Tra Salemi e Porto Empedocle, Le due Mostre dedicate al grande Fausto Pirandello
LA SICILIA di FAUSTO PIRANDELLO PARLA AGRIGENTINO
Grande impegno e lavoro in Sicilia a tentare di far conoscere al grande pubblico la figura interessante di un autentico artista di origine tutta siciliana che appartiene già alla storia dell’arte. Uno dei più grandi pittori siciliani, mi riferisco a Fausto Pirandello, terz’ultimo figlio del grande e noto scrittore e drammaturgo Luigi Pirandello. Fausto, lui non è una figura qualsiasi e minore rispetto alla dirompente personalità del padre, bensì un personaggio di grande qualità. In tutta la storia dell’arte, non è facile trovare figli di grandi artisti con una personalità di ugual valore; spesso vengono annientati dalla forte carica creativa del padre; vedi i casi di Paloma Picasso e di tanti altri.
In questo periodo si stanno per concludersi in Sicilia due interessanti mostre dedicate a Pirandello, la prima, organizzata al Castello svevo normanno di Salemi (TP) dal titolo: Fausto Pirandello - Forma e materia. Dipinti e disegni 1921-1972 con 50 opere tra disegni e dipinti del celebre pittore agrigentino. Salemi si riconferma grande luogo di cultura. Dopo aver ospitato nei mesi scorsi le opere di Osvaldo Licini e Amedeo Modigliani, il comune espone fino al 19 marzo le opere di Fausto Pirandello. L'esposizione, curata da Vittorio Sgarbi mette in luce la produzione del maestro di Agrigento a partire da un percorso tematico che evidenzia anche il rapporto intercorso tra l'artista e il padre Luigi, celebre drammaturgo e Nobel per la letteratura. La mostra è divisa in cinque sezioni: Nascere carne, ossa e nervi. L'interpretazione del nudo in F. Pirandello; Figure femminili; Natura e oggetto; Ritratti di famiglia e autoritratti;Il tema della Crocifissione. Le opere in mostra evidenziano una visione ancorata ad una lettura della realtà, fortemente materica e di matrice anticlassica. I pochi soggetti ossessivamente ripetuti e ripresi durante tutta la sua carriera svelano la personalità complessa dell'artista che reinterpreta, all'interno delle sue opere, la luce accecante e il colore della Sicilia, e in particolar modo di Agrigento, paese d'origine della sua famiglia. In un continuo rimando alla pittura espressionista e cubista di Derain e Picasso appresa a Parigi alla fine degli anni Venti, Pirandello vi si confronta sempre in modo autonomo e personale, con il linguaggio astratto-concreto degli anni Cinquanta.
A conferma della volontà di emersione del rapporto tra l'artista e il padre l'inaugurazione ha visto la lettura scenica del «Dialogo immaginario di Luigi Pirandello con il figlio Fausto» di Luciana Grifi, che attinge per le fonti agli originali scambi epistolari intercorsi tra i due protagonisti.
L’altra mostra in corso è a Porto Empedocle con la personale “Fausto Pirandello, ritorno alla marina”, inaugurata nel gennaio scorso presso l'auditorium "San Gerlando" di piazza Chiesa vecchia a cura del Comune e della "Fondazione Andrea Camilleri" e visitabile fino al 6 di aprile presenta trentasei opere tra oli e disegni eseguiti dall’artista in oltre un trentennio. è fruibile, ogni pomeriggio dalle 16 alle 20 e nei giorni festivi anche dalle 9 alle 13. Il Catalogo della mostra è edito da Viviani e pubblicato a cura di Enel.
Infine, il 17 di marzo, si apre alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna (Gnam) di Roma la grande mostra su questo grande autentico artista siciliano che pochi conoscono. L'esposizione, curata dalla storica dell'arte e collezionista Claudia Gian Ferrari, presenterà le opere ideate dal pittore per le Quadriennali del 1935 e del 1939. La selezione comprende molti dei dipinti esposti da Pirandello in quelle due occasioni, uno dei quali, 'I ranocchi', mai più presentato al pubblico dopo la Quadriennale del 1939. Ad essi se ne aggiungono altri che appartengono agli stessi anni. Tra i dipinti anche l'unico ritratto del celebre padre, Luigi Pirandello, donato alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna. l'esposizione, che si inaugurerà mercoledì, è stata l'ultima impresa di Claudia Gian Ferrari, che, pochi giorni prima della sua scomparsa, aveva così motivato la scelta di incentrare il percorso espositivo sulle due sale personali presentate dall'artista nella seconda e terza edizione della grande rassegna romana: 'Sempre più mi rendevo conto che quell'insieme costituiva il nodo centrale della sua pienezza creativa'.
(Ci riserviamo di fare il punto su quest’ultima mostra di Roma dedicata a Pirandello in un prossimo articolo).
Chi è Fausto Pirandello? (Roma, 1899-1975). Terzo figlio del noto scrittore Luigi, interrompe gli studi classici a cui il padre Luigi lo aveva indirizzato e si dedica dopo la guerra alla scultura e al disegno. Alla Scuola Libera del Nudo segue i corsi di Felice Carena. Negli anni '20 anni lavora a uno stile postimpressionista nutrito da Van Gogh, Cézanne, Gauguin e Kokoschka: gli scorci audaci delle sue composizioni uniscono la drammaticità dell'espressionismo tedesco e la compattezza compositiva di "Novecento". Inizia a esporre nel 1925 alla III Biennale di Roma, e nel 1926 alla Biennale di Venezia. Tra il 1927 e il 1930 vive a Parigi, dove entra in contatto con Severini, Tozzi, de Chirico, Magnelli, Paresce, Savinio, Campigli, de Pisis , e conosce Picasso, Braque e Soutine. Allestisce nel 1929 la prima personale alla Galerie Vildrac, e nel 1930 espone a Vienna. Nella sua pittura, la ricomposizione dell'oggetto - Nature morte, Bagnanti - diviene misura di un realismo che è anche indagine psicologica del soggetto, pur nella luce di una particolare metafisica. Nel 1931 si trasferisce a Roma. Dalla personale alla Galleria di Roma del 1931 in poi si moltiplicano mostre e premiazioni. Nel dopoguerra il pittore riesamina il Cubismo e, con gli scritti su "L'Italia Letteraria" tra il 1957 e il 1959, partecipa al dibattito sull'astrattismo dipingendo paesaggi e nature morte d’impronta tutta personale. Giovanni Bonanno
MICHELANGELO MERISI : oggi vi svelo un grande segreto.
Un segreto che il nero della pittura ha celato per lungo tempo, esattamente quattrocento anni, un segreto che emerge proprio oggi in occasione della mostra presentata a Roma alle Scuderie del Quirinale dedicata interamente ed esclusivamente all'artista lombardo.
Il 2010 è l’anno all'insegna del Caravaggio. Anche Roma infatti celebra i 400 anni dalla morte di Michelangelo Merisi. La mostra, intitolata CARAVAGGIO, è stata ideata per celebrare il grande artista lombardo del 600. A partire dal 20 febbraio e fino al 13 giugno sarà possibile vedere 30 delle 40 opere più importanti dipinte dall'artista nato a Caravaggio. E mentre si presentano gli eventi del quarto centenario della morte di Caravaggio, si scopre una “nuova” Cena in Emmaus di Brera.
Lo scanner del Cnr ha svelato anche la presenza di un significativo ''pentimento di Caravaggio''. Sul lato sinistro del quadro e' riaffiorata una finestra da cui si scorge la presenza di un paesaggio verdeggiante oltre l'apertura sullo sfondo. Questa apertura era fonte di luce naturale che si posava sui personaggi illuminandoli. Nella stesura definitiva Caravaggio occultò questi elementi spaziali e naturalistici, a favore di uno sfondo scuro, adatto alla resa di un'atmosfera più raccolta e spirituale, rischiarata da una luce 'innaturale' rivelatrice della presenza divina.
Questa è una scoperta sensazionale che rivoluziona completamente le ipotesi e gli studi su uno dei massimi capolavori dell'artista, dipinto nel 1606, all'indomani dell'omicidio che lo portò alla fuga da Roma, durante il rifugio presso la famiglia Colonna. Perché Caravaggio dipinse questa Cena in Emmaus dapprima con il paesaggio, e poi lo ha nascosto completamente? Infatti, in un primo momento, Caravaggio pensò di illuminare la scena con una fonte di luce naturale proveniente da una finestra aperta sul paesaggio. Poi, di colpo, occultò questi indici prospettici e naturalistici stendendo una patina scura e piatta di colore nero bituminoso al fine di accentuare, nella non naturalità della scena, l’azione teatrale e spirituale . Il segreto profondo di quest’opera sta in questo nuovo modo di intendere la rappresentazione: dalla luce naturale a quella intensamente spirituale e profonda. Si è sempre pensato che Caravaggio avesse sempre dipinto di getto, senza alcun bisogno di tracciare un disegno preliminare di base, componendo per campiture e per contrasti forti di colore.
Oggi si scopre che il disegno preliminare lo utilizzava, anche a volte con il solo ausilio del retro del pennello, quasi una sorta di incisione sulla imprimitura di base. Quest’opera è importante soprattutto perché nella stessa tela convivono i due modi di fare pittura. La prima, più tradizionale dove utilizza una luce che illumina le cose al naturale, l’altra, quella più suggestiva e innovativa dove i personaggi vengono risucchiati nel buio più profondo della rappresentazione scenica. Come giustamente afferma Isabella Lapi Ballerini:” l'opera si conferma “la boa intorno alla quale avviene la virata da un'espressione implicata nel naturalismo al denso e teatrale spiritualismo degli ultimi anni”. Di certo, dopo il 1606 fino alla morte, l’artista riuscì a proseguire lesto in questo nuovo e rivoluzionario modo d’intendere la pittura e a cambiare letteralmente il corso consueto e prevedibile dell’arte di tutto il Seicento italiano. Giovanni Bonanno
ARTE CONTEMPORANEA/ TEFAF 2010 Maastricht
Fotografie di F. Bacon alla fiera più prestigiosa d' Europa.
La Wunderkammer ovvero la «camera delle meraviglie» di principi, re e imperatori, in un padiglione di oltre 15 mila metri quadrati, in uno spazio ubicato nella cittadina olandese di Maastricht. Questa fiera visitabile (dal 12 al 21 marzo) in sole 23 edizioni, Tefaf, è diventata la più importante rassegna di settore a livello mondiale, con nove sezioni che spaziano dall’ antico al contemporaneo.
Michael Hoppen Gallery di Londra esporrà Men Wrestling, New York, una di una serie di fotografie commissionate attorno al 1975 da Francis Bacon e utilizzate dall’artista inglese nato a Dublino come documentazione per i suoi dipinti. Non si sa chi sia l’autore di questi scatti unici che provengono dallo studio dell’artista.
