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=藝 Ko = Ghei, la fusione di arte, ragione ed emozione
Alto artigianato giapponese in mostra: ceramiche Bizen e Mumyōi, lacche Wajima, lavorazioni in metallo e corteccia di ciliegio. Opere di maestri artigiani, inclusi 2 Tesori Nazionali Viventi, detentori di tecniche tradizionali riconosciute dal governo giapponese come patrimonio immateriale di valore
Comunicato stampa
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INAUGURA A MILANO LA MOSTRA
工=藝 KO = GHEI,
FUSIONE DI ARTE, RAGIONE ED EMOZIONE
All’ADI Design Museum, dal 29 gennaio fino all’8 febbraio, sarà possibile ammirare le eccellenze dell’artigianato tradizionale giapponese, patrimonio materiale e immateriale legato ai mestieri d’arte del Giappone dove si intrecciano arte, ragione ed emozione in una sintesi consapevole.
L’evento si inserisce nell’ambito del Progetto di indagine pilota per l’espansione all’estero dei prodotti regionali promosso dall’Ufficio di Gabinetto del Governo del Giappone.
________________________
Milano, 16 gennaio 2026 – Aprirà il prossimo 29 gennaio con il Patrocinio del Comune di Milano presso ADI Design Museum la mostra 工=藝 Ko = Ghei, la fusione di arte, ragione ed emozione, promossa da Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō in collaborazione con ANA Strategic Research Institute, che esporrà una selezione di raffinati esempi di alto artigianato giapponese con l’obiettivo di valorizzare, in un contesto internazionale, il patrimonio materiale e immateriale legato ai mestieri d’arte del Giappone.
Il termine giapponese kogei 工藝, che si legge con la pronuncia di koghei, integra in una sofisticata armonia concetti apparentemente opposti. Ko è il carattere ideografico che indica la tecnica, il processo produttivo a partire da struttura, funzione e materiali e si riferisce al sapere che funge da base alla capacità di riprodurre e perpetuare nel tempo. Ghei è il carattere ideografico che si riferisce alla pratica creativa, che armonizza corpo e spirito: un esercizio che conduce, come esito, a generare bellezza. Nel pensiero giapponese, ragione ed emozione, tecnica e spiritualità hanno infatti continuato a esistere in una relazione di reciproca tensione, talvolta limitandosi, talvolta elevandosi: Ko conferisce disciplina a ghei che genera creatività ed emergenza in ko. Koghei è la bellezza che non sacrifica la funzione, l’intelligenza che non esclude l’emozione. E anche in un’epoca di digitalizzazione estrema, essa continua a suggerire silenziosamente - attraverso la forma - l’equilibrio tra spiritualità e mondo fisico.
L’esposizione propone una selezione di opere rappresentative delle maggiori espressioni dell’artigianato tradizionale giapponese tra cui: Mumyōi yaki, tipologia di ceramica caratteristica dell’isola di Sado; kabazaiku, tecnica di lavorazione artigianale della corteccia di ciliegio selvatico originaria di Kakunodate, nella prefettura di Akita; Wajima nuri, tecnica di laccatura tradizionale della città di Wajima, nella prefettura di Ishikawa; Bizen yaki, tipologia di ceramica della città di Bizen, nella prefettura di Okayama, che appartiene a una delle più antiche tradizioni ceramiche del Giappone;
Nousaku, prodotti di fusione in metallo (stagno, rame, bronzo) della città di Takaoka; opere di alta oreficeria che rappresentano l’eccezionale maestria giapponese nella lavorazione dell’oro, il grado più alto dell’arte della lavorazione dei metalli preziosi.
