23 gennaio 2026

Pochi promossi e molte polemiche: cosa è successo al concorso per Guide Turistiche

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Il test nazionale per l’abilitazione delle guide turistiche ha registrato una percentuale di idonei sotto il 2%, sollevando interrogativi e polemiche su metodo e obiettivi

L’esito del primo concorso nazionale per l’abilitazione delle guide turistiche ha aperto una polemica che, in questi ultimi giorni, è diventata sempre più ampia, coinvolgendo candidati, associazioni di categoria, organi di stampa e lo stesso Ministero del Turismo. Al centro della vicenda ci sono numeri considerati difficili da giustificare: su oltre 12 mila candidati che hanno sostenuto la prova scritta, svoltasi lo scorso 18 novembre, soltanto 230 sono risultati idonei, meno del 2 per cento.

Il concorso per guide turistiche era atteso da tempo. Dopo circa 12 anni di blocco delle procedure abilitanti, dovuti a riforme incomplete, ricorsi e vuoti normativi, lo Stato aveva finalmente rimesso mano al dossier delle guide turistiche, uno dei più delicati nel settore. Il bando nazionale, pubblicato all’inizio del 2025, rappresentava una svolta: per la prima volta l’accesso alla professione non sarebbe più avvenuto su base regionale o provinciale ma attraverso un esame unico valido su tutto il territorio nazionale.

L’attesa era tale che le domande di partecipazione avevano superato ogni previsione. In poche settimane si erano iscritti poco meno di 30mila aspiranti, dei quali poco più di 12mila hanno poi effettivamente sostenuto la prova preselettiva. La macchina organizzativa, affidata a Formez, ha richiesto mesi di rinvii e aggiustamenti: la data dell’esame è stata spostata più volte, fino alla definizione definitiva di novembre, con prove organizzate in otto-nove sedi distribuite sul territorio nazionale.

La prova scritta consisteva in 80 quesiti a risposta multipla, per un totale di 40 punti, con soglia di superamento fissata a 25. Il programma di studio, però, è stato uno dei primi elementi a generare malcontento. Nel bando iniziale le materie erano indicate in modo molto generico – storia, storia dell’arte, archeologia, geografia, diritto del turismo e dei beni culturali – mentre solo a luglio il Ministero aveva pubblicato un elenco molto più dettagliato, comprendente oltre 530 siti archeologici e artistici da conoscere. Secondo molti candidati, il programma è risultato al tempo stesso troppo vago e troppo enciclopedico, privo di una bibliografia ufficiale e di indicazioni chiare su come orientare lo studio.

Dopo la prova, i risultati individuali sono stati resi disponibili ai candidati ma i dati complessivi sugli idonei non sono stati diffusi immediatamente. Sono emersi solo settimane dopo, quando, grazie a richieste di accesso agli atti, l’agenzia Formez, ha comunicato questi numeri: 29228 persone hanno presentato la domanda di partecipazione, 12191 candidati hanno effettivamente sostenuto la prova, 230 candidati hanno superato la prova scritta. Ed è stato in quel momento che la portata dell’esclusione è diventata evidente. In alcune sedi i promossi si contano sulle dita di una mano: a Cagliari solo due, a Foggia quattro, mentre Torino è risultata la sede con il maggior numero di idonei, 68. Una distribuzione che ha ulteriormente alimentato dubbi e sospetti.

Le critiche non si sono concentrate soltanto sulla difficoltà delle domande – spesso giudicate eccessivamente nozionistiche o incentrate su luoghi marginali – ma anche sulla filosofia stessa dell’esame. Molti operatori del settore hanno sottolineato come il nuovo modello nazionale abbia cancellato la tradizionale valorizzazione delle competenze territoriali che, per decenni, aveva caratterizzato la formazione delle guide turistiche italiane. Prima del 2013, infatti, l’abilitazione avveniva su base locale, con un forte radicamento nel patrimonio storico e artistico di una specifica area, e richiedeva una laurea. Con la riforma recente, invece, per accedere al concorso è sufficiente un diploma di scuola superiore, mentre la competenza richiesta si estende potenzialmente a tutto il territorio nazionale.

«Un’occasione persa per il settore turistico e un ulteriore torto alle tante persone che vorrebbero lavorare in questo ambito ma che non possono farlo oppure sono costrette a farlo abusivamente o sotto altre denominazioni. E non è una giustificazione dell’abusivismo, ma la cruda constatazione che se vuoi vivere di questo lavoro, ti conviene restare nell’ambiente, in attesa. Con questo esame non si vince un contratto, ma un’abilitazione. Poi sta a te trovarti un lavoro, autonomamente però», scrivono sulla pagina Facebook Mi Riconosci.

Il Ministero del Turismo, guidato dalla ministra Daniela Santanchè, ha difeso l’impianto del concorso. Interpellato da vari quotidiani, il Ministero ha parlato di un esame «Serio e rigoroso», sostenendo che sia singolare contestare una prova di abilitazione perché troppo selettiva, soprattutto dopo anni di polemiche su concorsi ritenuti poco stringenti. Secondo la linea ufficiale, una valutazione complessiva potrà essere fatta solo al termine dell’intero iter, che prevede ancora una prova orale e un test pratico.

Dal punto di vista dei candidati esclusi, però, la questione appare diversa. In molti stanno avviando ricorsi legali, sostenendo che una selezione così drastica non risponda alle reali esigenze del settore. Il rischio, sottolineato da più parti, è che al termine di tutto il processo il numero di nuove guide abilitate sia irrisorio rispetto a un mercato che registra circa 130 milioni di arrivi turistici all’anno e che già oggi conta poco più di 14mila guide regolarmente registrate. In questo contesto, l’abusivismo, che il concorso avrebbe dovuto arginare, rischia di rafforzarsi.

A rendere il quadro ancora più controverso contribuisce un altro elemento emerso nelle stesse settimane. Come se non bastasse la nuova testimonial Venere, Il Ministero ha infatti invitato le guide già abilitate a partecipare a un’iniziativa di promozione digitale, diventando content creator per i canali istituzionali del turismo italiano. Un’attività, però, senza compenso economico né rimborsi, con cessione gratuita dei diritti d’uso dei contenuti prodotti. Una scelta che molti hanno letto come contraddittoria: da un lato un concorso estremamente selettivo, dall’altro la richiesta di lavoro gratuito in nome della visibilità.

La polemica sul concorso per guide turistiche, dunque, va oltre la singola prova scritta. Rimette al centro una questione strutturale: come costruire un sistema di accesso alla professione che sia al tempo stesso rigoroso, trasparente e coerente con la realtà del turismo contemporaneo. Per ora, il primo concorso nazionale ha prodotto soprattutto un clima di sfiducia e conflitto.

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