Questa è una delle novità di rilievo di questa rassegna, vi sono le foto «messe in scena» da Francis Bacon (due uomini in lotta wrestling; praticamente i provini fotografici usati dall’artista Londinese per i suoi personaggi dipinti. Bacon dipingeva usando di preferenza i modelli in fotografia piuttosto che osservando il modello dal vero), Queste foto sono già state esposte anche al Metropolitan di New York, alla Tate Britain e al Prado, Si racconta che l’elettricista Mac Robertson amico di Bacon abbia raccolto per anni gli scarti che l’artista regalava o buttava nella pattumiera. Così, per diverso tempo, Mac ha raccolto in modo quasi ossessivo pennelli inservibili, tubetti di colore esausto e persino pallottole di carta buttate dall’artista. Michael Hoppen, abile gallerista e collezionista di fotografie, decise di comprare per una manciata di soldi diversi provini fotografici ; dice: “ sono immagini di uomini seminudi con una cuffia in testa che lottano”. Questi scatti recuperati come scarti nello studio dell' artista ora valgono praticamente un tesoro.
Queste foto come tante altre immagini erano i suoi unici schizzi, perché F. Bacon non amava disegnare partendo dal nulla, dal foglio di carta bianco, ma preferiva indagare la realtà osservando e utilizzando la fotografia come mezzo primario d’indagine. Il volume “The Humain Figure in Motion” di Eadweard Muybridge, grande pioniere della fotografia in movimento, Bacon lo utilizzò spesso per le sue importanti opere. Per certi versi, l’artista londinese non è stato il primo e neanche l’ultimo artista che ha utilizzato la fotografia per creare dipinti o sculture, si pensi a Courbet, a Degas e persino al Neoclassico Ingres. F. Bacon amava rappresentare spesso figure e corpi deformati, scomposti, praticamente sconquassati, diceva: “sono un pittore figurativo e penso che non si possa più fare illustrazione perché la fotografia e il cinema la fanno meglio”. Aveva ragione. Tanta pittura “descrittiva “ di oggi che nasce dalla mimesi non ha più senso di esistere, è semplicemente “anacronistica e inutile. E questo l’aveva capito molto bene anche il grande Bacon.
I primi lavori di Francis risalgono al 1929. Nel 1944, a 35 anni, dopo aver distrutto tutta la sua produzione precedente, Bacon incomincia a dipingere in modo nuovo e personale. Sono del 44 i “tre studi di figure per la base di una crocifissione” che per la prima volta scandalizzano il pubblico per la loro apparenza inquietante. Libero da preconcetti di maniera, proprio in questo periodo incomincia a far affiorare il senso del dolore del vivere, sempre teso su un filo della perdizione. Lui stesso confessava:”la maggior parte delle persone non pensano alla vita. Se riflettessimo, ci accorgeremmo tutti che viviamo nel concime della terra. Il mondo è solo un mucchio di concime , è composto da miliardi di persone che si vantano di essere morte. I morti stanno soffiando nelle nostre narici ogni ora, ogni secondo che inspiriamo, dopo tutto siamo nati per morire”. Questa è la constatazione “tragica” di un grande protagonista del nostro secolo che sentiva l’urgente bisogno di esperire l’animo umano. Diceva: “non passa giorno che non pensi anche per un attimo solo alla morte. Entra in ogni cosa che faccio, che vedo, che mangio; è parte della natura”.L’immagine dell’uomo che ne viene fuori risulta molto deformata, quasi imprigionata e stravolta dal suo stesso esistere. In anni più recenti il senso di disperazione e di angoscia si era placato ed era subentrato il bisogno di allontanarsi di più dal soggetto per poterlo osservare in modo più distaccato. Con gli ultimi lavori i toni dei colori si fanno più bassi e sgradevoli; “quasi come un essere umano fosse passato sui miei quadri lasciando una scia di umane presenze e tracce mnemoniche di eventi passati”, tracce fuggenti al centro di paesaggi indefiniti con figure stravolte e chiuse da strutture spaziali limitanti che escludono ogni diretto rapporto con lo spettatore, che sembrano dissolversi nel nulla, un nulla che coincide con la sua visione precaria che ha dell’uomo. Questo autentico solitario, capace di far emergere i dubbi dell’esistenza non è stato molto amato dalla critica, per certi versi è stato considerato un epigono dell’ultimo Romanticismo. Secondo noi, Bacon è un artista geniale, capace più di altri, di far macerare l’immagine dell’uomo in modo ossessivo fino a decantarla e a sublimarla liricamente. Di certo, la pittura per Bacon non ha più modello da rappresentare, né storia da incarnare; l’artista non ama la narrazione delle cose ma lo svelamento dell’essere, per lui la realtà è solo “illusione momentanea”,una traccia sfuggente e indefinita. Non gli resta altro che fissare l’apparizione insostanziale dell’evento nel suo immediato affiorare. Inoltre, Bacon non chiede perché le cose siano così, egli le vive totalmente per quelle che sono, perchè non crede alla salvezza bensì alla degradazione e alla caduta dell’umanità. Con Francis Bacon l’arte diventa “strumento di verifica trascendentale” capace di mettere a nudo l’esistenza degradante dell’uomo d’oggi e di assorbire e riflettere le ossessioni tragiche che si tramutano in perdizione e dannazione. Giovanni Bonanno
PIER PAOLO PASOLINI
Galleria Terre Rare Via Carbonesi 6 40123 Bologna
rosabiagi@terrerare.net Link: Terre Rare Bologna
“C’era una volta Pasolini..” Nella la mostra che si inaugura il 20 marzo prossimo saranno esposte le circa 200 opere pervenute a risposta del progetto aperto nato nel novembre 2009 a cura di Rosa Biagi.
dal 20 marzo al 10 aprile 2010
“C’era una volta Pasolini.. ”La mostra che Terre Rare presenta a marzo 2010 è il punto di arrivo del progetto varato a novembre 2009, incentrato sulla figura di Pier Paolo Pasolini come testimone e simbolo di libertà, per la sua esperienza intellettuale e artistica ma anche, senza soluzione di continuità, nella vita. L’idea-guida del lavoro ha privilegiato forme partecipative e comunicative molteplici .Le opere, circa duecento, sono state create da artisti di diversa esperienza, come anche da persone semplicemente coinvolte dalla proposta (ispirandoci a quello che è uno dei fondamenti della mail art ).. Nei due mesi precedenti la mostra le opere sono state presentate sul web, in circuiti diversificati e non necessariamente codificati come siti destinati agli addetti ai lavori. Nello stesso tempo molte immagini sono state stampate come stickers, pensate come piccole opere d’arte da esporre nelle città prima e durante la presentazione in galleria. L’inclusione di web-art e street art ha rappresentato un passaggio fondamentale e in certo senso centrale del progetto, ispirato di fatto alla libertà di espressione e quindi anche a modalità comunicative non consuete e più aperte rispetto a quelle di un evento artistico tradizionale. Verrà infine prodotto, come catalogo, un cd, con tutti lavori pervenuti, liberamente scaricabili. Quello che è stato pensato come un circuito a cerchi allargati avrà come punto d’arrivo la donazione delle opere all’Archivio Nazionale Pier Paolo Pasolini, sia come naturale collocazione del lavoro che come sua prosecuzione. In sintesi, dall’Archivio e dal suo sito web, i lavori continueranno a mostrarsi e a parlare.
Galleria Terre Carbonesi 6 Bologna tel. 051 221013 dal 20 marzo al 10 aprile 2010
Inaugurazione sabato 20 marzo, h.17.30h. 18,00 “niente fiori”, performance di Bruno Cassaglia
genere: arte contemporanea, collettiva
orari: dalle 10 all13 e dalle 15.30 alle 19,30 giovedì dalle 10 alle 13 domenica chiuso
rosabiagi@terrerare.net
rosabiagi22@fastwebnet.it www.terrerare.net
catalogo: in galleria.
Autori: Lauraballa, Mr.o, Terrerare, Scarlett & Vincenti, Eugenio Alfano, Altaluna Augelli, Patrizia Battaglia, Giuseppe Bedeschi, Mariano Bellarosa, Lancillotto Bellini, John M. Bennett, Mario Bestetti, Giovanni Bonanno, Enrico Bongiovanni, Anna Boschi, Cecilia Bossi, Narciso Bresciani, Alfonso Caccavale, Patrizia Caffiero, Bruno Capatti, Consuelo Capecchi, Lamberto Caravita, Rita Cardelli, Bruno Cassaglia, Carmela Corsitto, Fabio Coruzzi, Cesare D'Antonio, Gioia Danielis, Mirco De Nicolò, Maurizio De Rosa, Dario Falconi, Daniela Fantini, Salvatore Fellino, Luc Fierens, Mariano Filippetta, Maurizio Follin, Raffaella Formenti, Carlo Gabarino, Teresa Galletti Ranaglia, Alfredo Gioventù, Barbara Gozzi, Veronica Guiduzzi, Pierpaolo Limongelli, Datura Martina Lo Conte, Antonia Lucchese, Diego Luschi, Luce Macbeth, Stefania Malferrari, Daniela Mangini, Chiara Metelli, Virginia Milici, Rita Miranda, Massimo Mollo, Marinella Montanari, Amalia Mora, Linda Pelati, Dott. Porka's, Rossella Ricci, Silvana Ritossa, Claudio Romeo, Valentina Sangalli, Vincenzo Savini, Annarosa Serafini, Angela Signorini, Boris Squarcio, Michele Stuppiello, Antonella Tandi, Sayuri Toki, Mireille Tonti, Andrea Viviani, Carlo Volpicella, Angelo Zilio
(Opere di GIOVANNI BONANNO)
-PENSANDO A PIER PAOLO PASOLINI
NON ANDARE VIA (lettera a Pasolini) Testo di Giovanni Bonanno
Hai toccato la terra sporca di Ostia, hai mangiato per l’ultima volta con il carnefice, che poi ha disfatto i tuoi pensieri e ne ha fatti cenere.
Non andare, non andare via, la tua storia è forse la mia.
Tuo padre dalla finestra di Casarsa guarda ancora l’orizzonte e per ricordarti raccoglie ritagli di giornale.
Solo le formiche ti hanno fatto compagnia. non andare, non andare via, la tua vita è anche la mia.
Nella melma di Ostia ti hanno incoronato di gramigna e la vergogna te la sei caricata addosso e la porti ancora adesso.
Ormai, solo tu mi fai compagnia, non andare, non andare via, la tua vita è un po’ la mia.
Mi diceva un vecchio che la vita è breve, ma cent’anni sono tanti, per avere cent’anni, chiudi per un momento gli occhi, vedrai, il tempo passa veloce.
Non andare, non andare via, la tua vita è anche la mia.
Hai incarnato tutti i possibili tableaux vivants, prima sei stato sul grembo della madonna di Giotto e poi ti sei fatto flagellare come nell’opera di Piero.
Hai accettato il martirio di Caravaggio e ti sei ritrovato solo, sdraiato su una fredda lastra di marmo, proprio come nel cristo morto di Andrea.
Solo le mie formiche ti hanno fatto compagnia, non andare, non andare via, la tua vita è la mia
Volevano frantumare i tuoi pensieri, perché tu non sei solo poesia, ma anche vento; vento che accarezza la verità e che ancora può far tanto male.
Solo le mie formiche ti fanno ancora compagnia, non andare, non andare via, la tua storia è anche la mia.
Sai, ho toccato anch’io la terra di Ostia e anche i miei amici sono andati via.
Non andrai, non andrai più via, ora la tua vita è anche mia.
