtuali. Artisti che speravano di attivare attraverso il processo artistico una partecipazione più aperta e meno demiurgica alla creazione di nuovi simboli più compatibili e meno in attrito con l'intelligenza naturale e i bisogni indotti dell'intelligenza umana».
«Abbiamo usato prodotti fotosensibili scaduti - spiega ancora Rapisarda – perché questi sono attaccati da una debolezza immunitaria che li trasforma spontaneamente, appena dopo essere stati stabilizzati, creando divertenti effetti estetici. E la trasformazione spontanea crea delle differenze dando ad ogni singola fotografia la possibilità di essere uguale e diversa allo stesso tempo, di essere contemporaneamente una copia e un'opera unica».

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ULTIME MOSTRE:


LOREDANA LONGO

“COVER”

a cura di Antonio Arévalo
Durata della mostra: 22 maggio – 10 giugno 2008
Galleria Traghetto di Roma.

La Galleria Traghetto di Roma è lieta di annunciare la prossima mostra dedicata all'artista siciliana Loredana Longo dal titolo “COVER”, un progetto concepito appositamente per gli spazi della galleria.
Da alcuni anni l’artista segue un percorso personale, che si esprime in quella che lei definisce “l’estetica della distruzione”, alludendo al lato romantico del termine, alla fascinazione del tema della morte, alla fugacità delle cose.
Nell’ultimo progetto realizzato “Explosion”, l’artista costruisce delle vere e proprie scenografie corrispondenti agli interni di un’abitazione, che successivamente fa esplodere, ricostruendone in seguito gli oggetti nei particolari. Un’azione distruttrice ma anche riparatrice. L’ambiente domestico, gli interni familiari sono i luoghi nei quali accadono le sue azioni e si sviluppano le sue installazioni, spesso documentate in video. In questo progetto più che in ogni altro questa identificazione appare evidente.
In “COVER” sembra che l’artista voglia conservare ogni cosa, come si fa nelle abitazioni prima di lasciarle per un lungo viaggio. L’azione di coprire, custodire, proteggere, blocca la realtà in una visione tutta personale, nella quale si prevede che qualcosa dovrà succedere, e alla fine qualcosa accadrà, configurando le forme dei futuri rapporti e svelandoli nella loro fragilità.

Loredana Longo è nata a Catania (1967) dove vive e lavora. Il suo lavoro è stato presentato in mostre collettive internazionali, come al CCCB di Barcellona (Spagna), alla Box Bourges a Bourges (Francia), alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid nell’ambito di Arco 08, all’Echigo Tsumari Art Triennal (Giappone), al Tina B. Festival d’Arte Contemporanea di Praga e in mostre personali tra cui ricordiamo quella alla Prometeogallery di Ida Pisani a Milano, da FrancescoPantaleone ArteContemporanea a Palermo, da Wilfried Von Gunten a Thun (Svizzera).

Galleria “Il Traghetto” Venezia-Roma

Inaugurazione: giovedì 22 maggio 2008 alle ore 19.00 Durata della mostra: 22 maggio – 10 giugno 2008 Sede: Via Reggio Emilia 25, 00198 Roma
www.galleriatraghetto.it Tel/fax: 06.44.29.10.74


Orario di apertura della galleria: dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 o per appuntamento

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Artista: ANTONIO GIRBÉS

Mostra: Forbidden City

Curatore: Antonio Arévalo

Luogo: LipanjePuntin artecontemporanea – ROMA
via di Montoro 10 – 00186 Roma

Durata: 15 maggio – 12 luglio 2008

Inaugurazione: Giovedì 15 maggio 2008

LipanjePuntin artecontemporanea ha il piacere di presentare Forbidden City, una personale dell’artista spagnolo Antonio Girbés (Tabernes de Valldigna, Valencia, 1952).

Girbés utilizza frammenti di fotografie della Forbidden City come tasselli per la costruzione di nuove composizioni geometriche che, a partire della sua personale manipolazione, generano altre immagine autonome, in cui l’elemento strutturale di queste diventa formalmente estetico. Di fatto Girbés nel tempo ha creato la sua propria e personalissima filosofia della fotografia. Ne derivano elementi seriali che si specchiano e si compenetrano, dove l’immagine si chiude in se stessa e l’elemento architettonico, appena riconoscibile, si perde negli intricati arabeschi. L'artista servendosi delle forme cariche della cultura orientale, reiterate e barocche, ci racconta, senza svelarla, la realtà nella sua forma più ovvia: un caleidoscopio di frammenti nel quale nulla è casuale, in quanto l’artista vuole incitarci a coglierne i messaggi. Rimane ad ogni fruitore il privilegio di capire la magia di questa simbologia: come lo specchio che riflette gli sguardi di chi osserva, così in questo caso i labirinti e i misteri sono necessari per raggiungere la strada verso la città proibita.

