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Silvia Faieta – 1 . 1 . 2 . 3 . 5 . 8 . 13 – Al di là del difetto
1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto di Silvia Faieta, esplora il potenziale generativo dell’imperfezione attraverso 12 sculture concepite come dispositivi numerologici, in cui geometria, immaginazione visiva, poesia e suono concorrono a costruire un’esperienza immersiva sospesa tra ordine e caos.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
ROMA - La Galleria 291 Est presenta 1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto, mostra personale di Silvia Faieta a cura di Vania Caruso.
Il progetto espositivo 1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto prende forma da una ricerca avviata durante il periodo del lockdown, quando Silvia Faieta si è trovata a operare in una condizione di limitazione produttiva che l’ha condotta a riconsiderare materiali tradizionalmente marginali - scarti, superfici compromesse, elementi imperfetti - trasformandoli nel nuovo punto di origine della propria pratica artistica.
Abituata a una metodologia fondata sulla purezza del manufatto e sulla precisione formale, l’artista sovverte la propria consuetudine tecnica e concettuale, assumendo l’imperfezione come principio generativo. Questo slittamento si configura al contempo come processo di trasformazione interiore e come rieducazione dello sguardo, in cui il limite diventa condizione di possibilità e il difetto matrice di nuove forme.
Ed è così che la mostra si sviluppa attorno alla sequenza di Fibonacci, assunta non come semplice riferimento estetico, ma come struttura ontologica: un principio in grado di regolare tanto i processi di crescita naturale quanto l’equilibrio tra ordine e caos. Cresciuta tra matematica e ingegneria, l’artista riconosce nel numero un linguaggio simbolico capace di disvelare la trama nascosta della realtà; ogni cifra reca con sé una vibrazione specifica, una qualità energetica che si traduce in forma.
Le dodici sculture in mostra - ciascuna intitolata Luogo seguito dal numero progressivo di realizzazione - incarnano i valori numerologici che le strutturano, configurandosi come microcosmi nei quali si intrecciano rigore geometrico, visione immaginifica e tensione metafisica. Lo spazio espositivo si trasforma così in una geografia interiore da attraversare, in cui la contrapposizione tra bianco e nero diventa il principio di ricomposizione degli opposti, infondendo all’allestimento una valenza quasi cosmologica.
Ogni opera è inoltre accompagnata da una poesia originale e da una sonorizzazione appositamente composta da Stefano Bertoli, contribuendo alla costruzione di un ambiente multisensoriale che invita il pubblico a una fruizione immersiva. La stessa manualità che caratterizza ogni elemento dell’allestimento ne accentua la dimensione performativa, trasformando la fruizione del pubblico in un’esperienza in costante divenire.
1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto riflette dunque sul potenziale trasformativo dell’imperfezione e sul limite inteso come principio generativo: una proposta poetica e teorica in cui la forma si configura come processo evolutivo, aperto a nuove possibilità e a inediti orizzonti percettivi.
Il progetto espositivo 1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto prende forma da una ricerca avviata durante il periodo del lockdown, quando Silvia Faieta si è trovata a operare in una condizione di limitazione produttiva che l’ha condotta a riconsiderare materiali tradizionalmente marginali - scarti, superfici compromesse, elementi imperfetti - trasformandoli nel nuovo punto di origine della propria pratica artistica.
Abituata a una metodologia fondata sulla purezza del manufatto e sulla precisione formale, l’artista sovverte la propria consuetudine tecnica e concettuale, assumendo l’imperfezione come principio generativo. Questo slittamento si configura al contempo come processo di trasformazione interiore e come rieducazione dello sguardo, in cui il limite diventa condizione di possibilità e il difetto matrice di nuove forme.
Ed è così che la mostra si sviluppa attorno alla sequenza di Fibonacci, assunta non come semplice riferimento estetico, ma come struttura ontologica: un principio in grado di regolare tanto i processi di crescita naturale quanto l’equilibrio tra ordine e caos. Cresciuta tra matematica e ingegneria, l’artista riconosce nel numero un linguaggio simbolico capace di disvelare la trama nascosta della realtà; ogni cifra reca con sé una vibrazione specifica, una qualità energetica che si traduce in forma.
Le dodici sculture in mostra - ciascuna intitolata Luogo seguito dal numero progressivo di realizzazione - incarnano i valori numerologici che le strutturano, configurandosi come microcosmi nei quali si intrecciano rigore geometrico, visione immaginifica e tensione metafisica. Lo spazio espositivo si trasforma così in una geografia interiore da attraversare, in cui la contrapposizione tra bianco e nero diventa il principio di ricomposizione degli opposti, infondendo all’allestimento una valenza quasi cosmologica.
Ogni opera è inoltre accompagnata da una poesia originale e da una sonorizzazione appositamente composta da Stefano Bertoli, contribuendo alla costruzione di un ambiente multisensoriale che invita il pubblico a una fruizione immersiva. La stessa manualità che caratterizza ogni elemento dell’allestimento ne accentua la dimensione performativa, trasformando la fruizione del pubblico in un’esperienza in costante divenire.
1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto riflette dunque sul potenziale trasformativo dell’imperfezione e sul limite inteso come principio generativo: una proposta poetica e teorica in cui la forma si configura come processo evolutivo, aperto a nuove possibilità e a inediti orizzonti percettivi.
24
gennaio 2026
Silvia Faieta – 1 . 1 . 2 . 3 . 5 . 8 . 13 – Al di là del difetto
Dal 24 gennaio al 28 febbraio 2026
arte contemporanea
Location
GALLERIA 291 EST
Roma, Viale Dello Scalo San Lorenzo, 45, (Roma)
Roma, Viale Dello Scalo San Lorenzo, 45, (Roma)
Orario di apertura
mar./ven. 11.30/19.30 – sabato 15.30/19.30 – dom./lun. riposo
Vernissage
24 Gennaio 2026, 18:00
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico
Allestimento
Progetto grafico
