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Mariella Bogliacino – Espressione
L’intera parabola artistica di Mariella Bogliacino, che questa mostra antologica ripercorre nella sua ampiezza e stratificazione, nasce dallo studio costante e rigoroso del presente, delle sue tensioni sociali e politiche e dalle sue contraddizioni più profonde.
Comunicato stampa
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Il nostro percorso vuole prendere avvio da un luogo apparentemente laterale di questa mostra, ma in realtà fondativo dell’intera ricerca di Mariella Bogliacino: i libri di artista. Non semplici oggetti editoriali, ma veri e propri dispositivi concettuali, nei quali la scrittura, il segno e la materia si incontrano in una tensione che è insieme estetica, politica e culturale. È da qui che si chiarisce con maggiore evidenza la natura profondamente colta della produzione dell'artista, una produzione che non ha mai separato il fare artistico dalla responsabilità del pensiero.
La centralità della scrittura — e più in generale della cultura scritta — attraversa tutta la sua opera come una presa di posizione precisa, consapevole. In questo senso, il dialogo implicito con la riflessione filosofica contemporanea, e in particolare con la critica al logocentrismo e alla presunta purezza della tradizione orale e retorica, diventa uno spazio fertile in cui l’artista riconosce il significato più autentico dell’arte oggi: non un rifugio estetizzante, ma un luogo di elaborazione critica del reale. La scrittura non è mai semplice supporto o ornamento, bensì traccia, ferita, memoria, atto politico. È qui che si radica quello che la critica ha definito “Artivismo”: una forma di arte e di attivismo che non rinuncia alla complessità, che non semplifica il mondo ma lo interroga, lo espone, lo mette in crisi.
L’intera parabola artistica di Bogliacino, che questa mostra antologica ripercorre nella sua ampiezza e stratificazione, nasce infatti dallo studio costante e rigoroso del presente, delle sue tensioni sociali e politiche, dalle sue contraddizioni più profonde. Il tempo storico non è mai uno sfondo neutro, ma una materia viva da attraversare, rielaborare, trasformare. Da qui l’urgenza di un linguaggio pittorico fortemente materico, spesso affidato a tecniche miste, in cui il colore, il gesto e il segno diventano strumenti di una conoscenza che passa attraverso il corpo e la sensibilità prima ancora che attraverso la razionalità astratta.
La storia e il mito, in particolare la cultura greca classica, non vengono mai assunti come repertorio nostalgico o citazione erudita, ma come strumenti critici per leggere il presente. Nel ciclo dedicato ad Afrodite — e in modo ancora più emblematico ne Il ventre di Afrodite — il mito si fa spazio simbolico in cui si concentra l’intera tragedia di un’umanità incapace di spezzare le catene dell’odio, della violenza e della guerra. Le ferite che attraversano la storia antica e quella contemporanea coincidono, si sovrappongono, e nel ciclo Ferite diventano segni pittorici laceranti, superfici incise, stratificate, che restituiscono allo spettatore il peso emotivo di un dolore collettivo e irrisolto.
La ricerca sul segno, sul colore e sul gesto conduce spesso l'artista a lambire territori informali, ma senza mai perdere una forte intenzionalità narrativa ed espressiva. È una pittura che non si limita a evocare, ma che coinvolge, scuote, costringe a guardare.
Nel ciclo Vulcani, il sangue della terra — materia incandescente, magma, colata — diventa metafora potente della nostra condizione: una forza primordiale che potrebbe generare vita e che invece troppo spesso si traduce in distruzione. È l’immagine di un’umanità che continua a ferirsi, incapace di sottrarsi alla logica della tecnica e dell’economicismo turbo-capitalista, ridotta a ingranaggio inconsapevole di un sistema che divora se stesso.
Eppure, tale ricerca non è mai disfattista, né cede al pessimismo sterile. Al contrario, attraversare il dolore e la tragedia significa anche aprire uno spazio per la possibilità di trasformazione. Questo emerge ancora con forza nel ciclo Il ventre di Afrodite, dove l’artista restituisce centralità alla capacità di amare, esaltando la femminilità e la bellezza femminile come energie generatrici, come forze primarie di rigenerazione. Simboli e miti antichi — rose, colombe, o i Delfini, come nel ciclo omonimo — tornano a parlarci non come reliquie del passato, ma come segni attivi di un possibile riscatto dell’umanità, di una direzione alternativa che l’arte può e deve indicare.
La dimensione narrativa e denotativa delle opere in mostra trova una delle sue espressioni più emblematiche, oltre che nei libri d'artista esaminati all'inizio, nel ciclo A-Mare, dove la prima lettera dell’alfabeto, la “A”, si carica di un valore originario e cosmico. È l’inizio, il primo respiro, il primo movimento del logos. Ma si tratta di un logos che non pretende di inglobare tutto, di dominare o ridurre la complessità del reale; al contrario, è un logos che collabora con la creatività, con la sensibilità, con la memoria. È il segno di una fiducia ostinata nell’intelligenza umana, nella sua capacità di orientarsi verso un futuro più giusto nonostante l’inumanità del presente.
