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Mauro Valsecchi – L’aldiqua’. Miraggi di Poetica Lunare
L’ALDIQUA’
MIRAGGI DI POETICA LUCE LUNARE
Mauro Valsecchi
A cura di Antonella Mazza e Claudia Ponzi
OPENING 27.01.2026 | Ore 16 – 21
dal 28.01.26 fino 17.02.26 ore 14-19 dal martedì al sabato
Comunicato stampa
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L’ALDIQUA’
MIRAGGI DI POETICA LUCE LUNARE
Mauro Valsecchi
A cura di Antonella Mazza e Claudia Ponzi
OPENING 27.01.2026 | Ore 16 - 21
dal 28.01.26 fino 17.02.26 ore 14-19 dal martedì al sabato
Testo di Antonella Mazza
Tutto è cominciato qualche anno fa con la lettura de “Il poema dei lunatici” di Ermanno Cavazzoni, che ispirò l’ultimo film di Federico Fellini “La voce della luna”. Un’avventura onirica nella Pianura Padana, in cui i protagonisti si muovono dentro un’allucinazione ironica e surreale influenzata dalla luna, sentono voci nel silenzio sospeso e indagano il mistero della vita con poetico stupore. Da quel momento Mauro Valsecchi cambia per sempre il suo modo di guardare le cose di tutti i giorni.
Il suo mondo è fatto di tonalità intime, che ci parlano sottovoce di luoghi segreti, privati luoghi dell’anima. I suoi colori polverosi hanno il compito di sostenere la luce. Sono essenzialmente il supporto di una poetica luce lunare. I suoi monocromi sono illuminati dal bianco della luce che fa risaltare la profondità e rende visibile l’invisibile. Sono quasi dei morbidi b/n, declinati di volta in volta in tinte diverse, accomunate dal medesimo diffuso tono metafisico, una nota comune molto particolare, un timbro tutto personale.
Mauro Valsecchi ha iniziato a lavorare con il carboncino, poi con la fusaggine, per arrivare ai colori in polvere. La polvere colorata viene passata con delle punte o trascinata con uno sfumino a segnare la carta, tratto dopo tratto, oppure stesa in campitura piatta e tolta con gomma da cancellare. Fissata poi con una lacca o uno spray fissativo.
Usa molto i colori terrosi perché li realizza da solo con materiali naturali trovati: pietre da sminuzzare ed elementi organici da pestare nel mortaio. Raggiunge così tonalità come terra rossa o bruno inglese. Affascinanti i suoi bellissimi verdi: verde ossido di cromo, verde vescica, verde smeraldo. E i suoi mistici blu celesti: blu di Prussia, ceruleo di manganese, blu oltremare, acquamarina. L’uso di un solo colore fa emergere l’atmosfera. “Il monocromo cattura l’attimo fantasticato” ci dice Mauro “il colore unico dona una percezione astratta, come al tramonto, quando si è avvolti da un solo colore, il rosso, l’arancione, il rosa, il violetto.”
L’uso di pigmenti puri di colore è la sua tecnica inconfondibile, il suo stile, la sua impronta riconoscibile. Questa tecnica molto elaborata, meticolosa e delicata ha favorito il suo modo di disegnare a memoria. Poiché essa rende molto difficoltoso lo schizzo, l’abbozzo veloce dal vero.
Mauro Valsecchi, incredibilmente, non usa la tecnologia, non scatta fotografie sulle quali poi lavorare. Il suo strumento principale è il taccuino, esercizio necessario, incessante, quotidiano, dove raccoglie dati osservati e immaginati, ricordi e impressioni, pensieri e fantasie.
Come un tempo, i suoi taccuini si riempiono progressivamente di momenti immaginati, ripensati e descritti. “Ho imparato da bambino a tenere stretti i ricordi. La memoria è sempre legata all’immaginazione. Ricordare vuol dire immaginare in qualche modo le cose ricordate, ripensarle fantasticamente. La memoria è della stessa sostanza della fantasia.”
Questo esercizio continuo ha ampliato sempre più la sua sensibilità percettiva e rammentativa.
Il suo è un vedere fenomenologico. Come diceva Heidegger riferendosi a Rilke, il poeta delle cose: “Il compito del poeta nell’epoca della tecnica consiste nell’interiorizzazione rammentativa (Er-innerung) della vera immagine (Bild) delle cose.” Dire l’indicibile.
La magia del riflesso, del ribaltamento, il miraggio, l’allucinazione, la vertigine, i paesaggi onirici, nebbiosi sono i luoghi della sua ricerca. Gli spazi, gli edifici, i boschi ritratti nei disegni di Mauro Valsecchi invitano al raccoglimento. Sono in realtà il pretesto, l’appiglio, lo sfondo sui quali proiettare di volta in volta il suo vissuto personale. Danno forma alle sue emozioni, sono il sedimento dei suoi pensieri, radiografie dello spirito.
Gli interessa tutto, tutta la rappresentazione del mondo visibile. I suoi elementi ricorrenti, i suoi ingredienti sono: la forma della luce, la frammentazione dell’immagine, lo studio della soglia della percezione visiva, il piacere e l’inquietudine del ricordo tra realtà e immaginario.
La sua indagine riguarda le sue visioni quotidiane. “Sono meravigliato ogni volta che vedo” ci dice Mauro “i miei luoghi di affezione sono quelli dove vivo tutti i giorni, talmente sotto gli occhi da essere sconosciuti. La grazia esistenziale umana è essenzialmente uno scambio di visioni.
Pensare, vedere, sentire, ricordare, immaginare, per poi tentare di donare le nostre immagini agli altri. Io credo nell’aldiquà. L’aldilà è già qui, ci siamo dentro, ci viviamo, è questo qui.”
