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BSI - BANCA SVIZZERA ITALIANA


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Lugano
Via Canova 6 (6900)
Svizzera
+41 0918093111, +41 0918093678 (fax)
info@bsi.ch
www.bsi.ch
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presentazione
L’edificio in via Canova 6 a Lugano costruito dall’architetto Bruno Bossi negli anni Trenta per ospitare appartamenti e il famoso caffè luganese “Portici”, è stato acquistato dalla Fondazione di Previdenza del Personale BSI nel 1983 e da allora ha subìto diverse ristrutturazioni fino all’ultima, iniziata nel 2001, che ne ha radicalmente innovato la struttura e le facciate, a opera dell’architetto Giampiero Camponovo. Attualmente, il Palazzo ospita uffici, salottini per la ricezione della clientela e la foresteria di banca BSI.

La crescente importanza della collezione d’arte contemporanea di BSI ha spinto l’Istituto a investire in artisti quali John Armleder, Robert Barry, Daniel Buren e Liam Gillick che hanno concepito opere “site specific”, realizzate appositamente negli spazi in base alle caratteristiche del nuovo Palazzo BSI.



BSI Art Collection



Nata nel 2000, BSI Art Collection è la raccolta d’arte contemporanea di BSI il cui nucleo originario è costituito da maestri degli anni Sessanta come Daniel Buren, e Giulio Paolini. Negli anni successivi, passando attraverso artisti dell’area postmodernista con artisti quali John Armleder, Tony Cragg e Peter Halley, la collezione si è arricchita di opere di giovani artisti che si stanno imponendo sulla scena internazionale come alcune delle figure piu’ interessanti degli ultimi anni. Tra questi figurano Franz Ackermann, Massimo Bartolini, Olafur Eliasson, Ceal Floyer, Liam Gillick, Philippe Parremo e Simon Starling.






Daniel Buren



Nato nel 1938 in Francia, attratto dalla semplicità ed economicità delle strisce dei tendoni del mercato larghe 8,7 cm, sceglie di ripetere sistematicamente questo motivo nelle sue opere. Alla fine degli anni Sessanta mette a punto la pratica dell’ “in situ”, e realizza opere progettate e integrate in un determinato ambiente, con un riferimento esplicito alle specificità spaziali e storico/culturali della sede prescelta.

Vinto il Leone d’oro alla Biennale di Venezia, Buren focalizza il suo interesse sull’ascendente dell’architettura sull’arte e l’opera d’arte diventa soprattutto modulazione dello spazio. Gli interventi al Palazzo BSI sono due: le vetrine che si affacciano su Via degli Albrizzi sono “incorniciate” da strutture di vetro rivestite di strisce adesive colorate; i portali d’ingresso che accolgono lo spettatore, invece, sono d’acciaio, dipinti di bianco e ricoperti da strisce nere adesive, invitando a dirigere lo sguardo verso il lago.



Robert Barry



Nato nel 1936, Robert Barry, maestro dell’arte concettuale, inizia come pittore, ma oggi preferisce definirsi genericamente un artista, o meglio, uno scultore dello spazio. Verso la fine degli anni Settanta, infatti, incomincia a lavorare con le parole che per lui, insieme ai gas inerti e alle onde sonore, sono gli unici materiali perenni. Secondo l’artista, non siamo più abituati a leggere le singole parole, ma le scorriamo senza soffermarci sul loro significato e sulle relazioni che si instaurano tra di esse.

Con alcuni collaboratori di banca BSI, l’artista ha scelto trenta parole, ritagliate da fogli di alluminio satinato spesso 3 mm e disposte nei salottini e lungo il corridoio. Distribuendo queste parole di traverso o capovolte, Barry intende far riflettere lo spettatore su ciascuna parola e sul senso che essa può assumere se accostata a quelle che le stanno intorno. L’interpretazione dell’opera è dettata dallo spazio tra le parole, e scaturisce dall’esperienza culturale di ognuno.




John Armleder



Ginevrino, nasce nel 1948 e nel 1969 fonda il gruppo Ecart con cui si esibisce in “performance” e realizza video per sette anni. A partire dagli anni Ottanta il suo lavoro rientra nel clima culturale della cosiddetta epoca postmoderna e nel 1990 partecipa alla Biennale di Venezia. I quadri “optical”, tipici degli anni Settanta, che si trovano nei salottini di Palazzo BSI sono in forte contrasto con i suoi “wall drawings”, forme geometriche colorate con tenui toni pastello. Questi cambiano, grazie all’impiego di una pittura iridescente, in base all’inclinazione dei raggi di luce che entrano nella stanza e il movimento dello spettatore che, in questo modo, interagisce con l’opera.

Negli anni Ottanta inizia a lavorare sui “dots” presenti nei quadri nei salottini, e sugli “spots” del corridoio. In contrapposizione ai cerchi o ai quadrati concentrici, i pallini hanno un carattere quasi discorsivo: non si presentano mai singolarmente, ma sempre collettivamente, conferendo un profilo dinamico all’ambiente. Importante è ricordare il carattere citazionista dei suoi lavori che ripercorrono la storia dell’arte dell’epoca del Modernismo e l’importanza del decor come idea fondante delle sue opere.



Liam Gillick



Artista eclettico e versatile, nasce nel 1964 nel Regno Unito e applica alle sue opere, a metà tra architettura, scultura e pittura, le conoscenze che ha acquisito lavorando nel campo del design, dell’architettura e del giornalismo, che tutt’oggi pratica regolarmente. Indaga le proprietà dei materiali (soprattutto alluminio e plexiglas) e dei colori, sempre molto brillanti, per capire come questi possano influenzare l’ambiente e quali possano essere le reazioni degli spettatori.
Oltre alle strutture di alluminio negli spazi della ricezione, l’ospite è accolto nelle sale da pranzo del quinto piano da avvolgenti e coinvolgenti “wall paintings”, pitture murali molto colorate.
Lungo il corridoio, infine, l’artista invita ad avvicinarsi alle sue opere di grafica. Ispirate alla sua opera letteraria: “Construction of One”. L’opera esplora le relazioni nascoste tra economia, arte e utopia.

 
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