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Galleria Terre Rare di Bologna
Indirizzi e persone di riferimento: Terre Rare. Via Carbonesi 6, 40123 Bologna
E' dedicato a Michel, un brocante di Bruxelles. L'ho conosciuto anni fa e continuo a seguire la sua incredibile vita, che adesso è quella di un barbone. Nel video c'è quello che lui sta facendo del suo "antro".(dove anche vive):.un'opera d'arte in continua evoluzione, che parla dei suoi sogni, dei suoi incubi e delle sue fantasie. Un poeta-artista anarchico..che riusa tutto quello che trova per tenere vivi ad ogni costo la sua vita e il suo pensiero. Peccato che non saprà mai che qualcuno lo segue e lo ama. ROSA BIAGI
la vita è fatta di sogni,di emozioni e spesso di perdizioni.In queste possibili abbandoni l'unico modo per sopravvivere è aggrapparsi a qual cosa che ami e credi, per non morire, per non soccombere dentro una furia distruttrice che affonda e annichilisce anche il più sensibile degli uomini. La vera libertà ha sempre un prezzo troppo alto, ma credo che bisogna cercarla, almeno per non essere un burattino di latta dal destino infame. Di Michel a questo mondo ce ne sono tanti e spesso indifesi e maltrattati. Michel con la sua anarchica e non cosciente incoscienza ci " spiazza e mette a soqquadro le nostre consuete convinzione e il nostro bel pensare" . Ci spiazza, questa è la verità!!! L'arte, è l'unica certezza per non affondare completamente. Michel è un personaggio vero, non di carta pesta. GIOVANNI BONANNO
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-BENVENUTO nella visione di questo Archivio privato Italiano di Arte Contemporanea e di Mail Art ubicato in Salerno e diretto dal 1989 da Giovanni Bonanno
========================================== Tutto il materiale è protetto da copyright
Mentre nel mondo dell'arte e dell'architettura dilaga l'estetica della catastrofe e della post-catastrofe, della bruttura obbligata, che ancora instancabili, chiamano "denuncia", ma che difatti amplifica la sola bruttura e nient'altro, da stagionato "avant-gardista" che ero, ecco, sto divulgando un augurio: "Siate geniali".
Ciao Giovanni, e sii geniale.
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Dittico, Occupatio H.X Foto manipolata con intervento grafico a china, 2008
Occupatio H.X Foto manipolata con intervento grafico a china, 2008
Occupatio H.X Foto manipolata con intervento grafico a china, 2008
ARCHIVIO OPHEN DOCUMENTAZIONE D’ARTE CONTEMPORANEA E DI MAIL ART Via S. Calenda 105/D 84126 SALERNO (Italy).
L’Archivio Ophen Documentazione d’arte Contemporanea e di Mail Art è stato creato nel 1989 a Mozzate in provincia di Como.
Giovanni Bonanno, artista e saggista di arte contemporanea, per diversi anni ha curato le pagine dell'arte della rivista "Dialogo" di Olgiate Comasco con saggi e studi su i più importanti artisti contemporanei.
Inoltre, ha coordinato dal 1996 l'attività espositiva dello Spazio Media Immagine di Turate (CO), con esposizioni personali e collettive di artisti contemporanei e anche con diversi progetti internazionali di Mail Art.
Per l’Editrice “DIALOGO” di Olgiate Comasco ha scritto saggi critici su: Kengiro Azuma, Francis Bacon, Paolo Barrile, Carlo Carrà, Marc Chagall, Jean Dubuffet, Franco Francese, Antonio Freiles, Max Huber, Gabriele Jardini, Osvaldo Licini, Ruggero Maggi , Kazimir Malevic, Mattia Moreni, Idetoshi Nagasawa, Emil Nolde, Mimmo Paladino, Pino Pascali, Mario Raciti, Roberto Sanesi, Francesco Somaini, Chaim Soutine, Graham Sutherland, Jorrit Tornquist, Willy Varlin, Wols,Vincenzo Nucci e importanti interviste ad artisti Contemporanei come Ruggero Maggi e Francesco Somaini.
GIOVANNI BONANNO
Giovanni Bonanno /Dopo una prima iniziale fase di lavoro, nel 1976 incomincia a definire le sue ricerche a carattere ambientale dal 1976 al 1978 lavora sull’espansione di materia attiva, con disegni, progetti, sculture e ambienti. Da 1979 al 1982 serie di lavori sui percorsi mentali, sulle tracce e sui reperti della memoria. Nel 1980 lavora in direzione del “naturalismo integrale”,dal 1983 al 1987 serie di lavori sulle nature alterate e sui contaminanti. Dal 1988 ad oggi nuova serie di lavori sulla condizione inoggettiva, dove leggere angosce e uno strisciante malessere velato di silenzio, generano una visione nuova che trasforma il veduto in visionario inoggettivo. Ne risulta un accumulo di immagini frantumate e disseminate che definiscono un sistema che si sfalda e si ricompone continuamente, in un gioco sfuggente di figure trascorrenti dentro una temporaneità che approda a silenzio dell’assenza. Una temporaneità, che prolifera e si accumula in catene associative continuamente contraddette, che si fa spazio e senso di rappresentazione.
-Sue opere si trovano:
alla Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Termoli, Museo Civico di Gibellina, Museo Comunale dell'Informazione di Senigallia, Archivio Arti Visive di Ancona, Archivio Arti Visive della Biennale dl Venezia,Archivio Arti Visive della Quadriennale di Roma, Archivio della Biblioteca Nazionale di Bucarest (Romania),Archivio della Biblioteca Comunale di Ancona, Archivio della Biblioteca Nazionale di Firenze, Archivio della Biblioteca Nazionale di Roma, Museo Comunale d'Arte Moderna di Lerici, Archivio dell'Istituto di Storia Dell'Arte dell'Università di Macerata, Archivio della Biblioteca “ F.Scaduto” di Bagheria, Museo Internazionale Mail Art, Cosenza, Museo Internacionale de Neu Art di Courtenay (Canada). Archivio Amazon di Milano e nei più importanti archivi di Mail Art in Italia e a l’estero.
-La Documentazione del proprio lavoro si trova presso:
L'Archivio dell'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università degli Studi di Salerno, Nel Kunsthistorisches Institut in Florenz, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Biblioteca del Museo De Belles Artes de Bilbao (Spagna),Centro di documentazione del Provinciaal Museum di Hasselt,(Belgio),Centro Documentazione Arte Contemporanea del Museo Comunale dell' informazione di Senigallia,Centro Documentazione Arti Visive di Valverde(Catania),Archivio Laboratorio Dadodue di Salerno, Biblioteca d'Arte (Assessorato del turismo, Urbanistica e Beni Culturali della Regione autonoma Valle D'Aosta),Archivio Taccuino Apografo dì Milano, Archivio Storico di consultazione dell'arte Moderna e Contemporanea,Archivio Internazionale Mail Art di “Ceris Arte” Cosenza.
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Giovanni Bonanno:"...Confesso, sono un artista contemporaneo di confine che vive, volutamente, ai margini del villaggio globale".
le mie foto
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SUPERFICIE Metallo colorato cm. 65x45x8 - 1978
ROTANTE poliestere colorato cm. 40x40x25 - 1980
TERRITOIRE/22548 poliestere colorato base cm. 60x80 - 1981
CHI E' GIOVANNI BONANNO
1954 -Nasce a Menfi (AG) 1969 -Sciacca /Studia all'Istituto Statale d'Arte. 1974 -Milano / Conosce Arnaldo Pomodoro 1976 -Milano / Incomincia a definire le sue ricerche a carattere ambientale. 1976 -Termoli / E’ invitato alla ”XXI Mostra d'Arte Contemporanea Castello Svevo”. 1978 -Milano / Conosce Carlo Ramous, Francesco Somaini e Bruno Munari. 1978 -Soggiorna a Parigi. 1978 -Allo studio La Ruota di Como conosce Ico Parisi,l’architetto dell’utopia praticabile che gli presenta il suo progetto “Operazione Arcevia” e lo sollecita vivamente a lavorare in quella direzione di ricerca. 1979 -Como / Mostra Personale “Che succede? ” - Galleria La Colonna (Testo di F. Gualdoni). 1980 -Milano / Mostra Personale "I Percorsi della natura" - Galleria d'Arte Porta Ticinese (Testo di F. Gualdoni). 1980 -Milano / Conosce Pierre Restany e Guido Le Noci della Galleria Apollinaire di Milano. 1980 -Nuova fase di ricerca lavora in direzione del “Naturalismo Integrale”. 1981 -Como / Mostra Personale “Percorsi per un Atlante Im / Possibile” - Galleria La Colonna (Testo di C. Strano). 1983 - Fa parte del Collettivo Artisti di Porta Ticinese e gestisce per qualche anno lo spazio espositivo “NSM- Nuovospaziometropolitano” dentro la stazione metropolitana MM Gioia/linea 2 di Milano. 1984 -Milano / Mostra Personale “Le Tracce della Memoria” –Galleria NuovoSpazioMetropolitano). (Testo di F. Legrottaglie). 1984 -Nuova fase di ricerca esegue le "Nature Alterate". 1985 -Inizia a lavorare nell’ambito della Mail Art. 1985 -A Milano conosce e instaura una profonda amicizia, ancora viva, con il poeta visivo Ruggero Maggi, con lui collabora attivamente a diversi progetti internazionali di Mail Art. 1985 -Milano / Mostra Personale “I Germogli dell'attesa” - Galleria Centro Lavoro Arte (Testo di A. Veca ). 1988 -Milano / Primo Manifesto Tecnico della Nuova Non Oggettìvità. 1989 -Mozzate/ Crea L’Archivio Ophen di Documentazione d’arte Contemporanea e di Mail Art 1989 -Mozzate / Mostra Personale “Oltre il Muro” -Archivio Ophen (Testo Personale). 1990 -Milano / Secondo Manifesto Tecnico del Tempo Inoggettuale. 1991 -Milano / Mostra Personale “Condizione Dissipatio” - Galleria Centro Lavoro Arte. 1991 -Olgiate Comasco / Mostra Antologica “Natura-L-Mente”-Villa Camilla (Testo di C. Strano). 1992 -Dopo l'antologica del 1991 si dedica con più insistenza all'attività di Mail artista e di saggista di arte contemporanea curando le pagine dell'arte della rivista "Dialogo" di Olgiate Comasco con saggi e studi su diversi artisti contemporanei. 1996 -Coordina l'attività espositiva dello Spazio Media Immagine di Turate (CO), con esposizioni personali e collettive di artisti contemporanei e anche con progetti internazionali di mail art. 2002 -Si trasferisce a Salerno. 2008 -Nuova serie di lavori sulla condizione Post-Humain 2009 -Salerno/Mostra Personale "Occupatio-Dissipatio" - Spazio Brancaccio (testo di Sandro Bongiani). 2009 - Conosce Alzek Misheff 2009 -Inizia l'attività virtuale con lo spazio "OPHEN VIRTUAL ART GALLERY", presente on-line su Artweek e The Saatchi Gallery di Londra.
Siciliano di nascita, di formazione comasca, da sempre interessato al Naturalismo Integrale, Giovanni Bonanno ha operato insistentemente ai confini delle soglie disciplinari, in una sorta di fertile e felice contaminazione poetica incentrata sul dato progettuale e utopistico avviato precedentemente a Como da artisti di grande interesse come Antonio Sant’Elia, Francesco Somaini e Ico Parisi.
Docente Ordinario di Storia dell’Arte, ha vissuto dal 1977 al 2002 in provincia di Como, attualmente vive e opera a Salerno.