MIRAGGI DI POETICA LUCE LUNARE
Mauro Valsecchi
A cura di Antonella Mazza e Claudia Ponzi
OPENING 27.01.2026 | Ore 16 - 21
dal 28.01.26 fino 17.02.26 ore 14-19 dal martedì al sabato
Testo di Antonella Mazza
Tutto è cominciato qualche anno fa con la lettura de “Il poema dei lunatici” di Ermanno Cavazzoni, che ispirò l’ultimo film di Federico Fellini “La voce della luna”. Un’avventura onirica nella Pianura Padana, in cui i protagonisti si muovono dentro un’allucinazione ironica e surreale influenzata dalla luna, sentono voci nel silenzio sospeso e indagano il mistero della vita con poetico stupore. Da quel momento Mauro Valsecchi cambia per sempre il suo modo di guardare le cose di tutti i giorni.
Il suo mondo è fatto di tonalità intime, che ci parlano sottovoce di luoghi segreti, privati luoghi dell’anima. I suoi colori polverosi hanno il compito di sostenere la luce. Sono essenzialmente il supporto di una poetica luce lunare. I suoi monocromi sono illuminati dal bianco della luce che fa risaltare la profondità e rende visibile l’invisibile. Sono quasi dei morbidi b/n, declinati di volta in volta in tinte diverse, accomunate dal medesimo diffuso tono metafisico, una nota comune molto particolare, un timbro tutto personale.
Mauro Valsecchi ha iniziato a lavorare con il carboncino, poi con la fusaggine, per arrivare ai colori in polvere. La polvere colorata viene passata con delle punte o trascinata con uno sfumino a segnare la carta, tratto dopo tratto, oppure stesa in campitura piatta e tolta con gomma da cancellare. Fissata poi con una lacca o uno spray fissativo.
Usa molto i colori terrosi perché li realizza da solo con materiali naturali trovati: pietre da sminuzzare ed elementi organici da pestare nel mortaio. Raggiunge così tonalità come terra rossa o bruno inglese. Affascinanti i suoi bellissimi verdi: verde ossido di cromo, verde vescica, verde smeraldo. E i suoi mistici blu celesti: blu di Prussia, ceruleo di manganese, blu oltremare, acquamarina. L’uso di un solo colore fa emergere l’atmosfera. “Il monocromo cattura l’attimo fantasticato” ci dice Mauro “il colore unico dona una percezione astratta, come al tramonto, quando si è avvolti da un solo colore, il rosso, l’arancione, il rosa, il violetto.”
L’uso di pigmenti puri di colore è la sua tecnica inconfondibile, il suo stile, la sua impronta riconoscibile. Questa tecnica molto elaborata, meticolosa e delicata ha favorito il suo modo di disegnare a memoria. Poiché essa rende molto difficoltoso lo schizzo, l’abbozzo veloce dal vero.
Mauro Valsecchi, incredibilmente, non usa la tecnologia, non scatta fotografie sulle quali poi lavorare. Il suo strumento principale è il taccuino, esercizio necessario, incessante, quotidiano, dove raccoglie dati osservati e immaginati, ricordi e impressioni, pensieri e fantasie.
Come un tempo, i suoi taccuini si riempiono progressivamente di momenti immaginati, ripensati e descritti. “Ho imparato da bambino a tenere stretti i ricordi. La memoria è sempre legata all’immaginazione. Ricordare vuol dire immaginare in qualche modo le cose ricordate, ripensarle fantasticamente. La memoria è della stessa sostanza della fantasia.”
Questo esercizio continuo ha ampliato sempre più la sua sensibilità percettiva e rammentativa.
Il suo è un vedere fenomenologico. Come diceva Heidegger riferendosi a Rilke, il poeta delle cose: “Il compito del poeta nell’epoca della tecnica consiste nell’interiorizzazione rammentativa (Er-innerung) della vera immagine (Bild) delle cose.” Dire l’indicibile.
La magia del riflesso, del ribaltamento, il miraggio, l’allucinazione, la vertigine, i paesaggi onirici, nebbiosi sono i luoghi della sua ricerca. Gli spazi, gli edifici, i boschi ritratti nei disegni di Mauro Valsecchi invitano al raccoglimento. Sono in realtà il pretesto, l’appiglio, lo sfondo sui quali proiettare di volta in volta il suo vissuto personale. Danno forma alle sue emozioni, sono il sedimento dei suoi pensieri, radiografie dello spirito.
Gli interessa tutto, tutta la rappresentazione del mondo visibile. I suoi elementi ricorrenti, i suoi ingredienti sono: la forma della luce, la frammentazione dell’immagine, lo studio della soglia della percezione visiva, il piacere e l’inquietudine del ricordo tra realtà e immaginario.
La sua indagine riguarda le sue visioni quotidiane. “Sono meravigliato ogni volta che vedo” ci dice Mauro “i miei luoghi di affezione sono quelli dove vivo tutti i giorni, talmente sotto gli occhi da essere sconosciuti. La grazia esistenziale umana è essenzialmente uno scambio di visioni.
Pensare, vedere, sentire, ricordare, immaginare, per poi tentare di donare le nostre immagini agli altri. Io credo nell’aldiquà. L’aldilà è già qui, ci siamo dentro, ci viviamo, è questo qui.”
27
gennaio 2026
Mauro Valsecchi – L’aldiqua’. Miraggi di Poetica Lunare
Dal 27 gennaio al 17 febbraio 2026
arte contemporanea
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Location
Finestreria
Milano, Via Ascanio Sforza, 69, (MI)
Milano, Via Ascanio Sforza, 69, (MI)
Orario di apertura
OPENING 27.01.2026 | Ore 16 - 21
dal 28.01.26 fino 17.02.26 ore 14-19 dal martedì al sabato
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