La metallurgia giapponese è una tradizione antica in cui oro, argento, rame e ferro vengono lavorati, fusi in leghe speciali, martellati, incisi o incrostati per creare forme e decorazioni. Introdotta nel periodo Yayoi (300 a.C. – 250 d. C. circa), si è sviluppata nei secoli per produrre utensili per i rituali buddhisti, accessori per le spade dei samurai, utensili per il tè e oggetti d’uso quotidiano, gioielli. Con l’introduzione dalla Cina del Buddhismo nel VI secolo, questa arte progredì rapidamente: nel periodo Nara (710 – 794 d. C.) fiorì la tecnica di doratura, mentre le tecniche di lavorazione con foglia e fili d’oro si perfezionarono nel periodo Heian. Tra i periodi Muromachi (1392-1568), Momoyama (1573-1868) ed Edo (1600-1868), i maestri affinarono incisione e intarsio, definendo un’estetica tipicamente giapponese. Oggi, l’oro e gli altri metalli continuano a essere impiegati in oggetti rituali, arti decorative, gioielleria e restauro. Fusione, martellatura e incisione restano tecniche fondamentali che conferiscono alle opere ricchezza espressiva e profondità e sono realizzate da maestri artigiani cui viene conferito il titolo di “Tesoro Nazionale Vivente”, ufficialmente riconosciuti come detentori del sapere immateriale fatto di tecniche tradizionali di altissimo valore storico e artistico che – tramandate - hanno plasmato la cultura giapponese. Queste comprendono l’artigianato - ceramica, lacca, metallurgia, carta washi, legno, bambole - ma anche le arti performative come il teatro Nō, il Kabuki, il bunraku e il saper fare legato alla vita quotidiana, tra cui la cucina e il sake. L’esposizione accoglie le creazioni di alcuni dei maestri artigiani più autorevoli del panorama nipponico, inclusi due Tesori Nazionali Viventi: Sekijin ITO (Sekisui ITO V) e Jun ISEZAKI. Figure che incarnano l’eccellenza nelle arti della ceramica, della lacca e del kabazaiku, e di una conoscenza riconosciuta dal governo giapponese come Bene Immateriale Culturale Importante. Oggi sono in totale 126 i maestri a cui è stato riconosciuto il titolo: queste figure rappresentano, con le loro tecniche raffinate e la loro filosofia maturate durante la vita e attraverso i secoli, un ponte tra passato e futuro, esprimendo appieno la profondità della cultura giapponese.
Le tecniche impiegate attestano il loro ruolo cruciale nella trasmissione della cultura materiale del Paese, un tempo affidata alle kitamaebune, navi mercantili che, dalla fine del XVII secolo fino alla fine del XIX secolo, navigavano lungo la costa del Mar del Giappone, da nord a sud, facendo scalo nei numerosi porti per commerciare merci locali. Grazie a un sistema commerciale unico, che prevedeva la sostituzione del carico a ogni porto, queste navi trasportavano non solo beni, ma anche cultura e conoscenze tecniche tra le diverse regioni. Dalla seconda metà del XIX secolo, con lo sviluppo delle infrastrutture moderne del Giappone concentrate soprattutto sulla costa del Pacifico, le rotte delle kitamaebune persero progressivamente la loro funzione. Tuttavia, le regioni un tempo collegate da queste vie marittime continuano ancora oggi a custodire importanti tradizioni culturali e industriali.
Le opere presentate nella mostra KO=GHEI rappresentano la sintesi delle tecniche e dello spirito della storia questi territori. L’artigianato giapponese, che un tempo viaggiava per mare con le kitamaebune,
oggi esce dai confini regionali e nazionali, diffondendo il proprio valore nel mondo a partire da Milano. Attraverso oggetti nati per essere usati – ciotole, tazze, contenitori per tè, vassoi, scatole, oggetti laccati – il percorso espositivo invita a riflettere su come la funzione, la durata e la riparabilità siano al centro di una concezione del bello intimamente legata all’utilità e alla vita quotidiana.
L’ingresso alla mostra è gratuito, rendendo questa esperienza accessibile a un pubblico ampio e diversificato – dal collezionista al viaggiatore, dall’appassionato di cultura giapponese a chiunque creda che la bellezza risieda nella consapevolezza e nella durevolezza.
