-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
A tu per tu con Mia Rigo, figura intraprendente, dinamica e originale che sta ridefinendo il ruolo degli archivi artistici
Arte contemporanea
L’universo creato da Mia Rigo si distingue per palette cromatiche vivaci, cura meticolosa del dettaglio, creatività e un raffinato senso dello stile, qualità che attraversano i suoi progetti: dal settore dell’ospitalità, con la serie The Magic Collection Retreats, fino alle biblioteche d’arte dedicate agli editori indipendenti. La scorsa primavera è approdata a Torino la prima biblioteca aperta al pubblico di Archivorum, negli spazi della Galleria Franco Noero.
Paarliamo della sua collezione…
«La mia collezione è nata nel 2011 e si è costruita come una costellazione: non per accumulo, ma per affinità e necessità. Mi interessa ciò che, nell’opera, mette in discussione le abitudini dello sguardo e ci obbliga a fare i conti con la complessità. Negli anni ho seguito con attenzione il tema dell’artigianalità — intesa non come nostalgia, ma come consapevolezza del fare — e la relazione fra corpo e spazio in un’epoca post-medium, in cui i confini tra linguaggi si fanno porosi. Il messaggio che spero emerga attraverso le opere è questo: l’arte non è un codice per pochi, ma un allenamento alla profondità. Ci insegna a non semplificare, a restare dentro le sfumature e a riconoscere che la realtà non è mai univoca».

Dall’arte ai libri: perché Archivorum Library e perché gli editori indipendenti
«Il mio rapporto con i libri è organico, non accessorio. Sono cresciuta in un ambiente in cui la biblioteca era un gesto quotidiano e fondativo: mia madre ha contribuito alla creazione delle biblioteche pubbliche della mia città e, come ultimo progetto, della Biblioteca Delfini. Oggi, a 84 anni, continua a studiare filosofia all’università.
Per me, il libro è uno strumento essenziale di affezione e appartenenza: mi dà sicurezza, orientamento, continuità. Cataloghi, libri d’artista, saggi critici e pubblicazioni indipendenti rappresentano spazi in cui la ricerca rimane libera, spesso più coraggiosa e non allineata. Archivorum Library nasce da un’urgenza concreta: rendere consultabile ciò che troppo spesso resta invisibile, riservato a cerchie ristrette o destinato a scomparire perché privo di supporto di mercato. Collezionare editori indipendenti significa preservare ecosistemi di pensiero, non soltanto singoli volumi, e costruire uno spazio in cui studio e ricerca possano diventare esperienza condivisa. Una biblioteca è, per me, una forma di ospitalità intellettuale: un invito a sostare, leggere e connettere».
Preservare, ricercare, educare: tre verbi, un metodo
«Preservare, ricercare ed educare non sono parole decorative: sono scelte operative. Preservare significa proteggere l’opera nella sua interezza, insieme ai processi, ai documenti, alle relazioni che la rendono comprensibile. Ricercare vuol dire creare condizioni reali di studio: una piattaforma internazionale e inclusiva, capace di mettere in dialogo persone, archivi e istituzioni. Educare, infine, per me è diffusione del sapere: non semplificare, ma offrire strumenti e accesso, affinché l’arte diventi una possibilità per chiunque voglia avvicinarsi con serietà e curiosità. È un lavoro di lungo periodo, ma è anche ciò che rende un progetto culturalmente responsabile».

Archivorum xM: libertà editoriale e scelta degli artisti
«Archivorum xM nasce dal desiderio di offrire agli artisti uno spazio editoriale realmente libero: un libro che rispecchi la loro ricerca senza vincoli rigidi di formato, misure o contenuto. L’idea che un libro possa essere un’estensione dell’opera e non un semplice prodotto editoriale mi interessa profondamente. Gli artisti vengono scelti attraverso un percorso di ascolto e di ricerca: cerchiamo pratiche capaci di sostenere un approfondimento vero, che abbiano una stratificazione e una coerenza tali da generare un libro necessario, non decorativo. Quando un libro d’artista funziona, non illustra: pensa».
Quale è il ruolo del libro nell’epoca della tecnologia?
«In un tempo dominato dalla velocità, il libro è uno spazio di resistenza gentile. È un oggetto che chiede tempo, attenzione, continuità. Non si consuma in pochi secondi: ci obbliga a rallentare, a seguire un pensiero, a costruire una relazione non impulsiva con le immagini e con le idee. Solitamente, occupa poco spazio e si porta dappertutto. Per questo credo che oggi il libro sia più importante, non meno: è un esercizio di profondità. E in un ecosistema culturale spesso frammentato, questa profondità è un bene raro».

Arte come strumento di trasformazione, oltre il privilegio
«Per me l’arte è una forza che sostiene e trasforma, perché ci consegna parole e forme per dire ciò che non sappiamo dire. Uscire dall’idea di privilegio non vuol dire rendere l’arte più piccola: vuol dire rendere più grande l’accesso al sapere. Aprire archivi, biblioteche, strumenti di ricerca. Creare spazi in cui chiunque possa entrare con dignità, e con possibilità vere. Sento soprattutto una responsabilità verso i giovani: arte e poesia insegnano a comunicare, a capire, a immaginare. E quando l’arte diventa esperienza condivisa, cambia anche il modo in cui una comunità si guarda e si pensa. Mi torna in mente Vecchioni: le idee come voci di madre, perse in questo sputo di universo».
Cosa immagina per il futuro di Archivorum?
«Immagino Archivorum come un ecosistema in crescita: archivi preservati con rigore, piattaforme di ricerca sempre più accessibili, programmi educativi e borse di studio che diventino una struttura stabile per sostenere chi studia e chi inizia. Mi piacerebbe che evolvesse senza perdere la sua bussola etica: apertura, inclusione, responsabilità sociale. Vorrei che fosse percepito come un progetto utile e umano, capace di rendere visibile ciò che spesso resta invisibile e di trasformare la memoria in possibilità».