Impegnato fin dai primi anni Ottanta come fotoreporter, negli anni Novanta Girbés realizza la serie Untitled, composizioni floreali dal sapore fiammingo in cui i preziosi colori, che ricordano le antiche fotografie dipinte a mano, spiccano dallo sfondo scuro. Con Cabezas Cortadas, nella seconda metà degli anni Novanta, il soggetto delle opere di Girbés diventa il corpo, o meglio la testa. Simboliche parti pensanti di noi, le sue teste recise sono ridotte a feticci marmorei senza vita.
Le fotografie del progetto Somewhere Nowhere (2000-2005) preannunciano la serie di lavori che l’artista espone per questa sua personale a Roma. Con queste immagini, tratte dalle più diverse realtà geografiche e culturali, Girbés passa dalle nature morte costruite in digitale a paesaggi universali.

Dal 1980 Antonio Girbés ha esposto in importanti gallerie e musei europei, nord e sud americani e in Giappone. Partecipa: al “Festival dei Due Mondi” di Spoleto nel 1998, al “Cuerpo del Arte”, prima Biennale di Valencia a cura di Achille Bonito Oliva nel 2001 e all’ultima Biennale di Venezia di Architettura. Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni internazionali quali: Deutsche Bank Francoforte, Estée Lauder New York, Giovanni e Marella Agnelli Torino, Musée de l’Elysée Losanna.


LIPANJEPUNTIN artecontemporanea
via di Montoro 10 – 00186 Roma
Tel. + 39 06 68307780 Fax + 39 06 68216758
www.lipanjepuntin.com
info@lipuarte.it

Orario di galleria: da martedì a sabato 12.00 – 20.00 o su appuntamento

Per informazioni e richiesta immagini a esclusivo uso stampa contattare:
Amanda Vertovese avertovese@lipuarte.it +39 040 308 099
Lavinia Filippi roma@lipuarte.it +39 06 6830 7780

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COURTNEY SMITH
IGLU’
a cura di Antonio Arévalo

28 Marzo 2008 – 1 Giugno 2008

Courtney Smith (nata a Parigi nel 1966, cittadina americana), conosciuta per le sue piece, complesse e manipolabili di mobili decostruiti (come faceva Matta-Clark, lui che amava l’idea dell’artista in quanto alchimista), porta avanti la sua singolare ricerca attraverso un’originale operazione di divergenze.

Il mobile esiste per lei, come un vincolo tra il corpo umano e l'architettura che lo contiene; così, mette insieme una serie composta da un numero radicale di pezzi di mobili diversi e fa che diventino altro, un settimino o una cassettiera, corpi a cui viene sottratto il loro essere, la loro qualità del esistere, per essere ancora qualcosa di inaspettato. Solo così, introverse nella loro rigidità, queste forme costruttive raggiungono una intelligentissima sensualità, una nuova spiritualità, una sublimazione.

E se nell’Antartide gli iglù sono costruiti e si mantengono per la forza compressa che a loro concede il freddo glaciale, in queste forme che Courtney Smith costruisce a Roma è l’abbinamento, la composizione poetica, l’assemblaggio intuitivo, che riesce a mantenere la struttura, a dare corposità e materia, a raggiungerci in quanto opera.

Come punto di partenza per la realizzazione di un lavoro, la Smith afferma che ha bisogno di una forma: inizia sempre con un oggetto esistente (o una storia o un'idea) comune, però con qualcosa di eterno che provenga dal mondo domestico e che sia facilmente attribuibile al mondo romantico.

Questi elementi passano poi attraverso un'operazione e trasformazione dell'originale: cassettiere vissute che nascondono una loro naturale storia, che hanno sentito un passato e che oggi vengono richiamate a condividere un presente, che si ritrovano squisitamente a far parte di un mondo domestico, ma allo stesso tempo chimerico ed astuto su cui Courtney Smith riesce a coniugare – attraverso il suo fare intellettuale e poetico – l’ordine e il disordine.