-----------------------------------
Press Office & Public Relations
Lucia Legé | 338 2365852 | lucia_lege@design4ever.it
Raffaella Tosi |392 5255057 | press@design4ever.it
-----------------------------------
Informazioni generali
29 gennaio | 8 febbraio 2026
29 gennaio Apertura 13.00 - 18.00 | Inaugurazione 18.00 - 21.30
Dal 31 gennaio all’8 febbraio 2026
Orari: 10.30 - 20.00
Giorni di chiusura: 30 gennaio, 6 febbraio
Ingresso gratuito.
ADI Design Museum,
Piazza Compasso d’Oro, 1 - Milano
Organizzatore: Associazione Kitamaebune Exchange Expansion Organization
Direttore Generale della Mostra: Naohiko Mitsui _ DANS Milano
Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō
Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō è un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla promozione del patrimonio storico e culturale del Kitamaebune - l’antica rotta mercantile del Mare del Giappone. Il suo scopo è favorire la rinascita regionale, conferendo visibilità internazionale alle espressioni dell’artigianato tradizionale giapponese riconosciute a livello nazionale come Arti Tradizionali del Giappone. Le tecniche impiegate – in alcuni casi iscritte tra i Beni Immateriali Culturali di importanza nazionale – attestano il ruolo cruciale nella trasmissione della cultura materiale del Paese.
ANA Strategic Research Institute
ANA Strategic Research Institute è il centro di ricerca strategica del gruppo ANA, impegnato nello sviluppo di progetti che connettono territorio, cultura e innovazione in chiave globale, favorendo nuove forme di cooperazione tra Giappone e comunità internazionali
-------------------------------------------
TESORI NAZIONALI VIVENTI IN MOSTRA:
Sekijin ITO (Sekisui ITO V)
Ito Sekisui (1944-) è un artista ceramista che rappresenta la tradizione del Mumyōi yaki di Niigata. Nel 1977 ha assunto il nome di Ito Sekisui V, sviluppando uno stile scultoreo incentrato sugli effetti di cottura in forno e sulle tecniche di neriage utilizzando l’argilla Mumyōi.
Nel 2003 è stato riconosciuto “Tesoro Nazionale Vivente”.
Jun ISEZAKI
Isezaki Jun (1936–), ceramista di Bizen della provincia di Okayama, nel 2004 è stato riconosciuto “Tesoro Nazionale Vivente”. Figlio del maestro Isezaki Yozan, ha sviluppato uno stile scultoreo distintivo attraverso tecniche come la cottura hidasuki e la smaltatura in nero.
--------------------------------------
LE MAGGIORI ESPRESSIONI DI ARTIGIANATO GIAPPONESE ESPOSTE:
Mumyōi yaki: tipologia di ceramica caratteristica dell’isola di Sado, realizzata combinando argilla rossa ricca di ossido di ferro, conosciuta come mumyōido, con argilla finemente raffinata, e sottoponendo l’impasto a cotture ad alta temperatura. L’argilla si restringe fino al 30%, dando vita a pezzi eccezionalmente duri che risuonano come metallo e sviluppano una lucentezza naturale senza l’uso di smalto. Nata nel 1819 e affinata nei secoli, la Mumyōi yaki è stata riconosciuta “Bene Culturale Immateriale Importante” nel 2003 e, forgiata dalla terra e dall’abilità artigianale di Sado, resta una delle tradizioni ceramiche più distintive del Giappone.
Kabazaiku: tecnica di lavorazione artigianale della corteccia di ciliegio selvatico originaria di Kakunodate, nella Prefettura di Akita. Apprezzata per resistenza, capacità naturale di regolare l’umidità e lucentezza, la corteccia è utilizzata per realizzare contenitori da tè, scatole e accessori contemporanei. Introdotta alla fine del XVIII secolo, la tecnica si è poi trasformata in un’industria locale, ottenendo nel 1976 il riconoscimento di Artigianato Tradizionale del Giappone. Il processo di lavorazione prevede la raccolta estiva della corteccia, l’essiccazione per due anni, quindi l’ammorbidimento e l’assottigliamento per far emergere la lucentezza. La corteccia viene applicata a forme in legno con colla naturale, modellata con strumenti riscaldati e rifinita con un’accurata lucidatura, dando vita a un’arte
lignea unica che acquista fascino con l’uso.