1980 Milano - “ Scultura / Giovani “ - Galleria San Fedele.
1981 Barcellona - XXº Premi Internacional De Dibuix “Joan Mirò” (Spagna).
1981 Parigi - Nouveau Salon De Paris - Galerie d'Art Z.L. (Francia).
1982 Milano - “Appunti” - Galleria Nuovo Spazio Metropolitano.
1982 Bilbao - Muestra Internacional De Arte Grafico “Arteder 82 ”.
1982 Milano - “Mise en Boìte” - Galleria Nuovo Spazio Metropolitano.
1983 Parigi - “34º Salon de la Jeune Peinture” - Gran Palais (Francia).
1983 Salsomaggiore Terme - “ Cronache e Indagine “-3ª Biennale d'Arte Città Della Spezia.
1983 Barcellona - XXIIº Premi Internacional De Dibuix “Joan Mirò” (Spagna).
1983 Torino - I Segnalati della Biennale - Promotrice Belle Arti.
1983 Tokyo - XXXª Rassegna Internazionale “ Maestri Italiani del disegno e della grafica “ Contemporanea “ (Giappone).
1983 Acquasparta - 1º Premio Nazionale “Acquasparta “ -Palazzo Cesi .
1983 Rho - 11º Premio Internazionale di Grafica del Pomero.
1983 Burlada, Estella,Tudela, Sanguesa - “Seleccion de Dibuix del XXIIº Premi Internacional Joan Mirò” (Spagna).
1984 Los Angeles - Rassegna Internazionale “ Maestri Italiani del disegno e della Grafica Contemporanea” (Usa).
1985 Villa Di Serio - “ Shadow Project ” - 3ª Biennale d’arte Villa Di Serio.
1985 Nishinomiya - “A Bag from Italy” - Gallery Art Space (Giappone).
1986 Tokyo - “A Bag from Italy n° 2 - Metropolitan Museum of Tokyo (Giappone).
1986 Osaka - “ Italians and Japanesen Artists “ - ABC Gallery of Osaka (Giappone).
1986 Nishinomiya - “ Cavellini Event” - Gallery Art Space (Giappone).
1987 Bologna- Arte Fiera 87
1987 Lodi Vecchio - “ America Latina: Miti, Leggende e Magia ” - Sala della Biblioteca Civica Popolare. 1987 Ascoli Piceno - “ Progetto Internazionale sulla Pace ” - Chiostro S. Francesco.
1987 Salerno - “In Forma di Libro” - Laboratorio Dadodue.
1987 Milano - “America Latina: Miti, Leggende e Magia” - Studio Bramante 39.
1987 Pontecagnano F. - “Atlantide ” - Comune di Pontecagnano Faiano.
1988 Malta - “ Omaggio al Caravaggio “ - Biennale Internazionale di Malta - Museo Mystique d'Arte Moderna.
1988 Ponte Nossa - “ Time 88 ” Mail Art Project - Galleria Artestudio.
1988 Ferrara - “Fotocopia della Copy Art” - Centro Attività Visive della Galleria D'Arte Moderna.
1988 Valva - “In Forma di Libro” - Castello di Valva.
1988 Kyoto - “Progetto Ombra” - Museum Municipal of Kyoto (Giappone).
1988 Senigallia - “Fotocopia della Copy Art” - Museo dell'Informazione.
1989 Gabrovo - “ IXª Biennial of Humour and Satire in The Arts “ - House of Humour and Satire (Bulgaria).
1989 Kyoto - “ Italian Contemporary Art ” - Municipal Museum of Art (Giappone).
1989 Oldenzaal - “International Mail Art Project” - Palthehuis Museum (Olanda).
1989 Milano - “Non solo libri” Rassegna Internazionale di libri d'artista e d'arte postale - Galleria Milan Art Center
1989 Isbergues - “1789” International Mail Art Exhibition - Maison des Associations (Francia).
1989 Pisa - “ 1ª Mostra Internazionale di Mail Art Pisa 89 “- Galleria Apap .
1989 Calexico - “ The International Shadow Project “ - Art Gallery San Diego State University (Usa).
1999 Moguer, (Huelva) “ 2ª Bienal Internacional De Arte Correo ” Centenario De La Publicacion De Los Primeros Libros De Juan Ramon Jimenez - Galeria De Arte Fernando Serrano, (Spagna).
2000 Firenze,- “L’Uovo e la sorpresa, nell’avvento del III Millennio” - Eart Studio / Rosa Degli Eventi.
2000 Cava De’ Tirreni, - “Remembering Che” – Complesso Monumentale S.Maria al Rifugio, 2000 Galleria Comunale D’Arte, Comune di Cava De’ Tirreni.
2000 Castel S. Pietro – “2000: Anno Mondiale della Matematica “ – Sala Ex fienile.
2001 Spilimbergo (PN) - " Donne sotto il Burqua" - Mail art Internazionale - Grand Hotel President.
2002 Sondrio, - " Donne sotto il Burqa" - Mail art Internazionale - Palazzo Pretorio.
2002 Tirano,- " Donne sotto il Burqa" - Mail art Internazionale - Ex Chiesa S. Giacomo.
2002 Forlì – “ Contemporanea 2002” - Non solo libri / Aquarantacinquegiri a cura di R. Maggi Arte Fiera di Forlì.
2003 Senigallia, “ Digit Art “ - Palazzo Del Duca.
2003 Macerata, “ Im / Migrazioni, Trasformazioni, Mutamenti Sociali “ – Università di Macerata – (Auditorium S. Paolo).
2004 Milano, “ Mail Art allo Specchio / Preview “ –(anteprima) Teatro Franco Parenti.
2004 Ripe, -“ Nori De Nobili / Mail Art Project“- Centro Polifunzionale di Ripe.
2004 London, “ Mail Art allo Specchio “ – London Art Biennial 2004 .
2005 Milano, “Arte e Migrazione“ - Camera del Lavoro di Milano
2005 Gallarate, “ Mail Art allo Specchio “ – On the road Art Gallery
2008 Venezuela, "Iª Bienal Internacional del Pequeño Formato” -Venezuela 2008"(Argentina). Galería de la Casa de Los Arcos de Maracay .
2008 Sanborn, “Senders receive” - Niagara N.C.C.C. Art Gallery (Usa) a cura di Becky Moda.
2008 Itami, "Your Documents Please"- Museum of Arts and Crafts - Itami-shi,-Japan a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
2008 Parksville, "Work,Work,Work" - Mail Art Exhibition - Arrowsmith Gallery (Canada) a cura di Ed. Varney
2008 Vernoux-en-Vivarais,"Portes et passages"-Space Office de tourisme du Pays de Vernoux,(France).
2008 San Demetrio Corone,"Typewriter/Macchina da scrivere" Chiesa di Sant'Adriano (CS) a cura di Claudio Grandinetti.
2008 Yokohama,"Your Documents Please"- Museum ZAIM e Galerie Paris, Yokohama, Japan a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
2008 Arcevia,“Piticchio & the Innocent Mailart"-Ar[t]cevia International Art Festival Sala Del Teatro di Piticchio - Castello di Piticchio Arcevia(An)a cura di Massimo Nicotra.
2008 Staincliffe, installation "A Flock Takes Flight" -Christ Church Staincliffe, Batley West YorKshire, UK. (Regno Unito) a cura di Gary Cromack
2008 Baia Mare Maramures, "Green Eyes - Mail Art Exibition"- Florean Museum (Romania)
2008 Chajari "Words" - Cultural Center Costantine Caballaro - 6 Feria International Book Chiajari (Argentina), a cura di Silvia Lissa
2008 Immenstadt, "Schriftelijke-Image-Teken" Internationale Mail Art -Literaturhaus Allgau(Germania),a cura di Harald Dreher
2008 Maldonado, 4º Muestra de Arte Correo “Homenaje a Ray Johnson”,organizada por edizione del Cementerio, primera exposición itinerante en la Ciudad de Maldonado e de Punta del Este,Uruguay, a cura di Juan Angel Italiano
2008 Milano,"CESARE PAVESE. LE COLLINE, IL SOLE" -Mostra Internazionale Di MAIL ART - Casa dell'Energia
2008 Victoria, "Mailmania 3 Biennial Exhibition" Spaces Studio J, Victoria, British Columbia-Canada, a cura di Dale Roberts, September 18-27,
2008 Torino, "Cesare Pavese. Le colline, il sole" -Mostra Internazionale Di MAIL ART - Palazzo Bricherasio.
2008 Budapest,"Your Documents Please" -2B Galéria, Hungary, a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
2008 Cagliari, “ Miniature d'Autore ” Galleria G28 -Palazzo Marini, a cura di Nuria Metzil Montoya
2009 Berlin,"Your Documents Please" – Galerie Kurt im Hirsch-Germany,a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
2009 Bratislava, "Your Documents Please" – Galeria Z ,Slovakia,a cura di Daniel Georges and Rumi Tsuda
2009 Victoria, “Mailmania 3 Biennial Exhibition"- Gallery at the Vancouver Island School of Art, CANADA, a cura di Dale Roberts
2009 Cesano Maderno, " Mille Artisti a Palazzo " -Palazzo Arese Borromeo
2009 Limbiate, "Arte e follia" -Mail art e dintorni -Spazio PD
2009 Guadalajara, "Your Documents Please" -Galeria Ajolote Arte Contemporàneo,Mexico
2009 Bucarest, "Tradition"- Cultural Center Mira, a cura di Ioana Enescu e Dan Tudor Truica,(Romania)
2009 Courtenay, "Maurworks 2009" - Cunningham Ford Gallery - Canada a cura di Varney
2009 Junta de Freguesia de Milheiròs, Exbition “Arte Postal/Poesia Visual” – 2° Bienal de Arte de Milheiròs
2009 Staincliffe, "Crossed" - International Mail Art Project -Christ Church Staincliffe, Batley West YorKshire, UK. (Regno Unito) a cura di Gary Cromack
2009 Cervia, “Sale Nostrum”- Mail Art Project- Magazzini del Sale.
2009 Imperia,“Resistenze"- Esposizione di Mail Art - Teatro Bajazzo
2009 Berlin, “20 years since the Fall of the Wall” – Prenzlauer Berg-Museum a cura di Lutz Wohlrab e Uwe Warnke
2009 Thessaloniki, “No To Violence” – Aristotle University Thessaloniki (Grecia)
2009 Maldonado, “¿Utopía de la comunicación?" - 5º Muestra de Arte correo, Casa de la Cultura de la Ciudad de Maldonado.(Uruguay)
2009 Coruna, "Radiografia Do Medo" - Biblioteca Falcultade de Ciencias da Educacion. A cura di Imma Doval
2009 Baia Mare Maramures, “THE DRAWING SALON” - Muzeul Florean (Romania)
2009 Porto Alegre/RS, "III Mostre Internacional de Arte Postal" - Espaco Cultural da Letras & Cia Livraria (Brasil) - A cura di Nadia Poltosi
2009 La Candelaria (Salta),“L'Angelo” - Studio di una piastrella da applicare sul fronte della Chiesa Iglesia de Los Angels della "Casa del campo el Milagro. La Fondacion Museo del Parque, Argentina.