Antonio Arévalo

Nextdoor…artGalleria Via di Montoro, 3 00186 Roma Tel/Fax +39 06 45 42 50 48

e-mail: info@gallerianextdoor.com web: www.gallerianextdoor.com


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le mie foto
Antonio Girbes
"Terra!" di Luca Padroni
Courtney Smith
 
le mie foto
"I wanna be a star" 1, 2010
Loredana Longo
"I wana be a star"2, 2010
Loredana Longo
"I wana be a star"3, 2010
Loredana Longo

LOREDANA LONGO

CAGES
video/ installations/ perfomance
CURATOR
ANTONIO AREVALO

opening
FRIDAY 19 MARCH FROM 17,00

RUE DES CHEVALIERS 22–1050 BRUXELLES
|| open through 19.03.10 19.05.10 ||

info
art director rosa anna musumeci

available Monday- Sunday by appointment
space rue des chevaliers 22/ 2nd floor -1050 Bruxelles

contact
info@artecontemporaneact.com
www.artecontemporaneact.com
www.artesud.it
BE +32(0)491251133 IT +39330692388
FR +33(0)140159921 +33(0)603597288

Loredana Longo (1967) vive e lavora a Catania

www.loredanalongo.com

La ricerca dell’artista comincia dalla riflessione sulla sua immagine, riprodotta in fotografia, video, istallazioni, performance. Successivamente, questo lavoro di ispirazione rigorosamente autobiografica si sposta sull’universo familiare, del quale Longo rappresenta vividamente le molteplici contraddizioni. Tensioni e conflitti domestici sono documentati nella serie Explosion, che esplora l’intera gamma delle più complesse dinamiche psicologiche e sociali. Set accuratamente predisposti di ambienti familiari vengono fatti saltare in aria traumaticamente e all’improvviso, e poi fedelmente ricomposti con ciò che è rimasto. Tutti gli stadi della decostruzione/ricostruzione sono ripresi e replicati all’infinito nei video dell’artista. Come dire che l’ambiente domestico-privato si trasforma in uno sfaccettato campo di battaglia, archetipo di problematiche relazioni sociali in generale.
Nella prima personale a Bruxelles, a cura di Antonio Arévalo, viene elaborato un nuovo tema, efficacemente sintetizzato dal titolo. CAGES allude trasparentemente ad angosce interiori, rigorosamente individuali, traslate nell’ambiente claustrofobico della cella. Sociale e corpo si dileguano o, meglio, acquistano una nuova veste, di straordinaria intensità simbolica. Dietro le sbarre, si consuma il rito doloroso dell’autoannientamento e del riconoscimento: privato della libertà, l’Io ne prende atto, accetta di definirsi gabbia, forse perché una gabbia è necessaria per fuggirne, per concettualizzare la possibilità della fuga. Possibilità o illusione, però? Le gabbie, in effetti, scintillano: di vernice riflettente, di specchi, illuminate a giorno. Un glamour pauroso, attraente e repulsivo insieme, accompagna un trompe-l’oeil architettonico di spazi moltiplicati e moltiplicabili all’infinito dal desiderio di libertà, ma inflessibilmente angusti quando si tenti di varcarli. In fondo, dice l’artista, non abbiamo vie d’uscita, fuorché virtuali; e forse non ne cerchiamo nemmeno, perché convinti, e magari contenti, di vivere la libertà solo come sensazione, stato d’animo.

la galleria

Dopo oltre dieci anni di attività a Catania, ARTECONTEMPORANEA apre uno spazio a Bruxelles (Rue des Chevaliers 22 – 1050 Ixelles), nel quale darà pieno impulso alle sue missioni: promuovere giovani artisti, affermati o emergenti, a cura di critici autorevoli e di ricerca; sviluppare lo scambio internazionale e la sinergia di idee creative; intensificare la collaborazione e il mutuo sostegno di enti ed iniziative pubblici e privati nel contesto delle istituzioni comunitarie; assicurare una continua offerta di informazione ed eventi rivolti ad ampliare l’udienza della ricerca visiva; fornire consulenza e formazione ad artisti e cura- tori nel corso di residenze presso la sua sede.

il curatore

Antonio Arévalo, nato in Cile, dal 1975 vive e lavora a Roma. Poeta, consulente e curatore d'arte indipendente, ha curato molte rassegne internazionali, mostre ed eventi in importanti isti-tuzioni museali e gallerie civiche e private in Italia, Cile, Francia, Argentina, Ecuador, Messico, USA, Spagna, Germania, Slovenia, Svezia, e Repubblica Ceca. Due volte curatore del padiglione cileno alla Biennale di Venezia (2001-2009)

 
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"Bed" di Ivan Navarro
"Threshold" di Ivan Navarro
IL CILE TORNA ALLA BIENNALE D'ARTE DI VENEZIA 2009 CON UN PROPRIO PADIGLIONE E L'ARTISTA IVAN NAVARRO

L’artista Iván Navarro (Santiago del Cile, 1972) rappresenterà il Cile nella 53° Esposizione Internazionale d’Arte diretta da Daniel Birnbaum e intitolata Fare Mondi.

