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Francisco Tropa – Miss America
Il progetto segna il ritorno dell’artista in Italia con una personale su larga scala, dopo il Padiglione Portoghese alla Biennale Arte 2011. Cuore della mostra è “Miss America”, una nuova produzione concepita per il Salone, che unisce installazione e performance e dà avvio a un ciclo inedito.
Comunicato stampa
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Banca di Bologna conferma il suo impegno nella promozione dell’arte contemporanea, che dal 2016 ha visto susseguirsi a Palazzo De’ Toschi esposizioni di livello internazionale. Nell’ambito di ART CITY 2026 la Banca presenta Miss America, una mostra dell’artista portoghese Francisco Tropa (Lisbona, 1968) allestita nella Sala Convegni Banca di Bologna di Palazzo De’ Toschi, dove resterà aperta con accesso gratuito dal 3 febbraio al 1° marzo 2026.
Curata da Simone Menegoi, Miss America rappresenta la prima personale di Tropa su larga scala in Italia dopo Scenario, il Padiglione Portoghese alla Biennale Arte di Venezia del 2011, e prende il titolo dall’opera principale, una creazione inedita che combina installazione e performance.
Francisco Tropa è uno degli artisti portoghesi più importanti fra quelli venuti alla ribalta internazionale dalla fine degli anni Novanta. Ha all’attivo una lunga serie di mostre personali in istituzioni europee, ha preso parte ad alcune fra le maggiori rassegne d’arte periodiche del mondo (Biennale di San Paolo, Biennale di Istanbul, Manifesta, etc), e ha partecipato per due volte alla Biennale di Venezia. Nell’arco di circa trent’anni ha realizzato installazioni, sculture, disegni, performance, fotografie e film, spaziando dalla rarefazione del linguaggio concettuale alla seduzione di materiali tradizionali come bronzo, legno, vetro. Complessa e stratificata, la sua opera è densa di riferimenti alla storia dell’arte, all’archeologia, alla letteratura. Nel suo insieme, si presenta in primo luogo come una riflessione sulla natura di ciò che chiamiamo “arte”: l’origine di questa attività, la sua storia, il suo legame con altri ambiti dell’attività umana.
Un tratto caratteristico di Tropa è quello di lavorare per cicli di opere che possono prolungarsi per anni e che talvolta si intrecciano fra loro. Fra questi, Giant, sculture basate sulla riproduzione in bronzo delle ossa dello scheletro umano, che riconducono le origini dell’architettura al corpo e alla morte; Scripta, ispirato a un gioco da tavolo dell’antica Roma e basato sull’affinità fra attività ludica e attività estetica; Lanterns, proiezioni luminose in cui, come nell’allegoria della caverna di Platone, oggetti quotidiani danno vita a fantasmagorie di luci e ombre in movimento.
Proprio una delle lanterne, le opere che hanno fatto conoscere Tropa al pubblico italiano nella Biennale di Venezia del 2011, introduce la mostra. Si tratta di Lantern with clock mechanism (2025), in cui l’ombra proiettata in grandi dimensioni è quella di un meccanismo a orologeria in funzione. Come sempre nelle opere del ciclo, il proiettore non è un oggetto tecnico standard: disegnato dall’artista e realizzato artigianalmente in ottone, è una vera e propria scultura. Lo spettatore, attratto dapprima dal gioco di luci e ombre in movimento, si rivolge verso la sorgente luminosa e ne scopre l’essenziale eleganza, per poi tornare a concentrarsi sulla proiezione, in un movimento circolare.
Oltre a meccanismi a orologeria, la serie delle Lanterns include clessidre a polvere e ad acqua. Sono tutti oggetti che costituiscono modi convenzionali di raffigurare il tempo; come tali, fanno parte dell’iconografia della vanitas, un genere pittorico del XVII secolo particolarmente caro all’artista, i cui elementi canonici - fiori in procinto di appassire, insetti dalla vita effimera, polvere… - rammentano allo spettatore la caducità delle cose.
Lantern with clock mechanism fa da pendant a Miss America, una nuova produzione che occuperà quasi per intero il Salone e che costituisce per Tropa l’avvio di un nuovo ciclo di lavori. Il contenuto preciso dell’opera sarà rivelato solo all’apertura della mostra. Ciò che è possibile condividere fin d’ora, è che combinerà installazione e performance, e che sarà allestita e disallestita ciclicamente sotto gli occhi degli spettatori per la prima settimana di esposizione, per poi restare esposta in forma statica. Quanto al titolo, Miss America, è intenzionalmente ambiguo. Tropa ci rammenta che può essere inteso almeno in due modi: come un ovvio riferimento al fenomeno obsoleto del concorso di bellezza femminile, oppure - se si interpreta “Miss” come voce del verbo “to miss”, “sentire la mancanza” - nel senso di “mi manca, ci manca, l’America”. E il pensiero, allora, corre all’attualità.