Wajimanuri: tecnica di laccatura tradizionale della città di Wajima, nella prefettura di Ishikawa. Grazie all’uso della diatomite, o farina fossile in polvere, mischiata a lacca urushi e attraverso oltre cento fasi di lavorazione, gli oggetti risultano straordinariamente resistenti e durevoli. Le decorazioni in oro e argento a rilievo e con applicazioni, con le tecniche makie e chinkin, molto apprezzate a livello internazionale. Wajimanuri si è sviluppata dal XVII secolo e nel 1975 è riconosciuta come “Arte Tradizionale del Giappone”, unendo funzionalità ed eleganza, e diventando ancora più affascinante con l’uso nel tempo.
Bizen yaki: tipologia di ceramica che appartiene a una delle più antiche tradizioni ceramiche del Giappone. Si distingue per la tecnica essenziale, in cui i pezzi vengono cotti ad altissime temperature
senza l’uso di smalti. La cottura in forni a gradoni (noborigama), che dura dai sette ai dieci giorni e notti, produce superfici sempre diverse, con motivi e sfumature create naturalmente dall’azione della fiamma e delle ceneri. Le origini risalgono alle ceramiche Sue del periodo Kofun (date); nel periodo Edo (date) la produzione si sviluppò grazie a sei importanti famiglie di fornaciai. La rinascita contemporanea ebbe inizio nel 1956, quando Tōyō Kaneshige fu riconosciuto Tesoro Nazionale Vivente, favorendo la nascita di numerosi maestri. La bellezza della Bizen yaki cresce con il tempo e l’uso, testimoniando una tradizione artigianale giapponese tramandata da oltre mille anni.
工=藝 KO = GHEI,
FUSIONE DI ARTE, RAGIONE ED EMOZIONE
All’ADI Design Museum, dal 29 gennaio fino all’8 febbraio, sarà possibile ammirare le eccellenze dell’artigianato tradizionale giapponese, patrimonio materiale e immateriale legato ai mestieri d’arte del Giappone dove si intrecciano arte, ragione ed emozione in una sintesi consapevole.
L’evento si inserisce nell’ambito del Progetto di indagine pilota per l’espansione all’estero dei prodotti regionali promosso dall’Ufficio di Gabinetto del Governo del Giappone.
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Milano, 16 gennaio 2026 – Aprirà il prossimo 29 gennaio con il Patrocinio del Comune di Milano presso ADI Design Museum la mostra 工=藝 Ko = Ghei, la fusione di arte, ragione ed emozione, promossa da Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō in collaborazione con ANA Strategic Research Institute, che esporrà una selezione di raffinati esempi di alto artigianato giapponese con l’obiettivo di valorizzare, in un contesto internazionale, il patrimonio materiale e immateriale legato ai mestieri d’arte del Giappone.
Il termine giapponese kogei 工藝, che si legge con la pronuncia di koghei, integra in una sofisticata armonia concetti apparentemente opposti. Ko è il carattere ideografico che indica la tecnica, il processo produttivo a partire da struttura, funzione e materiali e si riferisce al sapere che funge da base alla capacità di riprodurre e perpetuare nel tempo. Ghei è il carattere ideografico che si riferisce alla pratica creativa, che armonizza corpo e spirito: un esercizio che conduce, come esito, a generare bellezza. Nel pensiero giapponese, ragione ed emozione, tecnica e spiritualità hanno infatti continuato a esistere in una relazione di reciproca tensione, talvolta limitandosi, talvolta elevandosi: Ko conferisce disciplina a ghei che genera creatività ed emergenza in ko. Koghei è la bellezza che non sacrifica la funzione, l’intelligenza che non esclude l’emozione. E anche in un’epoca di digitalizzazione estrema, essa continua a suggerire silenziosamente - attraverso la forma - l’equilibrio tra spiritualità e mondo fisico.