Il Cile si presenta con un proprio Padiglione per la seconda volta nella storia delle sue partecipazioni alla Biennale (la prima fu nel 2001 con l’ artista Juan Downey, ottenendo una menzione d’onore da parte della Giuria Internazionale).

Un Padiglione di 300 mq alle Artiglierie dell’Arsenale ospiterà il progetto di Iván Navarro a cura di Antonio Arévalo e Justo Pastor Mellado.

Iván Navarro – come dice Antonio Arévalo – appartiene “alla generazione di artisti latinoamericani che dagli anni’90 rielaborano i rapporti fra modernità e contemporaneità, partendo dalle esperienze delle avanguardie più puriste dell'arte moderna, dall'astrattismo geometrico al costruttivismo e all'arte concreta, fino ad arrivare al minimalismo, all'arte ottica e alle loro derivazioni più contemporanee.

Navarro realizza complesse sculture luminose, sviluppando il concetto di conversione dell'energia costruendo oggetti ed installazioni specifiche con materiali d'uso quotidiano, legandole ad una precisa critica del potere.

Iván Navarro (1972). Formatosi in Cile oggi vive e lavora a New York.
È tra gli artisti cileni più interessanti della scena internazionale, tra le sue mostre recenti si ricordano quelle presso The Whitney Museum, New York; MOCA, Miami; Witte de With, Rotterdam; Union Gallery, Londra; Roebling Hall, New York; Matucana 100, Santiago del Cile; Galerie Daniel Templon, Parigi; Art Rock Rockefeller plaza, New York; Prague Biennale 2, Praga.

 
 
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Antonio Arévalo,

CURATORE INDEPENDENTE E POETA
 
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Nicolás Pallavicini
“Anatomia del Paesaggio”
2007
Nicolás Pallavicini
“Anatomia del Paesaggio”
2007
Nicolás Pallavicini
“Anatomia del Paesaggio”
2007
Nicolás Pallavicini
“Anatomia del Paesaggio”
A cura di Antonio Arévalo

13 dicembre 2007 – 13 gennaio 2008
© 2003-7 Centro Cultural Borges
Viamonte esq. San Martín C1053ABK
Buenos Aires - Argentina
Tels:0054 (11) 5555-5359
email: info@ccborges.org.ar
http://www.ccborges.org.ar/index2.htm

Pallavicini è un pittore vero, uno dei pochi contemporanei a credere seriamente e con grande responsabilità alla forma quadro. La sua pittura ha attinto in alcuni momenti all'espressionismo tedesco di Baselitz ma anche all'astrattismo americano di Rothko, mai alla ricerca di uno stile, ma al contrario nei suoi quadri si ritrova la più fresca e potente libertà stilistica in una continua ricerca del sorprendente attraverso però le lezioni dei più grandi maestri della pittura da Tiziano a Rembrandt.
Il colore nelle sue tele è materia che si compone nello spazio dato con sapienza e con una pratica continua e costante.
La mostra “ Anatomia del paesaggio…”. Presentata dall'Istituto Italiano di Buenos Aires presso il Centro Cultural Borges di Buenos Aires è la prima grande personale dedicata a Nicolàs Pallavicini. In mostra sono presenti un nutrito numero di opere, olio su tela di grandi e piccole dimensioni, della sua più recente produzione, riunite sotto il tema del paesaggio.
Occuparsi di un tema così controverso spesso relegato solo alla pittura di maniera, paesaggista, o nel più fortunato dei casi, rinchiuso nel Romanticismo storico è una sfida che affronta e rilancia nel migliore dei modi.
Nel caso di queste opere infatti il tema non è una scusa o un argomento, ma è l'opera stessa. Queste tele non rappresentano nessun paesaggio ma sono della stessa natura del paesaggio, è il colore che come materia si organizza in paesaggio, così com'è lo sguardo ad organizzare la natura in paesaggio, unisce la potenza espressiva dell'astrattismo ad un tema e lavora in controsenso lasciando che in alcuni momenti sia il paesaggio a rivelare la natura intrinseca della pittura e in altri la pittura a rivelare la natura del paesaggio. In questo gioco di rivelazioni Pallavicini, che possiede il potenziale e il carisma del giovane maestro, ci permette di intravedere una lezione di pittura, una soluzione futura.
Il paesaggio non è il tema generale della sua pittura, è, solo in questa occasione, la dimostrazione che la pittura è in grado di affrontare quasi analiticamente qualunque argomento, e che la sua specifica potenzialità è inesauribile.