Curata da Simone Menegoi, Miss America rappresenta la prima personale di Tropa su larga scala in Italia dopo Scenario, il Padiglione Portoghese alla Biennale Arte di Venezia del 2011, e prende il titolo dall’opera principale, una creazione inedita che combina installazione e performance.
Francisco Tropa è uno degli artisti portoghesi più importanti fra quelli venuti alla ribalta internazionale dalla fine degli anni Novanta. Ha all’attivo una lunga serie di mostre personali in istituzioni europee, ha preso parte ad alcune fra le maggiori rassegne d’arte periodiche del mondo (Biennale di San Paolo, Biennale di Istanbul, Manifesta, etc), e ha partecipato per due volte alla Biennale di Venezia. Nell’arco di circa trent’anni ha realizzato installazioni, sculture, disegni, performance, fotografie e film, spaziando dalla rarefazione del linguaggio concettuale alla seduzione di materiali tradizionali come bronzo, legno, vetro. Complessa e stratificata, la sua opera è densa di riferimenti alla storia dell’arte, all’archeologia, alla letteratura. Nel suo insieme, si presenta in primo luogo come una riflessione sulla natura di ciò che chiamiamo “arte”: l’origine di questa attività, la sua storia, il suo legame con altri ambiti dell’attività umana.
Un tratto caratteristico di Tropa è quello di lavorare per cicli di opere che possono prolungarsi per anni e che talvolta si intrecciano fra loro. Fra questi, Giant, sculture basate sulla riproduzione in bronzo delle ossa dello scheletro umano, che riconducono le origini dell’architettura al corpo e alla morte; Scripta, ispirato a un gioco da tavolo dell’antica Roma e basato sull’affinità fra attività ludica e attività estetica; Lanterns, proiezioni luminose in cui, come nell’allegoria della caverna di Platone, oggetti quotidiani danno vita a fantasmagorie di luci e ombre in movimento.
Proprio una delle lanterne, le opere che hanno fatto conoscere Tropa al pubblico italiano nella Biennale di Venezia del 2011, introduce la mostra. Si tratta di Lantern with clock mechanism (2025), in cui l’ombra proiettata in grandi dimensioni è quella di un meccanismo a orologeria in funzione. Come sempre nelle opere del ciclo, il proiettore non è un oggetto tecnico standard: disegnato dall’artista e realizzato artigianalmente in ottone, è una vera e propria scultura. Lo spettatore, attratto dapprima dal gioco di luci e ombre in movimento, si rivolge verso la sorgente luminosa e ne scopre l’essenziale eleganza, per poi tornare a concentrarsi sulla proiezione, in un movimento circolare.
Oltre a meccanismi a orologeria, la serie delle Lanterns include clessidre a polvere e ad acqua. Sono tutti oggetti che costituiscono modi convenzionali di raffigurare il tempo; come tali, fanno parte dell’iconografia della vanitas, un genere pittorico del XVII secolo particolarmente caro all’artista, i cui elementi canonici - fiori in procinto di appassire, insetti dalla vita effimera, polvere… - rammentano allo spettatore la caducità delle cose.
Lantern with clock mechanism fa da pendant a Miss America, una nuova produzione che occuperà quasi per intero il Salone e che costituisce per Tropa l’avvio di un nuovo ciclo di lavori. Il contenuto preciso dell’opera sarà rivelato solo all’apertura della mostra. Ciò che è possibile condividere fin d’ora, è che combinerà installazione e performance, e che sarà allestita e disallestita ciclicamente sotto gli occhi degli spettatori per la prima settimana di esposizione, per poi restare esposta in forma statica. Quanto al titolo, Miss America, è intenzionalmente ambiguo. Tropa ci rammenta che può essere inteso almeno in due modi: come un ovvio riferimento al fenomeno obsoleto del concorso di bellezza femminile, oppure - se si interpreta “Miss” come voce del verbo “to miss”, “sentire la mancanza” - nel senso di “mi manca, ci manca, l’America”. E il pensiero, allora, corre all’attualità.
03
febbraio 2026
Francisco Tropa – Miss America
Dal 03 febbraio al primo marzo 2026
arte contemporanea
Location
PALAZZO DE’ TOSCHI
Bologna, Piazza Marco Minghetti, (Bologna)
Bologna, Piazza Marco Minghetti, (Bologna)
Orario di apertura
durante ART CITY Bologna 2026
4, 5 Febbraio, 10 – 20
6, 8 Febbraio, 10 - 21
7 February, 10 – 24
dopo ART CITY Bologna 2026
Sabato e Domenica, 11 - 21
Vernissage
3 Febbraio 2026, dalle 18 alle 22
Ufficio stampa
Sara Zolla | Ufficio stampa e comunicazione
Autore
Curatore





