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Da FOROF a Roma Alicja Kwade altera i confini della percezione e del tempo
Arte contemporanea
Per la quinta stagione FOROF, lo spazio fondato da Giovanna Caruso Fendi che promuove il dialogo tra archeologia e arte contemporanea, propone INFRASUPRA, un percorso espositivo site-specific realizzato da Alicja Kwade a cura di Valentino Catricalà. È la prima grande installazione dell’artista in un ambiente non convenzionale che si snoda tra il piano terra, l’area ipogea e il sito della Basilica Ulpia, nel cuore del Foro di Traiano.

Alicja Kwade è un’artista polacca che vive e lavora a Berlino, nota a livello internazionale per le sue sculture, le grandi installazioni pubbliche, i film, le fotografie e le opere su carta che sfidano concetti scientifici e filosofici, smantellando i confini della percezione. Ha esposto in innumerevoli influenti musei internazionali tra i quali Langen Foundation di Neuss, Germania; MIT List Visual Arts Center di Cambridge; l’Espoo Museum of Modern Art di Helsinki; e lo Yuz Museum di Shanghai. È stata insignita del Roof Garden Commission dal Metropolitan Museum of Art di New York ai quali si aggiungono due momenti professionali particolarmente incisivi: la partecipazione a Viva Arte Viva curata da Christine Macel, la 57. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia e l’installazione In Blur, realizzata per Desert X a AlUla, nel 2022.

Il suo linguaggio artistico distintivo coinvolge la riflessione, la ripetizione, la decostruzione e la ricostruzione di oggetti quotidiani e materiali naturali, nel tentativo di esplorare l’essenza della nostra realtà e di esaminare le strutture sociali. Spesso virando verso l’assurdo e trasformando assunti comunemente accettati in domande aperte, la sua opera poetica e affascinante sconvolge i sistemi familiari e cerca nuove spiegazioni per comprendere il nostro mondo. La sua ricerca artistica è collaudata per cimentarsi in un ambiente stratificato come il sito della Basilica Ulpia, che trasforma in un ambiente immersivo in cui passato e presente si intrecciano. Le opere dialogano con l’architettura storica e i resti marmorei dell’antica basilica, invitando il pubblico ad un’esperienza sensoriale e contemplativa unica.

Il percorso inizia all’entrata della fondazione con Uranus e Jupiter, due sedute-scultura che accolgono i visitatori. Le stanze sotterranee accolgono l’opera Self-portrait as a Ghost (2019), scultura in bronzo realizzata con una scansione 3D, una rappresentazione ironica dell’artista in forma di fantasma. Seguono i lavori della serie MalusMultiplex (2025) e la monumentale Sfera, che trova la sua collocazione nell’area archeologica, dove incontra The Heavy Light (2021); questi due ultime installazioni irradiano un senso di potenza e mistero che lasciano il visitatore attonito.

Queste opere d’arte poetiche sono un complesso gioco di riflessioni sul mondo che ci circonda; sfidano la comprensione del visitatore nell’ambiente e nell’architettura stratificata circostante, sottolineando la soggettività della percezione e quindi la realtà e il tempo. L’intervento dell’artista coinvolge anche i pavimenti: nelle zone prive di lastre marmoree, un rivestimento in feltro nero opaco crea un effetto di sospensione e mette in risalto le superfici originali, rinnovando la percezione del sito e intensificando il dialogo tra antico e contemporaneo.
Il progetto espositivo di Forof è un ‘format’ unico che non trova esperimenti simili in altre programmazioni della capitale; ogni mostra è sapientemente arricchita da un ciclo di cinque episodi collaterali, in questo caso i protagonisti confermati sono il sound artist e performer Simone Pappalardo, la poetessa Jonida Prifti, l’etichetta musicale Grzegorzki Records di Alicja Kwade e Gregor Hildebrand.

Il coinvolgente inizio dell’episodio numero uno è stato il concerto-performance MIRAGE della band PAAR composta dai tre artisti tedeschi Ly Nguyen (voce), Rico Sperl (basso, synth) e Matthias Zimmermann (chitarra), che combinano un’alchimia new wave e post-punk tra sonorità elettroniche contemporanee e attitudine punk sperimentale. Attivatori di un immaginario urbano di reminescenza della fine degli anni’70 e i primi anni’80, hanno lasciato il pubblico entusiasta proponendo un percorso musicale e visivo che ha affrontato i temi dell’alienazione urbana e dell’illusione della realtà; trasformando lo spazio espositivo con la loro allure sotterranea e sperimentale in un contesto di reminescenza e resistenza alla Velvet Underground. Seguiranno i successivi episodi fino al 29 luglio 2026, rendendo INFRASUPRA, il progetto site-specific di Alicja Kwade, una rete in divenire capace di attivare connessioni e di accompagnare il suo intervento immersivo, che espande magistralmente tempo, materia e percezione. Un dialogo con la memoria del luogo in grado di creare costellazioni.