Certo bisogna riconoscere il tema del paesaggio si presta all'individuazione di questa potenzialità vicina solamente alla poesia, perché questo tema che cosi generosamente è stato trattato nella sua estetica filosofica racchiude l'elemento "Natura" e il suo diretto rapporto con "l'essere Umano".
Così se, nel suo scritto "Paesaggio, uomo e natura nell'età moderna" per il filosofo Joachim Ritter il "Paesaggio è natura che si rivela esteticamente a chi la osserva e la contempla con sentimento. […]una visione in sé compiuta, sentita come unità autosufficiente, ma intrecciata tuttavia con qualcosa di infinitamente più esteso, fluttuante, compreso nei limiti che non esistono per il sentimento – proprio di uno stato più profondo- dell'unità divina, della totalità naturale". Quindi la natura diventa paesaggio solo quando l'uomo si rivolge ad essa senza uno scopo pratico, dunque nasce da una contemplazione sentimentale della natura. Allora il poeta, il pittore, l'artista in generale è capace, grazie al sentimento, di estrapolare quella particolarità dalla totalità della natura, che forma il paesaggio.

http://pallavicini.work-out.org

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COEXISTENCE
Video Screenings at ABC No Rio

156 Rivington Street (Lower East Side), New York
Saturday December, 1 2007. 1 PM – 10 PM

Artists: Donna Conlon, Regina Galindo, Ruth Gómez, Driton Hajredini, María Rosa Jijón, Kaoru Katayama, Iván Navarro, David Pérez, Nic & Sheila Pye, Katarina Zdjelar

Coinciding with the re-opening of the New Museum and the boundLES events at several galleries and non-profit spaces in the Lower East Side on December 1st, ABC No Rio and Artbus will showcase Coexistence, a selection of videos by international artists, curated by Antonio Arévalo and Raúl Martínez.

Coexistence comprises ten videos by Latin American, European and North American artists examining submission and interdependence in relationships, as well as the conflicts that arise among different individuals and communities. From Kaoru Katayama and Donna Conlon's irony, to Regina Galindo and David Pérez' actions, the program examines human coexistence, the sense of upheaval or contempt for the unknown, as well as the inevitable contamination amongst cultures.

As in previous events, Artbus, a non-profit organization based in Madrid, aims to become a platform for the promotion and dissemination of video art, and a meeting point for dialogue and discussion.


Artbus
Aptdo. 571. 28080 Madrid
info@art-bus.com
www.art-bus.com


© Donna Conlon. Coexistence. 2003
Courtesy of the artist and Giorgio Persano Gallery, Turin.





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Perù
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Donna Conlon
"Coexistence"
Atlante Latinoamericano
(Arte fra identità è maschera)
Monterrey, Messico.
Cesar Meneghetti
"Tunel"



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ATLANTE LATINOAMERICANA (Arte fra identità e maschera)
a cura di Antonio Arévalo

Centro de las Artes, CONARTE, Monterrey, Messico,
nell'ambito del Foro Mondiale delle Culture
Dal 21 ottobre 2007 al 12 febbraio 2008.

Mostra di Video Arte, dal titolo: Atlante Latinoamericano (Arte fra identità è maschera), realizzata con la collaborazione del Foro Mondiale delle Culture a Monterrey (Messico), che vede protagonisti 14 artisti Latinoamericani

Atlante Latinoamericano (Arte fra identità è maschera)
Frammentaria America Latina, unica espressione e unione, che favorisce la diffusione inarrestabile della cultura Latinoamericana, coscienza di essere e folgorante appropriazione della parola, della sua capacità di messaggio, capaci di sublimare più che altro un'idioma etico, perché affrontando la minaccia dell'uomo, ci spinge alla ricerca del voler sapere, che è più forte della coscienza della solitudine cosmica.
Il linguaggio di questi artisti compie un ruolo preciso rispetto al mondo delle immagini, mantenendo un carattere di preponderante realismo, nelle costruzioni più visionarie e allucinanti, che svegliano importanti questioni intorno al concetto di identità, razza, classe, rapporti, generi e sessualità.
L'artista si muove per riconoscersi nella immobilità delle culture originarie del continente.
Con il compromesso di un'arte
fondamentalmente inclusiva, prima che esclusiva.