2010 Pontevedra, "Radiografia Do Medo" Biblioteca Centrale Campus de Pontevedra. A cura di Imma Doval
le mie foto
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TERRITOIRE/10247 poliestere colorato base cm. 60x80 - 1981
PERCORSO foto manipolata cm. 50x60 - 1979
PERCORSO foto manipolata cm. 50x50 - 1979
La Critica ************************************************************* I PERCORSI DELLA NATURA 1978 Giovanni BONANNO
“Non c’è un’opera, ma soltanto un agire: Le DIS-AMBIENTAZIONI
La mia costante e seria preoccupazione è sempre stata diretta alla realizzazione di un evento. Per questo, credo, che l’opera non dovrebbe rappresentare, ma piuttosto significare; il valore è nell’operazione e non nel solo prodotto. L’arte per molto tempo è stata concepita come prodotto, come oggetto staccato e separato da investire sia di un valore merceologico, sia di un valore culturale da conservare religiosamente. Ormai, non credo più alla scultura, o almeno al concetto di scultura che si aveva un tempo, è inutile concepire ancora dei tralicci; strutture isolate dal contesto reale, frammenti di realtà nella realtà. Il paesaggio, quindi, è il luogo delegato a registrare e ad accogliere gli interventi dell’artista. Per me è impossibile un’attività artistica senza una presa di coscienza con la natura, con lo spazio, con la terra, Per documentare ciò mi sono servito della fotografia, tuttavia, rimasto deluso di alcune foto (avevano documentato pochissimo) ho sentito la necessità di operarvi sopra, manipolarle. La manipolazione, per me, non è un ritocco per aggiustamento, bensì una modificazione negativa della natura. Per me, agire nello spazio (spazio fotografico) è pur sempre un segnare la natura, un percorrerla mentalmente, per sperimentare l’oggettività. Credo che l’oggetto separato dall’agire è inutilmente reale, ha un grado minore di esistenza e di durata, quindi conta solo l’atto vitale.Attualmente mi interessa agire su una superficie(la superficie fotografica della natura)ed associare le due nozioni essenziali della mia ricerca: Spazio reale (reperto fotografico) e potenziale distruttivo (liquido in espansione).Ogni volta constato che le due nozioni vengono ad interferire tra loro e a stabilire scontri urti e attriti. Infatti la superficie,la natura, quasi sempre viene modificata da misteriose presenze,(potenziale distruttivo)da colate di materia liquida in espansione.Queste misteriose presenze sono segnali di allarme,che percorrono la natura segnandola definitivamente, cercando così di violentare un ordine prestabilito e accettato che passa per armonico. Questi eventi nascono dal basso,dalla terra,perchè adoperano il percorso come luogo,campo e corpo dell'evento.La cosa che più m'interessa,per ora,è quella di occupare anche mentalmente vaste superfici.Questo bisogno incontenibile di fisicità, di fluidificazione spaziale,mi spinge ad abbracciare la "noosfera",la sfera delle nozioni impalpabili.A questo punto,non mi resta che ricorrere al disegno, alla manipolazione come tecnica manuale di espressione per progettare spazi e campi vasti di grande dimensione,per acquisire una libertà di comportamento che con la scultura (intesa in senso tradizionale) mi era negata.Secondo me, c'è una scultura che diventa oggetto, c'è una scultura che si può realizzare solo estemporaneamente per il gusto di farla e subito distruggerla(Cristo Javacheff),c'è infine,la scultura che si può solo pensare;la mia. Quindi non sono interventi realizzati e neanche progetti da realizzare,sono progetti realizzati, eventi dove qualcosa si è lo stesso rivelato e manifestato: il liquido scende e automaticamente annulla la natura, la vita.Tutto questo per me è segnale di minaccia, di morte. Il fare resta irrazionale,un atto di vita esposto alla negazione.Del resto vivo e lavoro nel dubbio, il senso della distruzione, della morte,sono i motivi primari che mi spingono a progettare,a creare,a manipolare.Quindi ciò che faccio non è un duplicato ridotto dell'universo reale,è tuttaltro che decorativo,elegante,mimetico; è l'espressione di una ossessione,uno straniamento,un momento irrazionale,un Blow op mentale che ci riconduce alle origini.In definitiva è un evento di tipo vitalistico ed esistenziale,dove il gesto del manipolare determina un tramite tra noi e la realtà,un gesto capace di instaurare relazioni,rivelare e soprattutto mettere in dubbio certezze che sembrano verità.
Flaminio Gualdoni ( Presentazione Cat. ed. Galleria La Colonna -Como) Gennaio 1979
I connotati fondamentali delle operazioni di Bonanno inseriscono l’artista siciliano in quell’area di ricerca, viva e vitale, che affonda le sue radici nell’environment e, innervata degli stimoli di minimal e land art, costituisce uno dei settori più fertili del concettuale. L’intervento nella/sulla natura, nello/sullo spazio non si motiva per Bonanno nella necessità di verificare asetticamente la polarità tra l’artefatto e il naturale come normale articolazione dialettica entro cui si produce progresso, ma come violenta mozione disequilibrante e destabilizzante all’interno di un ordine stabilito e accettato per armonico: al di fuori di qualsiasi metafora sulla virtualità dell’operazione artistica, anzi rivendicandone l’effettualità all’interno di uno spazio reale, fisico e vissuto. Atto di negazione profondamente consapevole, gesto provocatoriamente arbitrario, l’operazione di Bonanno frantuma in realtà un ordine apparente o quantomeno relativo e recupera ad una diversa dimensione cognitiva quegli stessi elementi primari che lo costituivano. Scevre da qualsiasi suggestione di tipo edonistico e estetico, le dis-ambientazioni di Bonanno negano il normale nella loro prepotente carica liberatoria: dietro ad esse emerge, utopica, la volontà di un nuovo equilibrio.
Flaminio Gualdoni (Dello spazio di natura, Bollettino n° 1 ed. Galleria P.ta Ticinese-. Milano novembre 1980)
A partire dal 1976 Giovanni Bonanno ha definito in maniera chiara e inequivocabile le sue ricerche come indagini trasgressive a carattere ambientale. I’environment, il progetto, il fotomontaggio (pratiche, tutte, che abbiamo ritrovato presenti pariteticamente nella mostra “Che succede?”, a Como) sono altrettanti strumenti attraverso cui egli ha dato vita al suo intervento nella/sulla natura, nello/sullo spazio, con una gamma di riferimenti che andava, negli anni passati, dalla minimal, alla land art, da certe esperienze ‘povere’ alla scultura urbana. Alla radice delle sue dis-ambientazioni era la necessità non di verificare asetticamente, nella virtualità della pratica estetica, la polarità tra l’artefatto e il naturale, ma piuttosto di produrre violente mozioni disequilibranti e destabilizzanti all’interno di un paesaggio fisico biecamente ‘normale’ . Sotto questa tensione liberatoria e, per certi versi, utopica, correva tuttavia il filo di un’ambiguità irrisolta. Certo, era già ben evidente che, nonostante le diverse e atipiche modalità di intervento, Bonanno intendeva collocarsi entro i margini dello specifico della scultura, verso il quale formulare sì eccezioni di tipo disciplinare, ma solo per rigenerarne quell’intima tensione di partecipazione storica che la mera attività di formazione plastica sembra avere perduto. Tuttavia, lo svariare in chiave sperimentale dalla scultura solo progettata a quella effettivamente realizzata entro i margini angusti dello spazio espositivo, e da questa ancora al fotomontaggio, in cui recuperare effettivamente l’ambiente storico di vita, lasciava ancora aperta la porta a dubbi sui connotati e sulla portata reale degli interventi. Ora, con l’ultima serie di lavori, Bonanno ha sciolto anche questo residuo nodo di lettura, assumendo come pratica esclusiva quella della manipolazione fotografica. Una scelta, questa, che non comporta riduzioni o restringimenti nel suo orizzonte concettuale, ma anzi una lucida puntualizzazione di quell’eversione ambientale che rappresenta il nucleo motore della sua ricerca. In queste ipotesi di macrointerventi naturali 1’artista si misura direttamente, senza filtri metaforici, con il paesaggio, la sua fisionomia e le sue intime componenti costitutive: e la fotografia non ha più l’angusta e precaria dimensione intellettuale del progetto, ma piuttosto l’immediatezza provocatoria del documento, che la manipolazione sovraccarica di una quota di comunicazione ideologica che fa leva sulle corde risonanti dell’immaginazione. Letto in questa logica, il gesto di Bonanno non è più in alcun modo un evento comunque strutturante ma, nella sua impraticabilità concreta, si presenta come manifestazione assoluta di un impulso eversivo: è, il suo, un gesto clamoroso su uno dei grandi temi esistenziali dell’uomo.
C. Strano (come trasgredire la land art , “Natura Integrale”, Milano n° 13-14 1981
La land art per Giovanni Bonanno opera virtualmente. Il giovane artista siciliano non “interviene” con segni, indicazioni, percorsi in maniera diretta sulla natura, bensì sul reperto ambientale. Una sorta di metalinguaggio della land art, dove ha molto gioco il frammento dell’immagine, della memoria. Non c’è parodia del comportamento, giacchè il suo comportamento è “freddo” e trascende la fisicità per avvicinarsi a posizioni concettuali.Sennonché, ’immagine “naturalistica” ch’egli offre diventa elastica: oltre che come oggetto di transfert del comportamento, può essere assunta come valore oggettuale.
Franco Legrottaglie, Presentazione Cat. ed. Galleria Nuovospaziometropolitano- Milano Gennaio 1984
Tutto può rientrare nella sfera delle umane possibilità di “protezione” e di “garanzia”,e Christo ce lo dimostra attraverso le sue operazioni di impacchettamento di ogni sorta di “dimensione esistenziale” (il Colosseo, l’intero territorio di uno stato americano ecc.). Allora il mondo è ancora esperibile? Giovanni Bonanno ne è convinto e integra il concetto di ”protezione” e di “garanzia” con quello del “recupero” organico (che non è “riappropriazione”) de la dimensione stessa. Analizza la sua storia e, ponendola al confronto critico del mondo contemporaneo, ne ricava una sorta di coscientizzazione del “negletto” da cui contemporaneamente emergono le contraddizioni dell’uomo e la rivincita del tempo sullo stesso. Bonanno, quindi, vitalizza e rende fruibile. Scopre “ruderi” parlanti, che implorano sopravvivenza, ne capisce il linguaggio e, come Christo impacchetta la struttura dimensionale perchè crede nella “capacità del mondo”, Bonanno ne traduce il messaggio in termini di progetto culturale conseguendo la prova inequivocabile della sua esperibilità.