L’esposizione propone una selezione di opere rappresentative delle maggiori espressioni dell’artigianato tradizionale giapponese tra cui: Mumyōi yaki, tipologia di ceramica caratteristica dell’isola di Sado; kabazaiku, tecnica di lavorazione artigianale della corteccia di ciliegio selvatico originaria di Kakunodate, nella prefettura di Akita; Wajima nuri, tecnica di laccatura tradizionale della città di Wajima, nella prefettura di Ishikawa; Bizen yaki, tipologia di ceramica della città di Bizen, nella prefettura di Okayama, che appartiene a una delle più antiche tradizioni ceramiche del Giappone;
Nousaku, prodotti di fusione in metallo (stagno, rame, bronzo) della città di Takaoka; opere di alta oreficeria che rappresentano l’eccezionale maestria giapponese nella lavorazione dell’oro, il grado più alto dell’arte della lavorazione dei metalli preziosi.
La metallurgia giapponese è una tradizione antica in cui oro, argento, rame e ferro vengono lavorati, fusi in leghe speciali, martellati, incisi o incrostati per creare forme e decorazioni. Introdotta nel periodo Yayoi (300 a.C. – 250 d. C. circa), si è sviluppata nei secoli per produrre utensili per i rituali buddhisti, accessori per le spade dei samurai, utensili per il tè e oggetti d’uso quotidiano, gioielli. Con l’introduzione dalla Cina del Buddhismo nel VI secolo, questa arte progredì rapidamente: nel periodo Nara (710 – 794 d. C.) fiorì la tecnica di doratura, mentre le tecniche di lavorazione con foglia e fili d’oro si perfezionarono nel periodo Heian. Tra i periodi Muromachi (1392-1568), Momoyama (1573-1868) ed Edo (1600-1868), i maestri affinarono incisione e intarsio, definendo un’estetica tipicamente giapponese. Oggi, l’oro e gli altri metalli continuano a essere impiegati in oggetti rituali, arti decorative, gioielleria e restauro. Fusione, martellatura e incisione restano tecniche fondamentali che conferiscono alle opere ricchezza espressiva e profondità e sono realizzate da maestri artigiani cui viene conferito il titolo di “Tesoro Nazionale Vivente”, ufficialmente riconosciuti come detentori del sapere immateriale fatto di tecniche tradizionali di altissimo valore storico e artistico che – tramandate - hanno plasmato la cultura giapponese. Queste comprendono l’artigianato - ceramica, lacca, metallurgia, carta washi, legno, bambole - ma anche le arti performative come il teatro Nō, il Kabuki, il bunraku e il saper fare legato alla vita quotidiana, tra cui la cucina e il sake. L’esposizione accoglie le creazioni di alcuni dei maestri artigiani più autorevoli del panorama nipponico, inclusi due Tesori Nazionali Viventi: Sekijin ITO (Sekisui ITO V) e Jun ISEZAKI. Figure che incarnano l’eccellenza nelle arti della ceramica, della lacca e del kabazaiku, e di una conoscenza riconosciuta dal governo giapponese come Bene Immateriale Culturale Importante. Oggi sono in totale 126 i maestri a cui è stato riconosciuto il titolo: queste figure rappresentano, con le loro tecniche raffinate e la loro filosofia maturate durante la vita e attraverso i secoli, un ponte tra passato e futuro, esprimendo appieno la profondità della cultura giapponese.