Artisti:
Alexander Apóstol (Venezuela)
Patricia Bueno (Perú)
Tania Bruguera (Cuba)
Jota Castro (Perú)
Donna Conlon (Usa/Panamá)
Regina José Galindo (Guatemala)
Diango Hernández (Cuba)
Maria Rosa Jijón (Ecuador)
Aníbal López (Guatemala)
Cesar Meneghetti (Brasil)
Ronald Moran (San Salvador)
Carlos Motta (Colombia)
Iván Navarro (Chile)
Manuela Viera-Gallo (Chile)


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Centro de las Artes
CONARTE
Parque Fundidora, Col. Obrera, 65010
Monterrey, N.L. MEXICO
t + 52 81 8479 0015 al 18 Ext. 206
www.conarte.org.mx

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Cile
Patrick Hamilton
Sanhatan
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foto explosion#5
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Ronald Moran
"Terapia para un dulce sueño"



TRE PROJET

a cura di Antonio Arévalo

Prometeogallery di Ida Pisani
Via Ventura 3, Milano

inaugurazione 22 maggio 2007


Non una mostra collettiva ne tre mostre personali, ma uno speciale site-specific projet per ogni stanza.

1- " The Sanhattan Projet” di Patrick Hamilton
Questo lavoro gravita intorno la visione di metropoli. Santiago del Cile è direttamente relazionata all’imposizione del modello neo-liberale cileno e alle sue attuali rappresentazioni: simboliche e architettoniche.
La cultura dell'icona viene prodotta all’interno della società neo-liberale imposto dai Chicago boys. Cosmetica e potere, pubblicità e violenza. I rivestimenti ironizzano sull’iconografia generalizzata della nostra epoca: Santiago diventa Sanhattan, appunto, dove è stata imposta una politica d’integrazione affine alla globalizzazione capeggiata dall’impero. Hamilton dice: "di fronte ai culti del feticcio e della rappresentazione del mondo mi pare opportuno ristabilire una dimensione più critica e riflessiva in rapporto ad un contesto culturale che ci è toccato vivere".
Nei suoi lavori più recenti, aggiunge l’uso dell’oggetto, della fotografia, del murale, includendo l’intervento urbano. Quello che la critica ha denominato “formalismo divenuto formula”.
Patrick Hamilton, nato a Lovaine in Belgio, vive e lavora a Santiago del Cile.

2- “explosion#14 honey moon” di Loredana Longo
Un percorso che intende “minare” quelli che sono gli stereotipi, i momenti convenzionali all’interno di un luogo domestico.
Un progetto che prevede la realizzazione di un nucleo abitativo e dei suoi momenti di riunione. Gioco metafisico totale che rapidamente supera i limiti della prudenza li proietta nell’azzardo. Qui sarà la scenografia della notte della luna di miele e cioè il momento della creazione della famiglia ad essere rappresentato.
Una famiglia e le sue vicissitudini all’interno di una casa, tutti i momenti di incontro, descritti nei particolari, ma c'è un’esplosione inaspettata, come un attentato che colpisce nel momento più imprevedibile.
Mentre materialmente tutto questo rappresenta solo la distruzione di qualcosa, concettualmente rappresenta il mezzo per una ricostruzione, il tentativo di riportare alla vita qualcosa che in qualche modo ha subito un abuso, ma si tratta pur sempre di una sorta di riparazione in cui, come per il restauro, si devono selezionare le parti intatte e reintegrare quelle disperse.
Loredana Longo è nata a Catania, dove vive e lavora.

3- "Terapia para un dulce sueño" di Ronald Moran
Una riflessione sui clan delinquenziali in San Salvador, fenomeno sociale molto caratteristico in questo paese prodotto basicamente dal flusso emigratorio.
La sequenza video proiettata sui cuscini da letto è una parodia del normale contare pecore come terapia. In questo caso non ci sono pecore, ma i balordi
(“los Maras” della Mara Salvatrucha o MS 13) che fanno pagare il pizzo obbligatorio agli abitanti dei quartieri da loro dominato.
Ronald Moran nato a San Salvador, dove vive e lavora.

 
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