Milano, marzo 1985 Alberto Veca
Quando Giovanni Bonanno ha iniziato a disporre sul pavimento i disegni della sua recente produzione, che costituiscono la parte principale delle opere esposte in questa occasione, avevo, nella memoria e nell’archivio dei documenti, minuziosi interventi, sempre grafici, sul paesaggio (disegni, fotomontaggi) e oggetti tridimensionali in poliestere colorato, anch’essi “mimesi” di un landscape naturale in cui emergevano o venivano segnalate tracce, percorsi ambiguamente allusivi a un intervento umano o a una sedimentazione vegetale. Ora appunto il paesaggio da lontano si offriva vicino, dall’indefinito di una porzione del piano e del orizzonte a uno spazio ridotto, mentale, al suo rapporto subordinato con una figura e un piedistallo colto nel la freddezza della rappresentazione assonometrica. E la figura ha assunto il contorno ambiguo del riferimento contemporaneo all’universo dell’organico come dell’artificiale. Cercare di puntualizzare allora l’attuale fase di lavoro di Bonanno parte proprio da alcune limitate considerazioni sulle tappe immediatamente precedenti e che risultano sinteticamente esemplificate nella pubblicazione “Le tracce e i reperti” edita nel 1983. In quella occasione il processo ambientale della stanza veniva messo a paragone con quello del territorio, colto significativamente nella opposizione fra un piano e un alzato, fra il rilievo e la pianura. L’immagine “ovvia” del paesaggio veniva aggredita con un intervento grafico, un segnale o una figura che alternativamente potevano travolgere o evidenziare i “segnali” naturali: il cambiare della materia, i disegni dei rilievi, le fratture e le forme che gli agenti atmosferici avevano determinato. Gli interventi grafici tendevano a significare ulteriormente queste trasformazioni, potevano anche giungere a uno stravolgimento dell’immagine di partenza, della realtà. Il secondo aspetto dell’intervento di Bonanno conosceva una divaricante soluzione : da una parte la realizzazione di un modello in scala ridotta del “paesaggio”, allora una miniaturizzazione in tridimensione, un modello su cui le tracce lasciate, i percorsi evidenziati, potessero materialmente assumere il ruolo protagonista rispetto al volume; dall’altra una ricerca grafica, ai limiti dell’illusionismo, della contraffattura, in cui l’uso del carboncino permetteva sul piano l’illustrazione della depressione, del piano e del rilievo. E proprio da quest’ultimo strumento discendono i recenti lavori, in cui vengono esaltati l’aspetto progettuale del disegno e la sua capacità sostitutiva del modello tridimensionale, o della realtà. Del progetto sono rimaste la sicurezza dell’impianto, la grafia del piedistallo e del volume, dell’architettura contenitore, o del semplice zoccolo — base del reperto. Disegno pensato come replica dell’ architettura allora, nella verità mentale dell’assenza di un punto di fuga: ma l’attenzione si è spostata dal paesaggio al tavolo di studio, al piano di lavoro, conoscendo un brusco spostamento l’esterno all’interno, dall’infinitamente lontano al vicino, manipolabile, all’universo confrontabile dimensionalmente con l’uomo. Alla certezza della capacità di riprodurre, o di alludere a spazio, corrisponde l’incertezza, l’insicurezza della figura presentata, che assume l’inequivoca fisionomia del reperto, quasi l’ingigamento di un frammento del paesaggio, mantenendo di quello gli stessi riferimenti al volume, la medesima plasticità. Una presentazione “certa” allora, della tridimensionalità come delle dimensioni relative rispetto al campo, ma anche l’incertezza - è segnale certamente significativo della fisionomia stessa l’oggetto studiato e proposto. Come se le classificazioni tradizionali con cui può essere suddiviso l’ambiente conoscessero l’ambiguità, la contaminazione, forse anche la metamorfosi, la trasformazione. E in effetti la figura proposta da Bonanno suggerisce alternamente un riferimento al mondo organico, al vivente che si sviluppa e si modifica, ma anche al mondo dell’artificiale, dell’aggregazione meccanica, dell’incastro o dell’innesto. Il “corpo” che allora si dispone sul piano può alternativamente conoscere la “continuità’ organica dell’anatomia, dove le singole parti conoscono un innesto omogeneo, senza traumi e senza immediate. distinzioni, e la “discontinuità dell’arto diverso, fisionomicamente estraneo. Contaminazione, trasformazione, metamorfosi: Bonanno sembra cogliere, in questo ribaltamento fra verosimile e .immaginazione, un “istante” del processo: la stessa figura viene sospesa nella posa ambigua fra stasi e movimento: e le soluzioni, lo sviluppo si i seguono da tavola a tavola senza un ordine prefissato, ma nella costanza, nell’omogeneità del punto di vista da cui osservare il fenomeno, La trasformazione è momento dell’instabilità, appunto del cambiamento da uno stadio cognito: a uno sconosciuto o presupposto: Bonanno sembra illustrarla nella sicurezza dell’osservazione distante, probabilmente sorpreso del risultato che di volta in volta emerge.
Tutto Montanari, “Carte” Giovanni Bonanno al Centro Lavoro Arte di Milano 1985
Sono ricordi di avvenimenti lontani, mutazioni che sorgono da memoria atavica da inizio della vita, uniti da un filo che si interrompe dove inizia l’altro brano di racconto. Forme che possono essere disturbatrici perché rinnovano le preoccupazioni delle domande prive di risposte. L’allegoria, se allegoria si vuole intendere, permette una interpretazione individuale dove ognuno riesce a trovare una dimensione richiamata, un’evoluzione non ancora completa. Il solo colore delle tavole che preludono alla proposta del trittico finale è il nero, colore non colore, di deciso impasto, che aumenta la sensazione di fase iniziale. Immagini gonfie di umori, personaggi che cercano una dimensione, una motivazione per cambiare, per definirsi, per trasformare l’embrione alludendo a una forma futura non ancora possibile. L’uscita dalle prigioni lineari avviene per gradi, per tentativi, viene solo imitata, quasi trattenuta dalla paura del cambiamento. Cordoni vitali che finiscono nel nulla che cercano di attaccarsi a se stessi, volendo risolvere in se stessi la loro esistenza. E si arriva alla momentanea conclusione: le forme si definiscono assumendo aspetto antropomorfico. I voli o le cadute, altro modo di volare, narrano di paurosi vuoti, di incombenti minacce, di ambigue maschere necessarie per la sopravvivenza, di prigioni finestrate, di cieli corrotti da presenze indefinibilmente terrificanti. L’unione temporanea dei tre pezzi ha il gusto del provvisorio, dell’intercambiabile, e contemporaneamente del definitivo, dell’unica soluzione possibile. Cassola scriveva nel 1975: “La fantasia, o immaginazione che dir si voglia, non esula dalla realtà. Al contrario si esercita sulla realtà; è il solo scandaglio che vada a fondo della realtà. La fantasia non è necessaria solo agli artisti...” e il messaggio che Bonanno ci fa arrivare si può misurare su tale affermazione.
N. 14 -Comunicazioni /A R T E A. Boni 1985
Di contro alle pur motivate operazioni della Land Art, risoltesi però in ameni e sofisticati esiti estetizzanti, mostranti l’impotenza della sola esperienza sensoria a voler decifrare il fenomeno, Giovanni Bonanno, nel suo fare post-concettualista, demanda tale compito alle facoltà intuitive ed immaginative dell ‘uomo. Tant’è che, senza infingimenti di sorta e con chiara lucidità mentale, ha iniziato a lavorare sul “reperto ambientale” e non in maniera diretta sulla natura (in una sorta di metalinguaggio della Land Art) come ha annotato Carmelo Strano. Ai reperti di ieri studiati in gigantometrie per studiare da vicino la spettrale radiografia di una natura toccata da deturpazioni sempre più aberranti, oggi, con la sua personale al “Centro Lavoro Arte”, l’artista propone delle iconografie ancor più acute, tese a proiettare, in un atto conoscitivo brevi manu, dei segnali inavvertiti di processi incogniti ed impronte emblematiche di eventi strazianti. Con la certosina disposizione mentale di uno scienziato si accosta ad un fenomeno naturale per coglierne le ragioni dei, suo essere. La sua arte si propone, allora, come disciplina seria della ricognizione e ricostruzione del fenomeno con la mente ormai libera ed estranea ad ogni sorta di stimmung umanistico-romantica, ormai inerte e deviante con il suo voler risolvere l’arte in un’attività pedissequamente ‘ricopiatrice’ della pelle del reale. Così, l’artista a se stesso ed a noi restituisce una intatta capacità di osservazione del reale con una metodica costanza degna di un appassionato biologo. Così, la parte attiva del suo fare immaginativo si sposa in lui ad acuti stimoli e conoscenze che affondano nei significati più validi della Land Art e del Concettualismo in genere per trovare il punto focale in un’inedita sintesi rinvenibile nelle sue attuali iconografie vertenti sulle metamorfosi strazianti di una natura e sostanza antropomorfa che declina sempre più in un martirio di agonia orrida e sconcertante. Bonanno, invero, abbandona per una genuina esplorazione del fenomeno, ogni idea preconcetta ed ogni metafora azzardata e con il fare di un santo laico si accosta alla natura e ne nomina i martirya irriferibili. Ne segue l’aberrante crescita mista ad un’orrida segnaletica: ancora la natura segue i suoi ritmi? O nell’osmosi della crescita frammenti insoliti ne travolgono l’iter? Certo è che le sue iconografie presentano una struttura vegetale che lascia aperti spiragli alla commistione con frammenti dell’organico che solcano i territori di una figurazione lacerata e lacerante per lo spasimo consapevole che destina il tutto ad un habitat abnorme e senza senso, impietosamente sgorgato dalla consapevolezza dei nostri misfatti. Alla fine, la sua inimaginazione affondata nelle viscere della sostanza organico-vegetale, si ritrae sbigottita insieme alla nostra ragione irrazionale. Già, “I GERMOGLI DELL’ATTESA”! Ora, nella incapacità della previsione certa del ritmo futuro della natura, i germogli sembrano abitare gli spazi di una acconsentita speranza? O’sono le spie più laceranti e d’incubo di una natura che si aliena e degenera sempre più? Al di là, comunque, di questo pseudo dilemma. interrogativo, ci sembra che l’operazione post-concettuale di Giovanni Bonanno traccia, con ironica saggezza, la mappa dei nostri attuali turbamenti ed inquietudini, nell’intuizione che si incammina a divenire certezza, che nell’uomo e nella natura, la componente biomorfa, ssessivamente ormai, si snoda e fluisce secondo ritmi e vie sempre più allucinati ed incontrollabili.
Carmelo Strano Milano, settembre 1991
La ricerca linguistica e iconografica di Giovanni Bonanno si è sempre basata sull’improbabile, sul virtuale. Non un referente eminentemente fantastico, semmai immaginativo. In sintesi: non l’impossibile, ma l’improbabile, appunto. Così è stato per le “Espansioni” (disegni), per i “Percorsi” (foto manipolate), per i “Territoires” (il suo segno grafico e pittorico lasciato sul poliestere, ad esempio). Il corsaro della traccia grafico-estetica: questo ha fatto Bonanno. Sostanzialmente, ha disegnato mappe, segni sul territorio, e il fruitore s’è mosso alla ricerca di un tesoro improbabile, il tesoro di una provocazione in senso naturalistico e ambientalistico. E’ accaduto allora che l’utopia ideologia ha coinciso con l’utopia dell‘immaginazione creativa. Ciò è stato possibile anche perchè nei suoi territori improbabili Bonanno ha giocato ampiamente con la memoria come reperto. Questa assenza di vincolo da un referente realistico, e persino naturalistico-realistico, ha ardimentato la successiva, e ultima, ricerca dell’artista lombardo Il segno grafico, pur rispettando per così dire il canone dell’improbabile, ha perso l’approssimazione e ha definito figure, animali, spazi: un’iconografia di per sè originalissima. Ma non si tratta soltanto del fatto che gli ambienti improbabili si sono popolati di esseri improbabili sulla base dì un’atmosfera generale di piglio surrealista. L’autore ha puntato sostanzialmente la sua attenzione al problema dello spazio. Per quanto fondamentalmente euclideo esso si complica con connotazioni relativistiche. Principalmente vengono contraddette la forza di gravità e la centralità prospettica. Si tratta di un regime spaziale pluricentrico quale si accompagna, come dice il titolo di un testo-manifesto dell’artista, un tempo inoggettuale. Se con le precedenti esperienze Bonanno aveva stabilito la propria distanza dal mero concettuale e dalla pura land-art, sulla base di un “metacomportamento”, adesso egli precisa con coraggio e convincente logica un suo mondo iconografico e spaziale non più negativo, bensì positivo e propositivo. Ho fatto cenno a un certo piglio surrealista. E’ bene precisare che in questo mondo improbabile non vi è traccia dell’automatismo psichico puro millantato da Breton e compagni. L’improbabile di Bonanno può essere semmai ricondotto a un terreno di ricerca patrocinato da Escher e dalle matematiche relativistiche. Tutto questo non penalizza affatto il fruitore: le qualità tecniche di laboratorio sono tali da catturare l’intelligenza e la commozione.
