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Stare insieme, fare insieme. Nuêter come opera pubblica
Arte contemporanea
Sessantamila fotografie, centinaia di voci, tre luoghi simbolici e un’unica costellazione di storie condivise. Questo è il risultato di un lungo processo di incontri tra Ilaria Turba e le comunità delle colline reggiane. Nuêter è una parola dialettale che significa «noi». Da questo pronome si dipana e prende forma il progetto di Ilaria Turba, a cura di Daniele De Luigi, che segna la prima opera pubblica dell’artista.
Il progetto ha trovato il suo spazio in tre installazioni permanenti collocate in luoghi in transizione, spazi rivalutati come Villa Tarabini ad Albinea, alla Casa del Mezzadro di Puianello a Quattro Castella e al Centro sociale autogestito di Borzano di Canossa. Ribaltando l’idea tradizionale di monumento come celebrazione unica e statica, la terza edizione di Sconfinamenti propone una forma di monumentalità relazionale, radicata nell’identità dei luoghi.

Non un racconto della storia o della memoria del passato, ma la costruzione di un immaginario collettivo legato allo stare e al fare insieme che, insieme, restituiscono sotto forma di costellazioni visive, un lungo percorso di ascolto, incontro e co-creazione con le comunità locali. Difatti nel corso di un’articolata residenza sul territorio, Ilaria Turba ha incontrato cittadini, associazioni e istituzioni locali, invitandoli a condividere e donare immagini tratte dai propri archivi personali
La prima parte del processo trova il suo momento culminante nella festa collettiva a Borzano di Canossa, dove l’artista ha richiesto agli autoctoni di selezionare le immagini attraverso un gesto semplice: la selezione tramite porzioni circolari delle fotografie, con questo i partecipanti hanno contribuito direttamente alla definizione dell’opera finale.

Da questo gioco sono nate le immagini comunitarie destinate a essere incise su dischi di ottone, il materiale specchiante genera un effetto cangiante che muta in base all’ora del giorno e alla posizione del pubblico, invitando a una fruizione lenta e mobile, in dialogo con il paesaggio e la natura circostante. Le tre installazioni si presentano come opere sorelle, vivono in luoghi diversi ma saranno per sempre interconnesse, formando una costellazione diffusa nelle Terre Matildiche, area storico-culturale dell’Appennino reggiano legata alla figura di Matilde di Canossa. Accanto alle installazioni, il progetto lascia una serie di grandi album fotografici, contenenti 350 immagini selezionate e annotazioni scritte dai cittadini durante il percorso, veri e propri “album di famiglia” delle comunità coinvolte. Come sottolinea Ilaria Turba: «il progetto nasce senza una forma prestabilita, ma prende corpo lentamente dall’incontro con le persone e i luoghi», diventando così un insieme di elementi singoli che trovano senso nel loro essere collegati, un segno di orientamento capace di ricongiungersi all’origine.
Con questa terza edizione Sconfinamenti conferma la propria vocazione a fare dell’arte contemporanea uno spazio di relazione, in cui nessuno si senta inadeguato e in cui l’identità dei luoghi possa emergere come patrimonio comune, valorizzato attraverso le persone che li abitano.