Le tecniche impiegate attestano il loro ruolo cruciale nella trasmissione della cultura materiale del Paese, un tempo affidata alle kitamaebune, navi mercantili che, dalla fine del XVII secolo fino alla fine del XIX secolo, navigavano lungo la costa del Mar del Giappone, da nord a sud, facendo scalo nei numerosi porti per commerciare merci locali. Grazie a un sistema commerciale unico, che prevedeva la sostituzione del carico a ogni porto, queste navi trasportavano non solo beni, ma anche cultura e conoscenze tecniche tra le diverse regioni. Dalla seconda metà del XIX secolo, con lo sviluppo delle infrastrutture moderne del Giappone concentrate soprattutto sulla costa del Pacifico, le rotte delle kitamaebune persero progressivamente la loro funzione. Tuttavia, le regioni un tempo collegate da queste vie marittime continuano ancora oggi a custodire importanti tradizioni culturali e industriali.
Le opere presentate nella mostra KO=GHEI rappresentano la sintesi delle tecniche e dello spirito della storia questi territori. L’artigianato giapponese, che un tempo viaggiava per mare con le kitamaebune,
oggi esce dai confini regionali e nazionali, diffondendo il proprio valore nel mondo a partire da Milano. Attraverso oggetti nati per essere usati – ciotole, tazze, contenitori per tè, vassoi, scatole, oggetti laccati – il percorso espositivo invita a riflettere su come la funzione, la durata e la riparabilità siano al centro di una concezione del bello intimamente legata all’utilità e alla vita quotidiana.
L’ingresso alla mostra è gratuito, rendendo questa esperienza accessibile a un pubblico ampio e diversificato – dal collezionista al viaggiatore, dall’appassionato di cultura giapponese a chiunque creda che la bellezza risieda nella consapevolezza e nella durevolezza.
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Press Office & Public Relations
Lucia Legé | 338 2365852 | lucia_lege@design4ever.it
Raffaella Tosi |392 5255057 | press@design4ever.it
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Informazioni generali
29 gennaio | 8 febbraio 2026
29 gennaio Apertura 13.00 - 18.00 | Inaugurazione 18.00 - 21.30
Dal 31 gennaio all’8 febbraio 2026
Orari: 10.30 - 20.00
Giorni di chiusura: 30 gennaio, 6 febbraio
Ingresso gratuito.
ADI Design Museum,
Piazza Compasso d’Oro, 1 - Milano
Organizzatore: Associazione Kitamaebune Exchange Expansion Organization
Direttore Generale della Mostra: Naohiko Mitsui _ DANS Milano
Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō
Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō è un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla promozione del patrimonio storico e culturale del Kitamaebune - l’antica rotta mercantile del Mare del Giappone. Il suo scopo è favorire la rinascita regionale, conferendo visibilità internazionale alle espressioni dell’artigianato tradizionale giapponese riconosciute a livello nazionale come Arti Tradizionali del Giappone. Le tecniche impiegate – in alcuni casi iscritte tra i Beni Immateriali Culturali di importanza nazionale – attestano il ruolo cruciale nella trasmissione della cultura materiale del Paese.
ANA Strategic Research Institute
ANA Strategic Research Institute è il centro di ricerca strategica del gruppo ANA, impegnato nello sviluppo di progetti che connettono territorio, cultura e innovazione in chiave globale, favorendo nuove forme di cooperazione tra Giappone e comunità internazionali
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TESORI NAZIONALI VIVENTI IN MOSTRA:
Sekijin ITO (Sekisui ITO V)
Ito Sekisui (1944-) è un artista ceramista che rappresenta la tradizione del Mumyōi yaki di Niigata. Nel 1977 ha assunto il nome di Ito Sekisui V, sviluppando uno stile scultoreo incentrato sugli effetti di cottura in forno e sulle tecniche di neriage utilizzando l’argilla Mumyōi.
Nel 2003 è stato riconosciuto “Tesoro Nazionale Vivente”.
Jun ISEZAKI
Isezaki Jun (1936–), ceramista di Bizen della provincia di Okayama, nel 2004 è stato riconosciuto “Tesoro Nazionale Vivente”. Figlio del maestro Isezaki Yozan, ha sviluppato uno stile scultoreo distintivo attraverso tecniche come la cottura hidasuki e la smaltatura in nero.