A. Boni, 1992
Una "condizione negata" all'uomo è lo stimolo primo che attiva l'operare di Giovanni Bonanno che affronta lo sfaldarsi incessante della soggettività in uno spazio solcato da frammenti della memoria e da lacerti dell'oggettività delle cose. La verifica dell'accorata condizione dell'umano si dispone in lui in vista di un possibile riscatto della vitale poeticità dell'uomo.
Sandro Bongiani,“Occupatio/Dissipatio” 2008 (Una situazione tutta Post-Humain)
Viviamo in una società globale piena di contraddizioni, l’uomo non ha perso soltanto i naturali riferimenti che aveva con la natura ma persino il desiderio di sognare. Da sempre l’uomo ha cercato di essere creatore d’immagini, talvolta sforzandosi di imitare la natura, fino a decidere di contraffarla e di sostituirla nell’artificiale. Di certo, non esistono più limiti, ormai si vive una situazione complessa e deviata. Voler assumere “la diversità del reale”, l’uomo vive una situazione decisamente “anomala”; questa è la realtà della “simulazione significante”, una realtà in cui gli eventi naturali vengono attraversati da accorgimenti che ne alterano le componenti temporali-spaziali, dandoci l’illusione di una verità. In questa condizione, la realtà viene spesso sostituita con quella “virtuale, quasi una seconda realtà simulata e immateriale. La produzione creativa, oggi, vive la dimensione conoscitiva di diverse ricerche e scoperte che vengono “filtrate” dall’artista, confrontate e sublimate in una cosa che chiamiamo “immaginazione”. La produzione artistica risente di questi nuovi fattori; ne è altamente condizionata. L’artista di oggi deve per forza di cose leggere in profondità, dentro una complessità ormai “Post-Humain”. Ormai, i progressi nella biotecnologia stanno variando i confini in corrispondenza dei quali si celebra la fine dell’uomo e l’inizio del post-umano. Secondo tale ipotesi le nuove problematiche in atto contribuiranno a ridefinire “una nuova costruzione dell’io” determinata dall’applicazione consueta di tecniche di trasformazione fisica; la chirurgia plastica, gli interventi a livello celebrale, l’inseminazione artificiale diventeranno una prassi comune per cui bisognerà reinventare se stessi. Si dovrà necessariamente ridefinire i parametri dell’esistenza stessa in un regno evolutivo artificiale. In arte, oggi, emerge un rinnovato interesse verso la natura e il corpo umano, alcuni artisti come G. Bonanno dimostrano di essere molto interessati a tali problematiche, tentando in tutti i modi di rispondere a questi nuovi interrogativi. Già, qualche anno fa C. Strano scriveva: “La ricerca linguistica e iconografica di Giovanni Bonanno si è sempre basata sull’improbabile, sul virtuale. Non un referente eminentemente fantastico, semmai immaginativo. In sintesi: non l’impossibile, ma l’improbabile, appunto. Così è stato per le “Espansioni” (disegni), per i “Percorsi” (foto manipolate), per i “Territoires” (il suo segno grafico e pittorico lasciato sul poliestere, ad esempio). Il corsaro della traccia grafico-estetica: questo ha fatto Bonanno. Sostanzialmente, ha disegnato mappe, segni sul territorio, e il fruitore s’è mosso alla ricerca di un tesoro improbabile, il tesoro di una provocazione in senso naturalistico e ambientalistico. E’ accaduto allora che l’utopia ideologia ha coinciso con l’utopia dell‘immaginazione creativa. Ciò è stato possibile anche perché nei suoi territori improbabili Bonanno ha giocato ampiamente con la memoria”. L’artista, con queste ultime l’opere presenta una serie di lavori incentrati sulla perdita dell’identità dell’uomo contemporaneo, in particolare, è interessato a definire una visione alternativa, un nuovo immaginario. Da sempre, l’artista ha lavorato sulle “dis-nature” immettendo nell’opera, come scrive Flaminio Gualdoni, “una violenta mozione disequilibrante e destabilizzante all’interno di un ordine stabilito e accettato per armonico; atto di negazione profondamente consapevole, gesto provocatoriamente arbitrario, l’operazione di Bonanno frantuma la realtà un ordine apparente o quantomeno normale recuperando una diversa dimensione cognitiva e immaginativa con ciò si nega il normale nella loro prepotente carica liberatoria: dietro ad esse emerge, utopica, la volontà di un nuovo e possibile equilibrio”. In una società carica di profondi cambiamenti culturali, sociali, segnata dall’alterità e dai nuovi modi nella costruzione dell’io, i consueti concetti tradizionali vengono ripetutamente smantellati e sostituiti da nuove e provvisorie percezioni e dal nuovo modo di relazionarsi con l’io. Bonanno, da bravo analista, mette l’uomo a nudo di fronte a se stesso, al suo specchio culturale e sociale facendo intendere come la tecnologia odierna abbia sconvolto definitivamente il nostro io. Con ciò non vuole rappresentare l’io come registrazione del bello, bensì come possibilità per accedere ad un livello più profondo di conoscenza.Con l’ultima serie di opere “Occupatio H.X.”, l’artista tenta di definire un modello di rappresentazione, molto più espressivo e idoneo, in cui le fattezze esteriori del volto e del corpo, gli orifizi degli occhi, del naso, delle orecchie, della bocca e persino dei genitali vengono occupate ossessivamente da una miriade di formiche disegnate a china direttamente sulla fotografia digitalizzata. Ne vengono fuori esseri profondamente mutati, senza una loro chiara identità; esseri caratterizzati da certi stereotipi della società attuale, come quelli imposti attraverso la pubblicità commerciale di massa; non a caso l’artista preferisce lavorare spesso direttamente sopra foto anonime e impersonali, volutamente scelte per il dato asettico e anestetizzato’, in questo modo, si misura direttamente senza filtri metaforici con il corpo umano, la fotografia non ha più l’angusta e precaria dimensione documentaria del ritratto , ma piuttosto l’immediatezza provocatoria che la manipolazione grafica sovraccarica di una quota di comunicazione che fa leva sull’immaginazione. I corpi ripresi dalla realtà più oggettiva, “caricati” di accumuli di formiche occupano ossessivamente parti di corpo umano, creando stati d’animo e situazioni emotive da cortocircuito, decisamente destabilizzanti di un ordine apparentemente normale. Inoltre è da segnalare anche la rappresentazione di presenze inconsistenti e apparizioni apparentemente illogiche che si condensano in modo assai nascosto e velato, ma che hanno la capacità di trasformare l’opera dal puro reperto documentario verso una dimensione “altra”,assai più complicata e pregnante rispetto quella che noi comunemente percepiamo. Condividiamo appieno tali proposte incentrate ad una definizione nuova dell’io, attraverso la commistione di fantasia, finzione e ossessione. Da tali proposte, l’artista perviene ad una riformulazione decisamente “schioccante” dell’umanità, che trasmette una impressione inquietante della condizione post-umana verso la quale ci stiamo avviando. Il lavoro di Bonanno diventa, in definitiva, il promemoria della fragilità psicologica dell’uomo moderno: il ritratto abbandona la similitudine, la ripetitività e la somiglianza della copia reale, la “mimesi” per divenire presa di coscienza e di conoscenza di un’io che non riesce a definirsi e a consolidarsi in forme più stabili. Di certo, queste apparizioni precarie e negate di accumuli incontrollati di formiche smantellano i luoghi comuni e i modelli certi della pseudo-identità. La dissoluzione della nozione d’identità viene esibita nel tentativo estremo di recupero dell’unità persa, come l’unica condizione possibile per trovare se stesso. L’emozione alla vista di questi lavori è molto forte, nonostante l’evidenza fotografica dell’immagini, dandoci un certo fastidio nel sentirci smarriti e indifesi, forse perché siamo costretti a scrutarci allo specchio del nostro “io impersonale”,che definisce un’identità anonima, sterilizzata, ma perfettamente aderente alla precarietà di come siamo diventati.
A. Boni, 2009
"Nei suoi interventi l'artista raffigura una miriade di formiche che invadono ed occupano ossessivamente un'estesa parte dei volti e corpi estrapolati dal circuito mass-mediale di una società anonima ed omologata, creando inattese situazioni emotive da cortocircuito nello spettatore e, nel contempo, destabilizzando un contesto antecedente di apparente e spersonalizzata bellezza che si offriva rassicurante e armonica".
Alberto Sandron (Da “Mail Art Service”, n. 65, febbraio 2009 ARTIFICIALITA' E RICERCA DELL'IDENTITA' NELLE OPERE DI GIOVANNI BONANNO
Ad un primo e veloce approccio, le immagini di Giovanni Bonanno possono presentarsi come delle rappresentazioni sconvolgenti e spaesanti, tessute su un fraseggio ironico e surreale, dato come un trasgressivo ludus originante un marcato ed acre senso di sbigottimento, anche perchè i volti e le fisionomie anonime e stereotipate, desunti dai circuiti massmediali della pubblicità commerciale, invasi ed occupati da una scia brulicante di piccole formiche, sono in realtà del tutto stravolti, in modo ossessivo e lancinante, nelle loro fattezze e nella loro identità. Il rilevamento ironico da parte dell'artista ed il suo sondare siffatte planimetrie, dove l'artificialità dei volti viene a stridere con la naturalità dei piccoli animaletti, si pongono in direzione di una ricognizione volta alla scoperta di una verità "rimossa", di una evocazione a livello oggettivo di una identità forse ancora possibile. Il processo della visualizzazione e della rappresentazione si offre a valenza fortemente metaforica con uno spessore poetico notevole, in quanto l'intervento dell'artista sulle fotografie digitalizzate, nel sondare le raffigurazioni rassicuranti della pubblicità commerciale, le scopre come effetti di coercitive manipolazioni dell'umano e come alterazioni imposte all'identità dell'uomo. Sono i risultati di una riduzione operata da una omologazione sequenziale e feroce che li ha resi come dei vuoti involucri e come delle forme inautentiche. L'artista, così, sottoponendo ad una incisiva analisi e problematizzazione volti e fisionomie oleografici e anonimi della pubblicità commerciale, ne scardina l'apparente e fredda loro bellezza imposta su schemi precostituiti con un'invasione di qualcosa di inaspettato e di dirompente per romperne la loro serialità e clonabilità secondo un modello monopolizzato sempre identico. L'irruzione del naturale, a valenza fortemente metaforica, nel contesto di forme artificiali e ideologicamente imposte, nelle opere, si configura come possibilità di accesso all' "imprevisto" e al "non pianificato" contro un potere tecnologico onnivoro e disumano, che con l'avvenuto avvento del "villaggio globale" ha reso di fatto gli esseri umani massificati e dalle perdute identità. Bonanno ha il pregio, per via intuitiva ed artistica, di puntare lo sguardo sul massimo problema che riguarda l'uomo di oggi: la ricerca della sua vera identità e anche delle sue possibili potenzialità poetiche, come essere umano che interroghi incessantemente la sua interiorità nei riguardi delle tematiche metafisiche più assillanti e promozioni la sua vera umanità, nell'accertata "totale rimozione della storicità", per dirla con il Vattimo. Dunque, un'arte, quella di Giovanni Bonanno, che accende e promoziona di continuo la speranza di aprire un varco, magari uno spiraglio, che ci faccia accedere alla luce di un definitivo riscatto della nostra umanità nei confronti dei disegni di alterazione e di morte che hanno consentito agli orribili tecnocrati di sostituire il mondo della realtà con un mondo apparente di glaciali forme narcisistiche dell'assenza, svuotate per sempre di anima e di un benchè esile barlume di spiritualità.