In questa prospettiva, la mostra ESPRESSIONE non si limita a ripercorrere la carriera di Mariella Bogliacino, ma invita lo spettatore a entrare in un percorso di consapevolezza. Un percorso in cui pittura, scrittura e materia si intrecciano per restituire all’arte il suo ruolo più alto: quello di strumento critico, di atto politico nel senso più nobile del termine, di spazio in cui immaginare e costruire, attraverso la bellezza e il pensiero, la possibilità di un’umanità diversa.
In questa prospettiva politica, la scelta di una pittura fortemente materica non risulta mai un’opzione puramente formale. Al contrario, essa costituisce il luogo in cui la riflessione filosofica si traduce in linguaggio visivo, in cui il pensiero si fa corpo. La materia pittorica viene spinta fino ai limiti della bidimensionalità tradizionale, caricandosi di spessori, rilievi, increspature che tendono a una sorta di tridimensionalità latente. È come se la superficie non bastasse più, come se la pittura avvertisse l’urgenza di uscire da sé, di acquisire volume per poter dire qualcosa di essenziale sull’essere umano come materia vivente, fragile, esposta, contradditoria.
Questa tensione verso il corpo — verso un corpo che non è mai pacificato — mette in crisi l’idea di rappresentazione come semplice mimesi. Corpo attraversato da forze opposte, da pulsioni vitali e distruttive, da una scissione originaria tra materia e spirito che la tradizione occidentale ha spesso tentato di ricomporre, senza mai riuscirvi del tutto.
In questo senso, la ricerca di Mariella Bogliacino si colloca consapevolmente dentro una visione tragica dell’esistenza: l’essere umano come luogo di una tensione irrisolta tra corpo e anima, tra desiderio di senso e deriva dell’odio, tra aspirazione all’unità e realtà del conflitto.
Siamo di fronte ad una pittura che non “raffigura”. La pittura di Mariella Bogliacino è corpo.
Riccardo Dellaferrera – Gennaio 2026
Note biografiche: Vive e lavora a Torino e partecipa a eventi in Italia e all’estero. Nel 2014 ha partecipato alla 4ª Edición de la Bienal del Fin del Mundo, Pabellón Especial del Tibet, a cura di Ruggero Maggi, presso il Centro Cultural Unzué, Mar del Plata (Argentina). Nel 2022 le personali “A come amore”, a cura di Francesco Corsi, ArtinGenio Museum, Officine Garibaldi, Pisa, e “CLG Contro le guerre”, a cura di Alessandro Allocco, ATB Associazione Culturale, Torino. Nel 2025 la pubblicazione del libro “Mariella Bogliacino - Percorsi” edito da ATB Torino.
La centralità della scrittura — e più in generale della cultura scritta — attraversa tutta la sua opera come una presa di posizione precisa, consapevole. In questo senso, il dialogo implicito con la riflessione filosofica contemporanea, e in particolare con la critica al logocentrismo e alla presunta purezza della tradizione orale e retorica, diventa uno spazio fertile in cui l’artista riconosce il significato più autentico dell’arte oggi: non un rifugio estetizzante, ma un luogo di elaborazione critica del reale. La scrittura non è mai semplice supporto o ornamento, bensì traccia, ferita, memoria, atto politico. È qui che si radica quello che la critica ha definito “Artivismo”: una forma di arte e di attivismo che non rinuncia alla complessità, che non semplifica il mondo ma lo interroga, lo espone, lo mette in crisi.
L’intera parabola artistica di Bogliacino, che questa mostra antologica ripercorre nella sua ampiezza e stratificazione, nasce infatti dallo studio costante e rigoroso del presente, delle sue tensioni sociali e politiche, dalle sue contraddizioni più profonde. Il tempo storico non è mai uno sfondo neutro, ma una materia viva da attraversare, rielaborare, trasformare. Da qui l’urgenza di un linguaggio pittorico fortemente materico, spesso affidato a tecniche miste, in cui il colore, il gesto e il segno diventano strumenti di una conoscenza che passa attraverso il corpo e la sensibilità prima ancora che attraverso la razionalità astratta.
La storia e il mito, in particolare la cultura greca classica, non vengono mai assunti come repertorio nostalgico o citazione erudita, ma come strumenti critici per leggere il presente. Nel ciclo dedicato ad Afrodite — e in modo ancora più emblematico ne Il ventre di Afrodite — il mito si fa spazio simbolico in cui si concentra l’intera tragedia di un’umanità incapace di spezzare le catene dell’odio, della violenza e della guerra. Le ferite che attraversano la storia antica e quella contemporanea coincidono, si sovrappongono, e nel ciclo Ferite diventano segni pittorici laceranti, superfici incise, stratificate, che restituiscono allo spettatore il peso emotivo di un dolore collettivo e irrisolto.
La ricerca sul segno, sul colore e sul gesto conduce spesso l'artista a lambire territori informali, ma senza mai perdere una forte intenzionalità narrativa ed espressiva. È una pittura che non si limita a evocare, ma che coinvolge, scuote, costringe a guardare.
