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Guido Segni – Ho fatto tardi
SMDOT/Contemporary Art è molto felice di presentare, finalmente, la nuova mostra personale dell’artista Guido Segni intitolata HO FATTO TARDI. Lui stesso dichiara che il titolo non è una dichiarazione poetica o provocatoria: è una constatazione semplice, quasi tecnica.
Comunicato stampa
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SMDOT/Contemporary Art è molto felice di presentare, finalmente, la nuova mostra personale dell’artista Guido Segni intitolata HO FATTO TARDI. Lui stesso dichiara che il titolo non è una dichiarazione poetica o provocatoria: è una constatazione semplice, quasi tecnica. Riguarda un tempo, non in tempo, rimandato, dilatato, forse perso, nella finalizzazione di una serie di lavori iniziati tra il 2020 e la fine del 2025.
Questo intervallo non è neutro: coincide con la conclusione del suo progetto quinquennale dedicato alla pigrizia, Demand full laziness (2018–2023), ma soprattutto con l’ondata diffusa e persistente della digital fatigue esplosa nel periodo pandemico. Tra lockdown, iperconnessione forzata e continua esposizione agli schermi, si è prodotto un cortocircuito tra strumenti e desiderio, tra possibilità e volontà. In quel tempo, alcune cose hanno continuato a generarsi, ma senza urgenza né destinazione, lasciando sedimentare materiali e idee in una condizione di sospensione, dentro una serie di cartelle sulla scrivania del suo computer.
L’accumulazione silenziosa, ma faticosa, di questi lavori e la loro formalizzazione adesso fuori dalla dimensione “hype” o “in tempo” non corrisponde ad un’operazione nostalgia e neanche ad una critica alla velocità delle innovazioni tecnologiche. Hanno l’obiettivo di riflettere sull’attrito tra corpo biologico e corpo tecnologico, un attrito che in quanto tale è una forza di resistenza che si oppone al movimento, producendo dispersione di energia sotto forma di calore, usura, rallentamento. È ciò che impedisce lo scorrimento perfetto, ma allo stesso tempo rende possibile il controllo del movimento stesso. L’attrito è, anche, disagio, frizione, incompatibilità parziale, ma anche condizione di realtà: senza attrito non c’è presa, non c’è orientamento, non c’è esperienza concreta. L’incontro tra corpo biologico e corpo tecnologico non è una fusione armonica, né una semplice opposizione.
È piuttosto una zona di attrito continuo: il corpo biologico introduce lentezza, errore, resistenza; il corpo tecnologico impone accelerazione, ottimizzazione, standardizzazione. Nell’attrito emergono nuove forme di soggettività, nuove pratiche del corpo, nuove etiche della responsabilità tecnologica. L’attrito, dunque, non è un difetto del rapporto, come la stanchezza, il ritardo, ma la sua condizione critica e produttiva. Uno spazio da abitare, non da eliminare.
La mostra sarà aperta al pubblico Sabato 31 Gennaio dalle 17:00. L’artista sarà presente. Testo critico in galleria
Questo intervallo non è neutro: coincide con la conclusione del suo progetto quinquennale dedicato alla pigrizia, Demand full laziness (2018–2023), ma soprattutto con l’ondata diffusa e persistente della digital fatigue esplosa nel periodo pandemico. Tra lockdown, iperconnessione forzata e continua esposizione agli schermi, si è prodotto un cortocircuito tra strumenti e desiderio, tra possibilità e volontà. In quel tempo, alcune cose hanno continuato a generarsi, ma senza urgenza né destinazione, lasciando sedimentare materiali e idee in una condizione di sospensione, dentro una serie di cartelle sulla scrivania del suo computer.
L’accumulazione silenziosa, ma faticosa, di questi lavori e la loro formalizzazione adesso fuori dalla dimensione “hype” o “in tempo” non corrisponde ad un’operazione nostalgia e neanche ad una critica alla velocità delle innovazioni tecnologiche. Hanno l’obiettivo di riflettere sull’attrito tra corpo biologico e corpo tecnologico, un attrito che in quanto tale è una forza di resistenza che si oppone al movimento, producendo dispersione di energia sotto forma di calore, usura, rallentamento. È ciò che impedisce lo scorrimento perfetto, ma allo stesso tempo rende possibile il controllo del movimento stesso. L’attrito è, anche, disagio, frizione, incompatibilità parziale, ma anche condizione di realtà: senza attrito non c’è presa, non c’è orientamento, non c’è esperienza concreta. L’incontro tra corpo biologico e corpo tecnologico non è una fusione armonica, né una semplice opposizione.
È piuttosto una zona di attrito continuo: il corpo biologico introduce lentezza, errore, resistenza; il corpo tecnologico impone accelerazione, ottimizzazione, standardizzazione. Nell’attrito emergono nuove forme di soggettività, nuove pratiche del corpo, nuove etiche della responsabilità tecnologica. L’attrito, dunque, non è un difetto del rapporto, come la stanchezza, il ritardo, ma la sua condizione critica e produttiva. Uno spazio da abitare, non da eliminare.
La mostra sarà aperta al pubblico Sabato 31 Gennaio dalle 17:00. L’artista sarà presente. Testo critico in galleria
31
gennaio 2026
Guido Segni – Ho fatto tardi
Dal 31 gennaio al 28 marzo 2026
arte contemporanea
Location
SMDOT / CONTEMPORARY ART
Udine, Via Palladio, 7, (UD)
Udine, Via Palladio, 7, (UD)
Orario di apertura
martedì al sabato ore 10.00–13.00 e 16.00–19.00
Vernissage
31 Gennaio 2026, 17.00–19.00
Sito web
Autore
Curatore