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I Manifesti Tecnici
Manifesto Tecnico Della Nuova Non Oggettività: il tempo e lo spazio Giovanni Bonanno - Milano, I Dicembre 1988
Mai prima d’oggi l’uomo si era trovato di fronte a una situazione di s-naturalizzazione totale come ai nostri giorni. La civiltà tecnologica ha per la prima volta sconvolto il normale rapporto uomo-natura, frantumato definitivamente il consueto concetto di spazio oggettivo, e consolidato il senso della perdita e dell’assenza. Queste iniziali considerazioni ci impongono un cambiamento sostanziale, una presa di coscienza sul modi di pensare, nel creare o produrre arte. Da questo nuovo stato della coscienza nasce un’arte nuova, profondamente inoggettiva, spazialmente impalpabile e sospesa, una realtà particolarmente visionaria che rifiuta totalmente l’immagine oggettiva e consueta del reale,visto che ha perso i connotati definitivi di fisicità.Dopo secoli di ricerche sull’oggetto, finalmente,l’arte come linguaggio sintetico della società dei consumi si de-materializza e va verso una realtà “altra”, inoggettiva, essenzialista, sotterranea, trasgressiva, fortemente polemica nei confronti di una società che ha perso i punti di riferimento e che crea la costrizione, il grande vuoto dell’uomo contemporaneo. Bisogna costruire una visione che sia complessa e adeguata alla complessità della società. Ormai, non c’è più scenario, il cielo e la terra si sono fatti lontani. La tirannide dell’attualità ha contratto a tal punto la dilatazione del tempo e dello spazio da rendere difficile il vivere. L’esplorazione di zone oltre la stratosfera della terra hanno rivoluzionato i concetti normali di spazio, di spazio prospettico,di spazio reale. Lo spazio non è più un vuoto che aspetta di essere colmato e vitalizzato. L’esplorazione dello spazio cosmico ha creato una contrazione dello spazio infinito. Guidare l’automobile lungo una autostrada è diventato sinonimo di un andare in “nessun luogo” verso il “non spazio”. I nuovi satelliti che vengono lanciati nello spazio, visti in televisione sembrano, una volta in orbita, ghiacciati, girano attorno alla terra secondo orbite prestabilite,si muovono in un vuoto congelato senza andare in nessun luogo. Lo spazio stratosferico fa galleggiare e allo stesso tempo travolge gli uomini senza gravità, fa apparire l’uomo inutile. L’aumento di velocità nella nostra vita e nei nostri scambi ha generato una concezione spaziale tutta proiettata nel vuoto spaziale e nell’assenza dell’essere. In questa prospettiva deviata, attraverso il nuovo concetto di “non spazio” si produce una contrazione, una accelerazione del tempo, una deformazione nuova che somiglia alla compressione che subiscono le immagini inviate via satellite. Nasce così, una dimensione totalmente nuova, che rifiuta il consueto concetto di spazio tradizionale, che preferisce abitare nei meandri oscuri e ignoti dell’ assenza delle cose, che tenta, in definitiva, di proiettarsi in uno spazio mentale che ha poco che fare con la visione ottica e prospettica delta tradizione. Ciò che è mutato il modo di vivere, occorre che l’arte si pensi in relazione al tempo. il tempo non è una realtà, ma una metamorfosi di figure,e ogni intreccio può diventare una costruzione, quando, però, la proposizione aurea perde 1a giusta misura, il campo tra presente e futuro si dilata s-misuratamente, così, il reale si trasforma in essenza dei. visibile e assenza come perdita del puro oggettivo. Ornai nulla è misurabile, non esistono più neanche modelli stabili. In questa condizione disumana dell’esistenza, leggere angosce e uno strisciante malessere velato di silenzio, generano una visione nuova che trasforma il veduto in visionario inoggettivo; una visione fortemente allusiva e metaforica che tenta di strappare, almeno qualche briciola di senso, di identità. negata. Si va formulando una nuova estetica, non pia semplicemente realistica o astratta; una realtà “non reale”, una nuova dimensione esistenziale a livello energetico che porta a visualizzare l’energia come presenza immateriale/materializzata delle cose. L’energia intesa come metafora della vita esistenziale, diventa motivo poetico dell’impossibilità oggi,di cogliere l’essenza vera del reale che continua a sfuggire,così, la vera immagine del tempo e dello spazio in sottile tensione, si tuffa nel buio, ‘vaga come flusso cosmico oltre il mero visibile e verso il non oggettivo, tentando di liberare le sue qualità più segrete. Un universo energetico, quindi, che vive dentro i luoghi “Geometrici” del flusso cosmico. In questa nuova dimensione si consolida il principio della mutabilità e della relatività spaziale. Ormai la visione di tipo prospettico non ha più senso, dal momento che non esiste un centro e neanche una messa a fuoco del reale.La nuova arte consiste nel dare il sentimento di profondità. spaziale e immaginativa con quasi niente. Siamo per il non racconto e per la crisi del realismo narrativo come per la pura astrazione geometrica o concettuale. Siamo convinti che possono coabitare, benissimo, forme riconoscibili con forme deformate o non riconoscibili, che variamente combinate, creano la nuova dimensione inoggettiva del reale, tra presenza e assenza, tra essenza e zona non cosciente, tra senso logico e vertigine. Questa nuova concezione porta ad una figurazione di una situazione o di un momento utilizzando forme frammentate secondo associazioni che scandagliano i diversi livelli della memoria, in uno spazio disarticolato senza vie d’uscita. Forme, ormai irreparabilmente straniate,che si dissolvono o emergono come ossessive apparizioni, in un contesto che non ha più niente di oggettivo. Una condizione “negata”, dove ad addensamenti si contrappongono allontanamenti all’infinito e, quindi, a lacerti di oggettività; zone apparentemente vuote, ma intese come forme dissolte di cose, in una situazione alienata, carica di troppi intrecci di memoria non controllati.
Manifesto Tecnico del tempo Inoggettuale:la realtà artificiale Giovanni Bonanno - Milano, Maggio 1990
La rapidità e l’accelerazione della nostra esistenza ha condizionato negativamente tutta la civiltà moderna. L’isolamento del nostro tempo da quello della natura, il movimento continuo e nomade dei nostri spostamenti è diventato un elemento essenzialmente “artificiale”, non più legato a quei ritmi (respiro, fasi delle stagioni etc.). Una volta si partiva per un viaggio, si percorreva un itinerario e si arrivava in un predeterminato luogo con una esperienza ben precisa dello spazio e del tempo, in una dimensione temporale che implicava la durata come elemento fondamentale per meglio conoscere il tempo. Ora con i nuovi satelliti in volo, con i mezzi di comunicazione come la televisione e i sistemi computerizzati si è assistito ad una contrazione totale di questi momenti. La dimensione spazio-tempo della terra e dell’universo si è contratta a tal punto da cedere il passo alla velocità della trasmissione televisiva in tempo reale. La velocità come nuovo assoluto dell’uomo contemporaneo ha modificato definitivamente la realtà e consolidato questo spostamento dalla materia alla luce, in una dimensione “immateriale” e inoggettiva, materializzata solo nel media della luce. Inoltre, la nuova mobilità sociale caratteristica dell’età post-industriale ha contribuito, decisamente,alla caduta dei valori estetici e allo sviluppo di un nuovo modo di vedere. Infatti, con gli sviluppi dell’informatica o delle telecomunicazioni si sta assistendo alla modificazione del nostro consueto senso del tempo. Sicuramente la “realtà artificiale” sta cambiando la percezione del mondo per una visione nuova dell’arte, un nuovo modo di vedere tutto improntato ad una realtà rimossa dalla materialità dell’oggetto che frequenta il concetto di assenza in un frenetico movimento di frammenti che con leggerezza e semplicità emergono e si dissolvono all’interno del campo visivo. Una visione che rifiuta la dimensione statica o la forma definita delle cose come punto di arrivo e che preferisce vivere una fase transitoria proprio perchè si presenta in conclusa come esatta rispondenza alla logica della natura. Una realtà che simula emozioni, analogie e movimenti in una frammentazione dello spazio carico di energia che si mostra nel suo transito veloce,come colta di sorpresa. In questa situazione lo spazio si forma e si trasforma in immagini nella immediatezza delle situazioni, attraverso le sue componenti variabili, possibili e nuove. La rappresentazione oggettiva del reale come unico scopo di rappresentazione non ha più niente a che fare con l’arte. Siamo contro la distribuzione univoca di elementi in uno spazio univoco. Siamo per un ritorno dell’immagine in frammenti, per la dislocazione, l’ingrandimento, il capovolgimento, la condensazione e lo spostamento del dato visivo. Non potendo comprendere il mondo e raggiungere una visione chiara del reale ci si avvia a sondare il luogo senza luogo, la natura senza materialità, lo spazio senza limitazioni, il tempo come pura essenza, l’oggetto come apparenza inoggettiva del reale. Siamo per un’opera priva di centro, senza l’adozione del soggetto al centro del mondo ma dentro uno spazio che va in frammenti, dove piccoli segnali sparsi si inseguono senza depositarsi in modo certo e risultano dislocati in modo da creare varie catene associative. In questa nuova visione, non più unitaria, ogni elemento può essere un centro. Una visione tutta impregnata di immaterialità lievitante che dilaga secondo una logica interna, costretta a vivere di soli riferimenti e frammenti senza peso che cercano accuratamente di evitare un carattere definitivo. Ne risulta un’accumulo di immagini frantumate e disseminate che definiscono un sistema che si sfalda e si ricompone continuamente, lasciando al passaggio segnali, tracce, frammenti di cose gonfie di mistero che tendono verso una contraddizione continua delle apparenze, in un gioco sfuggente di figure trascorrenti dentro una temporaneità che approda al silenzio dell’assenza. Una ternporanietà1che prolifera e si accumula in catene associative continuamente contraddette, che si fa spazio e senso di rappresentazione.
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Percorso,carboncino 42x42, 1980
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Occupatio H.X, Foto manipolata con intervento grafico a china, 2008
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