Nel ciclo Vulcani, il sangue della terra — materia incandescente, magma, colata — diventa metafora potente della nostra condizione: una forza primordiale che potrebbe generare vita e che invece troppo spesso si traduce in distruzione. È l’immagine di un’umanità che continua a ferirsi, incapace di sottrarsi alla logica della tecnica e dell’economicismo turbo-capitalista, ridotta a ingranaggio inconsapevole di un sistema che divora se stesso.
Eppure, tale ricerca non è mai disfattista, né cede al pessimismo sterile. Al contrario, attraversare il dolore e la tragedia significa anche aprire uno spazio per la possibilità di trasformazione. Questo emerge ancora con forza nel ciclo Il ventre di Afrodite, dove l’artista restituisce centralità alla capacità di amare, esaltando la femminilità e la bellezza femminile come energie generatrici, come forze primarie di rigenerazione. Simboli e miti antichi — rose, colombe, o i Delfini, come nel ciclo omonimo — tornano a parlarci non come reliquie del passato, ma come segni attivi di un possibile riscatto dell’umanità, di una direzione alternativa che l’arte può e deve indicare.
La dimensione narrativa e denotativa delle opere in mostra trova una delle sue espressioni più emblematiche, oltre che nei libri d'artista esaminati all'inizio, nel ciclo A-Mare, dove la prima lettera dell’alfabeto, la “A”, si carica di un valore originario e cosmico. È l’inizio, il primo respiro, il primo movimento del logos. Ma si tratta di un logos che non pretende di inglobare tutto, di dominare o ridurre la complessità del reale; al contrario, è un logos che collabora con la creatività, con la sensibilità, con la memoria. È il segno di una fiducia ostinata nell’intelligenza umana, nella sua capacità di orientarsi verso un futuro più giusto nonostante l’inumanità del presente.
In questa prospettiva, la mostra ESPRESSIONE non si limita a ripercorrere la carriera di Mariella Bogliacino, ma invita lo spettatore a entrare in un percorso di consapevolezza. Un percorso in cui pittura, scrittura e materia si intrecciano per restituire all’arte il suo ruolo più alto: quello di strumento critico, di atto politico nel senso più nobile del termine, di spazio in cui immaginare e costruire, attraverso la bellezza e il pensiero, la possibilità di un’umanità diversa.
In questa prospettiva politica, la scelta di una pittura fortemente materica non risulta mai un’opzione puramente formale. Al contrario, essa costituisce il luogo in cui la riflessione filosofica si traduce in linguaggio visivo, in cui il pensiero si fa corpo. La materia pittorica viene spinta fino ai limiti della bidimensionalità tradizionale, caricandosi di spessori, rilievi, increspature che tendono a una sorta di tridimensionalità latente. È come se la superficie non bastasse più, come se la pittura avvertisse l’urgenza di uscire da sé, di acquisire volume per poter dire qualcosa di essenziale sull’essere umano come materia vivente, fragile, esposta, contradditoria.
Questa tensione verso il corpo — verso un corpo che non è mai pacificato — mette in crisi l’idea di rappresentazione come semplice mimesi. Corpo attraversato da forze opposte, da pulsioni vitali e distruttive, da una scissione originaria tra materia e spirito che la tradizione occidentale ha spesso tentato di ricomporre, senza mai riuscirvi del tutto.
In questo senso, la ricerca di Mariella Bogliacino si colloca consapevolmente dentro una visione tragica dell’esistenza: l’essere umano come luogo di una tensione irrisolta tra corpo e anima, tra desiderio di senso e deriva dell’odio, tra aspirazione all’unità e realtà del conflitto.
Siamo di fronte ad una pittura che non “raffigura”. La pittura di Mariella Bogliacino è corpo.
Riccardo Dellaferrera – Gennaio 2026
Note biografiche: Vive e lavora a Torino e partecipa a eventi in Italia e all’estero. Nel 2014 ha partecipato alla 4ª Edición de la Bienal del Fin del Mundo, Pabellón Especial del Tibet, a cura di Ruggero Maggi, presso il Centro Cultural Unzué, Mar del Plata (Argentina). Nel 2022 le personali “A come amore”, a cura di Francesco Corsi, ArtinGenio Museum, Officine Garibaldi, Pisa, e “CLG Contro le guerre”, a cura di Alessandro Allocco, ATB Associazione Culturale, Torino. Nel 2025 la pubblicazione del libro “Mariella Bogliacino - Percorsi” edito da ATB Torino.
22
gennaio 2026
Mariella Bogliacino – Espressione
Dal 22 gennaio al 28 febbraio 2026
arte contemporanea
Location
Swann Art Gallery
Torino, Via Antonio Bertola, 29/A, (TO)
Torino, Via Antonio Bertola, 29/A, (TO)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 12.30-19.00
Vernissage
22 Gennaio 2026, dalle 18.00
Autore
Curatore