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LE MAGGIORI ESPRESSIONI DI ARTIGIANATO GIAPPONESE ESPOSTE:
Mumyōi yaki: tipologia di ceramica caratteristica dell’isola di Sado, realizzata combinando argilla rossa ricca di ossido di ferro, conosciuta come mumyōido, con argilla finemente raffinata, e sottoponendo l’impasto a cotture ad alta temperatura. L’argilla si restringe fino al 30%, dando vita a pezzi eccezionalmente duri che risuonano come metallo e sviluppano una lucentezza naturale senza l’uso di smalto. Nata nel 1819 e affinata nei secoli, la Mumyōi yaki è stata riconosciuta “Bene Culturale Immateriale Importante” nel 2003 e, forgiata dalla terra e dall’abilità artigianale di Sado, resta una delle tradizioni ceramiche più distintive del Giappone.
Kabazaiku: tecnica di lavorazione artigianale della corteccia di ciliegio selvatico originaria di Kakunodate, nella Prefettura di Akita. Apprezzata per resistenza, capacità naturale di regolare l’umidità e lucentezza, la corteccia è utilizzata per realizzare contenitori da tè, scatole e accessori contemporanei. Introdotta alla fine del XVIII secolo, la tecnica si è poi trasformata in un’industria locale, ottenendo nel 1976 il riconoscimento di Artigianato Tradizionale del Giappone. Il processo di lavorazione prevede la raccolta estiva della corteccia, l’essiccazione per due anni, quindi l’ammorbidimento e l’assottigliamento per far emergere la lucentezza. La corteccia viene applicata a forme in legno con colla naturale, modellata con strumenti riscaldati e rifinita con un’accurata lucidatura, dando vita a un’arte
lignea unica che acquista fascino con l’uso.
Wajimanuri: tecnica di laccatura tradizionale della città di Wajima, nella prefettura di Ishikawa. Grazie all’uso della diatomite, o farina fossile in polvere, mischiata a lacca urushi e attraverso oltre cento fasi di lavorazione, gli oggetti risultano straordinariamente resistenti e durevoli. Le decorazioni in oro e argento a rilievo e con applicazioni, con le tecniche makie e chinkin, molto apprezzate a livello internazionale. Wajimanuri si è sviluppata dal XVII secolo e nel 1975 è riconosciuta come “Arte Tradizionale del Giappone”, unendo funzionalità ed eleganza, e diventando ancora più affascinante con l’uso nel tempo.
Bizen yaki: tipologia di ceramica che appartiene a una delle più antiche tradizioni ceramiche del Giappone. Si distingue per la tecnica essenziale, in cui i pezzi vengono cotti ad altissime temperature
senza l’uso di smalti. La cottura in forni a gradoni (noborigama), che dura dai sette ai dieci giorni e notti, produce superfici sempre diverse, con motivi e sfumature create naturalmente dall’azione della fiamma e delle ceneri. Le origini risalgono alle ceramiche Sue del periodo Kofun (date); nel periodo Edo (date) la produzione si sviluppò grazie a sei importanti famiglie di fornaciai. La rinascita contemporanea ebbe inizio nel 1956, quando Tōyō Kaneshige fu riconosciuto Tesoro Nazionale Vivente, favorendo la nascita di numerosi maestri. La bellezza della Bizen yaki cresce con il tempo e l’uso, testimoniando una tradizione artigianale giapponese tramandata da oltre mille anni.
29
gennaio 2026
=藝 Ko = Ghei, la fusione di arte, ragione ed emozione
Dal 29 gennaio all'otto febbraio 2026
altro
Location
ADI Design Museum
Milano, Via Ceresio, 7, (MI)
Milano, Via Ceresio, 7, (MI)
Orario di apertura
giovedi, 29 gennaio ore 13-18 / da sabato 31 gennaio a domenica 8 febbraio ore 10.30-20.00
Vernissage
29 Gennaio 2026, ore 18-21.30, su invito
Editore
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